{"id":4296,"date":"2015-11-05T01:25:18","date_gmt":"2015-11-05T01:25:18","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4296"},"modified":"2016-06-04T22:47:46","modified_gmt":"2016-06-04T22:47:46","slug":"ma-il-comunismo-e-davvero-finito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4296","title":{"rendered":"Ma il comunismo \u00e8 davvero finito?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"font-size: small;\">Uno dei principali insegnamenti del filoso tedesco <strong>Karl Marx<\/strong> \u00e8 che il dominio economico della borghesia necessita un parallelo dominio culturale. I comunisti, appresa questa semplice lezione, non possono quindi esimersi da una incessante critica a tutte quelle false credenze, che mirano a nascondere la realt\u00e0 delle cose e l\u2019acuto scontro tra le classi intrinseco alla societ\u00e0 capitalistica. Uno dei pilastri su cui si basa l\u2019azione mistificatoria degli ideologi della classe dominate sarebbe la dimostrazione scientifica dell\u2019impossibilit\u00e0 di una reale alternativa allo stato di cose presenti, accompagnata inoltre da una indubitabile constatazione relativa alla \u201csconfitta\u201d dell\u2019ideologia comunista e del movimento internazionale da essa ispirato. Mai sentenza di morte fu emessa cos\u00ec frettolosamente! Di fronte a questa sacra verit\u00e0 sentiamo la necessit\u00e0 di analizzare \u201clo stato di salute\u201d di alcune formazioni politiche che tutt\u2019ora si ostinano a richiamarsi all\u2019eredit\u00e0 ideale del pensatore germanico, le quali stanno dimostrando al contrario una \u201cinaspettata\u201d vitalit\u00e0. Per rendere pi\u00f9 fluida e comprensibile la lettura ci soffermeremo su macro aree, senza, ed \u00e8 bene dirlo, aver la superbia di tracciare un quadro definitivo e unanimemente accettato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Partendo dalla Vecchia Europa, dilaniata da una devastante crisi economica, abbiamo assistito in questi anni a tre processi distinti: il rafforzamento di partiti populisti di chiara ascendenza fascista, la crescita sul piano elettorale di nuove formazioni riformiste e il consolidamento di organizzazioni comuniste \u201cnon liquidazioniste\u201d o \u201cortodosse\u201d. Se per le prime due categorie affiorano alla mente facili esempi, e grazie alla diffusione capillare dei mass media conosciute dalla maggioranza delle persone, per le prime il Front National o Alba Dorata e per le seconde Syriza e Podemos; siamo sicuri che l\u2019uomo comune della strada faccia molta fatica ad indicarcene qualcuna ascrivibile al terzo andamento da noi indicato. Durante gli inutili dibatti televisivi relativi al caso greco, il pi\u00f9 delle volte rappresentato in termini caricaturali, si \u00e8 volutamente taciuto sull\u2019esistenza di un combattivo partito comunista (KKE), il quale durante tutti questi ultimi mesi ha mosso critiche alla sostanza della strategia politica del maggior partito di sinistra greco. Non solo i comunisti greci riescono a esprimere un ragguardevole consenso elettorale (5,55% alle ultime elezioni)e una discreta presenza nelle istituzioni (15 deputati e 2 europarlamentari), ma dimostrano anche una grande capacit\u00e0 di direzione delle classi subalterne attraverso il sindacato di classe PAME. A rappresentare un ulteriore punto di riferimento nella parte occidentale del nostro continente esiste il Partito Comunista Portoghese, avanzatissimo sia sul piano teorico che su quello organizzativo. A seguito delle ultime elezioni legislative, le quali hanno visto un rafforzamento complessivo della sinistra moderata e di alternativa (nello specifico la coalizione elettorale di cui il partito comunista \u00e8 forza egemone ha raggiunto l\u20198,3% dei consensi ed eletto 17 deputati, di cui 15 comunisti), la strategia audace di incontro con i socialisti adottata dal leader comunista <strong>Jeronimo de Sousa<\/strong> potrebbe aprire la possibilit\u00e0 a un governo di coalizione. Evento che rischierebbe di aprire una crisi istituzionale nel paese qualora il presidente della repubblica <strong>Cavaco Silva<\/strong> decida di violare la costituzione e non affidare l\u2019incarico al leader dei socialisti <strong>Antonio Costa<\/strong> per la formazione di un nuovo esecutivo. Accanto a queste due forze \u00e8 emerso anche in tempi pi\u00f9 recenti il Partito del Lavoro del Belgio (PTB) guidato nei suoi primi anni di vita dall\u2019indimenticabile <strong>Ludo Martens<\/strong>, figura di spicco nel movimento antirevisionista e influenzato dal maoismo. Dopo aver eletto nel 2014 due deputati, senza rinunciare ai fondamenti teorici della dottrina marxista-leninista, continua la sua opera di rinnovamento e radicamento sociale, come annunciato nell\u2019ultimo congresso celebrato quest\u2019anno, indirizzandosi anche verso fasce sociali come i lavoratori autonomi e i piccoli commercianti. Altri esempi meriterebbero un\u2019attenzione profonda come il Partito Progressista dei Lavoratori di Cipro (AKEL), che nel 2008 riusc\u00ec ad esprimere <strong>Demetris Christofias<\/strong> come presidente della repubblica mentre oggi con 19 deputati rappresenta la principale forza di opposizione nelle piccola isola, oppure il Partito Comunista della Svizzera Italiana, il quale, pur agendo in un contesto non favorevole, dopo aver varato la svolta della \u201cnormalizzazione\u201d continua a conseguire importanti risultati ponendosi come l\u2019unica forza di rilievo alla sinistra del Partito Socialista nel Canton Ticino e nella Svizzera di lingua italiana. Ci si potr\u00e0 obbiettare che le organizzazioni da noi indicate agiscano in aree nazionali piuttosto ristrette e che difficilmente in Francia, Spagna, Inghilterra e Germania potremmo individuare forze comuniste leniniste in rapida ascesa (per l\u2019Italia qualcosa inizia a muoversi con un progetto di \u201ccostituente comunista\u201d che sembra aver basi pi\u00f9 solide rispetto alle strategie degli ultimi anni). Questo rappresenta indubbiamente un forte limite che bisogner\u00e0 superare al pi\u00f9 presto. In conclusione di questa nostra prima disamina ci sentiamo tranquilli nel sentenziare che, anche a seguito del crollo dell\u2019Unione Sovietica e del trionfo di modelli economici e sociali neo liberisti, i comunisti dell\u2019Europa Occidentale lungi dall\u2019essere scomparsi continuano a giocare un ruolo di primo piano nella vita politica di diversi stati nazionali.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Sottoponendo ora alla nostra attenzione il vasto territorio di quella che una volta veniva indicata come zona di influenza sovietica possiamo mettere in risalto due sviluppi contrapposti: in primo luogo il ritorno al governo di forze chiaramente neo fasciste e in secondo le violente repressioni nei confronti delle moderne forze comuniste, le quali ancora si richiamano alla storia dei vari regimi socialisti novecenteschi. Se in Ungheria, Romania e Ucraina la situazione \u00e8 quella qui sopra tratteggiata alcuni segnali in contro tendenza li possiamo indicare. Per quanto riguarda la Repubblica Ceca il locale partito comunista continua il suo rafforzamento e recentemente si era prospettata l\u2019eventualit\u00e0 di una possibile alleanza di governo coi socialdemocratici. In Russia l\u2019influenza di massa esercitata dal Partito Comunista della Federazione Russa (KPRF) permette di poter condizionare pesantemente l\u2019operato del governo e del presidente della repubblica <strong>Vladimir Putin<\/strong>, in un rapporto che potremmo definire di \u201copposizione nazionale\u201d. In Bielorussia l\u2019elezione di <strong>Lukaschenko<\/strong> nel 1994 ha permesso di chiudere il ciclo di miseria e povert\u00e0 dilaganti a seguito del crollo del sistema socialista. Nella lotta per stabilizzare il potere popolare e per salvaguardare l\u2019indipendenza nazionale gioca un ruolo fondamentale il Partito Comunista di Bielorussia (PKB), il quale oltre a sostenere l\u2019attuale presidente \u00e8 rappresentato in entrambe le camere del parlamento. Casi particolari esistono in Ucraina dove i militanti comunisti stanno giocando un forte ruolo nella resistenza delle