{"id":4257,"date":"2015-10-16T18:36:03","date_gmt":"2015-10-16T18:36:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4257"},"modified":"2017-02-02T02:02:52","modified_gmt":"2017-02-02T02:02:52","slug":"cooperazione-allo-sviluppo-ci-andiamo-noi-civilisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4257","title":{"rendered":"Cooperazione allo sviluppo? Ci andiamo noi civilisti!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">In queste settimane il tema della migrazione \u00e8 stato particolarmente dibattuto, a causa della situazione eccezionale cui sono confrontati i paesi balcanici e dei potenziali effetti che questa potrebbe provocare anche in Svizzera. Al di l\u00e0 delle spropositate reazioni degli ambienti nazionalisti (i quali arrivano a parlare di \u201cinvasione incombente\u201d e di \u201crespingere i migranti senza piet\u00e0\u201d), occorre per\u00f2 notare come anche dalle altre formazioni borghesi non giungano proposte costruttive in grado di modificare sostanzialmente lo stato di cose attuali (ci si trincera dietro ad una concezione molto politically correct della politica migratoria &#8211; \u201csevera ma giusta\u201d &#8211; che \u00e8 in realt\u00e0 priva di qualsiasi strumento concreto ed efficace per fronteggiare la situazione).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciononostante, la Confederazione ha ancora molte frecce al suo arco: da un lato, va fatto notare come la barca non sia ancora piena e come il nostro paese sia ancora in grado di ospitare un gran numero di rifugiati, qualora l&#8217;emergenza presente nei Balcani dovesse iniziare ad interessare i nostri confini. Le strutture pubbliche hanno infatti ancora una certa disponibilit\u00e0 (come testimonia lo stesso Ueli Maurer, il quale ha fatto presente che ben 50&#8217;000 posti siano pronti all&#8217;uso nei centri della protezione civile) e vari singoli privati (famiglie, associazioni, ecc.) &#8211; la cui generosit\u00e0 non deve comunque sopperire ai vuoti lasciati dalla politica e dall&#8217;ente pubblico &#8211; stanno dimostrando di poter (e voler) dare un contributo. D&#8217;altra parte, per quanto l&#8217;assistenza in Svizzera debba venir mantenuta ed estesa, questa non deve e non pu\u00f2 essere il punto centrale della nostra risposta alla questione migratoria: essa deve infatti basarsi principalmente su una politica di cooperazione in loco e di aiuto umanitario che possa contribuire a ristabilire un grado minimo di sicurezza sociale, sanitaria ed alimentare nei paesi d&#8217;origine (o limitrofi) dei migranti (unico vero strumento dissuasivo per evitare lo svilupparsi di ampi e incontrollabili flussi migratori).<\/p>\n<div id=\"tt-wrapperf820b0c\" style=\"text-align: justify;\">In tal senso gli sforzi finanziari della Confederazione a sostegno di progetti umanitari vanno sostenuti e rafforzati, tuttavia occorre riorientare in maniera strutturale e mirata l&#8217;operato della Direzione dello sviluppo e della cooperazione (DEZA). Questa si \u00e8 infatti resa protagonista negli ultimi anni di varie pratiche che come comunisti non possiamo tollerare: sostenendo iniziative \u201cumanitarie\u201d in vari paesi dell&#8217;area ex-sovietica (tra cui anche l&#8217;Ucraina), in Africa e Sud America, la DEZA ha infatti agevolato l&#8217;insediamento e\/o il consolidamento di un sistema neo-coloniale che pregiudica qualsiasi sforzo di emancipazione politico-economica delle zone interessate.<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">A ci\u00f2 si aggiunge la necessit\u00e0 di concepire delle forme alternative di assistenza alle popolazioni in difficolt\u00e0: una di queste potrebbe essere data dai (gi\u00e0 esistenti) programmi di servizio civile all&#8217;estero. Per coloro che scelgono questa alternativa al servizio militare esiste infatti la possibilit\u00e0 di svolgere un impiego nell&#8217;ambito di progetti di aiuto umanitario ma soprattutto di cooperazione allo sviluppo, collaborando in varie regioni del mondo con associazioni attive su questo fronte. Purtroppo l&#8217;accesso a questa interessante opportunit\u00e0 \u00e8 piuttosto difficoltoso, a causa in particolare dei rigidi criteri posti dall&#8217;Organo d&#8217;esecuzione del servizio civile: in primo luogo, occorrerebbe abolire la norma che vieta di impiegare civilisti in iniziative che \u201cformino idee politiche\u201d, dal momento che questa \u00e8 un freno alla mediazione interculturale e vieta di operare in organizzazioni sindacali internazionali. Inoltre per poter svolgere un impiego all&#8217;estero, il civilista deve \u201cpossedere un titolo di formazione professionale, aver svolto almeno due anni di studio universitario o un&#8217;esperienza pluriennale qualificata nel settore\u201d (questo grado di esperienze specifiche porta a prendere in considerazione unicamente giovani che si avvicinano ai 30 anni di et\u00e0, pregiudicando tutti gli altri). Tutto ci\u00f2 \u00e8 estremamente limitante per i giovani interessati come me a questo tipo d&#8217;impiego, tanto pi\u00f9 che i posti disponibili sono piuttosto scarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da parte mia e del Partito Comunista mi auguro perci\u00f2 che le Camere federali valutino quanto prima un&#8217;allentamento delle restrizioni poste ai progetti di impiego all&#8217;estero e che avviino una collaborazione tra l&#8217;Organo d&#8217;esecuzione del servizio civile e la DEZA, la quale dovrebbe farsi portavoce di una visione alternativa di cooperazione internazionale: questa dovrebbe permettere di creare della collaborazioni paritarie di tipo \u201cwin-win\u201d con i paesi emergenti, che possano fungere anche da \u201cprove generali\u201d per dei rapporti economici vantaggiosi per entrambi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Zeno Casella<\/strong>, candidato al Consiglio Nazionale per il Partito Comunista<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In queste settimane il tema della migrazione \u00e8 stato particolarmente dibattuto, a causa della situazione eccezionale cui sono confrontati i paesi balcanici e dei potenziali effetti che questa potrebbe provocare anche in Svizzera. 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