{"id":4369,"date":"2016-01-12T21:29:23","date_gmt":"2016-01-12T21:29:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4369"},"modified":"2017-11-16T03:45:11","modified_gmt":"2017-11-16T03:45:11","slug":"stalin-il-nazismo-e-la-seconda-guerra-mondiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4369","title":{"rendered":"Stalin, il nazismo e la seconda guerra mondiale"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Nella gara per giungere ad un compromesso o ad un\u2019intesa col nuovo regime insediatosi a Berlino, Stalin arriva decisamente ultimo. E\u2019 del 20 luglio 1933 il Concordato tra la Germania e la Santa Sede, che garantisce la fedelt\u00e0 dei cattolici tedeschi al nuovo \u00abgoverno formatosi in conformit\u00e0 alla Costituzione\u00bb (verfassungsm\u00e4ssig gebildete Regierung): un riconoscimento che avviene a poca distanza di tempo dal varo delle leggi eccezionali, col ricorso al terrore, e dall\u2019emergere dello Stato razziale, con le prime misure a carico dei funzionari di \u00aborigine non ariana\u00bb. Due settimane prima si era sciolto il partito cattolico del Zentrum, i cui militanti si erano impegnati a fornire \u00abpositiva collaborazione\u00bb al \u00abfronte nazionale diretto dal signor Cancelliere del Reich\u00bb\u00a0[1]. Per quanto riguarda il mondo protestante, non bisogna dimenticare che i\u00a0Deutsche Christen\u00a0si schierano a favore di Hitler gi\u00e0 subito dopo il suo avvento al potere, e assumono tale posizione adattando il cristianesimo alle esigenze del Terzo Reich, rileggendo la Riforma protestante in chiave nazionalistica e persino razzistica, per teorizzare una Chiesa fusa con la \u00abcomunit\u00e0 popolare\u00bb tedesca e fondata sul \u00abriconoscimento della diversit\u00e0 dei popoli e delle razze come un ordinamento voluto da Dio\u00bb\u00a0[2].<br \/>\nA dar prova di analoga prontezza nel cercare i favori dei nuovi governanti \u00e8 anche il movimento sionista. L\u2019organo di quest\u2019ultimo, la \u00abJuedische Rundschau\u00bb, rimasto sostanzialmente immune dall\u2019ondata di divieti e di persecuzioni che colpisce la stampa tedesca subito dopo l\u2019incendio del Reichstag, poche settimane dopo, il 7 aprile 1933, chiama sionisti e nazisti ad essere \u00abonesti partner\u00bb. Il tutto sfocia nel 1935 nell\u2019accordo di \u00abtrasferimento\u00bb in Palestina di 20.000 ebrei, autorizzati a portare con s\u00e9 quasi 30 milioni di dollari, con un forte impulso alla colonizzazione e al processo che avrebbe poi condotto alla formazione dello Stato di Israele\u00a0[3]. Pi\u00f9 tardi, reagendo all\u2019accordo di \u00abtrasferimento\u00bb, anche il gran muft\u00ec di Gerusalemme cerca di ingraziarsi Hitler. Passiamo ora ai partiti politici schierati all\u2019opposizione. \u00abAssai debole\u00bb \u00e8 il discorso pronunciato dal deputato socialdemocratico Otto Wels, in occasione della seduta del Reichstag che concede poteri straordinari a Hitler\u00a0[4]. A mettere in guardia e ad organizzare la resistenza contro la barbarie ormai al potere \u00e8 in primo luogo il partito comunista e \u00abstaliniano\u00bb.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4373\" aria-describedby=\"caption-attachment-4373\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/aris_losurdo.