{"id":4360,"date":"2015-12-16T18:58:19","date_gmt":"2015-12-16T18:58:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4360"},"modified":"2017-11-19T03:06:07","modified_gmt":"2017-11-19T03:06:07","slug":"armando-cossutta-un-comunista-italiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4360","title":{"rendered":"Armando Cossutta, un comunista italiano"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Con <strong>Armando Cossutta<\/strong> scompare una delle figure pi\u00f9 emblematiche della storia del Partito comunista italiano. Diventato comunista \u201cprima ancora di essere antifascista\u201d grazie alla lettura del <em>Manifesto<\/em> di Marx ed Engels fatta a 16 anni, entrato nel Fronte della giovent\u00f9 promosso dal Pci alla fine del 1943, gi\u00e0 poche settimane dopo subisce il primo arresto. Come altri antifascisti arrestati affronta anche il trauma della finta fucilazione, ma quando, nel marzo 1944, dal carcere di San Vittore non sente il consueto sferragliare dei tram, capisce che \u00e8 in atto uno straordinario sciopero generale, nel pieno dell\u2019Europa occupata dai nazifascisti, e si unisce all\u2019emozione generale, avendo chiara la consapevolezza di vivere \u201cun momento storico\u201d. Una volta libero, inizia la sua attivit\u00e0 di partigiano, entrando nella 128<sup>a<\/sup> Sap, che opera a Sesto San Giovanni e in Brianza[1]. Dopo la Liberazione conosce Luigi Longo, diventando anzi un suo \u201cstretto collaboratore\u201d, e come tanti ex partigiani riceve subito un incarico politico, nel suo caso quello di segretario della sezione del Pci di Sesto, la \u201cStalingrado d\u2019Italia\u201d[2]. \u00c8 qui, a contatto con una delle principali realt\u00e0 italiane, che Cossutta, egli stesso di famiglia operaia, \u201csi fa le ossa\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1949 entra nella segreteria provinciale del Partito e si trasferisce a Milano, dando vita assieme ad Elio Quercioli al giornale \u201cLa Voce comunista\u201d. Sono anni \u201ceroici\u201d e anche molto difficili: gli anni della guerra fredda, dei governi centristi, delle discriminazioni anticomuniste e della repressione di tanti moti popolari. Ma sono anche anni di grande fervore intellettuale e politico, nei quali alla \u201cVoce comunista\u201d collaborano persone come Luciano Bianciardi, Raffaellino De Grada, Edio Vallini, Libero Traversa, il quale \u00e8 tornato di recente su quella stagione in un volumetto che ricostruisce il suo legame con Cossutta[3].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono infine anni di scontro politico, anche all\u2019interno del Pci; e a Milano lo scontro \u00e8 particolarmente vivace, contrapponendo l\u2019ala \u201coperaista\u201d di Giuseppe Alberganti, Arnaldo Bera e Alessandro Vaia a una serie di quadri pi\u00f9 giovani (Silvio Leonardi, Aldo Bonaccini, Rossana Rossanda, lo stesso Traversa). \u00c8 in questo contesto che, anche sotto l\u2019impulso di Longo, Cossutta viene nominato segretario del Comitato cittadino milanese del Pci, sostenuto anche da quadri \u201cstorici\u201d come Francesco Scotti, Guido Venegoni, Piero Montagnani, Giovanni Brambilla. Siamo alla fine del 1956; due anni prima, a seguito del \u201ccaso Seniga\u201d, Secchia \u00e8 stato sollevato dalla carica di vicesegretario mentre Amendola gli subentra alla guida dell\u2019Organizzazione[4]. Lo scontro si riflette in molte realt\u00e0 locali, Milano <em>in primis<\/em>. Nel 1958 Alberganti \u00e8 sostituito alla guida della federazione proprio da Cossutta, visto come punto di riferimento dei \u201crinnovatori\u201d; due anni dopo, il X Congresso provinciale lo conferma come segretario[5].