{"id":2995,"date":"2013-08-18T23:00:08","date_gmt":"2013-08-18T23:00:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2995"},"modified":"2023-08-12T21:33:46","modified_gmt":"2023-08-12T21:33:46","slug":"sangue-probabilmente-i-due-deputati-non-hanno-nemmeno-visto-il-film","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2995","title":{"rendered":"&#8220;Sangue&#8221;&#8230; probabilmente i due deputati non hanno nemmeno visto il film!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 facile comprendere il significato di questo film, e tantomeno scriverne. Uscendo dalla sala si ha l\u2019impressione di aver assistito ad una proiezione piuttosto piatta e pesante nel suo complesso, ma che emotivamente non lascia per nulla indifferenti, in qualsiasi direzione si sviluppino i sentimenti. Pippo Delbono, nel suo ultimo film \u201cSangue\u201d, porta sullo schermo una storia che incrocia il triste e lento distacco che progressivamente si estende con la propria madre malata, e quella di Giovanni Senzani, ex leader delle brigate rosse in Italia, che sta vivendo un distacco analogo a quello dell\u2019amico regista, vista la malattia della compagna Anna. Il sangue del film, contrariamente alle possibili attese, non \u00e8 dunque quello del terrorismo degli anni \u201870 in Italia, bens\u00ec quello delle due donne legate ai due protagonisti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo alla fine del 2011, due amici di lunga data \u2013 Pippo Delbono e Giovanni Senzani \u2013 rispettivamente attore e regista teatrale buddista ed ex-leader delle brigate rosse, si rincontrano dopo che quest\u2019ultimo ha scontato 23 anni di carcere e 5 di condizionale a causa dell\u2019attivit\u00e0 terroristica come brigatista a cavallo tra gli anni \u201970 e \u201880. Dopo essersi ricongiunti dopo molti anni, si ritrovano a condividere una situazione familiare difficile e dura per entrambi. Delbono si trova confrontato con la malattia della madre, maestra di scuola elementare e fervente cattolica militante con un dichiarato odio per i comunisti, manifestato in alcune scene del film tra una preghiera e l\u2019altra. Anna, la moglie di Giovanni, si ammala quasi contemporaneamente alla madre di Pippo, dopo aver pazientemente atteso il ritorno del marito per molti anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante gli sforzi dei due amici, le donne muoiono entrambe a pochi giorni di distanza l\u2019una dall\u2019altra, lasciando i due uomini con un vuoto affettivo difficilmente colmabile. Questa carenza improvvisa d\u2019affetto, fa s\u00ec che i due uomini si ritrovino improvvisamente orfani, indifesi e \u201csenza maschera\u201d, come affermato da Senzani nel film. Il parallelismo corre infine tra i protagonisti e la situazione della citt\u00e0 dell\u2019Aquila, simbolo della decadenza politica che da diversi decenni caratterizza la vicina penisola e che, come i due protagonisti, \u00e8 stata ferita dagli eventi e poi abbandonata da una casta politica si \u00e8 limitata a spacciare promesse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019aspetto cinematografico<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il film, girato interamente con il telefonino da Delbono \u2013 tranne alcune scene con una telecamera che riprende spezzoni del suo spettacolo teatrale \u201cCavalleria Rusticana\u201d \u2013 \u00e8 ovviamente pi\u00f9 difficile da sostenere e scorre meno fluentemente della realizzazione con camera e strumenti tradizionali, tuttavia l\u2019ottima scelta delle musiche in sottofondo contribuisce a renderlo pi\u00f9 fluente. Delbono ha utilizzato in modo proprio questa tecnica di ripresa, in modo tale da creare un\u2019intimit\u00e0 e una forte vicinanza del pubblico lungo il tragitto che sfocer\u00e0 nella perdita personale affettiva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa c\u2019entrano le Brigate Rosse?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pippo Delbono ha aperto la proiezione all\u2019auditorium Fevi chiarendo che il film dispone di un\u2019importante dimensione privata che si mischia con un senso politico. Il film non \u00e8 a suo giudizio n\u00e9 uno psicodramma, n\u00e9 un\u2019opera narcisistica incentrata sulla propria persona, ma intende parlare della realt\u00e0 politica attuale e passata partendo da un\u2019esperienza personale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel mezzo della storia recente dei personaggi, che si sviluppa sul lento distacco di un figlio dalla propria madre e \u2013 anche se pi\u00f9 marginalmente di un uomo dalla propria compagna \u2013 vengono fatti