{"id":4916,"date":"2016-06-08T00:03:53","date_gmt":"2016-06-08T00:03:53","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4916"},"modified":"2016-06-10T23:25:45","modified_gmt":"2016-06-10T23:25:45","slug":"francia-contestare-senza-moderazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4916","title":{"rendered":"Francia: contestare senza moderazione!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>In Francia, l\u2019opposizione alla riforma del codice del lavoro e l\u2019occupazione delle piazze da parte del movimento Nuit debout [Notte in piedi, ndt] si sono unite nel rifiuto di una visione striminzita della politica contraddistinta dal dissolversi delle speranze collettive nel buco nero elettorale e dalla marginalizzazione delle questioni di ordine sociale. Si assiste dunque alla fine di un ciclo marcato da rivendicazioni sempre pi\u00f9 limitate e mai soddisfatte?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Domandare poco e aspettarsi molto: diciotto anni dopo la creazione dell\u2019Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e per l\u2019aiuto ai cittadini (Attac), nel giugno 1998, tarda a nascere la tassa infradecimale dallo 0,01% allo 0,1% sulle transazioni finanziarie ispirata dall\u2019economista <strong>James Tobin<\/strong> per \u201cgettare della sabbia negli ingranaggi\u201d dei mercati (1). La forma edulcorata che negoziano senza entusiasmo i cenacoli europei apporterebbe solo una frazione del montante inizialmente previsto (oltre 100 miliardi di euro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma, a conti fatti, perch\u00e9 l\u2019obiettivo \u00e8 stato piazzato cos\u00ec in basso? Perch\u00e9 si \u00e8 tanto lottato per l\u2019introduzione di una cos\u00ec leggera frizione nel meccanismo speculativo? L\u2019aiuto dello sguardo retrospettivo e gli insegnamenti della grande crisi del 2008 suggeriscono che il divieto puro e semplice di certi movimenti di capitali parassitari era pienamente giustificato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa prudenza nelle rivendicazioni riflette lo spirito di un\u2019epoca in cui il credito di un\u2019organizzazione militante presso un pubblico urbano e coltivato si misurava con la sua moderazione. Con il crollo dell\u2019Unione sovietica, la fine della Guerra fredda e la proclamazione da parte dei neoconservatori americani della \u201cfine della storia\u201d, ogni opposizione frontale al capitalismo di mercato era tacciata d\u2019illegittimit\u00e0, non solo agli occhi della classe dirigente, ma anche presso le classi medie ormai al centro del gioco politico. Per convincere, si pensava, bisognava mostrarsi \u201cragionevoli\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/nuitdebout_paris_1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright wp-image-4918\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/nuitdebout_paris_1-300x168.jpg\" alt=\"nuitdebout_paris_1\" width=\"407\" height=\"228\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/nuitdebout_paris_1-300x168.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/nuitdebout_paris_1-768x431.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/nuitdebout_paris_1-480x270.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/nuitdebout_paris_1-891x500.jpg 891w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/nuitdebout_paris_1.jpg 960w\" sizes=\"auto, (max-width: 407px) 100vw, 407px\" \/><\/a> Certo, la famosa Tobin tax \u2013 infradecimale, dello 0,1% al massimo \u2013 presenta nel suo insuccesso stesso una virt\u00f9 pedagogica incontestabile: se l\u2019ordine economico si ostina a rifiutare una modifica cos\u00ec modesta, vuol dire che esso \u00e8 irriformabile \u2013 e quindi da rivoluzionare. Ma per provocare questo effetto di rivelazione, ci si \u00e8 dovuti prestare a questo gioco e ci si \u00e8 dovuti piazzare nel terreno degli avversari, quello della \u201cragione economica\u201d. L\u2019idea di un ordine da contestare con moderazione si era imposta in Francia con tale evidenza che l\u2019iniziativa politica stessa aveva cambiato terreno. Dalla svolta liberale del governo di <strong>Pierre Mauroy<\/strong>, nel marzo 1983, non solo la sinistra aveva smesso di avanzare delle proposte suscettibili di \u201ccambiare la vita\u201d, ma i dirigenti politici di tutte le obbedienze hanno fatto piovere sui salariati una grandine di ristrutturazioni industriali, di contro-riforme sociali, di misure d\u2019austerit\u00e0 