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4373\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/aris_losurdo-300x242.png\" alt=\"Losurdo ospite del Partito Comunista a Bellinzona\" width=\"300\" height=\"242\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4373\" class=\"wp-caption-text\">Losurdo ospite del Partito Comunista a Bellinzona<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1935 \u00e8 anche l\u2019anno in cui viene stipulato l\u2019accordo navale tra Gran Bretagna e Terzo Reich. Intervenendo dopo l\u2019avvio di un febbrile riarmo e la reintroduzione in Germania del servizio militare obbligatorio, esso alimenta le speranze di Hitler di poter giungere ad un\u2019intesa strategica col riconoscimento della preminenza navale della Gran Bretagna e il rispetto reciproco dei due grandi imperi \u00abgermanici\u00bb: quello britannico d\u2019oltremare e quello continentale tedesco, da edificare con la colonizzazione dell\u2019Est europeo e l\u2019assoggettamento degli slavi. Giustamente si \u00e8 parlato a tal proposito di \u00abcinico atteggiamento\u00bb del governo di Londra, che d\u00e0 l\u2019impressione di avallare un programma infame, gi\u00e0 enunciato a chiare lettere nel\u00a0Mein Kampf\u00a0[5]. Non stupiscono le crescenti preoccupazioni di Mosca, la forte irritazione di Parigi\u00a0[6]\u00a0e la gioia incontenibile di Hitler, che pu\u00f2 cos\u00ec celebrare quello che egli definisce il suo \u00abgiorno pi\u00f9 felice\u00bb\u00a0[7].<br \/>\nAncora pi\u00f9 inquietante \u00e8 il ruolo della Polonia. Com\u2019\u00e8 stato osservato, essa diventa \u00abnel suo complesso subalterna alla politica tedesca\u00bb a partire dalla firma del patto decennale di non aggressione con la Germania il 26 gennaio 1934. L\u2019anno dopo il ministro degli Esteri Beck dichiara al suo vice: \u00abci sono due formazioni politiche indubbiamente condannate a scomparire, l\u2019Austria e la Cecoslovacchia\u00bb\u00a0[8]. Chiara \u00e8 la consonanza col programma di Hitler, e non si tratta solo di parole: \u00abL\u2019ultimatum col quale la Polonia chiedeva alla Cecoslovacchia la restituzione di Teschen indusse definitivamente Bene\u0161, secondo quel che egli stesso raccont\u00f2, ad abbandonare ogni idea di opporsi alla sistemazione di Monaco. La Polonia era stata fino a quel momento uno sciacallo pi\u00f9 utile per la Germania all\u2019Est di quanto non lo fosse stata l\u2019Italia nel Mediterraneo\u00bb. La Conferenza di Monaco non segna la fine della collaborazione del governo di Varsavia col Terzo Reich: \u00abSe veramente Hitler aspirava a metter piede in Ucraina, doveva passare per la Polonia; e nell\u2019autunno del 1938 questa non sembrava affatto una fantasia politica\u00bb\u00a0[9]. Sembra persino esserci l\u2019incoraggiamento di Varsavia. Nel gennaio dell\u2019anno successivo, nel corso di un colloquio con Hitler, Beck dichiara: la Polonia \u00abnon attribuisce alcun significato al cosiddetto sistema di sicurezza\u00bb[10].<br \/>\nStalin ha tutte le ragioni per essere preoccupato o angosciato. Prima della Conferenza di Monaco l\u2019ambasciatore statunitense in Francia, William C. Bullit, aveva osservato che l\u2019importante era di isolare il \u00abdispotismo asiatico\u00bb, salvando la \u00abcivilt\u00e0 europea\u00bb da una guerra fratricida. Dopo il trionfo conseguito da Hitler un diplomatico inglese aveva annotato sul suo diario: \u00abDall\u2019essere un pugnale puntato contro il cuore della Germania, la Cecoslovacchia \u00e8 ora rapidamente trasformata in un pugnale contro gli organi vitali della Russia\u00bb\u00a0[11]. In occasione della crisi sfociata nella Conferenza di Monaco, l\u2019Urss era stato l\u2019unico paese a sfidare il Terzo Reich e a confermare il suo appoggio al governo di Praga, mettendo in stato d\u2019allerta pi\u00f9 di settanta divisioni. Successivamente, dopo lo smembramento della Cecoslovacchia completato dal Terzo Reich nel marzo 1939, Mosca aveva inoltrato una dura nota di protesta a Berlino\u00a0[12]. Ben pi\u00f9 \u201ccomposta\u201d era stata la reazione delle altre capitali. E dunque: gli aggressori nazifascisti avevano divorato successivamente l\u2019Etiopia, la Spagna, la Cecoslovacchia, l\u2019Albania e in Asia la Cina, grazie alla complicit\u00e0 diretta o alla passivit\u00e0 delle potenze occidentali, inclini ad indirizzare verso il paese scaturito dalla rivoluzione d\u2019ottobre le ulteriori ambizioni e mire espansionistiche del Terzo Reich; ad Est l\u2019Unione sovietica avverte la pressione esercitata dal Giappone sulle frontiere orientali. Si profila cos\u00ec il pericolo di invasione e di guerra su due fronti: solo a questo punto che Mosca comincia a muoversi in direzione del patto di non aggressione con la Germania, prendendo atto del fallimento della politica dei fronti popolari.