{"id":2306,"date":"2012-12-09T18:57:55","date_gmt":"2012-12-09T18:57:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2306"},"modified":"2012-12-09T22:25:00","modified_gmt":"2012-12-09T22:25:00","slug":"una-conferenza-di-giorgio-gattei-sulla-crisi-economica-fa-il-giro-ditalia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2306","title":{"rendered":"Una conferenza di Giorgio Gattei sulla crisi economica fa il giro d&#8217;Italia"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/VicoloCiecoCapitale.gif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-2307\" title=\"VicoloCiecoCapitale\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/VicoloCiecoCapitale-210x300.gif\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/VicoloCiecoCapitale-210x300.gif 210w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/VicoloCiecoCapitale.gif 400w\" sizes=\"auto, (max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a>In diverse citt\u00e0 italiane \u00e8 in corso una campagna di discussione e confronto che prende spunto dalla presentazione del volume \u201cIl vicolo cieco del capitale. A che punto \u00e8 la crisi sistemica?\u201d, una pubblicazione che raccoglie le relazioni presentate al forum promosso dalla <em>Rete dei Comunisti<\/em> tenutosi a Napoli nel luglio scorso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo scorso mercoled\u00ec 28 dicembre \u00e9 toccato alla citt\u00e0 di Bologna accogliere questo evento. Attraverso le relazioni di <strong>Giorgio Gattei<\/strong>, professore di storia del pensiero economico presso l&#8217;Universit\u00e0 di Bologna e di <strong>Luciano Vasapollo<\/strong>, professore di Analisi Dati di Economia Applicata all\u2019Universit\u00e0 \u00abLa Sapienza\u00bb di Roma, un folto pubblico ha potuto affrontare e approfondire la questione della crisi economica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo primo articolo verr\u00e0 presentato l&#8217;intervento del professor Gattei, il quale si \u00e9 occupato di eseguire una diagnosi della profonda impasse in cui l&#8217;Italia \u2013 assieme a molti altri stati mediterranei &#8211; \u00e9 immersa. Una situazione che \u00e9 molto pi\u00f9 difficile da risolvere rispetto alla crisi economica del 1929 poich\u00e9 attualmente \u2013 dato l&#8217;ordinamento globalizzato in cui ci troviamo a vivere \u2013 le potenziali politiche nazionali vengono decisamente spiazzate.\u00a0Gattei ha iniziato la propria relazione illustrando le tre strategie di fuoriuscita dalla crisi che in questi tempi sono state evocate dai diversi soggetti istituzionali ed economici interni al capitale: in primo luogo il traghettamento dell&#8217;Euro verso un percorso di apprezzamento che spiazzerebbe il dollaro e porrebbe le basi affinch\u00e9 la valuta europea diventi moneta di riserva mondiale; in secondo luogo il percorso inverso, ovvero la forte svalutazione dell&#8217;Euro, il cui maggiore beneficio sarebbe costituito dal fatto che le merci europee avrebbero le chanches per essere maggiormente competitive; in terzo luogo \u2013 la soluzione che sta emergendo \u2013 la creazione di due valute europee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il capitale impegnato in lotte esterne ed interne; i lavoratori subiscono e stanno a guardare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/gattei.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-2308\" title=\"gattei\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/gattei-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"180\" height=\"135\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/gattei-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/12\/gattei.jpg 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 180px) 100vw, 180px\" \/><\/a>Sembra strano: stiamo assistendo ad un confronto duro e serrato eppure i lavoratori sembrano essersi messi da parte (o \u2013 quantomeno \u2013 non esprimono quella incisivit\u00e0 combattiva che sarebbe auspicabile nel momento in cui si verificano tali aspri attacchi al mondo del lavoro su scala nazione e sovra-nazionale). Un altro conflitto \u00e9 comunque presente e percettibile e si svolge all&#8217;interno dello stesso fronte, quello del capitale, tra due parti, quella finanziaria e quella industriale.<br \/>\nNella fattispecie assistiamo a un confronto tra creditori e debitori. Queste due condizioni si collegano ad una dimensione geografica ben precisa che va inscritta nella dimensione Europea, nella quale vi sono macro-aree sostanzialmente debitrici ed altre sostanzialmente creditrici. L&#8217;Italia \u2013 assieme agli altri PIIGS, simpatico e tristemente azzeccato acronimo coniato per definire tutti quei paesi (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) caratterizzati da precari livelli dei conti pubblici che si uniscono ad una scarsa competitivit\u00e0 sul mercato internazionale &#8211; si trova in debito. I nostri maiali sono vieppi\u00f9 accomunati da una bilancia commerciale costantemente in rosso. Tale condizione non risale tuttavia a tempi remoti, bens\u00ec \u00e9 legata indissolubilmente ad uno scenario ben definito: il progetto di integrazione europeo e specificatamente l&#8217;introduzione di una valuta comune (Euro) alle nazioni aderenti. I dati mostrano con efficacia come l&#8217;Italia abbia subito una forte contrazione delle esportazioni al momento dell&#8217;entrata in vigore di tale nuova valuta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il ruolo nefasto della moneta unica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/no-euro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1901\" title=\"no-euro\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/no-euro-298x300.jpg\" alt=\"\" width=\"179\" height=\"180\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/no-euro-298x300.jpg 