{"id":2986,"date":"2013-08-18T22:48:45","date_gmt":"2013-08-18T22:48:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2986"},"modified":"2013-08-18T22:48:45","modified_gmt":"2013-08-18T22:48:45","slug":"zone-umide-larte-non-e-estetismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2986","title":{"rendered":"Zone umide: l&#8217;arte non \u00e8 estetismo"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_2572\" aria-describedby=\"caption-attachment-2572\" style=\"width: 154px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Foto-Aris.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-2572 \" alt=\"L'autore Aris Della Fontana\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/02\/Foto-Aris.jpg\" width=\"154\" height=\"192\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2572\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;autore<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Devo ammettere che inizialmente avrei voluto commentare un\u2019altra pellicola. Tuttavia l\u2019insensato ostracismo di cui \u00e8 stato vittima Feuchtgebiete ha fatto sorgere in me \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 un moto di solidariet\u00e0. Ho sentito la necessit\u00e0 impellente di mettere alcune cose in chiaro, di porre delle contro-tendenze rispetto ad una liquidazione cos\u00ec superficiale. Il lavoro del regista tedesco David F. Wnendt ha suscitato \u2013 in Ticino pi\u00f9 che nel resto della Svizzera \u2013 un\u2019enormit\u00e0 di reazioni, per la maggior parte aspramente critiche: stando a questa fascia maggioritaria di commentatori si \u00e8 trattato di un vero e proprio scandalo che ha oltrepassato la soglia del pudore. Non \u00e8 mancata neppure la dimensione istituzionale: infatti un politico nostrano (che \u2013 tra l\u2019altro \u2013 ogni anno, ad agosto, immancabilmente, assume le vesti di censore incorruttibile), ha voluto far presente il suo ribrezzo verso le performance veicolate nella pellicola.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il fatto che nell\u2019opera cinematografica il discorso filmico sia stato inventato dal regista (e, prima, in modalit\u00e0 romanzesche da Charlotte Roche) sembrerebbe apparentemente una constatazione superflua. Tuttavia ci\u00f2 ci permette di introdurre una dimensione d\u2019analisi incentrata sul messaggio (o sui messaggi) che coloro che hanno dato forma all\u2019opera volevano comunicarci. Concepire il realismo come categoria di totale storicit\u00e0 \u2013 cio\u00e8 in modo non astratto, l\u2019arte come lettura dinamica e creativa (quindi non naturalistica) della realt\u00e0 storica e delle esperienze umane che vi si raccolgono, ci permette di disporre delle premesse necessarie alla comprensione del messaggio contenuto nell\u2019opera d\u2019arte. Insomma, una pratica realista che si esplica attraverso la messa in evidenza dell\u2019elemento ideologico che l\u2019artista ha la volont\u00e0 di elaborare di fronte al contatto critico-dialettico con quanto si trova di fronte nella realt\u00e0 quotidiana. Ed \u00e8 dunque la ricognizione dalla dimensione dell\u2019esperienza umana a quella dell\u2019elaborazione intellettuale, e pi\u00f9 precisamente il fatto di \u00abdecifrare la realt\u00e0 a fini di orientamento pratico\u00bb (Sanguineti), che ci permette di cogliere l\u2019elemento specificatamente ideologico che l\u2019artista ha voluto proporci. Ed \u00e8 soprattutto in base a queste premesse che fermarsi allo stadio epidermico dell\u2019immagine senza (cercare di) procedere ad un\u2019indagine che accerti le cause che ne delineano i tratti restringe gli orizzonti di comprensione e, di fatto, impedisce di approdare all\u2019essenza di quanto ci troviamo di fronte. Immergersi nelle logiche che governano una data produzione artistica, scandagliarne i fondali, \u00e8 un\u2019operazione metodologicamente e gnoseologicamente irrinunciabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Peraltro, anche l\u2019esagerazione e l\u2019iperbole (raggiunte \u2013 forse \u2013 in alcune scene) fanno parte delle risorse del realismo di matrice novecentesca, in qualsivoglia campo artistico, e costituiscono \u2013 assieme alla pi\u00f9 complessiva dimensione del surrealismo \u2013 lo spartiacque con il naturalismo ottocentesco. Attraverso l\u2019integrazione (anche strutturale) di piani di rappresentazione non forzatamente speculari e fedeli alla realt\u00e0 effettuale del periodo