budgetaria. Nello spazio di alcuni anni, il rapporto con il futuro \u00e8 cambiato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rivolta degli operai siderurgici di Longwy contro le chiusure delle fabbriche nel biennio 1978-1979 tracciava, con la sua inventiva, il progetto di una contro-societ\u00e0 (2). Quella altrettanto importante degli operai del ferro nel 1984 non accarezzava pi\u00f9 il sogno della trasformazione sociale. L\u2019ora del combattimento difensivo era suonata, all\u2019inizio degli anni 1980 in Francia e in Germania dopo la messa in riga dell\u2019opposizione extraparlamentare, nel 1985 nel Regno Unito dopo il fallimento del grande sciopero dei minatori. Si tratta da allora di rendere la vita un po\u2019 meno dura, di trincerarsi per diminuire il ritmo e l\u2019impatto delle deregolamentazioni, delle privatizzazioni, degli accordi commerciali, della corrosione del diritto del lavoro. Prerequisito indispensabile, la salvaguardia delle conquiste sociali detta la sua urgenza e s\u2019impone poco a poco come l\u2019orizzonte insorpassabile delle lotte.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Definire ci\u00f2 che si vuole davvero<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1995, alla veglia dell\u2019elezione presidenziale, anche i partiti che si dicevano comunisti si limitavano ad avanzare delle rivendicazioni come il divieto dei licenziamenti, l\u2019aumento del salario minimo e la diminuzione del tempo di lavoro in un contesto salariale immutato. Spinto dalla Confederazione generale del lavoro (CGT) e da Solidaires, il movimento vittorioso nel novembre-dicembre 1995 contro la riforma della Sicurezza sociale condotta da <strong>Alain Jupp\u00e9<\/strong> sollevava l\u2019ipotesi di un passaggio di testimone da una sinistra politica esangue a una sinistra sindacale rinvigorita. Il seguito fu invece marcato dallo sviluppo del movimento no-global.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/nuitdebout_notte.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft wp-image-4919\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/nuitdebout_notte-300x200.jpg\" alt=\"nuitdebout_notte\" width=\"404\" height=\"269\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/nuitdebout_notte-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/nuitdebout_notte-480x320.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/nuitdebout_notte.jpg 588w\" sizes=\"auto, (max-width: 404px) 100vw, 404px\" \/><\/a>L\u2019approccio internazionale di questo movimento, il suo calendario dei raduni e le sue forme di militanza innovative erano basati su un principio distinto allo stesso tempo dagli scontri ideologici del post-68 e dalle indignazioni morali dei \u201cRestos du c\u0153ur\u201d (3), vale a dire il principio della controperizia, basata su analisi dotte e ben fatte, volte a convincere dei potenziali simpatizzanti pi\u00f9 famigliari con le aule universitarie che con le catene di montaggio. Con i suoi economisti e sociologi, la sua sigla con il simbolo percentuale e le sue analisi, i suoi anti-manuali e le sue universit\u00e0 estive, Attac si dava per missione di popolarizzare una critica fine e preparata dell\u2019ordine economico. Ad ogni decisione del governo che indeboliva i servizi pubblici, ad ogni accordo di libero scambio ideato in gran segreto dalle istituzioni finanziarie internazionali, il movimento rispondeva con numerosi argomenti impeccabili, con decine di opere, con centinaia di articoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che si tratti di disuguaglianze, di politica internazionale, di razzismo, di dominazione dell\u2019uomo sulla donna, di ecologia, ogni ambito di protesta esibisce da allora i suoi pensatori, i suoi professori universitari, i suoi ricercatori, nella speranza di rendere pi\u00f9 credibili le sue scelte politiche con l\u2019unzione della legittimazione accademica. Questa critica, congiunta con la degradazione delle condizioni di vita, ha permesso di mobilitare dei settori della popolazione che non erano organizzati politicamente, ma che si scoprivano vulnerabili a una mondializzazione la cui violenza si concentrava fino a quel momento solo sul mondo operaio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il movimento, al quale <em>Le Monde diplomatique<\/em> fu strettamente legato, avr\u00e0 convinto della sua seriet\u00e0, avr\u00e0 riportato delle vittorie nel mondo intellettuale, nei libri, sulla