{"id":4054,"date":"2015-08-07T08:07:16","date_gmt":"2015-08-07T08:07:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4054"},"modified":"2016-06-03T12:36:46","modified_gmt":"2016-06-03T12:36:46","slug":"paradiso-cinema-ed-emancipazione-femminile-in-iran","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=4054","title":{"rendered":"Paradiso &#8211; Cinema ed emancipazione femminile in Iran"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_4055\" aria-describedby=\"caption-attachment-4055\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/DORNA-DIBAJ.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-4055\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/DORNA-DIBAJ-300x199.jpg\" alt=\"Dorna Dibaj\" width=\"300\" height=\"199\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4055\" class=\"wp-caption-text\">Dorna Dibaj<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il regista Sina Ataeian Dena, senza alcuna collaborazione o autorizzazione del governo iraniano, ha realizzato il film \u201cParadiso\u201d, con attrice principale la bella e brava Dorna Dibaj, nella parte di una maestra che chiede il trasferimento da una scuola della periferia popolare di Teheran a un quartiere settentrionale della citt\u00e0, dove abitano le persone pi\u00f9 abbienti e lei stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il film ha un evidente e voluto scopo: mostrare, attraverso un sapiente utilizzo degli stereotipi cari all\u2019Occidente, la \u201cviolenza\u201d della societ\u00e0 iraniana contro le donne. Il film si gioca tutto sui soliti pregiudizi, il velo, la religione e, per quanto ridicolo, il fumo, o meglio il diritto delle donne a fumare in pubblico. Spiace davvero che il festival di Locarno si sia prestato a un\u2019operazione cos\u00ec miserevole, ma l\u2019intento di dimostrare che l\u2019Iran sia un inferno e non un paradiso alla fine, nonostante sia esplicitamente dichiarato fotogramma dopo fotogramma nell\u2019orizzontalit\u00e0 immobile della depressione della maestra, naufraga malamente. Anzi il risultato, anche per la bellezza tecnica e formale della pellicola, impreziosita dalla pregevole e ricercata fotografia di Payam Sadegh, \u00e8 esattamente l\u2019opposto, almeno per chi voglia capire e non crogiolarsi in comodi pregiudizi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La noiosa ripetitivit\u00e0 delle raccomandazioni della preside della scuola non sono altro che le stesse parole ripetute da qualunque dirigente scolastico sotto ogni latitudine. Le parole della preside hanno invece infinito valore laddove sottolineano con evidenza come a ciascun bambino e bambina iraniano sia garantito l\u2019accesso all\u2019educazione, comprensivo del diritto allo sport, come la mensa scolastica sia gratuita e garantita a tutte e tutti, come le pene corporali siano state abolite nella scuola grazie all\u2019avvento della Rivoluzione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intento ferocemente malevolo della pellicola ottiene cos\u00ec il suo scopo solo per spettatori ignoranti e superficiali. Forse in Occidente sono la maggioranza, tuttavia credo che molti abbiano capito e capiranno bene la realt\u00e0 iraniana anche grazie a questo film, il quale, avendo offerto degli stereotipi, ma senza forzarli, alla fine si \u00e8 trovato ad ammettere la realt\u00e0, ovvero, che in Iran l\u2019istruzione \u00e8 un diritto assicurato a ogni bambina e a ogni bambino, che le donne lavorano, non solo nella scuola, ma anche in tutti gli altri campi, se ne vedono nel film molte della pubblica amministrazione e comunque rappresentano la met\u00e0 dei medici, un terzo dei dirigenti delle aziende pubbliche e private del paese e il 60% dei laureati. Il film mostra come le donne escano anche la sera da sole e salgano su taxi collettivi insieme a uomini che non conoscono, come la politica internazionale dell\u2019Iran sia dichiaratamente antimperialista, scorrono verso la conclusione del film immagini di Hugo Chavez e di Bashar Assad insieme al presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad. L\u2019Iran e la sua Rivoluzione sono un baluardo contro ogni integralismo, ogni fanatismo e in particolare contro l\u2019estremismo del sedicente stato islamico insediatosi con evidenti complicit\u00e0 internazionali in parte della Siria e dell\u2019Iraq, uno stato in cui lo sgozzamento degli oppositori, la repressione delle donne dentro casa con in pi\u00f9 il divieto del lavoro fuori dalle mura domestiche e la barbarie giuridico-amministrativa sono la quotidianit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Iran certamente non \u00e8 un paradiso, come nessuna nazione al mondo, ma \u00e8 uno spazio di civilt\u00e0 e di rispetto degli esseri umani in un contesto, quello mediorientale, in cui la brutalit\u00e0 e la bestialit\u00e0 sono purtroppo una pratica ordinaria. In Iran le donne, grazie alla Rivoluzione, hanno percorso e stanno percorrendo un cammino di emancipazione di enormi proporzioni, un cammino che anche questo film, nonostante i suoi intenti, \u00e8 costretto ad ammettere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il regista Sina Ataeian Dena, senza alcuna collaborazione o autorizzazione del governo iraniano, ha realizzato il film \u201cParadiso\u201d, con attrice principale la bella e brava Dorna Dibaj, nella parte di una maestra che chiede il trasferimento da una scuola della periferia popolare di Teheran a un quartiere settentrionale della citt\u00e0, dove abitano le persone pi\u00f9 abbienti e lei stessa. Il film ha un evidente e voluto scopo: mostrare, attraverso un sapiente utilizzo degli stereotipi cari all\u2019Occidente, la \u201cviolenza\u201d della societ\u00e0 iraniana contro le donne. 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