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello stesso 1960 Cossutta, alla testa di una delle federazioni pi\u00f9 importanti d\u2019Italia, entra nella Direzione nazionale del Partito. L\u2019intesa e la vicinanza con Longo avranno quindi modo di consolidarsi, e in effetti non \u00e8 un caso se nel 1966, all\u2019indomani dell\u2019XI Congresso (con Longo segretario generale da un anno e mezzo), il dirigente milanese entra nell\u2019Ufficio di segreteria, con l\u2019incarico di coordinarlo[6]. Cossutta \u00e8 ormai un dirigente nazionale; si trasferisce quindi a Roma con la famiglia, anche se non perde i contatti con la sua Milano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal 1966 \u00e8 anche presidente dell\u2019Italturist, che organizza viaggi in Unione Sovietica e in altri paesi socialisti[7]. Ed \u00e8 forse anche per questo fatto che nasce l\u2019immagine del dirigente \u201cfilosovietico\u201d. In realt\u00e0 il legame con l\u2019esperienza e la realt\u00e0 sovietica non \u00e8 mai acritico. Nel 1968, in occasione dell\u2019intervento in Cecoslovacchia del Patto di Varsavia, Cossutta \u00e8 uno degli estensori del comunicato di condanna che Longo, dall\u2019Urss dove si trovava in vacanza, approva \u201cincondizionatamente\u201d, aggiungendo poi al \u201cgrave dissenso\u201d la \u201criprovazione\u201d del Pci per quanto accaduto[8]. E tuttavia anche Cossutta, come Longo, pensa che una cosa sia il dissenso anche grave, un\u2019altra la rottura, la fuoriuscita da un \u201ccampo\u201d come quello socialista e antimperialista. Nelle settimane successive, mentre la polemica sulla Cecoslovacchia e sulla \u201csovranit\u00e0 limitata\u201d rimane accesa, \u00e8 Cossutta a incontrare a Mosca Suslov, su incarico del gruppo dirigente e in particolare di Longo, per una ripresa di contatti e un primo confronto diretto; e un altro colloquio, con Ponomar\u00ebv, si svolge poco dopo[9]. Cossutta fa parte anche della delegazione del Pci, guidata da Berlinguer, che si confronta coi dirigenti sovietici a novembre: colloqui dopo i quali le distanze rimangono immutate, con un comunicato conclusivo molto vago, alla fine dei quali, pur nella riaffermata diversit\u00e0 di posizioni, si decide concordemente di non giungere alla rottura[10]. \u00c8 una vicenda nella quale il Pci mette in pratica l\u2019idea togliattiana di \u201cunit\u00e0 nella diversit\u00e0\u201d, e nella quale Cossutta \u00e8 senza dubbio pi\u00f9 vicino a Longo che a Berlinguer nella cautela da usare nei rapporti col Pcus e con l\u2019esperienza sovietica in generale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche qui peraltro c\u2019\u00e8 un elemento di \u201ctogliattismo\u201d, cos\u00ec come nella grande attenzione ai problemi dello Stato che Cossutta comincia ad avere, partendo dall\u2019incarico di responsabile della \u201cVigilanza\u201d del Pci che assume nello stesso periodo[11]. Intanto il XIII Congresso, che nel 1972 elegge Berlinguer segretario generale, ripristina la Segreteria; Cossutta ne \u00e8 confermato coordinatore: \u00e8 uno dei massimi dirigenti del Partito. Nel \u201975 Berlinguer decide di escluderlo dall\u2019organismo esecutivo. Nelle sue memorie, pur ricordando la nota frase di Berlinguer (\u201cIl compagno Cossutta ha accumulato molto potere, del quale, per la verit\u00e0, non ha mai abusato\u201d), egli sottolineer\u00e0 la \u201cragione politica\u201d della sua esclusione, alludendo a una certa tiepidezza di Longo \u2013 il dirigente a cui egli continuava a essere pi\u00f9 vicino \u2013 sulla linea del \u201ccompromesso storico\u201d e alla formazione di una Segreteria abbastanza omogenea, dominata dall\u2019area \u201criformista\u201d[12].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cossutta peraltro \u00e8 nominato responsabile degli Enti locali, il che \u2013 in una fase in cui cominciava l\u2019esperienza delle \u201cgiunte rosse\u201d dopo la grande avanzata del Pci alle amministrative \u2013 costituiva comunque un incarico di primo piano. Comincia per\u00f2 una sorta di \u201cdecossuttizzazione\u201d delle federazioni in cui \u201cl\u2019Armando\u201d aveva il legami pi\u00f9 solidi[13]. Intanto il rapporto del Pci con l\u2019Urss si fa sempre pi\u00f9 critico e il legame sempre pi\u00f9 tenue. Proprio su questo, all\u2019inizio