stampa, avr\u00e0 persino bucato lo schermo dei telegiornali. Avr\u00e0 passato un tempo infinito a ripetere delle evidenze mentre i suoi avversari, senza scrupoli e senza sosta, mettevano in opera le loro \u201criforme\u201d. Come l\u2019aveva suggerito l\u2019ondata contro-culturale degli anni 1970, un ordine politico di destra sa come far fronte ai best-seller di sinistra. Opporre la propria buona volont\u00e0 accademica alla malafede politica dell\u2019avversario avr\u00e0 senza dubbio reso la critica pi\u00f9 udibile. Ma non pi\u00f9 efficace, come ne far\u00e0 l\u2019amara esperienza, nel 2015, il ministro delle finanze greco <strong>Yanis Varoufakis<\/strong>, i cui ragionamenti accademicamente omologati non pesarono sufficientemente di fronte all\u2019accanimento conservatore dell\u2019Eurogruppo (4).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sull\u2019affresco ideologico che copre il periodo 1995-2015 coesistono due elementi contraddittori. Da una parte, una ripoliticizzazione fremente, poi ribollente, che si \u00e8 tradotta in una successione di lotte e di movimenti sociali importanti: 1995 (sicurezza sociale), 1996 (sans-papiers), 1997-1998 (disoccupati), 2000-2003 (picco dell\u2019ondata no-global), 2003 (pensioni), 2005 (rivolte nelle banlieue, campagna contro il trattato costituzionale europeo), 2006 (studenti e precari), 2010 (di nuovo le pensioni), 2016 (diritto del lavoro), rigetto dei grandi progetti inutili (in particolare dal 2012). Dall\u2019altro, delle istituzioni contestatarie indebolite: forze sindacali con le spalle al muro, movimento sociale volto \u2013 o dirottato \u2013 verso l\u2019analisi accademica, partiti di sinistra radicale impantanati in un gioco istituzionale discreditato. La spinta, le speranze, l\u2019immaginazione e la collera degli uni non si ritrovano negli slogan, nei libri e nei programmi degli altri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutto si svolge come se trent\u2019anni di battaglie difensive avessero privato le strutture politiche della loro capacit\u00e0 di proporre, per quanto nelle avversit\u00e0, una visione di lungo termine attrattiva ed entusiasmante \u2013 quei \u201cgiorni felici\u201d che avevano immaginato i resistenti francesi all\u2019inizio dell\u2019anno 1943. In un contesto infinitamente meno cupo, diverse organizzazioni e molti militanti si sono rassegnati a non pi\u00f9 desiderare l\u2019impossibile, ma a chiedere l\u2019accettabile; a non pi\u00f9 andare avanti, ma a sperare che gli arretramenti si interrompano. Nella misura in cui la sinistra erigeva la sua modestia in strategia, il limite delle sue aspirazioni si abbassava fino alla soglia della depressione. Rallentare il ritmo delle regressioni: compito necessario, ma prospettiva particolarmente poco incoraggiante visto che fa somigliare l\u2019\u201caltro mondo possibile\u201d a quello in cui viviamo, solo un po\u2019 meno degradato. Simbolo di un\u2019epoca, la precariet\u00e0 ha lasciato il segno sulla lotta ideologica \u2013 \u201cprecario\u201d, dal latino precarius: \u201cottenuto con la preghiera\u201d\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assistiamo alla fine di un ciclo? La germinazione di movimenti osservata su diversi continenti dall\u2019inizio degli anni 2010 ha fatto emergere una corrente, minoritaria ma influente, stufa di domandare solo le briciole e di non raccogliere altro che vento. A differenza degli studenti di origine borghese del Maggio \u201968, questi contestatari hanno conosciuto o conoscono la precariet\u00e0 sin dai loro studi. E contrariamente ai manifestanti degli anni 1980, non temono affatto l\u2019assimilazione al radicalismo dei regimi del blocco dell\u2019Est o al \u201cgulag\u201d: tutti quelli che, tra di loro, hanno meno di 27 anni sono nati dopo la caduta del muro di Berlino. Questa storia non \u00e8 la loro. Spesso provenienti dalle frange declassate della classe media prodotte in massa dalla crisi, essi fanno sentire nel cuore delle assemblee generali, dei siti internet dissidenti, delle \u201czones \u00e0 d\u00e9fendre\u201d (5), dei movimenti d\u2019occupazione delle piazze, e fino ai margini delle organizzazioni politiche e sindacali, una musica a lungo messa in sordina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dicono: \u201cIl mondo o niente\u201d; \u201cNoi non vogliamo alleviare la povert\u00e0, noi vogliamo l\u2019abolizione della miseria\u201d, come scrisse <strong>Victor