{"id":3069,"date":"2013-09-15T07:20:25","date_gmt":"2013-09-15T07:20:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=3069"},"modified":"2013-09-15T07:20:25","modified_gmt":"2013-09-15T07:20:25","slug":"il-tribunale-penale-internazionale-e-incapace-di-garantire-equilibrio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=3069","title":{"rendered":"Il Tribunale Penale Internazionale \u00e8 incapace di garantire equilibrio"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Le dichiarazioni di Ban Ki Moon a favore di un processo al presidente siriano Assad per \u201ccrimini contro l\u2019umanit\u00e0\u201d rappresentano un ennesimo colpo alla minaccia di intervento armato contro Damasco, ma nello stesso tempo confermano l\u2019atteggiamento pregiudiziale dell\u2019oltranzismo occidentale che vuole per forza di cose Assad responsabile dell\u2019uso di armi chimiche nella guerra che sta lacerando la Siria da oltre due anni. E\u2019 come se Ban Ki Moon, dopo aver preso una posizione non prona alle pretese di Kerry, di Hollande e di una parte almeno della leadership israeliana, volesse ora \u2018riequilibrare\u2019 il suo standing rilanciando in chiave giuridica e \u2018pacifica\u2019 le accuse al governo di Damasco, col fine di destabilizzarlo comunque. Ma il riequilibrio \u00e8 fasullo, e non solo perch\u00e9 Ban Ki Moon ha voluto \u2013 almeno stando al mainstream mediatico \u2013 pre-incriminare il presidente Assad senza nemmeno aver letto la relazione degli ispettori ONU, ma anche e soprattutto perch\u00e9 la sua richiesta presuppone l\u2019esistenza di un organo di \u201cgiustizia internazionale\u201d imparziale e equilibrato, che invece non esiste.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Corte Penale Internazionale, in effetti, a cui secondo il segretario generale dovrebbe essere deferito il presidente siriano, \u00e8 tutto tranne che un organismo capace di garantire equilibrio e terziet\u00e0: al contrario essa, nonostante sia stato salutata come un correttivo utile e necessario della pratica perversa dei Tribunali ad hoc degli anni Novanta che come tali violavano il principio di base di ogni diritto penale \u2013 nullum crimen sine lege \u2013 ha svolto nei fatti, in una struttura giudiziaria diversa \u2013 appunto un Tribunale permanente \u2013 un\u2019attivit\u00e0 giudiziaria di nuovo a senso unico: sempre contro i cosiddetti paesi canaglia , sempre dalla parte del peggiore Occidente, e in particolare dell\u2019estremismo israeliano. Ieri nei Tribunali ad hoc i Serbi e Milosevic, gli Hutu e la loro leadership, o il presidente liberiano Charles Taylor. Oggi il Sudan, e la difesa del regime tutsi del Ruanda. Per non parlare del Libano e del processo Hariri; o dell\u2019incredibile presa di posizione anti-Gheddafi gi\u00e0 nelle prime settimane del conflitto del 2011, assunta dalla CPI sulla base \u2013 attenzione \u2013 non di una inchiesta sul terreno pi\u00f9 volte richiesta dal leader libico, ma dei \u201crapporti\u201d dei mass media internazionali, quelli che si inventavano ribelli uccisi dai soldati al posto di soldati uccisi dai ribelli; fosse comuni al posto di normali cimiteri; o manifestazioni tripoline a favore dei \u2018liberatori\u2019 sbarcati dal mare \u2013 mercenari inglesi e francesi, ribelli \u2013 sulla base di un video che riprendeva s\u00ec una manifestazione di massa, ma con bandiere indiane. Una dimostrazione a New Delhi insomma, e non a Tripoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dossier potrebbe allungarsi: se si riflette sulla quasi nulla attivit\u00e0 della CPI nel Congo orientale invaso dalle truppe ruandesi e segnato da quello che persino Kofi Annan e Emma Bonino definirono alla fine degli anni Novanta come un genocidio \u2013 i massacri di decine di migliaia di profughi hutu o di autoctoni congolesi in una regione ricca di diamanti \u2013 e poi si confronta tale inazione-omissione con l\u2019attivismo frenetico delle stessa Procura de l\u2019Aja contro il legittimo governo di Khartum, non si pu\u00f2 che concludere con un giudizio di sfiducia nella \u201cgiustizia