{"id":2993,"date":"2013-08-18T22:58:03","date_gmt":"2013-08-18T22:58:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2993"},"modified":"2013-08-22T20:24:47","modified_gmt":"2013-08-22T20:24:47","slug":"larte-del-consenso-dopo-piazzale-loreto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2993","title":{"rendered":"L&#8217;arte del consenso&#8230; dopo Piazzale Loreto"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_2407\" aria-describedby=\"caption-attachment-2407\" style=\"width: 200px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/edo_lugano.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2407\" alt=\"Edoardo Cappelletti, candidato a Lugano\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/edo_lugano-200x300.jpg\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/edo_lugano-200x300.jpg 200w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/01\/edo_lugano.jpg 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2407\" class=\"wp-caption-text\">Edoardo Cappelletti<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 Stuart Mill, capostipite del liberalismo moderno, affermava senza remori che il dispotismo \u00e8 una forma legittima di governo quando si ha a che fare con i barbari. E se nell\u2019antica Roma \u201cbarbaro\u201d era considerato quell\u2019individuo estraneo agli usi e costumi dell\u2019Impero, ecco ripresentarsi sotto il capitalismo una definizione gravida del medesimo potenziale discriminatorio. Un altro illustre filosofo della rivoluzione francese, Emmanuel Siey\u00e8s, sussumeva infatti i barbari a quei disgraziati votati ai lavori faticosi (\u2026), a quell\u2019immensa folla di strumenti bipedi senza libert\u00e0, senza moralit\u00e0 e senza facolt\u00e0 intellettuali, ai quali si sarebbe potuto anche negare la qualifica di uomo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Pays barbare<\/em>\u00a0\u00e8 un documentario che rappresenta questa tradizione liberale, che pur mascherata dalle spoglie autoritarie del fascismo, appartiene al bagaglio culturale delle odierne democrazie. Nel corso della pellicola, usurata nonostante la sua grottesca attualit\u00e0, vengono raccontate le nefandezze perpetrate dall\u2019Italia fascista a danno dei popoli coloniali. Etiopia e Libia diventano cos\u00ec uno spettacolo di asservimento, di umiliazione e di conquista, la cui voce narrante sembra essere incarnata dagli oppressi e dagli espropriati, quasi fosse una malinconica litania. L\u2019incalzante susseguirsi di queste immagini, intercalate da asettici telegrammi del Duce incoraggianti un rapido sterminio dei berberi pi\u00f9 recalcitranti, pare suggerire allo spettatore una semplice domanda: com\u2019\u00e8 stato possibile che ci\u00f2 avvenisse? La risposta si delinea in un esercizio di potere ritenuto proprio del fascismo, per cui alla sottomissione di un popolo straniero deve innanzitutto precedere il soggiogamento del proprio. Temi quali la missione civilizzatrice, l\u2019arretratezza delle colonie e il diritto all\u2019affermazione su di esse divengono quindi funzionali agli interessi di industriali, finanzieri e imprenditori, che vedendo disarticolata larga parte del dissenso trovano cos\u00ec un fondamento ideologico al loro sfruttamento. Il lungometraggio pone conseguentemente in rilievo i risultati della campagna ideologica del fascismo, il quale \u00e8 riuscito a raccogliere anche la tacita approvazione di una certa sinistra che, postulando ieri con Gaetano Salvemini la propria solidariet\u00e0 nazionale solo entro i confini della Patria, si dimostra ancora oggi miope quando appoggia con spirito umanitario i pi\u00f9 spietati interventi dell\u2019imperialismo. In questa orwelliana fabbrica del consenso, gli stessi soldati intenti a bombardare con gas e armi chimiche i civili inermi non sono definiti n\u00e9 perversi, n\u00e9 sadici, ma parte integrante di una totalitaria normalit\u00e0 spaventosa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ciononostante, c\u2019\u00e8 chi \u00e8 ancora oggi convinto che questa fabbrica del consenso, questa macchina di formazione della cultura e delle opinioni, non abbia smesso di funzionare dopo Piazzale Loreto. Al contrario, un sistema di pacifica violenza sulla mente dell\u2019individuo ha rappresentato per gli anni a venire lo strumento pi\u00f9 economico per assicurare l\u2019autoconservazione della societ\u00e0; anni per i quali i registi si dichiarano inquieti e sui quali interrogano, nelle ultime battute, il telespettatore. Ebbene, se all\u2019Iraq che non conosceva la democrazia \u00e8 toccata la fame; all\u2019Afghanistan che non ha incontrato la civilt\u00e0 il fucile; al primitivo medioriente i bombardamenti sotto gli occhi dell\u2019opinione pubblica, sarebbe d\u2019altronde difficile dare loro torto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Edoardo Cappelletti<\/strong><\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><strong>Questo articolo \u00e8 stato pubblicato originariamente su:\u00a0<a href=\"http:\/\/www.ticinolibero.ch\"><span style=\"color: #ff0000;\">TicinoLibero.ch<\/span><\/a><\/strong><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Gi\u00e0 Stuart Mill, capostipite del liberalismo moderno, affermava senza remori che il dispotismo \u00e8 una forma legittima di governo quando si ha a che fare con i barbari. 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