{"id":2947,"date":"2013-08-12T12:00:19","date_gmt":"2013-08-12T12:00:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2947"},"modified":"2013-08-12T12:20:04","modified_gmt":"2013-08-12T12:20:04","slug":"qui-non-siamo-in-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2947","title":{"rendered":"&#8220;Qui non siamo in democrazia&#8221;"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_2950\" aria-describedby=\"caption-attachment-2950\" style=\"width: 158px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/andrea_ghisletta.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-2950 \" alt=\"L'autore\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/andrea_ghisletta-225x300.jpg\" width=\"158\" height=\"210\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/andrea_ghisletta-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/andrea_ghisletta-480x640.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/andrea_ghisletta-375x500.jpg 375w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/08\/andrea_ghisletta.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 158px) 100vw, 158px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2950\" class=\"wp-caption-text\">L&#8217;autore<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi chiamo Andrea, ho 19 anni e sono un cittadino svizzero. Nel corso dell\u2019ultimo anno ho trascorso gran parte del mio tempo presso la Confederazione, dapprima con il servizio militare, in seguito come civilista. Intendo ora condividere la mia esperienza, allo scopo di portare una testimonianza il pi\u00f9 attendibile possibile su questi due mondi, cercando di filtrare la mia personale opinione politica, ma non potendo fare a meno di fornire una focalizzazione degli eventi dal mio specifico punto di vista. \u00c8 importante anche premettere che il dibattito nel quale si inserisce questa dichiarazione, quello riguardante la votazione per l\u2019abolizione della leva obbligatoria, concerne un contesto politico-economico molto ampio, del quale questo inserto non \u00e8 che un tassello.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il primo passo decisivo per tracciare la via del proprio contributo \u00e8 la scelta che si compie durante il periodo di reclutamento. Una volta dichiarato abile fisicamente e psicologicamente viene il momento della scelta tra servizio militare e civile. Mi ritengo una persona piuttosto sensibile agli avvenimenti politico-militari e disdegno l\u2019intervento bellico destinato al raggiungimento di obiettivi prettamente strategici. D\u2019altro canto il servizio militare pu\u00f2 essere svolto anche nella modalit\u00e0 \u201csenz\u2019arma\u201d e in funzioni che prediligono l\u2019aspetto del soccorso a quello marziale. Inoltre il servizio militare ha una durata inferiore a quello civile (1\/1,5) e in un paese neutrale (anche se il concetto di \u201cneutrale\u201d \u00e8 pi\u00f9 che opinabile) e democratico come il nostro, la pressione che si mette sui militi \u00e8 molto inferiore a quella presente in Stati dove la tensione \u00e8 pi\u00f9 alta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con la speranza di acquisire nuove conoscenze e di partecipare nella maniera pi\u00f9 utile ed opportuna allo sviluppo del Paese, scelsi la via del servizio militare nella funzione di soldato di salvataggio, funzione che pu\u00f2 essere sollecitata anche in assenza di conflitti armati, come nel caso di una catastrofe naturale (terremoti, incendi, forti piogge), e che fornisce nozioni utili anche nella vita quotidiana. Mi illudevo che l\u2019organizzazione e i metodi militari, in Svizzera, nel 2012, si distanziassero con decisione dalla gestione frustrata, spesso assurda e incoerente, che vige in gran parte dell\u2019immaginario popolare a proposito dell\u2019istituzione grigioverde ed ero deciso ad appurare con i miei occhi lo stato delle cose prima di esprimermi sull\u2019argomento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Portati a termine quattro mesi previsti per la scuola reclute, non posso purtroppo che dover confermare la pessima fama che l\u2019esercito si porta appresso. Spesso confrontato con situazioni al di l\u00e0 di ogni rigore logico o lontanamente democratico, condotte da superiori frustrati da una vita civile che non ha portato loro l\u2019affermazione sperata e che abusano del potere conferitogli da gradi distribuiti per mancanza di aspiranti, pi\u00f9 che per meriti oggettivi, posso affermare senza ombra di dubbio che in divisa ho trascorso la stagione pi\u00f9 lunga, improduttiva e collerica della mia vita intera. Oltre ai limiti logici, si \u00e8 confrontati con un sistema dall\u2019organizzazione scadente, dalle convenzioni insensate e dalla burocrazia ancestrale, che, unite alla bassa motivazione di gran parte delle reclute, contribuiscono a creare un clima basato sul ricatto, iracondo e sterile di risultati. Un sistema caratterizzato dalla (ripida e) intransigibile ascendenza(arroganza, prepotenza) del potere, nei quali si distinguono gli individui pi\u00f9 sottomessi e servili.