internazionale\u201d. L\u2019attenzionamento contro il presidente sudanese Al Bashar \u00e8 in particolare emblematico: prima l\u2019invenzione di un genocidio descritto a tinte fosche dal sito del Museo dell\u2019Olocausto di New York ma nei fatti inesistente, tanto \u00e8 vero che persino il PG Moreno dovette accontentarsi di un mandato di cattura contro il capo di stato africano rubricato con l\u2019imputazione di \u2018crimini contro l\u2019umanit\u00e0\u2019; poi il credito dato a un solo gruppo dei ribelli darfuriani, quello legato a Al Qaeda e sostenuto da Tel Aviv, senza riflettere sull\u2019accettazione da parte del gruppo maggioritario della guerriglia antigovernativa, del Trattato di pace di Abuja (2006), controfirmato da tutte le principali potenze occidentali e da importanti organismi internazionali: Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Olanda, Norvegia, le Nazioni Unite, l\u2019Unione Africana &#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Aveva forse torto Gheddafi ad accusare i magistrati dell\u2019Aja, nell\u2019agosto 2009, di parzialit\u00e0 e di pratiche eversive? Si potrebbe discutere su questa accusa, ma una cosa \u00e8 certa: la Corte Penale Internazionale va ripensata nelle sue direttrici giurisprudenziali o almeno nella sua struttura, e se non lo si fa, non appare legittimo nessun suo intervento e atto giudiziario in quale sia conflitto nel mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Primo, non dovrebbe poter essere deferito alla CPI nessun capo di stato di un paese che si trovi in conflitto con Stati che non hanno firmato l\u2019accordo del 1998 istitutivo del Tribunale penale dell\u2019Aja: nel caso di Assad, gli Stati Uniti e Israele. Sono proprio loro i nemici della Siria, anche e soprattutto Israele che continua a occupare dal 1967 il Golan, contro diritto internazionale e in violazione di decine di risoluzioni dell\u2019ONU.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci si potrebbe poi porre l\u2019interrogativo se non sia il caso di riflettere sulla deriva del diritto internazionale iniziata con la fine dell\u2019equilibrio conflittuale Est-Ovest, e in particolare con la guerra d\u2019Iraq e la crisi jugoslava dei primi anni Novanta: la no-fly zone anti-Bagdad e il diritto di autodecisione applicato a parti di uno Stato sovrano, hanno in effetti dato il via a una nuova prassi giuridico-internazionalista che attraverso l\u2019invenzione di nuovi istituti \u2013 il principio di ingerenza umanitaria, la responsabilit\u00e0 di protezione dei civili, l\u2019estensione della qualifica di \u2018insorti\u2019 a ribelli interni a un paese membro delle Nazioni Unite, con tutte le conseguenze in tema di riconoscimenti internazionali &#8211; nei fatti stravolgeva l\u2019interpretazione della carta di San Francisco quale applicata dal 1945 al 1991. Una Carta che definiva e definisce il campo di applicazione del diritto internazionale solo nei rapporti tra Stati, e non anche nelle crisi interne agli Stati sovrani; e che delimitava e delimita l\u2019applicazione del principio di autodecisione ai soli Stati coloniali, e non ai loro eredi indipendenti e sovrani, contro i quali le autodecisioni interne sono spesso se non sempre il cavallo di troia di nuove forme di colonialismo militare e economico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Temi complessi, difficili, che forse qualche consesso internazionale (il Movimento dei non allineati?) potrebbe passare al vaglio critico: basti pensare, per comprendere la differenza tra ieri \u2013 l\u2019et\u00e0 della decolonizzazione &#8211; e oggi &#8211; l\u2019epoca della cosiddetta globalizzazione e dei micronazionalismi \u2013 al caso della Nigeria, Un paese scosso da una grave guerra civile dal 1967 al 1970, caratterizzata da un tentativo secessionista degli Ibo, milioni di nigeriani, la seconda megaetnia del paese, che non ebbe seguito e che non trov\u00f2 alcuno spazio nelle risoluzioni dell\u2019Assemblea generale e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite di quegli anni. Apparentemente una realpolitik cinica, quella della vecchia