del 1982, all\u2019indomani delle dichiarazioni di Berlinguer sull\u2019\u201cesaurimento della pinta propulsiva\u201d, si determina l\u2019aperto dissenso di Cossutta da quello che giudica uno \u201cstrappo\u201d rispetto alla storia e all\u2019identit\u00e0 del Pci. Anni dopo, rievocando il suo dissidio con Berlinguer, scriver\u00e0: \u201cPer quanto riguarda lo \u2018strappo\u2019 con l\u2019Urss, ossia [\u2026] la valutazione sulle capacit\u00e0 di autoriforma del sistema sovietico, lui aveva ragione. [\u2026] Avevo invece ragione [io] quando parlavo di uno \u2018strappo\u2019 del Pci rispetto alle sue radici ideali e politiche di partito comunista\u201d[14].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scontro politico \u00e8 ormai aperto, e Cossutta si trova a vivere quel \u201cprocesso di emarginazione\u201d che anni prima era toccato ai Secchia e agli Alberganti. E non a caso sono proprio dirigenti legati a quella storia \u2013 Bera, Vaia, Sacchi, Donini \u2013 a farsi avanti per affiancare il vecchio avversario nella battaglia contro la \u201cmutazione genetica\u201d del Pci. Da \u201cInterstampa\u201d si giunge cos\u00ec all\u2019Associazione culturale marxista, che significativamente rivendica la necessit\u00e0 \u201cdi riprendere un lavoro collettivo di analisi marxista della societ\u00e0\u201d[15]. Ormai per\u00f2 Berlinguer, che intanto aveva riportato il focus dell\u2019azione del Partito sul terreno delle lotte sociali e della intransigente opposizione al craxismo, \u00e8 caduto sul campo a Padova; si apre dunque una nuova fase, nella quale dietro a Natta inizia a intravedersi il \u201cnuovo corso\u201d di Achille Occhetto e dei \u201cquarantenni\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cossutta \u00e8 tra i primi a intuirlo, ed \u00e8 interessante l\u2019episodio narrato da Traversa sul veto posto dalla Direzione a una sua conferenza in un ciclo di incontri promossi dalla sezione milanese \u201c25 Aprile\u201d[16]. Il \u201cliberalismo\u201d del nuovo corso evidentemente riguardava altri campi. Cossutta dunque presenta emendamenti alle Tesi gi\u00e0 al 17\u00b0 Congresso, nel 1986, mentre d\u00e0 alle stampe il volume su <em>Dissenso e unit\u00e0<\/em>; rimane quindi un suo merito quello di aver percepito con chiarezza l\u2019involuzione in corso nell\u2019ultimo Pci e aver tentato di contrastarla. Bench\u00e9 la sua risulti la sola presa di posizione apertamente contraria alla nuova linea, il gruppo dirigente \u2013 sempre in nome del finalmente conquistato liberalismo \u2013 lo esclude dalla Direzione.<\/p>\n<figure id=\"attachment_4361\" aria-describedby=\"caption-attachment-4361\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4361\" alt=\"Armando Cossutta con Fidel Castro\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cossutta_fidel-300x223.jpg\" width=\"300\" height=\"223\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-4361\" class=\"wp-caption-text\">Armando Cossutta con Fidel Castro<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tre anni dopo, allorch\u00e9 si giunge alla Bolognina, Cossutta ha gi\u00e0 costruito una rete di quadri e di contatti a livello nazionale, che costituir\u00e0 l\u2019ossatura principale del Movimento \u2013 e poi del Partito \u2013 della Rifondazione comunista. Nel settembre 1990, alla vigilia di quello che sarebbe stato l\u2019ultimo congresso del Pci e dopo che anche sulla Guerra del Golfo si \u00e8 determinata una clamorosa spaccatura nel Partito, le opposizioni interne si riuniscono ad Arco di Trento. Qui Ingrao annuncia la sua scelta di \u201crestare nel gorgo\u201d, ossia nel nuovo partito della sinistra che Occhetto e compagni si accingono a costruire; una scelta pesante, che \u2013 commenter\u00e0 Cossutta \u2013 contribuisce a \u201ctenere fuori dalla politica circa la met\u00e0 dei vecchi elettori del Pci\u201d[17], delusi dalla svolta ma frenati nell\u2019adesione al nuovo movimento. Intanto per\u00f2 si giunge alla mozione