<br \/>\nPortata avanti da Stalin con convinzione e decisione, la politica dei fronti popolari era costata non poco. Essa aveva rafforzato l\u2019opposizione e l\u2019agitazione trotskista in particolare nelle colonie: che credibilit\u00e0 poteva avere un anticolonialismo che risparmiava \u2013 cos\u00ec suonava l\u2019accusa \u2013 le principali potenze coloniali del tempo, per concentrare il fuoco su un paese, la Germania, che a Versailles aveva perso anche le poche colonie prima possedute? Soprattutto, per gli stessi popoli coloniali era difficile accettare la svolta. L\u2019Inghilterra era largamente screditata. Nella primavera del 1919 essa non solo si era resa responsabile del massacro di Amritsar, che era costato la vita a centinaia di indiani inermi, ma aveva fatto ricorso a \u00abpubbliche fustigazioni\u00bb e a una de-umanizzante punizione collettiva e una terribile umiliazione nazionale e razziale, con l\u2019obbligo per gli abitanti della citt\u00e0 \u00abdi doversi trascinare a quattro zampe per tornare a casa od uscirne\u00bb\u00a0[13]. Pi\u00f9 tardi, mentre divampa la seconda guerra mondiale, il governo imperiale reprime le manifestazioni indipendentiste, mitragliandole dall\u2019alto con l\u2019aviazione (infra, cap. VI, \u00a7 4). Sono gli anni in cui Gandhi afferma: \u00abIn India abbiamo un governo hitleriano, sia pure camuffato in termini pi\u00f9 blandi\u00bb. E ancora: \u00abHitler \u00e8 stato \u201cil peccato della Gran Bretagna\u201d. Hitler \u00e8 solo la risposta all\u2019imperialismo britannico\u00bb\u00a0[14]. Anzi, a guerra ormai conclusa, Gandhi si spinger\u00e0 sino a rendere omaggio a Subhas Chandra Bose che, pur di conseguire l\u2019indipendenza, aveva combattuto a fianco dell\u2019Asse: \u00abSubhas era un grande patriota e ha dato la vita per il bene del paese\u00bb\u00a0[15].<br \/>\nIn conclusione: non era stato facile per l\u2019Urss far passare l\u2019idea che, nonostante le apparenze, anche per i popoli delle colonie il pericolo principale era pur sempre costituito dalla coalizione nazi-fascista, dall\u2019asse Germania-Giappone-Italia, e in particolare dal Terzo Reich, deciso a riprendere e radicalizzare la tradizione coloniale, facendo ricorso anche a mezzi estremi. Per paesi come l\u2019Inghilterra e la Francia la politica dei fronti popolari comportava dei costi assai pi\u00f9 ridotti, e tuttavia essi l\u2019avevano sabotata. A questo punto l\u2019Urss non aveva altra scelta che l\u2019intesa con la Germania, una mossa che \u00e8 stata definita come \u00abun\u2019improvvisazione dell\u2019ultimo minuto, drammatica\u00bb, a cui Mosca fa ricorso in mancanza di altre alternative, \u00aball\u2019immediata vigilia di una nuova guerra europea\u00bb\u00a0[16].<br \/>\nSi verifica cos\u00ec una svolta, che viene in genere valutata con lo sguardo rivolto esclusivamente all\u2019Europa. Ma non c\u2019\u00e8 motivo per ignorare le ripercussioni in Asia. Mao Zedong esprime la sua soddisfazione: \u00abIl patto rappresenta un colpo per il Giappone e un aiuto per la Cina\u00bb, in quanto \u00abd\u00e0 maggiori possibilit\u00e0 all\u2019Unione sovietica\u00bb di appoggiare \u00abla resistenza della Cina contro il Giappone\u00bb\u00a0[17]. Proprio per questa ragione il governo giapponese considera \u00abproditorio e imperdonabile\u00bb