{"id":3629,"date":"2014-09-18T00:11:52","date_gmt":"2014-09-18T00:11:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=3629"},"modified":"2016-06-03T13:13:58","modified_gmt":"2016-06-03T13:13:58","slug":"linsuperabile-hockey-sovietico-raccontato-nello-strepitoso-armata-rossa-di-gabe-polsky-presentato-al-19-milano-film-festival","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=3629","title":{"rendered":"L\u2019insuperabile hockey sovietico raccontato nello strepitoso \u201cArmata Rossa\u201d di Gabe Polsky presentato al 19\u00b0 Milano Film Festival"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Gabe Polsky non \u00e8 californiano, come lui stesso chiarisce in uno spassoso frammento alla fine del film, \u00e8 di Chicago, ma \u00e8 un bravissimo regista, il suo documentario dedicato al pi\u00f9 grande giocatore di hockey di tutti i tempi, il sovietico Vja\u010deslav Fetisov, oggi ministro dello sport della Russia e amico di Vladimir Putin, \u00e8 davvero toccante ed emozionante. Certo, a tratti serpeggia lo schema trito e bolso della Guerra Fredda, secondo cui i vincitori occidentali erano i buoni e i comunisti di tutto il mondo i cattivi, ma in fondo proprio questo schema viene ridicolizzato fin dai primi fotogrammi, i quali si aprono con Ronald Reagan che invita i suoi concittadini a vigilare contro il pericolo rosso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il film scava, indaga e racconta non solo la vita e le vicende sportive di Fetisov, ma anche dei suoi compagni di squadra nel CSKA Mosca e tutti insieme titolari nella nazionale che a Sarajevo vince l\u2019oro nelle Olimpiadi invernali del 1984.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/fetisov.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-full wp-image-3630\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2014\/09\/fetisov.jpg\" alt=\"fetisov\" width=\"197\" height=\"250\" \/><\/a>Con Fetisov giocavano Alexej Kasatonov, oggi vicepresidente della CSKA Mosca, Vladimir Krutov, Igor Larionov, Sergei Makarov, il portiere Vladislav Tretjak, oggi deputato e presidente della lega di hockey russa. Questi giocatori hanno rappresentato, per unanime considerazione di tutti gli esperti, la pi\u00f9 grande squadra scesa sul ghiaccio in ogni tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cresciuti nell\u2019amore per la patria sovietica, nell\u2019idea del gioco collettivo, capaci di una coralit\u00e0 che contro il gioco di forza ha imposto nell\u2019hockey la bellezza dei passaggi e delle azioni manovrate, nel crepuscolo gorbacioviano decidono di andare a giocare nella National Hockey League, il campionato binazionale canadese-statunitense, il pi\u00f9 importante campionato del mondo. All\u2019inizio giocano in squadre diverse e perdono, poi un allenatore intelligente come il canadese Scotty Bowman decide di metterli insieme nei Detroit Red Wings e di lasciarli liberi di giocare come vogliono, non impone loro nulla, n\u00e9 schemi, n\u00e9 vincoli. E i sovietici tornano a vincere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il film indugia sulla grande umanit\u00e0 dell\u2019allenatore sovietico Anatolij Tarasov e sulla spietata e ottusa rigidit\u00e0 del suo successore Victor Tichonov, ma in realt\u00e0 \u00e8 il primo a rappresentare i valori socialisti, il secondo \u00e8 un triste epigono del peggior breznevismo, ovvero di quella cultura responsabile del declino del campo socialista mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla fine tuttavia emergono con tutta la passione e il sentimento della verit\u00e0 di una vita di gioie e di sofferenze, anche per sportivi famosi e affermati, due messaggi potentissimi. Il primo \u00e8 che la cultura socialista insegna a lavorare insieme e a essere solidali, a condividere e preoccuparsi degli altri. Il secondo, davvero inaspettato, soprattutto per un documentario di origini statunitensi, \u00e8 un\u2019analisi sincera e precisa degli ultimi vent\u2019anni della Russia, ovvero una dura e irrevocabile condanna della squallida e vergognosa stagione eltsiniana, che ha impoverito i cittadini e promosso disvalori come l\u2019individualismo e l\u2019egoismo e un riconoscimento al governo di Vladimir Putin per essere stato ed essere tutt\u2019oggi capace di impegnarsi per il benessere dei cittadini e promuovere valori di solidariet\u00e0 e di condivisione che affondano le loro radici nel collettivismo sovietico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La 19\u00b0 edizione del Milano Film Festival ha regalato come sempre molti lungometraggi e cortometraggi di grande spessore, confermandosi una certezza tra gli appuntamenti del cinema di qualit\u00e0 mondiale, si potrebbero raccontare molti film, ma su tutti primeggia e merita di essere ricordato lo straordinario \u201cArmata Rossa\u201d di Gabe Polsky.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gabe Polsky non \u00e8 californiano, come lui stesso chiarisce in uno spassoso frammento alla fine del film, \u00e8 di Chicago, ma \u00e8 un bravissimo regista, il suo documentario dedicato al pi\u00f9 grande giocatore di hockey di tutti i tempi, il sovietico Vja\u010deslav Fetisov, oggi ministro dello sport della Russia e amico di Vladimir Putin, \u00e8 davvero toccante ed emozionante. 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