unificata <em>Rifondazione<\/em> <em>comunista<\/em>, con la quale gli oppositori si presentano, nel gennaio 1991, al 20\u00b0 e ultimo Congresso del Pci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 3 febbraio il Congresso approva l\u2019ipotesi di Occhetto, a partire dal cambio di nome e simbolo \u2013 in sostanza lo scioglimento \u2013 del Partito. Il problema non \u00e8 certo nominativo o simbolico; \u00e8 quello del nome e insieme della \u201ccosa\u201d. Una settimana dopo, al Brancaccio, la prima assemblea del \u201cMovimento per la rifondazione comunista\u201d \u00e8 un clamoroso successo. In poche settimane si raggiungono le centomila adesioni; Cossutta intanto, sebbene protagonista principale dell\u2019operazione, fa un passo indietro, cedendo la <em>leadership <\/em>a Sergio Garavini: sar\u00e0 quest\u2019ultimo il primo segretario del Prc, con Cossutta presidente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inizia dunque una nuova storia, non meno irta di difficolt\u00e0. Fin dall\u2019inizio c\u2019\u00e8 una forte \u201cfronda anticossuttiana\u201d[18], in verit\u00e0 pi\u00f9 forte tra i dirigenti che nella base, che invece nella sua maggioranza \u00e8 molto legata al presidente. E in effetti fin dal I Congresso la vicenda di Rifondazione comunista si presenta complicata e conflittuale, mentre il neonato partito alla base cresce e si rafforza, giungendo fino a 150.000 iscritti, ottenendo il 5.6% alla Camera e il 6.5% al Senato alle elezioni politiche del 1992, e poi superando il Pds a Milano e Torino alle elezioni amministrative dell\u2019anno successivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bisogner\u00e0 riflettere sul contrasto tra la forte spinta dal basso che d\u00e0 linfa al nuovo partito e la diatribe infinite ai vertici, ma per la verit\u00e0 anche negli organismi dirigenti di base, che caratterizza quegli anni. Certo, molto conta il \u201cmancato amalgama\u201d tra componenti con storie e culture politiche molto diverse; il fatto che alcune di queste componenti di fatto non si siano mai \u201csciolte\u201d ma abbiano continuato ad operare in modo organizzato; ma soprattutto pesa la mancanza di una riflessione teorico-politica collettiva di cui il Partito stesso avrebbe dovuto farsi carico, magari promuovendo una struttura di ricerca adeguata. Si scelse invece di mettere la sordina alle differenze e di non tentare di affrontare i nodi di fondo della storia, dell\u2019identit\u00e0 e della prospettiva dei comunisti. E questo fu senza dubbio uno dei maggiori errori di quel gruppo dirigente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cossutta intanto, sempre nell\u2019intento di evitare un\u2019eccessiva identificazione del Partito con la sua figura, dopo la rottura con Garavini apre la strada a Fausto Bertinotti nuovo segretario: una scelta che molti \u201ccossuttiani\u201d non condividono, e che crea una prima lacerazione in quella che non \u00e8 pi\u00f9 una corrente organizzata ma un\u2019area politico-culturale dai contorni abbastanza precisi. Nel giro di pochi anni il peso di Bertinotti cresce in modo esponenziale, come visibilit\u00e0 esterna ma anche nel gruppo dirigente e nell\u2019apparato, mentre Rifondazione si sposta su una linea sempre pi\u00f9 movimentista: \u00e8 un mutamento di cultura politica che procede per strappi, sotto la veste dell\u2019\u201cinnovazione\u201d[19]; per molti \u201ccomunisti del Pci\u201d, il disagio si fa sempre pi\u00f9 forte, di fatto \u201cnon si ritrovano pi\u00f9 nel Prc\u201d, e qualcuno comincia ad abbandonarlo[20].