Hugo<\/strong>; non solo degli impieghi e dei buoni salari, ma il controllo dell\u2019economia, decidere collettivamente ci\u00f2 che viene prodotto, come viene prodotto, cosa si intende per \u201cricchezza\u201d. Non la parit\u00e0 uomo-donna, ma l\u2019uguaglianza assoluta. Non pi\u00f9 il rispetto delle minoranze e delle differenze, ma la fratellanza che eleva al rango di uguale chiunque aderisca a un progetto politico comune. Non una \u201cecoresponsabilit\u00e0\u201d, ma un rapporto di cooperazione con la natura. Non un neocolonialismo economico travestito in aiuto umanitario, ma l\u2019emancipazione dei popoli. Insomma: \u201cNoi vogliamo tutto\u201d, ambizione che travalica ampiamente il campo della visione politica abituale e che molti interpretano come l\u2019assenza di qualsivoglia rivendicazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se piazzare il limite al cielo piuttosto che all\u2019altezza del terreno non aumenta di un pollice le possibilit\u00e0 di riuscita, questo spostamento presenta un doppio interesse. Confinato per il momento ai margini della contestazione e ostile per principio all\u2019organizzazione politica, il ritorno del radicalismo influenza i partiti per capillarit\u00e0, come nel caso del filo che lega il movimento <em>Occupy Oakland<\/em> \u2013 il pi\u00f9 operaio di questo tipo negli Stati Uniti \u2013 ai militanti che sostengono il candidato democratico <strong>Bernie Sanders<\/strong> nel quadro molto istituzionale della campagna presidenziale. Ma soprattutto, questo radicalismo rinforza le battaglie difensive quando quelli che le conducono in condizioni difficili possono di nuovo appoggiarsi su una visione di ampio raggio e, in mancanza di un progetto precostituito, su dei principi di trasformazione che illuminano l\u2019avvenire. Perch\u00e9 volere tutto, anche quando non si potesse ottenere nulla nell\u2019immediato, vuol dire dover definire ci\u00f2 che si desidera veramente anzich\u00e9 perdersi dietro a ci\u00f2 che non si sopporta pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si avrebbe torto a vedere in questo cambiamento uno scivolamento dell\u2019azione rivendicativa verso un idealismo incantatorio: esso ristabilisce in realt\u00e0 la lotta sulle sue basi classiche. Che la sinistra si muova solamente in quanto formazione difensiva \u00e8 un eccezione dal punto di vista storico. Sin dalla fine del XVIII secolo, i partiti politici, e poi i sindacati, hanno sempre fatto in modo di articolare degli obiettivi strategici di lungo termine con delle battaglie tattiche immediate. In Russia, i bolscevichi assegnano i primi al partito e confinano le organizzazioni dei lavoratori alle seconde. In Francia, gli anarco-sindacalisti integrano \u201cquesto doppio bisogno, quotidiano e d\u2019avvenire\u201d. Da una parte, spiega nel 1906 la Carta d\u2019Amiens della CGT, il sindacalismo persegue \u201cl\u2019opera rivendicatrice quotidiana (\u2026) con la realizzazione di miglioramenti immediati\u201d. Dall\u2019altro, \u201cprepara l\u2019emancipazione integrale, che non pu\u00f2 realizzarsi che a traverso l\u2019espropriazione capitalista\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come osservava lo storico <strong>Georges Duby<\/strong>, \u201cla traccia di un sogno non \u00e8 meno reale di quella di un passo\u201d. In politica, il sogno senza il passo evapora nel cielo brumoso delle idee, ma un passo senza il sogno marcia sul posto. Il passo e il sogno insieme disegnano un cammino: un progetto politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A tal proposito, le idee messe al chiodo dalla sinistra e riattivate dai movimenti di questi ultimi anni prolungano una tradizione universale di rivolte egualitarie. In aprile, un pannello destinato a collezionare le proposte dei partecipanti alla Nuit debout, a piazza della Repubblica a Parigi, proclamava: \u201cCambiare la costituzione\u201d, \u201cSistema socializzato di credito\u201d, \u201cRevocabilit\u00e0 degli eletti\u201d, \u201cSalario a vita\u201d. Ma anche: \u201cColtiviamo l\u2019impossibile\u201d, \u201cLa nuit debout diventer\u00e0 la vie debout [vita in piedi, ndt]\u201d e \u201cChi ha del ferro ha del pane\u201d \u2013 dai toni blanquisti.