descritto, prende forma un progetto artistico che si vuole realista nel momento in cui circostanze, fatti e questioni che concernono un determinato tessuto geografico-temporale vengono \u2013 indirettamente \u2013 fatte emergere. Insomma, il dato per cos\u00ec dire fantastico pu\u00f2, a tutti gli effetti, proiettare lo stato di cose di un determinato contesto. Con un\u2019opera come il Il Fu Mattia Pascal (che certo non \u00e8 il manifesto artistico di una prassi che si vuole fededegna alla realt\u00e0 effettuale) Luigi Pirandello non volle forse sollevare tutta una serie di problematiche che effettivamente caratterizzavano la condizione della societ\u00e0 in via di massificazione d\u2019inizio Novecento?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il film \u2013 \u00e8 vero \u2013 veicola immagini crude, decisamente spinte. Tale constatazione, tuttavia, a livello analitico, non pu\u00f2 e non deve essere l\u2019approdo definitivo: si perderebbero di vista le coordinate qualificanti, ci\u00f2 che effettivamente conta. Per entrare in dialogo con il regista, per capire quello che ci vuole dire \u2013 o, almeno, per provarci \u2013 \u00e8 necessario approfondire l\u2019architettura della pellicola e della realt\u00e0 che essa vuole racchiudere. Solo in questo modo di procedere potremo comparare linearmente la crudezza dei contenuti alla gravit\u00e0 dei vissuto individuale. (Sarebbe assurdo pensare di sollevare, con una buona performance comunicativa, problemi ritenuti gravi attraverso immagini caratterizzate da un gradazione temperata).<\/p>\n<figure id=\"attachment_2988\" aria-describedby=\"caption-attachment-2988\" style=\"width: 300px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/foto-75.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-2988\" alt=\"L'attrice Carla Juri con Max Ay, segretario del PC\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/foto-75-300x224.jpg\" width=\"300\" height=\"224\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/foto-75-300x224.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/foto-75-768x574.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/foto-75-1024x765.jpg 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/foto-75-480x359.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/foto-75-669x500.jpg 669w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2988\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;attrice Carla Juri con Max Ay del Partito Comunista<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concependo l\u2019esperienza del corpo come una coordinata da inserire in una prospettiva storica (e quindi non esclusivamente naturale) possiamo estrarre valenze comunicative anche dalla dimensione erotica, dal simbolismo insito nelle espressione pi\u00f9 profondamente corporali (in stretta connessione con i meccanismi psicologici e importanti per la psicoanalisi). Appare evidente che in una pellicola come questa una tale operazione \u00e8 preminente: eludere le pulsioni erotico-sessuali, non inserirle in un apparato di lettura organico (cio\u00e8 \u2013 piaccia o meno \u2013 conferirvi il giusto peso come componenti della realt\u00e0 di un dato soggetto storico) \u2013 tipico di una cultura sublimante e censoria \u2013 \u00e8, invece, penalizzante sotto diversi aspetti. Il corpo, in questo caso, si fa portatore \u2013 attraverso la trasgressione, lo smarcarsi dai modelli tradizionali \u2013 di un\u2019istanza dinamicamente problematica. Il corpo si fa parola, grido d\u2019aiuto, realismo allo stato puro. Ed \u00e8 proprio in Helen che la centralit\u00e0, sproporzionatamente ossessiva e morbosa del corpo, delle pulsioni libidiche, esplicita le gravi lacune delle restanti dimensioni, di tutto ci\u00f2 che \u00e8 extra-erotico. Carla Juri (bella quanto brava) l\u2019ha detto a chiare lettere: la protagonista \u00abvive un grande dolore e ha una grande mancanza, che ha cercato di ignorare. Per questo fa tutte queste cose\u00bb. Ed \u00e8 dunque partendo dalle lacune esistenziali, dalla mancanza di punti di riferimento e di fiducia in se stessi, dalla mancata individuazione di un proprio ruolo nella societ\u00e0, che va letta la crisi esistenziale di Helen e la conseguente reazione trasgressiva. Rifiutare le avventure scabrose di Helen equivale a non voler vedere le luce (in questo caso altamente problematica) che le proietta, la questione di cui sono rispecchiamento creativo. Significa chiudere gli occhi. Concretamente \u2013 oggigiorno \u2013 significa ignorare l\u2019esistenza di situazioni sostanzialmente gravi legate al disagio di una considerevole frazione della nostra societ\u00e0. L\u2019arte \u2013 a differenza di quello che vorrebbero alcuni benpensanti \u2013 non pu\u00f2 irrigidirsi in istanze plasticistiche, in una pratica di cosmesi fine a se stessa: essa deve essere in grado di presentarsi come megafono delle infinite sfaccettature di cui la realt\u00e0 si compone, anche e soprattuto quando ad essere protagoniste sono circostanze particolarmente tragiche.