{"id":291,"date":"2009-11-30T23:29:07","date_gmt":"2009-11-30T23:29:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=291"},"modified":"2018-02-25T01:36:08","modified_gmt":"2018-02-25T01:36:08","slug":"per-una-critica-costruttiva-del-movimento-universitario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=291","title":{"rendered":"Per una critica costruttiva del movimento universitario"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/education.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-292\" title=\"education\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2010\/10\/education.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"138\" \/><\/a>BERNA &#8211; Il movimento \u00e8 stato grande, in parte inaspettato, e per la realt\u00e0 svizzera di notevole entit\u00e0, anche nei numeri. Se Losanna era stata occupata ancora nel 1997, a Ginevra e a Berna agitazioni simili sono da ricercare pi\u00f9 indietro nel tempo. L&#8217;ultima occupazione all&#8217;Universit\u00e0 di Zurigo era nel gennaio 2003, io stesso collaboravo nei picchetti, ma oggettivamente non vi era allora sufficiente consenso e preparazione della base e l&#8217;azione non ebbe un grande risalto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da allora \u00e8 cambiato molto nel mondo accademico, basti pensare all&#8217;implementazione della riforma di Bologna. Tuttavia le rivendicazioni sono in fondo le stesse. Nel 2003 si lottava contro l&#8217;aumento delle rette, oggi anche; nel 2003 si lottava contro la presenza negli organi direttivi di ateneo di dirigenti delle multinazionali, oggi anche; nel 2003 si avvertiva dei problemi che la riforma di Bologna avrebbe comportato, oggi che Bologna ha conquistato la Svizzera si d\u00e0 ragione alla generazione di allora. Quest&#8217;anno abbiamo vissuto assemblee piene e partecipate, un movimento che senza dubbio per la realt\u00e0 elvetica va annoverato fra i movimenti di massa nei quali i comunisti non potevano essere meri spettatori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A Berna, i giovani comunisti sono stati non solo attivi nel servizio di sicurezza ma anche nell&#8217;elaborazione attiva delle posizioni operando nelle commissioni assembleari e prendendo la parola nei plenum, hanno cio\u00e8 rotto, finalmente, con la tradizione che spesso ha caratterizzato il Partito del Lavoro, e cio\u00e8 di essere semplice retroguardia dei movimenti spontanei.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ancora molto lavoro c&#8217;\u00e8 da fare per\u00f2 per poter essere in grado di offrire al movimento una direzione politica sicura: quello che abbiamo visto \u00e8 un defilarsi delle organizzazioni studentesche ufficiali (a maggioranza socialiste), incapaci di vedere un palmo al di l\u00e0 dell&#8217;istituzionalismo, lasciando cos\u00ec campo libero a &#8220;leaderucoli&#8221; autoproclamati (che per\u00f2, naturalmente, agiscono nel nome della &#8220;democrazia di base&#8221;), privi spesso di senso politico (nonch\u00e9 con serie difficolt\u00e0 a stabilire le priorit\u00e0 e a parlare con le persone &#8211; securini, studenti spoliticizzati, giornalisti &#8211; al di fuori della propria cerchia). Provenienti nella migliore delle ipotesi da gruppuscoli estremisti e, nella peggiore, &#8220;individualit\u00e0 anarchiche&#8221; incapaci per loro natura di costruire un discorso di massa e collettivo, essi sono propensi invece all&#8217;avventurismo che va a finire nel vuoto, nonostante &#8211; grazie alla demagogia idealista che utilizzano &#8211; possano in una prima fase entusiasmare la base.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I limiti di questo movimento sono presto detti: la mancanza di una organizzazione sindacale studentesca stabile a livello nazionale, ma anche a livello di ateneo, ha permesso il sorgere spesso di un&#8217;egemonia spontaneista nelle modalit\u00e0 organizzative e persino nelle rivendicazioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il consenso lo si ottiene con rivendicazioni concrete e pragmatiche sentite dalla maggioranza, dopodich\u00e9 si pu\u00f2 procedere all&#8217;analisi sociale della situazione (e cio\u00e8 una critica al capitalismo come causa fondamentale dei problemi universitari) qualora la base si dimostri avanzata (e in parte, nel caso concreto, lo era). Ma questo solo una volta consolidata l&#8217;unit\u00e0 studentesca e dunque l&#8217;occupazione, non fine a se stessa, ma come strumento capace di ottenere risultati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Scaraventare invece l&#8217;analisi ideologica alla prima assemblea generale ancora prima di aver stabilito le rivendicazioni sindacali significa due cose: o ingenuit\u00e0 oppure disfattismo estremista, di coloro cio\u00e8 che, frustrati dal fatto che la rivoluzione non sia ancora giunta, cercano di avere almeno per un po&#8217; l&#8217;attenzione della base glorificando quello che altro non \u00e8 che una modalit\u00e0 di lavoro &#8220;gruppettara&#8221; che svanisce necessariamente come un fuoco di paglia.\u00a0Una linea di massa completamente sbagliata in molti casi, insomma, che ha reso alcuni momenti assembleari quasi delle realt\u00e0 auto-referenziali e che ha costituito forse la lacuna pi\u00f9 grave di questo movimento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va per\u00f2 detto, a onor del vero, che queste situazioni sono state anche riconosciute dagli studenti stessi e in parte sono state corrette nel corso dell&#8217;occupazione. Non cos\u00ec invece \u00e8 andata a Basilea, dove il movimento si \u00e8 soffocato da solo in breve tempo, e non molto meglio \u00e8 la situazione bernese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pur nelle contraddizioni \u00e8 stato un movimento sociale ampio e che ha permesso agli studenti di ritrovare un protagonismo che da anni mancava. Sar\u00e0 per\u00f2 determinante che i comunisti si sviluppino come presenza sul territorio e si facciano riconoscere dalla base come punti di riferimento. Ricordando sempre che i comunisti, a differenza di alcuni dei &#8220;leaderucoli&#8221; di cui sopra, devono parlare alla &#8220;gente normale&#8221;, a quegli studenti cio\u00e8 che, pur interessati dal discorso di fondo, si sentivano spaesati vedendo la gente esprimere il proprio consenso girando i palmi delle mani un paio di volte secondo la modalit\u00e0 di &#8220;voto&#8221; anarchica, che rendeva il tutto una pagliacciata. Oppure che, dopo due ore di discussione sul &#8220;metodo con cui prendere le decisioni&#8221;, ritenessero di avere di meglio da fare. O ancora che, dopo un&#8217;ora di litigio sul fatto che fra le rivendicazioni studentesche fosse o meno necessario aggiungere un paragrafo contro la &#8220;societ\u00e0 patriarcale&#8221; o il &#8220;veganismo&#8221;, si rendevano conto che si trattava di discussioni estemporanee, del tutto lontane dalla proprio realt\u00e0 di studente (ma anche di studente-lavoratore) e dunque se ne disinteressavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per questa ragione i giovani comunisti attivi nel milieu accademico hanno fatto bene a diffondere un volantino con rivendicazioni concrete e l&#8217;ipotesi di creare un vero e serio sindacato studentesco in alternativa al solenne &#8220;casino&#8221; che troppi studenti hanno percepito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>BERNA &#8211; Il movimento \u00e8 stato grande, in parte inaspettato, e per la realt\u00e0 svizzera di notevole entit\u00e0, anche nei numeri. 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