<\/p>\n<h3 style=\"text-align: justify;\">Speranze di convergenza<\/h3>\n<p style=\"text-align: justify;\">Al di l\u00e0 dei socialismi europei, utopico, marxista o anarchico, un sottile filo tematico lega i radicali contemporanei alla schiera delle figure che si aggirano nella storia delle lotte di classe, dall\u2019Antichit\u00e0 greca ai primi cristiani, dai Carmati dell\u2019Arabia (X-XI secolo) ai confini dell\u2019Oriente. Quando, nel 993, il contadino cinese <strong>Wang Xiaobo<\/strong> prende la testa di una rivolta a Qingcheng (Sichuan), dichiara che \u00e8 \u201cstufo della disuguaglianza che esiste tra i ricchi e i poveri\u201d e che vuole \u201cridurla a beneficio del popolo\u201d. I ribelli applicheranno sul campo questi principi. Quasi un millennio pi\u00f9 tardi, la rivolta dei Taiping, tra il 1851 e il 1864, condurr\u00e0 alla formazione temporanea di uno Stato cinese dissidente fondato su basi analoghe (6). Come in Occidente, queste insurrezioni univano gli intellettuali utopisti, che opponevano delle nuove idee all\u2019ordine stabilito, con i poveri in rivolta decisi a imporre l\u2019uguaglianza a colpi di forcone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il compito, ai giorni nostri, s\u2019annuncia senz\u2019altro meno duro. Un secolo e mezzo di lotte e di critiche sociali ha messo in chiaro la posta in gioco e ha posto al cuore delle istituzioni dei punti di appoggio solidi. La convergenza tanto auspicata tra classi medie coltivate, mondo operaio e precari non pu\u00f2 aver luogo nei partiti social-democratici morenti, ma solo in quelle formazioni che si doteranno di un progetto politico capace di far brillare di nuovo il \u201csol dell\u2019avvenire\u201d. La moderazione ha perso le sue virt\u00f9 strategiche. Essere ragionevoli, razionali, vuol dire essere radicali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">_______________<br \/>\n(1) Si veda Fr\u00e9d\u00e9ric Lemaire, \u201cEn attendant la taxe Tobin\u201d, Le Monde diplomatique, maggio 2016.<br \/>\n(2) Si veda Pierre Rimbert e Rafa\u00ebl Trapet, \u201cLa Commune de Longwy\u201d, Le Monde diplomatique, ottobre 1997.<br \/>\n(3) Servizio di volontariato molto popolare in Francia, simile alla nostra Caritas o al \u201cTavolino magico\u201d, ndt.<br \/>\n(4) Si veda Yanis Varoufakis, \u201c\u2018Leur seul objectif \u00e9tait de nous humilier\u2019\u201d, Le Monde diplomatique, agosto 2015.<br \/>\n(5) \u201cZone da difendere\u201d o ZAD, espressione che definisce quelle occupazioni volte a difendere degli spazi naturali nei quali sono previsti dei progetti con un importante impatto ambientale, ndt.<br \/>\n(6) Si veda \u201cLes traditions \u00e9galitaires et utopiques en Orient\u201d, in Jacques Droz (a cura di), Histoire g\u00e9n\u00e9rale du socialisme, vol. 1, Presses universitaires de France, Parigi, 1972.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Fonte:<\/span><\/strong> <em>Le Monde diplomatique<\/em>, maggio 2016<br \/>\n<strong><span style=\"text-decoration: underline;\">Trad. it.:<\/span><\/strong> Damiano Bardelli<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In Francia, l\u2019opposizione alla riforma del codice del lavoro e l\u2019occupazione delle piazze da parte del movimento Nuit debout [Notte in piedi, ndt] si sono unite nel rifiuto di una visione striminzita della politica contraddistinta dal dissolversi delle speranze collettive nel buco nero elettorale e dalla marginalizzazione delle questioni di ordine sociale. 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Domandare poco e aspettarsi molto: diciotto anni dopo la creazione dell\u2019Associazione per la tassazione delle transazioni finanziarie e per l\u2019aiuto ai cittadini (Attac), nel giugno 1998, tarda a nascere la tassa<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":4927,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[20,4,9],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-4916","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-europa","category-esteri","category-movimento"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4916","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4916"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4916\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4921,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4916\/revisions\/4921"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4927"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4916"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4916"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4916"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=4916"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}