il comportamento di Berlino\u00a0[18]. In effetti, assai consistente \u00e8 il flusso di armi e munizioni russe in direzione della Cina. Ben diverso \u00e8 l\u2019atteggiamento dell\u2019Occidente:<br \/>\n\u00abE\u2019 una macchia nel gran libro della storia l\u2019indifferenza con la quale l\u2019Europa e l\u2019America, mostrando di non avere chiara nozione della realt\u00e0, si astennero dal compiere spontaneamente il minimo sforzo per sbarrare la strada ai fascisti di Tokyo; non solo, ma quel che \u00e8 peggio, gli Stati Uniti continuarono a inviare in Giappone petrolio e benzina fin quasi al grande attacco a Pearl Harbor\u00bb[19].<br \/>\nLasciamo ora da parte l\u2019Asia per concentrarci sull\u2019Europa. La diffidenza reciproca tra Unione sovietica e Terzo Reich e la preparazione di entrambi allo scontro frontale non sono mai dileguate neppure durante i mesi del patto di non aggressione. Ancora prima della firma, parlando con l\u2019alto commissario della Societ\u00e0 delle nazioni a Danziga, Hitler charisce:<br \/>\n\u00abTutto ci\u00f2 che io intraprendo \u00e8 rivolto contro la Russia. Se l\u2019Occidente \u00e8 troppo stupido e cieco per capirlo, sar\u00f2 costretto a raggiungere un\u2019intesa con i Russi e a battere poi l\u2019Occidente, in modo che dopo la sua sconfitta io possa rivolgermi contro l\u2019Unione sovietica con tutte le forze da me riunite\u00bb\u00a0[20].<br \/>\nA giudicare da questo brano, obiettivo costante del F\u00fchrer \u00e8 la costruzione di un\u2019alleanza occidentale a guida tedesca per l\u2019abbattimento dell\u2019Unione sovietica; se questa alleanza non si riesce a stipulare con un\u2019intesa preventiva, allora non resta che imporla ai partner recalcitranti dopo averli sconfitti; l\u2019intesa transitoria con Mosca \u00e8 solo un espediente per conseguire la vittoria e realizzare in tal modo l\u2019alleanza occidentale necessaria per la definitiva resa dei conti col bolscevismo. Il patto di non aggressione \u00e8 strumentale al conseguimento dell\u2019obiettivo principale e permanente del Terzo Reich, che scatena l\u2019operazione Barbarossa presentandola come una crociata per l\u2019Europa alla quale sono chiamati a contribuire e in effetti contribuiscono, in varia misura e con risorse umane o materiali, paesi e popoli europei.<\/p>\n<p><em><strong>Domenico Losurdo<\/strong><\/em><br \/>\n<em>(da: &#8220;Stalin. Storia e critica di una leggenda nera&#8221;, Carocci, Roma 2008)<\/em><\/p>\n<p><span style=\"text-decoration: underline;\">Note:<\/span><br \/>\n[1] Ruge, Schumann 1977, p. 50.<br \/>\n[2] In Kupisch 1965, pp. 256-58.<br \/>\n[3] Losurdo 2007, cap. V, \u00a7 1.<br \/>\n[4] Hitler 1965, p. 238 (cos\u00ec si esprime il curatore).<br \/>\n[5] Shirer 1974, p. 453.<br \/>\n[6] Baumont 1969, p. 161.<br \/>\n[7] Riportato in Goebbels 1992, p. 867 (nota 22 del curatore).<br \/>\n[8] Baumont 1969, pp. 92-93 e 281.<br \/>\n[9] Taylor 1996, p. 259.<br \/>\n[10] Wolkogonow 1989, p. 468.<br \/>\n[11] In Gardner 1993, pp. 36 e 44.<br \/>\n[12] Wolkogonow 1989, pp. 465 e 460.<br \/>\n[13] Brecher 1965, pp. 89-90.<br \/>\n[14] Gandhi 1969-2001, vol. 80, p. 200 (Answers to Questions, 25 aprile 1941) e vol. 86, p. 223 (intervista a Ralph Coniston dell\u2019aprile 1945).<br \/>\n[15] Gandhi 1969-2001, vol. 98, p. 293.<br \/>\n[16] Roberts 2006, p. 5.<br \/>\n[17] Mao Zedong 1969-75, vol. 2, pp. 271 e 275.<br \/>\n[18] Coox 1990, pp. 898 e 900.<br \/>\n[19] Romein 1969, p. 261.<br \/>\n[20] In Nolte 1987, pp. 313-14.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium;\">\u00a0<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella gara per giungere ad un compromesso o ad un\u2019intesa col nuovo regime insediatosi a Berlino, Stalin arriva decisamente ultimo. 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