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La frase che chiudeva il power point d\u2019accoglienza del capitano, giusto per farci capire in che ambiente avremmo passato i quattro mesi seguenti, titolava prepotentemente: \u201cQui non siamo in democrazia\u201d. Tanto per portare un esempio tra molti a conferma di questa affermazione si pu\u00f2 ricordare la prassi che, in mancanza di volontari candidati all\u2019avanzamento, permette ai superiori di costringere , secondo una clausola che passa inosservata nelle giornate di informazione e reclutamento, le reclute alla promozione, con le conseguenze temporali, fisiche e psicologiche che essa comporta. E ancora: cerimonie certamente non irrinunciabili; lavori e sforzi contro ogni indicazione medica (sotto il sole cocente, senza alcuna forma di stretching o prevenzione; gli svenimenti erano all\u2019ordine della settimana); addirittura una recluta ticinese (invero gi\u00e0 psicologicamente instabile, che sarebbe dovuta essere palesemente scartata al reclutamento) che, portata allo stremo della condizione psicologica, venne ricoverata all\u2019OSC-CPC di Mendrisio dopo una crisi. L\u2019amarezza pi\u00f9 grande che l\u2019esperienza militare richiama alla mia mente non riguarda per\u00f2 le peggiori condizioni climatiche, il sonno mancato o gli sforzi compiuti, ma piuttosto tutta la rabbia presa per l\u2019incoerenza, l\u2019irrazionalit\u00e0 e l\u2019ingiustizia di quell\u2019ambiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I punti positivi sono pochi, minimi di fronte all\u2019immenso baratro di raziocinio che quotidianamente accompagnava le nostre giornate: i solidi rapporti che si vennero a creare con i commilitoni, impreziositi dallo spirito di solidariet\u00e0 che lega le persone che condividono gli sforzi quotidiani e che si aiutano reciprocamente; alcune apprezzabili nozioni di carattere tecnico e umano, pagate per\u00f2 a caro prezzo. La mia sensazione \u00e8 che la funzione, fondamentale e indispensabile, del salvataggio necessiti un aggiornamento nell\u2019approccio, nel confronto e nella gestione dell\u2019istruzione e dell\u2019applicazione sul campo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dati quindi lo svolgersi degli eventi e la volont\u00e0 di sottrarsi a tali rigidi meccanismi, decisi passare al servizio civile, con la speranza di trovare un ambiente nel quale prevalesse il senno, nel quale la ragione precedesse l\u2019ordine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come civilista ho lavorato per tre mesi in un ostello della giovent\u00f9, in cucina, alla manutenzione dello stabile e in r\u00e9ception. Un lavoro comunque impegnativo, lontano dalle mie aspirazioni di attivit\u00e0 ideale, ma al quale riuscii ad applicarmi con degna motivazione, per via dell\u2019ambiente pi\u00f9 sereno, organizzato e delle decisioni mediate tra capo e dipendenti. Trovandosi l\u2019ostello nel canton Sciaffusa, il mio turno era programmato in modo che potessi tornare in Ticino ogni due settimane e tra collaboratori ci si veniva incontro gestendo gli orari secondo le rispettive necessit\u00e0, senza alcun rallentamento burocratico. Sebbene si trattasse di un lavoro di routine, ho potuto acquisire competenze utili anche nella vita di tutti i giorni e, finito l\u2019orario di lavoro, potevo dedicarmi liberamente ai miei hobby senza confini n\u00e9 bruschi richiami all\u2019attivit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Credo per\u00f2 che l\u2019argomento pi\u00f9 positivo del servizio civile, unitamente alla conduzione di una realt\u00e0 basata sul rispetto reciproco e sulla ragione, sia stata l\u2019impressione di fare qualcosa di effettivamente utile, che corrisponde ai nostri sforzi un beneficio percepibile e appagante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se volessimo sintetizzare con pochi aggettivi questi due mondi, separati dal solo bivio del reclutamento il confronto sarebbe imbarazzante: dalla subordinazione alla collaborazione, dal caos all\u2019organizzazione, dall\u2019insensatezza alla buonsenso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Andrea Ghisletta<\/strong><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi chiamo Andrea, ho 19 anni e sono un cittadino svizzero. 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