<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 su queste basi che si produce la rottura del 1998 sul governo Prodi, del quale il Prc \u00e8 entrato a far parte dopo che nelle elezioni del \u201996, quelle del \u201cpatto di desistenza\u201d con l\u2019Ulivo, gli ha procurato il picco elettorale dell\u20198.6%. Si tratta \u2013 Cossutta lo sottolineer\u00e0 nelle sue memorie \u2013 del \u201cprimo governo sostenuto dai comunisti dopo il \u201947\u201d, e Rifondazione \u00e8 diventata \u201cl\u2019ago della bilancia della politica nazionale\u201d. Questo per\u00f2 non basta a Bertinotti, che, insistendo sull\u2019antagonismo e sulla contrapposizione tra le \u201cdue sinistre\u201d, tende a rompere non solo con Prodi, ma con un\u2019intera cultura politica, quella appunto del <em>togliattismo<\/em>, che mira a svolgere \u201cun ruolo politico nei confronti della condizione generale del Paese\u201d e ad incidere concretamente su di essa[21].<\/p>\n<figure id=\"attachment_4364\" aria-describedby=\"caption-attachment-4364\" style=\"width: 275px\" class=\"wp-caption alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-4364\" alt=\"Cossutta contro la guerra\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2015\/12\/cossutta_bush.jpg\" width=\"275\" height=\"183\" \/><figcaption id=\"caption-attachment-4364\" class=\"wp-caption-text\">Un impegno concreto e non parolaio alla guerra!<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 una posizione che Cossutta non pu\u00f2 condividere e che lo porta verso quella scissione del 1998 che divide nuovamente la sua area di riferimento, la quale solo in parte lo segue nel Partito dei comunisti italiani. Peraltro anche il nuovo partito vede scontri e divisioni: sulla presenza al governo nonostante la guerra contro la Federazione jugoslava (con Cossutta che tenta una mediazione internazionale, andando a incontrare Milosevic a Belgrado \u2013 unico tra i politici europei \u2013 in piena guerra), sui rapporti a sinistra e col centro-sinistra, sulla gestione del Partito. Il 2007 segna l\u2019abbandono del Pdci da parte di Cossutta. Gli ultimi anni lo vedranno infine alla vicepresidenza dell\u2019Anpi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come \u00e8 stato osservato, \u201csenza Cossutta sarebbe stato difficile mantenere una presenza comunista in Italia, dopo lo scioglimento del Pci\u201d[22]. E in qualche modo il suo itinerario e quelli dei tanti militanti e quadri che lo hanno riconosciuto come leader dicono molto della difficolt\u00e0 di tener vivo e rilanciare quel grande patrimonio \u2013 e in particolare la lezione togliattiana \u2013 nell\u2019Italia della \u201cseconda Repubblica\u201d: quella dei sistemi elettorali maggioritari che obbligano a scegliere tra alleanze spurie da un lato e isolamento e ininfluenza dall\u2019altro; quella dei \u201cpartiti liquidi\u201d e personalistici, della politica-spettacolo e del dominio dell\u2019immagine e dei <em>mass-media <\/em>nella costruzione del consenso; ma, andando pi\u00f9 a fondo, quella in cui i lavoratori salariati sono divisi, dispersi, frammentati e, ovviamente, precarizzati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In queste condizioni costruire un partito comunista all\u2019altezza dei tempi, in cui le radici in un passato glorioso producano nuovi frutti, \u00e8 una necessit\u00e0 imprescindibile, ma anche un\u2019impresa di enorme complessit\u00e0. Armando Cossutta ha cercato di farlo, portando in dote ai comunisti non pentiti tutta la sua esperienza, capacit\u00e0 politica e organizzativa, coi limiti e gli errori che sono propri di ogni dirigente politico e di ogni essere umano; e con lui ci hanno provato migliaia di quadri e di militanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla figura di Cossutta, di cui oggi piangiamo la scomparsa, bisogner\u00e0 quindi guardare senza farsi fuorviare dalle etichette, ma con l\u2019interesse, il rispetto, la partecipazione \u2013 e direi anche la gratitudine \u2013 che merita la sua storia, quella di un comunista italiano mai pentito.<\/p>\n<p><em><strong>Alexander H\u00f6bel<\/strong><\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>NOTE<\/p>\n<p>[1] A. Cossutta, <em>Una storia comunista<\/em>, con G. Montesano, Milano, Rizzoli, 2004, pp. 34-39.<\/p>\n<p>[2] Ivi, pp. 43-48.<\/p>\n<p>[3] L. Traversa, <em>Armando Cossutta, l\u2019ultimo togliattiano<\/em>, prefazione di A. H\u00f6bel, Milano, Editrice Aurora, 2015, pp. 29-30.