repubbliche popolari, a seguito del colpo di stato orchestrato dalle maggiori potenze imperialiste occidentali. In Moldavia invece <\/span><span style=\"font-size: small;\">il Partito dei Comunisti della Repubblica di Moldavia (PCRM), al governo dal 2001 al 2009, a seguito di alcune discutibili politiche di tendenza filo-europeista, che hanno pesantemente indebolito la sua influenza, si trova ora a dover resistere e affrontare un governo filo occidentale che segue le orme del suo vicino ucraino. Anche nel Kazakistan guidato dal presidente <strong>Nazarbayev<\/strong>, il Partito Popolare Comunista del Kazakistan alle elezioni del 2012 ha conseguito il 7% dei consensi, eleggendo di conseguenza 7 deputati alla camera bassa del parlamento. Per quanto riguarda l\u2019Europa Orientale possiamo concludere che i comunisti stanno dimostrando una grande capacit\u00e0 di direzione delle classi lavoratrici, in alcuni casi anche di influenza dei rispettivi governi nazionali, in un contesto che sempre pi\u00f9 progressivamente sta abbandonando i tratti di una contrapposizione almeno formalmente democratica. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Spostandoci ora sulla cartina geografica e concentrandoci sul continente americano nella sua interezza possiamo anche qui vedere una situazione ricca di prospettive per le forze che aspirano a una trasformazione degli assetti sociali. Il caso pi\u00f9 significativo \u00e8 quello di Cuba. Nell\u2019isola caraibica il Partito Comunista Cubano ha intrapreso un progetto di profondo rinnovamento del suo modello socialista, studiando e applicando con ovvie peculiarit\u00e0 alcune innovazioni gi\u00e0 presenti in Vietnam. La riapertura dei rapporti diplomatici e speriamo la fine dell\u2019embargo rappresentano la vittoria pi\u00f9 nitida di un popolo che da decenni resiste alle mire egemoniche statunitensi. Grazie al luminoso esempio di eroismo di questo piccolo popolo anche nell\u2019America Latina sono in corso diversi esperimenti di transizione al socialismo rispettosi delle tradizioni storiche sociali e culturali di ogni paese. Relativamente alle possibilit\u00e0 aperte per i comunisti dalla Rivoluzione Bolivariana in Venezuela, dalla vittoria di <strong>Rafael Correa<\/strong> in Ecuador e di <strong>Evo Morales<\/strong> in Bolivia molto si \u00e8 gi\u00e0 scritto e riteniamo quindi superfluo soffermarci a lungo. A dimostrazione per\u00f2 di quanto detto molto interessante potrebbe essere l\u2019esempio del Cile dove il locale partito comunista, il quale esprime attualmente 6 deputati e tra i cui militanti pi\u00f9 noti si potrebbero ricordare il poeta <strong>Pablo Neruda<\/strong> e il musicista <strong>Victor Jara<\/strong>, fa parte della coalizione di governo che sostiene l\u2019attuale presidentessa <strong>Michelle Bachelet<\/strong>, esponete del Partito Socialista. Il traguardo forse pi\u00f9 importante raggiunto in questa regione \u00e8 la forza che il Partito Comunista del Brasile (PCDoB), 10 deputati e 1 senatore, riesce a esprimere nella coalizione di governo guidata dal Partito dei Lavoratori di <strong>Dilma Rousseff<\/strong>. Influenza, che risulta quanto mai necessaria, in un momento di transizione a livello mondiale come quello attuale, e che mira a scardinare l\u2019egemonia unipolare americana, in favore di una democratizzazione delle relazioni internazionali. Impenetrabile a una influenza di massa delle idee comuniste risulta ancora essere la parte occidentale del continente, questo fatto pi\u00f9 che legittimare la superiorit\u00e0 del sistema capitalistico mondiale, anche qui avvolto da una profonda crisi economica, dimostra la pervasivit\u00e0 dei modelli neo liberisti propagandati dai mass media e accompagnati da una coercizione pi\u00f9 o meno esplicita di un potere politico, espressione diretta della borghesia imperialista pronta a scatenare una guerra planetaria piuttosto che rinunciare ai suoi privilegi. Attenendoci ai dati di fatto e superando una visione schematica, anche in questa area del mondo i comunisti non rappresentino minoranze sparute ed ininfluenti, ma al contrario la loro azione svolge un\u2019opera importante anche in appoggio a un ribaltamento dei rapporti di forza a livello internazionale. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Sicuramente la parte del globo che pi\u00f9 di tutte accoglie le attuali speranze di tutte le reali forze del progresso \u00e8 l\u2019Asia, epicentro di un \u201cterremoto\u201d politico destinato a modificare per sempre l\u2019assetto del potere mondiale. L\u2019ascesa cinese \u00e8 stato il primo passo e tutt\u2019ora si discute animatamente sulla natura sociale del gigante asiatico. Abbandonando il terreno della polemica politica diversi meriti devo essere riconosciuti al Partito Comunista Cinese: in primo luogo essersi saputo rinnovare profondamente a seguito del crollo sovietico, superando in campo ideologico anche diverse asserzioni dogmatiche, e in secondo aver mantenuto il potere in un contesto globale in totale controtendenza rispetto a sentimenti di uguaglianze e giustizia sociale. Gli strabilianti risultati in campo economico della Repubblica Popolare Cinese rappresentano inoltre un punto di appoggio per tutti quei paesi progressisti che non voglio sottomettersi ai diktat di Washinghton. Il modello ibrido cinese, nel quale si riscontra oltre a una forte presenza del settore pubblico e cooperativo anche una funzione di direzione e programmazione macro-economica, attraverso l\u2019elaborazione di piani quinquennali, \u00e8 servito come base di riferimento anche ad altri paesi socialisti asiatici come Vietnam e Laos. Anch\u2019essi impegnati nell\u2019opera di sviluppo delle forze produttive, senza la quale l\u2019indipendenza politica non sarebbe reale. Un altro caso molto interessante e da valorizzare \u00e8 la Corea Popolare che, sottoposta a un embargo devastante, continua a resistere alle pressioni esterne. Alcune delle particolarit\u00e0 del sistema politico nord coreano per essere almeno parzialmente comprese devono essere necessariamente inserite in una gerarchia di valori profondamente differente da quella occidentale. Un\u2019altra situazione particolare che andrebbe la pena di essere analizzata \u00e8 quella del Nepal. Dopo aver deposto una delle monarchie pi\u00f9 longeve della storia, principalmente ad opera della guerriglia del Partito Comunista Unificato del Nepal (di stampo maoista),e aver vinto le elezioni i due partiti comunisti nazionali (maoista e marxista-leninista) sono impegnati nel perseguimento di una riforma agraria e di uno sviluppo industriale del paese. L\u2019esistenza di stati governati direttamente da partiti comunisti non deve far passare in secondo ordine il duro lavoro di opposizione svolto da organizzazioni rivoluzionarie in alcune delle pi\u00f9 avanzate economie capitalistiche. Un caso tra i pi\u00f9 emblematici in questo senso \u00e8 il Partito Comunista Giapponese, il quale, distintosi per un fortissimo radicamento sociale, grazie all\u2019attivit\u00e0 dei suoi oltre 300000 iscritti, e per una conseguente presenza nelle istituzioni fondamentali del paese (21 deputati e 11 senatori), sta animando le manifestazioni pacifiche contrarie alla politica sciovinista del governo di <strong>Shinzo Abe<\/strong>. Un secondo esempio sono le diverse formazioni comuniste indiane, di cui il Partito Comunista Indiano (Marxista) rappresenta la forza pi\u00f9 rappresentativa e organizzata, essendo arrivata a governare alcune regioni come il Kerala, in questi ultimi anni impegnata a contrastare la svolta destrorsa promossa dal governo <strong>Modi<\/strong>. Se nei tre casi precedenti avevamo parlato di prospettive interessanti per le forze progressiste, in questo caso vediamo nel complesso una realt\u00e0 dominata da paesi socialisti e partiti comunisti che continuano a smentire le presunzioni delle classi dominanti borghesi. <\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">In Medio Oriente e in Africa, tra le aree pi\u00f9 povere del globo, ma molto ricche di materie prime ed energetiche,l\u2019azione dei partiti comunisti segue due direttrici fondamentali: la prima appoggiando governi