{"id":2972,"date":"2013-08-16T12:50:21","date_gmt":"2013-08-16T12:50:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2972"},"modified":"2019-08-11T00:27:47","modified_gmt":"2019-08-11T00:27:47","slug":"la-rivoluzione-portoghese-raccontata-dagli-svizzeri-niente-capitani-e-zero-comunisti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2972","title":{"rendered":"La rivoluzione portoghese raccontata dagli svizzeri: niente capitani e zero comunisti!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/bus_ssr.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-2973\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/bus_ssr.jpg\" alt=\"bus_ssr\" width=\"282\" height=\"212\" \/><\/a>Oggi, forse, ancora qualcuno nel nostro Paese sa che il 25 aprile \u00e8 il giorno che, nel 1945, sanc\u00ec la Liberazione dell\u2019Italia dal fascismo. In pochi, per\u00f2, ricordano \u2013 anche perch\u00e9 a scuola ci si guarda bene dall\u2019insegnarlo con il dovuto approfondimento \u2013 che lo stesso giorno del 1974, in Portogallo, un movimento di giovani militari animato da valori anti-colonialisti e anti-fascisti concretizzava le aspirazioni del popolo portoghese soggiogato da quasi mezzo secolo dal regime fascista fondato da <strong>Antonio Salazar<\/strong> e retto a quel momento da <strong>Marcelo Caetano<\/strong>.<\/p>\n<h2><b>L\u2019alibi della cooperazione allo sviluppo<\/b><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ondes.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-2974\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ondes-212x300.jpg\" alt=\"ondes\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ondes-212x300.jpg 212w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ondes-768x1086.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ondes-724x1024.jpg 724w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ondes-480x679.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/ondes-353x500.jpg 353w\" sizes=\"auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a>Il regime del cosiddetto \u201cEstado Novo\u201d, autoritario e reazionario, si basava sul pilastro della sicurezza interna, \u201cgarantita\u201d dalla PIDE, la temuta polizia politica, che il film \u201cLes grande ondes (\u00e0 l\u2019ouest)\u201d del regista svizzero <strong>Lionel Baier<\/strong> sbeffeggia gi\u00e0 nelle prime riprese in terra lusitana. Un film, questo presentato in prima mondiale sulla Piazza Grande di Locarno, sicuramente divertente ma non per questo privo di importantissimi spunti di riflessione, anche riferiti alla realt\u00e0 elvetica, alle sue tradizioni e istituzioni, a partire dai mass-media. E proprio una troupe radiofonica romanda \u00e8 protagonista dell\u2019intera vicenda: partiti verso il Portogallo per esaltare (su ordine del Consiglio federale!) quello che appare come un mediocre e ridicolo aiuto allo sviluppo elvetico alla periferia di Lisbona, si ritrovano immersi nel processo rivoluzionario dei Capitani d\u2019Aprile.<\/p>\n<h2><b>Non c\u2019\u00e8 niente di neutrale<\/b><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come ogni pellicola, quella del regista Baier non \u00e8 assolutamente neutrale. E per fortuna: guai a chi pretende di essere super partes, non \u00e8 nelle umane condizioni esserlo; che ne prendano buona nota tanti saccenti professoroni. Ed \u00e8 proprio su questo aspetto che va focalizzata la recensione, poich\u00e9 se nel complesso la storia narrata \u00e8 piacevole e meritevole di attenzione, non \u00e8 possibile come spettatori impegnati, e non come banali fruitori consumistici di cinema, non cogliere le forzature politiche presenti nella pellicola.<\/p>\n<h2><b>I comunisti non devono esistere<\/b><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/pcp_aprile.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-2975\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/pcp_aprile.jpg\" alt=\"pcp_aprile\" width=\"194\" height=\"259\" \/><\/a>Sul finale del lungometraggio appare il Portogallo di oggi: fa bella mostra di s\u00e9 un manifesto elettorale del \u201cBloco de Esquerda\u201d, il partito socialista di sinistra sorto nel 1999, che alle ultime elezioni politiche ha raggiunto il 5,2%. Senza voler nulla togliere a questo movimento che merita anche la nostra stima di comunisti, risulta perlomeno strano che sia esso l\u2019unico partito politico che appaia nel film, togliendo di mezzo l\u2019altra grande forza di sinistra portoghese, lo storico