{"id":4506,"date":"2016-04-28T15:01:06","date_gmt":"2016-04-28T15:01:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4506"},"modified":"2016-06-07T20:07:36","modified_gmt":"2016-06-07T20:07:36","slug":"sofia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4506","title":{"rendered":"Sofia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il bus avanza lento dall\u2019aeroporto al centro e passa sotto imponenti tralicci elettrici che emergono tra alberi frondosi e lussureggianti, case socialiste dai molti piani si alternano al di l\u00e0 delle strade trafficate, mentre all\u2019orizzonte si staglia il massiccio del V\u00ecto\u0161a con le sue molte vette oltre i duemila metri. Si passa anche sotto il palazzo neoclassico del kombinat poligrafico, prima di arrivare in centro tra cupole di chiese ortodosse, minareti delle mosche e anche una sinagoga. La minoranza turca e i ragazzi del Mediterraneo rappresentano una parte del futuro di questo paese, chiamato a dialogare con l\u2019Islam, non solo in ragione della vicinanza geografica, ma anche e soprattutto per una natalit\u00e0 tra le pi\u00f9 basse d\u2019Europa.<br \/>\nCon il socialismo Sofia diventa con ciminiere e fabbriche la capitale operaia di una nazione contadina. Nel 1968 qui si \u00e8 svolto il Festival Mondiale della Giovent\u00f9 e degli Studenti, ma in citt\u00e0 non si trova un libro, anche d\u2019epoca, che racconti quei giorni entusiasmanti con ragazze e ragazzi di tutti i continenti insieme per le strade della capitale a discutere e immaginare un mondo fondato sulla giustizia sociale.<br \/>\nUna slanciata statua rappresentante la divina saggezza ha sostituito nel cuore della citt\u00e0 un audace Lenin di Lev Kerbel, autore di molte statue realsocialiste, compreso il Lenin berlinese che molto assomigliava a quello di Sofia, nome della citt\u00e0 solo dal 1329, prima per secoli la citt\u00e0 \u00e8 stata la Serdika dei traci, con molte varianti, tra cui Ulpia Serdica sotto Traiano.<br \/>\nTerra stretta tra potenti vicini, bizantini prima e ottomani dopo a sud, russi a nord, diventa al tempo delle migrazioni medievali territorio dei bulgari, popolo asiatico, a lungo dimorante tra i mari d\u2019Azov e Caspio, lungo la Volga. I tratti scuri degli asiatici, cos\u00ec come delle minoranze gitane sono di molti bulgari. Tali origini incendiano gli sguardi delle ragazze more, castane, comunque poco slave, che frettolose salgono e scendono dalla metropolitana, immaginata in epoca socialista, ma realizzata successivamente, sebbene molte carrozze e molte fermate rimandino a quel mondo ideale e materiale.<br \/>\nTutte le statue e i quadri socialisti, da Lenin a Dimitrov, da Stalin a \u017divkov, rimosse dalle piazze e dai luoghi pubblici, sono finiti in un museo dedicato all\u2019arte socialista, situato nei pressi della periferica stazione della metropolitana \u201cDimitrov\u201d, molte opere rimando alla pi\u00f9 colorata e celebrativa arte socialista, non mancano statue dedicate all\u2019insurrezione del settembre 1923, primo anelito di libert\u00e0 delle masse bulgare.<br \/>\nLa Bulgaria di oggi vive un presente in cui i diritti sociali sono faticosamente e non sempre garantiti, ma vengono richiesti a viva voce, anche da chi comunista non \u00e8. \u00c8 un buon segno che i cittadini rivendichino ci\u00f2 che il socialismo garantiva e il capitalismo nega, \u00e8 evidente come il socialismo abbia lasciato un ricordo positivo tra i cittadini, al di l\u00e0 della mera contingenza politica e dei voti espressi alle elezioni. Forse un giorno decideranno di riportare in centro una delle statue di Dimitrov che ora giacciono pensose nel giardino del museo. Nel frattempo un altro monumento resiste a chi lo vuole smantellare, presso l\u2019NDK, che per tutti i bulgari \u00e8 la sigla del Palazzo Nazionale della Cultura, voluto dalla figlia di \u017divkov per celebrare nel 1981 i tredici secoli della prima organizzazione statuale del popolo bulgaro. Il palazzo, nel tipico stile realsocialista di epoca brezneviana, \u00e8 comunque bellissimo e ancor oggi ospita congressi e festival canori e cinematografici. Una fontana mette in comunicazione tale struttura con gli alberi della piazza, ricongiungendosi proprio al monumento in questione, coevo e dedicato allo stesso tema. La fine del socialismo ha portato alla fine della sua manutenzione, tanto che ora si trova recintato con qualche pezzo caduto qua e l\u00e0, ma comunque resistente.<br \/>\nIn tempi recenti la Bulgaria \u00e8 stata risucchiata dentro la NATO, ma \u00e8 sempre vista con scarsa fiducia dagli occidentali, troppo slava e troppo ortodossa, pure con l\u2019alfabeto cirillico, abbastanza per suscitare diffidenza tra coloro che si fanno strumento del potere a stelle e strisce e delle multinazionali speculative che lo dirigono.<br \/>\nSulla citt\u00e0 dominano le cupole della chiesa di Alexander Nievskji, un eroe russo per celebrare un dono dei russi, che giusto un secolo fa l\u2019hanno edificato, insieme alle maestranze locali, in ricordo del sacrificio di tanti russi caduti per l\u2019indipendenza bulgara, conseguita nel 1878 a danno degli ottomani. I bulgari sono anche cittadini dell\u2019Unione Europea, ma senza Schengen e senza euro, insomma, europei, ma moderatamente. I palazzi delle vie principali indugiano con generosit\u00e0 a una festosa monumentalit\u00e0 realsocialista, privata del mausoleo di Georgi Dimitrov, per il quale sono occorsi pi\u00f9 giorni per abbatterlo che per edificarlo, saporosa soddisfazione postuma del grande dirigente antifascista, capace di presiedere l\u2019Internazionale Comunista in anni eroici, promuovendo i Fronti Popolari, e poi a capo della Bulgaria fino alla sua morte nel 1949, dal 1954, dopo la breve parentesi di \u010cervenkov, il paese \u00e8 saldamente guidato fino al 1989 da Todor \u017divkov. Oggi tutti e tre si trovano nel cimitero centrale, onorati da piccole lapidi non facili da trovare e da molti fiori freschi, a segno che chi crede nell\u2019ideale dell\u2019eguaglianza non li ha dimenticati. Non lontano da loro si trovano duecento soldati italiani prigionieri degli austroungarici morti per l\u2019epidemia di spagnola ed anche sei italiani vittime della violenza nazifascista nel 1944. Perch\u00e9 nonostante tutti i revisionismi, la battaglia contro la barbarie nazifascista \u00e8 il seme dell\u2019Europa contemporanea.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il bus avanza lento dall\u2019aeroporto al centro e passa sotto imponenti tralicci elettrici che emergono tra alberi frondosi e lussureggianti, case socialiste dai molti piani si alternano al di l\u00e0 delle strade trafficate, mentre all\u2019orizzonte si staglia il massiccio del V\u00ecto\u0161a con le sue molte vette oltre i duemila metri. Si passa anche sotto il palazzo neoclassico del kombinat poligrafico, prima di arrivare in centro tra cupole di chiese ortodosse, minareti delle mosche e anche una sinagoga. 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