{"id":4418,"date":"2016-02-18T14:44:38","date_gmt":"2016-02-18T14:44:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4418"},"modified":"2016-06-03T12:14:34","modified_gmt":"2016-06-03T12:14:34","slug":"berlinale-2016-una-panoramica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4418","title":{"rendered":"Berlinale 2016, una panoramica"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\u201cFuocammare\u201d dell\u2019italiano Gianfranco Rosi non ha la pretesa di offrire spiegazioni o soluzioni, racconta solo, con estrema, toccante educazione, con rispetto, l\u2019oggi del mondo, di cui Lampedusa \u00e8 uno snodo epocale. Il mare, il sole, le albe e i tramonti di infinta meravigliosit\u00e0, che trovano sempre vigili le forze dell\u2019ordine italiane impegnate nella salvezza dei migranti, gli agresti e violenti arbusti mediterranei, le barche della speranza, la morte e il pianto, la vita e il futuro, tutto si fonde, trasformandosi in una poetica filmica di sincera intensit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Ma r\u00e9volution\u201d di Ramzi Ben Sliman \u00e8 dapprima spumeggiante, poi abbastanza scontato ma nel complesso riuscito, storia di un amore tra un ragazzo e una ragazza, lei francese, lui tunisino nato a Parigi. Siamo nel gennaio 2011 e la Rivoluzione contro il sanguinario Ben Ali porta Marwan a scoprire il mondo con la leggerezza, ma anche l\u2019impegno che si possono avere a quindici anni. Il popolo tunisino scrive la sua storia e a suo modo Marwan scrive la sua, tra personale e collettivo, imparando dalla e nella piazza.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bendek Fliegauf gi\u00e0 a Berlino nel 2012 con \u201cCsak a sz\u00e9l\u201d, ferma denuncia del montante razzismo e della forsennata violenza contro la comunit\u00e0 zigana magiara, torna con \u201cLiliom \u00d6sv\u00e9ny\u201d. Una colonna sonora volutamente disturbante accompagna il film durissimo e al contempo di raffinata fattura, ogni fotogramma sprofonda nel disagio e nella violenza. L\u2019amore tra madre, interpretata con maestria da Ang\u00e9la Stefanovics, e figlio resta impotente, pur nella sua generosa limpidezza, impossibilitato a riscattare tutto quello che \u00e8 venuto prima della loro relazione. Loro sopravivranno, ma senza emanciparsi dagli orrori che hanno attraversato la madre e che il figlio sintonicamente percepisce.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&#8220;Homo sapiens\u201d dell\u2019austriaco Nikolaus Geyrhalter ci ricorda che \u00e8 privo di qualunque sapienza un uomo che si vota all\u2019autodistruzione, distruggendo il mondo che lo circonda, la scomparsa dell\u2019uomo dalla terra, pronosticata da molti scienziati, lascer\u00e0 un\u2019apocalisse silenziosa di cemento, in cui la pioggia, il vento, la vegetazione riprenderanno il sopravvento. Questo ci racconta il regista con forza dirompente in un film in cui parla solo il vento, e privo di esseri umani, ma in cui l\u2019orrore dell\u2019uomo, il suo costruire distruggendo e poi abbandonando, contaminando, inaridendo, sfigurando la terra, resta muta condanna di una stupidit\u00e0 che non ha limiti e non si sente responsabile nel negare un futuro alle generazioni pi\u00f9 giovani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riuscito \u201cYarden\u201d di M\u00e5ns M\u00e5nsson, denuncia di come il capitalismo riduca a numeri senza dignit\u00e0 i lavoratori, anche nella Svezia che vanta un affermato stato sociale, una brutalizzazione legale e silenziosa che svuotando le persone del senso della vita le ammutolisce nella necessit\u00e0 di garantirsi il pane per vivere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cTriapichniy Soyuz\u201d del russo Mikhail Mestetskij \u00e8 forzatamente giovanilistico, sfilacciato, pi\u00f9 confuso che anarchicheggiante, racconta una ribellismo giovanile gi\u00e0 troppe volte e con pi\u00f9 intelligenza declinato, perdendosi in riva al lago nei dintorni di Mosca, dove, in qualche modo, si smarriscono anche i protagonisti del film.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cRauf\u201d di Bar\u0131\u015f Kaya e Soner Caner parte da una fotografia toccante, accurata e poetica, ma scade in manifesto a favore dei separatisti curdi, cos\u00ec che la storia del bambino strappato ai banchi di scuola per diventare apprendista di un carpentiere che appresta bare per i combattenti\u00a0 curdi e gli anziani del villaggio anatolico sferzato dalla neve, scolora dentro le finalit\u00e0 politiche che i due registi hanno voluto privilegiare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cManazil bela abwab\u201d, ovvero \u201cCase senza porte\u201d di Avo Kaprealian, ricercatamente grezzo nella forma, con velleit\u00e0 stilistiche autoriali, il racconto degli armeni d\u2019Aleppo dentro la guerra di questi anni non solo \u00e8 un film triste per la tragedia che racconta, ma per l\u2019imperdonabile leggerezza del regista che cerca di mantenere una assurda e impossibile equidistanza tra i terroristi che insanguinano il paese e il governo siriano che cerca di ristabilire la pace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mezzo secolo fa la DDR rinuncia a distribuire \u201cKarla\u201d realizzato nel 1965 da Herrmann Zschoche, perch\u00e9 ritenuto un film superficiale, visto oggi non si pu\u00f2 che dare ragione a chi ha compiuto tale scelta, perch\u00e9 tutte le buone intenzioni del film si perdono in una serie di banalit\u00e0 e di leggerezze che sviliscono il pur meritorio intento degli autori di realizzare una pellicola antiburocratica.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cFuocammare\u201d dell\u2019italiano Gianfranco Rosi non ha la pretesa di offrire spiegazioni o soluzioni, racconta solo, con estrema, toccante educazione, con rispetto, l\u2019oggi del mondo, di cui Lampedusa \u00e8 uno snodo epocale. 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