PCP marxista-leninista che non solo raggiunge oggi l\u20198% elettorale, ma che dispone di un radicamento sul territorio nazionale infinitamente maggiore del Bloco e che, nel 1974, nel movimento rivoluzionario esisteva sul serio! Una svista? Forse, ma in tutto il film si ha l\u2019impressione che i comunisti e le loro istanze non debbano mai emergere. Non vogliamo poi discutere di tutti i passaggi in cui la Rivoluzione viene dipinta quasi come momento di espressione libertina orientata alla liberazione sessuale che, per quanto divertente, poco ha di affine alla realt\u00e0. La voglia di emancipazione sociale delle fasce popolari che si riconoscevano nel Partito Comunista Portoghese \u00e8 del tutto assente, sottomessa al clich\u00e9 secondo cui quel movimento vertesse solo e soltanto sulla conquista della democrazia liberale e dei diritti civili, negando di fatto il carattere di classe della lotta del \u201974, che invece era presente.<\/p>\n<h2><b>I garofani sono solo socialdemocratici<\/b><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/portugal_25abril1974.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2976 alignright\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/portugal_25abril1974-214x300.jpg\" alt=\"portugal_25abril1974\" width=\"193\" height=\"270\" \/><\/a>Niente viene detto sui Capitani d\u2019Aprile o sui vari loro esponenti. <strong>Vasco Gon\u00e7alves<\/strong> e <strong>Otelo de Carvalho<\/strong>, per citarne solo due, semplicemente non esistono! Anzi: l\u2019ufficiale che appare in una scena (anche piuttosto simpatica) ha tutta l\u2019aria dello sprovveduto. Solo un leader politico emerge da questo strano 25 aprile 1974: <strong>Mario Soares<\/strong>, capo della Socialdemocrazia gi\u00e0 fortemente orientata al compromesso coi borghesi, dipinto quasi fosse l\u2019unico vero dissidente del regime salazarista. Di <strong>Alvaro Cunhal<\/strong>, segretario generale del PCP che fu condannato a trent\u2019anni di carcere in quanto filo-sovietico e che trascorse ampia parte della sua vita in clandestinit\u00e0 dopo essere evaso dal carcere militare nel 1960, non vi \u00e8 traccia: eppure fu ministro durante il governo di transizione democratica e nel 1979 la coalizione da lui guidata sfior\u00f2 il 20%: la Rivoluzione dei Garofani, insomma, viene qui ridotta al solo Soares.<\/p>\n<h2><b>L\u2019immancabile riferimento all\u2019Est<\/b><\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine il paragone storico del tutto fuori luogo non poteva mancare: la Rivoluzione dei Garofani avrebbe dato il l\u00e0 al processo di liberazione dei paesi &#8230;dell\u2019Europa dell\u2019Est. Cos\u00ec spiega la voce fuori campo di Pel\u00e9, il ragazzo della storia, ormai diventato adulto. Ci preme sottolineare che il crollo del Muro di Berlino avverr\u00e0 ben 15 anni pi\u00f9 tardi ed esattamente ad opera di un\u2019area politica ben diversa da quella che egemonizzava il discorso a Lisbona! Si tratta insomma un collegamento che non regge e che in ogni senso appare forzato. Fra i fautori del processo rivoluzionario portoghese, infatti, vi erano proprio i governi dei paesi del socialismo reale, che avevano non solo dato rifugio ad alcuni dei protagonisti del \u201974, ma la cui politica anti-colonialista combaciava con la rivendicazione del Movimento delle Forze Armate che rovesciarono Marcelo Caetano. Non si tratta, sia chiaro, di banalizzare i fatti del 1989 e men che meno vogliamo idealizzare il socialismo reale, ma cercare in ogni modo e in ogni occasione di equiparare il comunismo (sia esso quello del periodo staliniano, sia esso quello gorbacioviano) con il fascismo (sia esso quello nazista o quello dell\u2019\u201cEstado Novo\u201d) \u00e8 un abominio dal punto di vista storico e politico: un tentativo di strumentalizzare tutto ideologicamente, in funzione di una visione univoca della realt\u00e0, nella quale si demonizza tutti coloro che si pongono al di fuori della tradizione liberal-democratica, che assurge cos\u00ec a \u201cpensiero unico\u201d (e come tale davvero \u201ctotalitario\u201d).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><b><i>Massimiliano Ay<\/i><\/b><i>, membro della redazione di #politicanuova<\/i><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi, forse, ancora qualcuno nel nostro Paese sa che il 25 aprile \u00e8 il giorno che, nel 1945, sanc\u00ec la Liberazione dell\u2019Italia dal fascismo. 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