alcuni rimandi in prima persona da parte di Senzani all\u2019esperienza delle Brigate rosse. In un\u2019intervista successiva alla proiezione del film, l\u2019ex leader delle brigate rosse afferma come \u201cSangue\u201d sia un film sui morti che i due amici si portano dentro, quelli che li accompagnano e quelli che si sono lasciati dietro: in qualche modo il percorso del film consente di parlare di vita attraverso la morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli spunti di riflessione politica sul passato delle Brigate rosse sono sostanzialmente nulli nel film, che \u00e8 \u2013 come gi\u00e0 detto \u2013 incentrato sulla fase del lutto dei due uomini. Tuttavia Senzani ricorda nelle battute finali del film l\u2019uccisione di Roberto Peci, compiuta in seguito al tradimento della causa brigatista. Il film non \u00e8 quindi un film sulle Brigate rosse, e non intende dare un giudizio di valore \u2013 anche se Delbono ha rimarcato pi\u00f9 volte la sua totale estraneit\u00e0 alla violenza \u2013 su quella che \u00e8 stata una pagine comunque importante dello sviluppo politico italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I limiti della pellicola<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il principale limite della pellicola \u00e8 la scarsa chiarezza logica con cui essa \u00e8 stata costruita. Come affermato da Delbono stesso in interviste successive alla realizzazione del film, quest\u2019opera \u00e8 stata caratterizzata dagli eventi intercorsi nella vita dei due protagonisti. Dal teorico obiettivo di fondere due diverse visioni del mondo, si \u00e8 arrivati ad affrontare insieme un lutto che ha colpito entrambi. E quest\u2019esperienza, che da un lato apre svariate possibilit\u00e0 tematiche nel confronto tra i protagonisti, \u00e8 finita per diventare l\u2019elemento centrale del film, intorno al quale si sono costruite alcune digressioni sulla realt\u00e0 politica attuale e sul passato di Senzani, che sono \u2013 probabilmente anche per inclinazione ideologica buddista del regista \u2013 elementi che si sono manifestati durante le riprese e che non devono avere per forza un nesso logico e riflessivo con il resto del film (come accade anche per le riprese dello spettacolo \u201cCavalleria Rusticana\u201d dello stesso Delbono). Il pubblico non \u00e8 stato messo dunque in grado di avere tutti gli strumenti necessari per una buona comprensione del lungometraggio, e ci\u00f2 ha causato in seguito diverse polemiche e strascichi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La finta morale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sulle polemiche generate dai giornalisti rimasti scioccati e scandalizzati alla proiezione stampa, che hanno urlato letteralmente il loro dissenso per la scelta di inserire nel film l\u2019ex terrorista, prendendosela in seguito con chi \u00e8 vicino a Senzani per questioni ideologiche \u2013 ma di certo distante dalla lotta armata \u2013 va rimarcato che la scelta di portare sullo schermo un personaggio come Senzani \u00e8 perfettamente legittima, se si ritiene che possa portare un contributo di valore al film. E visto che vige la libert\u00e0 artistica, Delbono ha fatto bene a farlo se lo riteneva importante. L\u2019ex-leader delle Brigate rosse \u00e8 un uomo libero \u2013 che ha scontato la sua pena carceraria \u2013 ed \u00e8 portatore di un\u2019esperienza che ha segnato, nella sua contraddizione, la realt\u00e0 storica italiana e che non pu\u00f2 essere elusa come troppo spesso viene fatto. Mentre ai due deputati del Gran Consiglio ticinese che hanno protestato tramite un atto parlamentare per la scelta del Festival mostrano di non aver probabilmente visto il film, o quanto meno di non averlo assolutamente capito, pertanto sia la richiesta di scuse, cos\u00ec come l\u2019invito a cessare l\u2019attivit\u00e0 di incentivo alla produzione cinematografica da parte della cineteca svizzera e della RSI, sono totalmente ridicole e ingiustificate. E l\u2019immagine Svizzera, unico obiettivo dell\u2019investimento nella cultura secondo i due parlamentari paladini della giustizia, non viene certo rafforzata da sterili polemiche come quella da loro inscenata.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non \u00e8 facile comprendere il significato di questo film, e tantomeno scriverne. Uscendo dalla sala si ha l\u2019impressione di aver assistito ad una proiezione piuttosto piatta e pesante nel suo complesso, ma che emotivamente non lascia per nulla indifferenti, in qualsiasi direzione si sviluppino i sentimenti. 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