progressisti anti imperialisti la seconda collaborando con forze di diversa natura sociale e religiosa per il raggiungimento di obiettivi comuni. La prima strategia \u00e8 perseguita dal Partito Comunista Siriano e dal Partito Comunista Unificato, quest\u2019ultima formazione di tendenze pi\u00f9 riformiste della prima, impegnati allo stesso tempo nella lotta contro i miliziani dello stato islamico, finanziati direttamente dalle potenze imperialiste, e nel sostegno attivo al legittimo governo di <strong>Bashar Al-Assad<\/strong>. Nel continente africano, un\u2019analoga tattica \u00e8 stata sviluppata dal Partito Comunista Sud Africano nella collaborazione di governo con l\u2019African National Congress. Alleanza che ha portato il gigante africano a livello internazionale verso un pi\u00f9 stretto rapporto coi BRIC e sul piano interno al proseguimento della \u201crivoluzione democratica nazionale\u201d, in vista di una futura trasformazione economica e sociale del paese. Il secondo indirizzo viene concretamente applicato dalla Lega Operaia del Libano, che unisce marxisti e socialisti arabi, e dal Partito Comunista Libanese, il quale oltre a mantenere relazioni con l\u2019organizzazione sciita Hezbollah, \u00e8 oggi impegnato direttamente nella difesa del proprio paese organizzando gruppi di guerriglieri dislocati al confine con la Siria per prevenire una possibile aggressione da parte dell\u2019ISIS. Un traguardo assolutamente non scontato \u00e8 stato infine raggiunto anche in Israele nel 2015 quando la lista elettorale che univa al suo interno il Partito Comunista di Israele e altri partiti arabi ha ottenuto il 10% dei voti. Un caso speciale \u00e8 quello turco, molto interessante proprio per evitare l\u2019errore di ridurre la forza delle organizzazioni comuniste alla mera contabilit\u00e0 elettorale, dove una altissima soglia di sbarramento al 10% condiziona pesantemente le forze comuniste e del progresso, le quali per\u00f2 non mancano comunque di un certo ancoraggio sociale. Questo \u00e8 il caso de<\/span><span style=\"font-size: small;\">l Partito VATAN, di derivazione maoista, il quale riesce ad esercitare un\u2019egemonia culturale sulla piccola borghesia kemalista attraverso una efficiente struttura organizzativa che comprende: una televisione, un quotidiano e un movimento giovanile anti-imperialista. Allo stesso tempo, molto attivi nel movimento operaio sono invece il Partito della Liberazione Popolare (HKP), che dirige il sindacato dei trasporti Nakliyat-\u0130\u015f legato alla Federazione Sindacale Mondiale, mentre il Partito Comunista (KP) gode di consenso fra il ceto intellettuale e accademico dei grossi centri urbani.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Per rispondere alla questione iniziale, che ha dato poi origine a questa lunga e non definitiva trattazione, pur avendo subito un evidente arretramento dovuto al crollo dell\u2019Unione Sovietica, riteniamo l\u2019affermazione, divenuta ormai senso comune, sulla \u201cfine del comunismo\u201d una visione mistificatoria. ma Possediamo al contrario sufficienti informazioni per dimostrare come ancora molte pagine memorabili potranno essere scritte dai comunisti. La lotta per la trasformazione in senso socialista della realt\u00e0 sta continuando perch\u00e9 come ci ha insegnato Karl Marx:\u201d<\/span> <span style=\"font-size: small;\">I filosofi hanno solo <\/span><em><span style=\"font-size: small;\">interpretato<\/span><\/em><span style=\"font-size: small;\"> il mondo in modi diversi; si tratta per\u00f2 di <\/span><em><span style=\"font-size: small;\">mutarlo<\/span><\/em><em><span style=\"font-size: small;\">\u201d<\/span><\/em><span style=\"font-size: small;\"><em>. <\/em><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><span style=\"font-size: small;\"><em>Fabio Scolari<\/em><\/span><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei principali insegnamenti del filoso tedesco Karl Marx \u00e8 che il dominio economico della borghesia necessita un parallelo dominio culturale. 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