<\/p>\n<p>[4] Cfr. G. Gozzini, R. Martinelli, <em>Storia del Partito comunista italiano. Dall\u2019attentato a Togliatti all\u2019VIII Congresso<\/em>, Torino, Einaudi, 1998, pp. 347-358; M. Albeltaro, <em>Le rivoluzioni non cadono dal cielo. Pietro Secchia, una vita di parte<\/em>, Roma-Bari, Laterza, 2014, pp. 160-180.<\/p>\n<p>[5] Cfr. L. Traversa, <em>Comunisti a Milano. I settant\u2019anni di vita del Pci a Milano tra storia e testimonianza<\/em>, Milano, Teti, 2002, pp. 51-53; Id., <em>Armando Cossutta, l\u2019ultimo togliattiano<\/em>, cit., pp. 31-33; Cossutta, <em>Una storia comunista<\/em>, cit., pp. 72-77.<\/p>\n<p>[6] Ivi, pp. 91-98; A. H\u00f6bel, <em>Il Pci di Luigi Longo (1964-1969)<\/em>, prefazione di F. Barbagallo, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 2010, p. 221.<\/p>\n<p>[7] A. Cossutta, <em>I viaggi del disgelo<\/em>, in \u201c30giorni\u201d, 1998, n. 9, http:\/\/www.30giorni.it\/articoli_id_14751_l1.htm.<\/p>\n<p>[8] Cossutta, <em>Una storia comunista<\/em>, cit., p. 107; H\u00f6bel, <em>Il Pci di Luigi Longo (1964-1969)<\/em>, cit., p. 525.<\/p>\n<p>[9] Cossutta, <em>Una storia comunista<\/em>, cit., pp. 110-112; H\u00f6bel, <em>Il Pci di Luigi Longo (1964-1969)<\/em>, cit., pp. 538-545.<\/p>\n<p>[10] Ivi, pp. 546-549.<\/p>\n<p>[11] Cossutta, <em>Una storia comunista<\/em>, cit., p. 145.<\/p>\n<p>[12] Ivi, pp. 159-160.<\/p>\n<p>[13] Traversa, <em>Armando Cossutta, l\u2019ultimo togliattiano<\/em>, cit., pp. 36-37.<\/p>\n<p>[14] Cossutta, <em>Una storia comunista<\/em>, cit., p. 175.<\/p>\n<p>[15] Ivi, pp. 181, 195-200.<\/p>\n<p>[16] Traversa, <em>Armando Cossutta, l\u2019ultimo togliattiano<\/em>, cit., pp. 40-41.<\/p>\n<p>[17] Cossutta, <em>Una storia comunista<\/em>, cit., p. 220.<\/p>\n<p>[18] Traversa, <em>Armando Cossutta, l\u2019ultimo togliattiano<\/em>, cit., pp. 46-47.<\/p>\n<p>[19] Su questo mi permetto di rinviare al mio <em>La parabola del PRC. \u201cInnovazione\u201d o involuzione?<\/em>, in \u201cl\u2019Ernesto\u201d, 2008, n. 2-3.<\/p>\n<p>[20] Traversa, <em>Armando Cossutta, l\u2019ultimo togliattiano<\/em>, cit., p. 51.<\/p>\n<p>[21] Cossutta, <em>Una storia comunista<\/em>, cit., pp. 243-256.<\/p>\n<p>[22] Traversa, <em>Armando Cossutta, l\u2019ultimo togliattiano<\/em>, cit., p. 58.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con Armando Cossutta scompare una delle figure pi\u00f9 emblematiche della storia del Partito comunista italiano. Diventato comunista \u201cprima ancora di essere antifascista\u201d grazie alla lettura del Manifesto di Marx ed Engels fatta a 16 anni, entrato nel Fronte della giovent\u00f9 promosso dal Pci alla fine del 1943, gi\u00e0 poche settimane dopo subisce il primo arresto. Come altri antifascisti arrestati affronta anche il trauma della finta fucilazione, ma quando, nel marzo 1944, dal carcere di San Vittore non sente il consueto sferragliare dei tram, capisce che \u00e8 in atto uno straordinario sciopero generale, nel pieno dell\u2019Europa occupata dai nazifascisti, e si<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":4362,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[28,13],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-4360","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-editoriali","category-opinione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4360","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=4360"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4360\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":4367,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/4360\/revisions\/4367"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/4362"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=4360"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=4360"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=4360"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=4360"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}