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso concreto, la condizione di disagio da cui \u00e8 caratterizzata la giovane vita di Helen, ha ingenerato \u2013 nella sua architettura psicologica \u2013 tutta una galassia di opzioni sessuali che assolvono il compito di riempire lacune sostanzialmente esistenziali. Solo risalendo la fonte, cio\u00e8 andando alla radice delle problematiche \u00e8 possibile inserire queste immagini sparse, solo apparentemente caotiche, in una lettura organica che possa configurarsi come spaccato della realt\u00e0. Ecco che in questo modo tutto \u2013 verrebbe da dire magicamente \u2013 assume maggiore senso. Le struggenti contraddizioni del nucleo famigliare si sommano ad una schiera di ulteriori circostanze negative, determinando nell\u2019adolescente il maturare di problematiche che \u2013 lasciate a s\u00e9 stesse, non medicate \u2013 sono state foriere di evoluzioni viziose. Le mancanze, le lacune valoriali, formative (sintomatica l\u2019antitesi dinamica fra l\u2019insegnamento della diffidenza perenne nell\u2019ambito dei rapporti sociali \u2013 echeggia ancora, in tal senso, la scena in cui il \u201cnon fidarti di nessuno\u201d \u00e8 manifesto programmatico dell\u2019intera educazione materna \u2013 e la voracit\u00e0 nichilistica con cui, concretamente, Helen caratterizzer\u00e0 i rapporti con coloro che gli stanno attorno) e affettive, l\u2019insicurezza costante di chi non pu\u00f2 contare su punti fermi di riferimento, sviluppano nel soggetto una reazione che s\u2019incentra sulla volont\u00e0 di trasgredire (sessualmente e socialmente).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quest\u2019opera cinematografica \u2013 pur raffigurando un caso singolo, in cui la crisi dell\u2019istituzione famigliare (che in Zone Umide \u00e8 un\u2019etichetta formale che non esiste realmente e che Helen cerca invano di ricomporre) si sovrappone esplosivamente alle lacune delle istituzioni scolastiche, assenti in modo clamoroso quanto significativo nell\u2019economia della pellicola \u2013 si \u00e8 fatta interprete del vissuto di una fascia particolare quanto importante della nostra societ\u00e0: l\u2019immensa galassia dei disadattati (a cui \u2013 peraltro \u2013 lo scandalo \u201cperbenista\u201d e \u201cperfettino\u201d dei \u201cnormali\u201d non fa ne caldo ne freddo). Le immagini della corporeit\u00e0 quotidiana di Helen e la sua dimensione psicologicamente morbosa sono un manifesto originale della condizione di coloro i quali hanno un rapporto profondamente tribolato con la societ\u00e0 e dimidiato con s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I problemi che ci circondano vanno accettati. Si tratta di uno stadio irrinunciabile all\u2019interno di ogni processo di risoluzione. Si tratta di comprendere la realt\u00e0. In tal senso gli schemi mentali dei cosiddetti \u201cbigotti\u201d sono proprio imperniati sulla stretta reciprocit\u00e0 tra il rifiuto dell\u2019immagine (la rappresentazione \u201cscenica\u201d del problema) e il rifiuto del problema a essa correlato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, al disagio, alla complessit\u00e0 dei vissuti, alla \u201cbruttezza\u201d (per dirla con Carla Juri), non si risponde con reazioni offese e scandalizzate (le quali altro non sono che la traduzione di una condanna moralista), ma con l\u2019individuazione dei problemi e con la conseguente prevenzione.<\/p>\n<div>\u00a0<em><strong>Aris Della Fontana<\/strong><\/em><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Devo ammettere che inizialmente avrei voluto commentare un\u2019altra pellicola. Tuttavia l\u2019insensato ostracismo di cui \u00e8 stato vittima Feuchtgebiete ha fatto sorgere in me \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 un moto di solidariet\u00e0. 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