{"id":4509,"date":"2016-05-03T14:57:48","date_gmt":"2016-05-03T14:57:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4509"},"modified":"2016-06-07T20:07:35","modified_gmt":"2016-06-07T20:07:35","slug":"ma-la-cina-e-una-economia-di-mercato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4509","title":{"rendered":"Ma la Cina \u00e8 una &#8220;economia di mercato&#8221;?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi mesi sulla stampa internazionale si \u00e8 sviluppato un ampio e approfondito dibattito relativo alla possibilit\u00e0 che alla Repubblica Popolare Cinese venga attribuito dal WTO, dopo 15 anni dal suo ingresso, lo status di \u201ceconomia di mercato\u201d. A gran voce si sono subito levate le proteste dei rappresentanti politici delle borghesie occidentali terrorizzati dal fatto che questo riconoscimento ostacolerebbe l\u2019imposizione di dazi e misure protezionistiche nei confronti dei prodotti e delle aziende cinesi. I paladini del neoliberismo sembrano aver rapidamente cambiato opinioni sulle virt\u00f9 salvifiche del libero scambio e della libera concorrenza, per trasformarsi in sostenitori del protezionismo pi\u00f9 intransigente! Questa isteria dilagante ha avuto inoltre lo strano effetto\u00a0 di saldare un\u2019innaturale alleanza nel nostro continente tra lavoratori, privi ormai di organizzazioni politiche in grado di costruire una coscienza ideale alternativa e autonoma, e classe imprenditoriale. I timori principali, che le classi dominanti europee cercano di presentare sotto la falsa veste di \u201cinteressi generali\u201d, sono da ricondurre al fatto che questo cambiamento potrebbe arrecare pesanti danni in termini di occupazione e crescita economica alle gi\u00e0 dissestate economie capitalistiche occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I motivi addotti dagli specialisti borghesi, che anche in questo caso si dimostrano sfortunatamente molto pi\u00f9 obiettivi di certi \u201ccomunisti\u201d europei,\u00a0 possono essere facilmente recuperati da una serie di interventi apparsi sul giornale \u201cSole 24 Ore\u201d, non certo passibile di simpatie bolsceviche. A tal proposito <strong>Lisa Ferrarini<\/strong> scrive lapidariamente: \u201cLa Cina non \u00e8 un\u2019economia di mercato\u201d e conclude specificando: \u201cTuttavia, \u00e8 evidente a chiunque che quella con Pechino non \u00e8 una competizione ad armi pari: la Cina \u00e8 un\u2019economia pianificata dove il ruolo dello Stato continua ad essere pervasivo, creando forti distorsioni sui meccanismi di determinazione dei prezzi e controllando direttamente ampi settori dell\u2019economia\u201d. Per rendere pi\u00f9 comprensibili le posizioni in esame \u00e8 necessario riportare anche una parte dell\u2019articolo di <strong>Manfred Weber<\/strong>, presidente del gruppo del PPE (Partito Popolare Europeo) al parlamento europeo, nel quale egli afferma che: \u201cLa Cina ha fatto buoni progressi nell\u2019attuazione dei suoi impegni in seno alla WTO, sin dalla sua adesione nel 2001; ma ci sono ancora problemi in sospeso: mancanza di trasparenza, esistenza di misure in Cina che discriminano le imprese straniere, forte intervento del governo nell\u2019economia, protezione ed applicazione inadeguata della propriet\u00e0 dei diritti intellettuali, restrizioni alle esportazioni cinesi di materie prime \u2013 come terre rare. I cinesi hanno mostrato come funziona il protezionismo: infatti una azienda che non produce in Cina, deve confrontarsi con elevate tariffe penalizzanti se vuole vendere i suoi prodotti sul mercato cinese. In alternativa se una azienda vuole produrre in Cina, lo pu\u00f2 fare solo diventando partner pi\u00f9 piccolo di un azionista di maggioranza cinese\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe ironico se non fosse in realt\u00e0 tragico, visto lo stato moribondo delle forze anti-capitaliste nel nostro continente (tranne rare eccezioni), poter dimostrare come, attraverso le loro esatte parole, nello studio del \u201csocialismo di mercato cinese\u201d i nostri avversari di classe siano maggiormente obiettivi rispetto ai molti sedicenti studiosi radical-occidentali. Si \u00e8 infatti assistito nei nostri paesi negli ultimi decenni alla pi\u00f9 paradossale \u201cattualizzazione del marxismo\u201d, la quale da un lato decretava defunta la forma partito e gettava nel dimenticatoio tutta l\u2019eredit\u00e0 storica del movimento comunista del \u2018900, mentre dall\u2019altro si celebravano i fasti di dottrine \u201cdecresciste\u201d e movimentiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un ulteriore motivo di malcelato orgoglio lo rintracciamo, e di questo ringraziamo i comunisti cinesi, nel veder la parassitaria borghesia europea annegare nelle proprie contraddizioni. A seguito delle riforme di apertura intraprese da <strong>Deng Xiaoping<\/strong> e ingolosite dalle opportunit\u00e0 di aumentare i propri profitti, utilizzando manodopera a basso costo, le \u201ccaritatevoli\u201d classi dominanti occidentali hanno rifornito la Cina di tecnologia, conoscenze scientifiche e manageriali all\u2019avanguardia, aiutando inconsapevolmente il Partito Comunista Cinese nella sua lotta contro la povert\u00e0 e l\u2019arretratezza del paese. I traguardi raggiunti dal gigante asiatico sono ormai noti a tutti: non solo risulta essere la seconda potenza industriale del mondo, ma conseguenza ancor pi\u00f9 importante sta mettendo in serio pericolo il monopolio tecnologico dell\u2019occidente. In questi ultimi anni inoltre questa nazione sta diventando centro propulsore di un possibile blocco internazionale che mentre da un lato limita l\u2019imperialismo occidentale e favorisce la de-dollarizzazione dell\u2019economia mondiale, dall\u2019altro fornisce un aiuto reale a tutte quelle esperienze socialiste e anti-capitaliste che devono misurarsi con innumerevoli problemi interni e internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sarebbe molto opportuno che chiunque volesse intraprendere una carriera politica nelle file della \u201csinistra radicale\u201d, a discapito dell\u2019impreparazione e dell\u2019approssimazione oggi imperante, dovrebbe interiorizzare le parole di <strong>Vladimir Lenin<\/strong> sulle qualit\u00e0 di un militante rivoluzionario, contenute nel \u201cChe Fare?