{"id":3004,"date":"2013-08-18T23:08:19","date_gmt":"2013-08-18T23:08:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=3004"},"modified":"2013-08-22T20:22:19","modified_gmt":"2013-08-22T20:22:19","slug":"i-nostri-anni-vendetta-contro-le-brigate-nere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=3004","title":{"rendered":"I nostri anni, vendetta contro le brigate nere"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_2892\" aria-describedby=\"caption-attachment-2892\" style=\"width: 140px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/speranza_amos_2012.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2892 \" alt=\"L'autore\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/speranza_amos_2012-200x300.jpg\" width=\"140\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/speranza_amos_2012-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/speranza_amos_2012-334x500.jpg 334w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/07\/speranza_amos_2012.jpg 427w\" sizes=\"auto, (max-width: 140px) 100vw, 140px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2892\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;autore<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso gli occhi di Alberto e la voce di Natalino (nome di battaglia di Pasquale), partigiani ormai in pensione, ripercorriamo le vicende della Resistenza che li avevano uniti nella lotta negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019intrecciarsi delle sequenze in ospizio, dove Alberto parla poco ma osserva molto, degli stralci d\u2019intervista a Natalino nel casolare in montagna e dei continui e ben congegnati ritorni ai fatti di quegli anni scopriamo una memoria ancora viva, ma calpestata dalla situazione attuale del \u0093\u201dpaese di merda\u201d\u0094 dove \u0093queste cose non interessano pi\u00f9 noi [partigiani ed ex-partigiani], e interessano ancor meno agli altri\u0094.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Natalino ritrover\u00e0 la rabbia e la carica con l\u2019incalzare delle domande, mentre Alberto comincer\u00e0 a fare la conoscenza di un\u2019altro ospite della casa di riposo. Paralitico, con difficolt\u00e0 respiratorie, Umberto si vede dunque riversare addosso una prima carrellata di ricordi: il Grande Torino, lo scudetto rubato del \u201927, il rimontone finito in 7-1 con la Roma, Superga, le giovani leve, \u2026 . Nel percorso di conoscenza reciproca l\u2019apice \u00e8 raggiunto durante un\u2019uscita in montagna, quando visitando una cappella (edificio cui Alberto non \u00e8 mai stato uso) stipata di ex-voto per scampate fucilazioni, allo sfogo di Alberto sulle ignominie compiute dalle truppe repubblichine, Umberto ribatter con un laconico \u0093\u201dera la guerra\u201d, anni bui per tutti\u0094. Da l\u00ec alla folgorante scoperta, il passo \u00e8 breve: l\u2019anziano altri non \u00e8 che l\u2019ufficiale fascista che fece torturare e uccidere i compagni di Alberto e Natalino pi\u00f9 di 50 anni prima.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due amici decideranno quindi, dopo un confronto verbale in cui per la prima volta Alberto abbandona i modi pacati per interpretare un molto pi\u00f9 accorato e teatrale discorso, di procedere alla vendetta eliminando l\u2019ex-capitano delle brigate nere inserendosi armati nella casa di riposo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il viaggio \u00e8 incerto e goffo, mentre la tensione sale, dopo un indesiderabile incontro con i carabinieri gli aspiranti omicidi si trovano confrontati con l\u2019ancora pi\u00f9 inatteso nuovo che avanza: in un pittoresco botta e risposta di mimica facciale il rock irriverente portato di forza dallo stereo a tutto volume di un giovane automobilista diventer\u00e0 la colonna sonora dell\u2019atto conclusivo della vicenda. Raggiunta la casa di riposo, una pistola scivola di tasca e un\u2019infermiera corre a dare l\u2019allarme. Mentre attendono l\u2019ormai inevitabile arresto, \u00e8 ancora Alberto a lanciarsi in un graffiante e gesticolato discorso, la sentenza di condanna per il paralitico ufficiale fascista. Preme il grilletto, due, tre volte, ma il meccanismo non funziona e i nostri vengono condotti in manette verso i titoli di coda. Ma i volti sono distesi, e in un momento di catarsi collettiva anche i partigiani morti sui monti sorridono: lo spirito non \u00e8 stato scalfito, n\u00e9 dagli anni n\u00e9 dallo sfacelo socio-politico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019atmosfera, nell\u2019aspetto della pellicola, \u00e8 ben gestita dal regista Daniele Gaglianone, a ogni tempo narrativo corrisponde un particolare approccio di camera e di lavorazione (\u0093invecchiati\u0094 i flash-back e definiti i primi piani d\u2019intervista). Un accantivante approccio nel sonoro che emerge gi\u00e0 nell\u2019opera prima di Gaglianone (L\u2019orecchio ferito del piccolo capitano, pubblicato cinque anni prima di I nostri anni, nel 1995) contribuisce da ultimo a creare nel complesso un\u2019opera assolutamente coinvolgente e stimolante, utile a non dimenticare e a riflettere su questo fondamentale pezzo di storia italiana ma soprattutto umana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Amos Speranza<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato originariamente su: <a href=\"http:\/\/www.ticinolibero.ch\">TicinoLibero.ch<\/a><\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Attraverso gli occhi di Alberto e la voce di Natalino (nome di battaglia di Pasquale), partigiani ormai in pensione, ripercorriamo le vicende della Resistenza che li avevano uniti nella lotta negli ultimi anni del secondo conflitto mondiale. 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