ONU: in realt\u00e0 una prassi che favoriva la distensione e impediva il dilagare di guerre e processi di destrutturazioni degli Stati sovrani, quali oggi insistono nell\u2019Iraq postbaathista, nel Curdistan di fatto \u2018indipendente\u2019, nel Sudan, nella Somalia. Tribalismi e microetnicismi che ove non delimitati nei binari della legittima richiesta di maggiore autonomia dentro lo Stato multietnico unitario, diventano funzionali al soggiogamento dei popoli dei paesi in cui insorgono, al nuovo colonialismo euro-americano. L\u2019atteggiamento della Corte Penale Internazionale in Libia e in Sudan la dice lunga di quale sia invece la nuova \u2018filosofia\u2019 giuridica dei magistrati de L\u2019Aja.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La cui selezione \u00e8 un altro tema chiave da approfondire se si vuole garantire alla CPI un ruolo di effettiva terziet\u00e0 e imparzialit\u00e0 di fronte ai conflitti internazionali. Sicuramente la procedura di nomina di giudici e procuratori del Tribunale penale internazionale \u00e8 ben diversa da quella dei Tribunali ad hoc: chi decide la lista generale dei magistrati non \u00e8 infatti il Consiglio di Sicurezza come nel caso dei Tribunali ad hoc, ma l\u2019Assemblea generale, al cui interno ogni Stato pu\u00f2 proporre due nomi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma a parte un possibile eccesso di discrezionalit\u00e0 dello stesso Consiglio di Sicurezza nella selezione finale della rosa effettiva di giudici e procuratori della Corte, a un altro problema va fatta attenzione, e cio\u00e8 alla necessit\u00e0 di non adottare solo il criterio di nazionalit\u00e0 nella proposizione dei candidati magistrati, ma anche quello di appartenenza religiosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il motivo \u00e8 semplice: viviamo in un\u2019epoca storica in cui a differenza che nel passato, qualsiasi religione pu\u00f2 facilmente raggiungere con gli strumenti mediatici e tecnologici a disposizione, ogni angolo del mondo. Il fenomeno delle migrazioni accresce la multireligiosit\u00e0 di molti stati, in particolare quelli europei. Questo vuol dire che in molti Stati del mondo, convivono o sono comunque presenti molto spesso musulmani, cristiani, ebrei. Cosa succede se applicando il solo criterio di nazionalit\u00e0 \u2013 peraltro leso talvolta dal fenomeno dei doppi passaporti \u2013 risulta nominata una maggioranza di magistrati musulmani, o cristiani o magari ebrei? Il presidente del Tribunale del Ruanda si chiama Mose, il procuratore che ha emesso il mandato di cattura ai danni di Charles Taylor si chiamava David Crane: sono ebrei o di origine ebraica. C\u2019\u00e8 qualche relazione tra questa loro appartenenza (etnico-)religiosa e la loro attivit\u00e0 giudiziaria, tutta pro-tutsi quella del primo (il Ruanda di Kagame \u00e8 ottimo alleato di Israele), e segnata geopoliticamente in modo simile quella del secondo? Questioni delicate, che a parlarne sembra debbano suscitare timori e perplessit\u00e0, ma che invece andrebbero affrontate e risolte: dovrebbe far molta pi\u00f9 paura e suscitare molta pi\u00f9 preoccupazione che Assad \u2013 come gi\u00e0 altri capi di stato non proni alla \u2018legge\u2019 dell\u2019oltranzismo occidentale &#8211; finisca nella rete di questa Corte penale Internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><b><i>Claudio Moffa<\/i><\/b><i>, professore ordinario di <\/i><i>Storia e Istituzioni dei Paesi dell&#8217;Africa e dell&#8217;Asia all\u2019Universit\u00e0 di Teramo<\/i><i><\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le dichiarazioni di Ban Ki Moon a favore di un processo al presidente siriano Assad per \u201ccrimini contro l\u2019umanit\u00e0\u201d rappresentano un ennesimo colpo alla minaccia di intervento armato contro Damasco, ma nello stesso tempo confermano l\u2019atteggiamento pregiudiziale dell\u2019oltranzismo occidentale che vuole per forza di cose Assad responsabile dell\u2019uso di armi chimiche nella guerra che sta lacerando la Siria da oltre due anni. 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