\u201d. Egli infatti sosteneva che: &#8220;Un rivoluzionario fiacco, esitante nelle questioni teoriche, con un orizzonte limitato, che giustifichi la propria inerzia con la spontaneit\u00e0 del movimento di massa\u201d rassomigliasse di pi\u00f9 a \u201cun segretario di trade-union che non a un tribuno del popolo\u201d, il quale dovrebbe avere al contrario la capacit\u00e0 di \u201cpresentare un piano ardito e vasto che costringa al rispetto anche gli avversari\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per riproporre un \u201cpiano ardito e vasto\u201d,\u00a0 come quello di cui parla il leader bolscevico, si dovrebbe necessariamente partire dalla rivalutazione della natura \u201cpost-capitalistica\u201d della Repubblica Popolare Cinese.\u00a0 Mettere in risalto questa seppur generica etichetta risulta importante per mostrare come se da un lato si \u00e8 assistito a un importante accrescimento del peso quantitativo del settore privato, dall\u2019altro l\u2019espropriazione del potere politico e le principali leve economiche risultano ancora controllate, grazie a una pianificazione macro-economica e alla presenza di un vasto settore pubblico, dal Partito Comunista. Certamente solo questo aspetto non potr\u00e0 essere la risposta a tutti i dilemmi del mondo contemporaneo. Allo stesso modo sarebbe ancor pi\u00f9 infantile riporre aspettative messianiche nella sua politica internazionale, sostituendola al \u201cmito sovietico\u201d, consapevoli al contrario delle contraddizioni e delle possibili ritirate strategiche che la classe dirigente cinese dovr\u00e0 effettuare dinnanzi ai complessi problemi interni, come quelli che stanno emergendo negli ultimi anni. In ogni caso, gli abbagli teorici sulle possibilit\u00e0 di esportazione delle rivoluzioni, che trovano ancora qualche credito in ambienti di influenza trotzkista e non solo, crediamo che, dopo aver studiato alle scuole superiori le vicende storiche da Napoleone in poi, debbano essere abbandonate, per riconoscere invece l\u2019importanza della \u201cquestione nazionale\u201d e delle peculiarit\u00e0 di ogni paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019insegnamento che in conclusione risulta certo \u00e8 che, per invertire lo stato di marginalizzazione politica delle forze comuniste nel nostro paese, dopo aver abbandonato i residui caratteri eurocentrici si riconosca anche la nostra carenza in questioni eminentemente teoriche. Lungi dal liquidare e denigrare l\u2019esperienza cinese come restaurazione del sistema capitalistico, il suo studio approfondito dovrebbe essere uno dei nostri principale compiti, al fine di scindere ci\u00f2 che vi \u00e8 di specifico e inapplicabile in altri contesti dagli insegnamenti universali, i quali al contrario dovrebbero essere appresi anche da tutti i comunisti europei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Fabio Scolari<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Fonte:<\/span> &#8220;Gi\u00f9 le mani dalla Cina&#8221; (<a href=\"https:\/\/giulemanidallacina.wordpress.com\/2016\/05\/03\/ma-la-cina-e-uneconomia-di-mercato\/#more-285\"><em>link<\/em><\/a>)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negli ultimi mesi sulla stampa internazionale si \u00e8 sviluppato un ampio e approfondito dibattito relativo alla possibilit\u00e0 che alla Repubblica Popolare Cinese venga attribuito dal WTO, dopo 15 anni dal suo ingresso, lo status di \u201ceconomia di mercato\u201d. A gran voce si sono subito levate le proteste dei rappresentanti politici delle borghesie occidentali terrorizzati dal fatto che questo riconoscimento ostacolerebbe l\u2019imposizione di dazi e misure protezionistiche nei confronti dei prodotti e delle aziende cinesi. I paladini del neoliberismo sembrano aver rapidamente cambiato opinioni sulle virt\u00f9 salvifiche del libero scambio e della libera concorrenza, per trasformarsi in sostenitori del protezionismo pi\u00f9<\/p>\n","protected":false},"author":16410,"featured_media":4737,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[28,13],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-4509","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-editoriali","category-opinione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4509","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/16410"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4509"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4509\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4736,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4509\/revisions\/4736"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4737"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4509"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4509"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4509"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=4509"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}