298w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/no-euro-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/no-euro-36x36.jpg 36w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/no-euro-115x115.jpg 115w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/06\/no-euro.jpg 430w\" sizes=\"auto, (max-width: 179px) 100vw, 179px\" \/><\/a>I motivi di questa regressione commerciale sono presto spiegati: con l&#8217;Euro non \u00e9 possibile effettuare delle svalutazioni competitive e dunque la battaglia tra le diverse merci nazionali si gioca maggiormente sul rapporto tra qualit\u00e0 e prezzo. L&#8217;indebitamento sovrano dei paesi mediterranei non \u00e8 dunque l\u2019effetto di governi eccessivamente spendaccioni, bens\u00ec del mal riuscito amalgama, all\u2019interno dell\u2019Unione Monetaria Europea, di economie nazionali organicamente difformi per capacit\u00e0 di produzione e, soprattutto, di esportazione \u2013 e questo proprio quando la moneta unica toglieva ai paesi in deficit commerciale la possibilit\u00e0 di adottare \u201csvalutazioni competitive\u201d della propria moneta per pareggiare i conti con l\u2019estero, come era stato il caso della svalutazione della lira nel 1992.<br \/>\nUn&#8217;economia ad alto valore aggiunto come quella germanica non ha alcun concorrente quando sono assenti vincoli protezionistici (i quali nelle nazioni aderenti all&#8217;Organizzazione mondiale del commercio non sono attuabili) e strumenti di politica monetaria nazionale. E cos\u00ec, gli Euro con cui l&#8217;Italia e gli altri stati mediterranei hanno pagato quote maggiorate di importazione riappaiono sotto-forma di credito \u2013 conseguente all&#8217;acquisto di titoli del debito pubblico \u2013 da parte della Germania. Tuttavia, se lo scompenso della bilancia commerciale \u00e8 stato pagato dai \u201cmaiali\u201d in moneta comune, essi se la sono vista restituire in cambio di titoli dei loro debiti sovrani cos\u00ec da lucrare interessi fino al loro rimborso. E il circolo vizioso si avvita quando le aziende che permangono sul territorio vanno in contro a scenari di chiusura (si pensi alla Tyssen Group e all&#8217;Ilva): la desertificazione produttiva, la meggiornificazione si rivelano come le definizioni pi\u00f9 calzanti per descrivere il cammino affrontato da queste aree periferiche (\u00e9 palese, per quanto riguarda la specificit\u00e0 italiana, come non sia possibile sostenere l&#8217;economia nazionale con il lusso, il celeberrimo made in Italy: \u00e9 invece necessario disporre di un&#8217;industria che metta sul mercato quantit\u00e0 considerevoli di prodotti di massa). E, con il peggiorare della situazione, di fronte alle trattative relativa al rinnovo del debito, l&#8217;unica possibilit\u00e0 per continuare a fruire del sostegno finanziario tedesco \u00e9 quella di accettare un aumento dello spread.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Germania impone il Fiscal Compact<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D&#8217;altro canto, nel caso fosse dichiarato il default dei \u201cmaiali\u201d, uno stato come la Germania, che possiede i titoli di questi stati, si troverebbe con quella loro parte di portafoglio inesigibile e andrebbe in contro ad un declassamento ad opera delle agenzie di rating che si tradurrebbe nella perdita della \u201ctripla A\u201d. In questo potenziale frangente, per difendere la massima valutazione del proprio debito sovrano, la Germania ha imposto ai \u201cmaiali\u201d di non far scherzi e di obbligarsi a ripagare i loro creditori senza esitazioni.\u00a0Tutto ci\u00f2 attraverso l\u2019accordo di Fiscal Compact sottoscritto dai governi europei nel marzo 2012 poi passato alla ratifica dei parlamenti nazionali. La \u201cfilosofia\u201d del fiscal compact \u2013 secondo Gattei &#8211; \u00e8 presto detta: \u201cse lo spread peggiora la situazione finanziaria dei bilanci pubblici dei paesi \u201cmaiali\u201d minacciandone il default, il rimedio sta nel rimborsare la pi\u00f9 parte del debito sovrano esistente vincolandosi contemporaneamente a non accenderne pi\u00f9 altro\u201d. Il Fiscal Compact \u2013 che non \u00e9 stato assunto dall&#8217;opinione pubblica secondo le reali e gravi conseguenze che potrebbe avere nel contesto socio-economico italiano \u2013 ruota attorno a due cardini. In primo luogo il bilancio dello stato dovr\u00e0 essere obbligatoriamente in pareggio e ci\u00f2 sar\u00e0 realizzato attraverso una stretta sul deficit. In tal senso \u00e9 stato stabilito che, nel caso (sperabile) in cui lo stato effettuasse delle spese, esse dovranno essere completamente coperte dal gettito fiscale. E \u00absiccome tra le spese sono compresi pure gli interessi da pagare sul debito esistente, i governi si obbligano a realizzare un avanzo di bilancio primario, che \u00e8 il saldo positivo d\u2019imposte e tasse sulle spese statali. Se cos\u00ec non verrebbero pi\u00f9 contratti nuovi debiti, per quelli vecchi che fare? Qui interviene il secondo vincolo che prevede il rientro in vent\u2019anni della parte di debito eccedente il 60% del PIL, che \u00e8 la percentuale originariamente prevista dagli accordi di Maastricht. Allo scopo di capire l\u2019entit\u00e0 dello sforzo finanziario richiesto ai paesi \u201cmaiali\u201d, si consideri il caso dell\u2019Italia: a fronte di un debito pubblico che sfiora i 2000 miliardi di euro (120% del PIL), in vent\u2019anni lo si dovrebbe ridurre della met\u00e0 a colpi di 50 miliardi all\u2019anno (50&#215;20 = 1000). Ma considerando che ci sono anche gli interessi dai pagare sul debito esistente (sebbene in diminuzione per la riduzione progressiva del suo ammontare), si stima la necessit\u00e0 di un avanzo primario di 65 miliardi di euro all\u2019anno da coprirsi con l\u2019imposizione fiscale anche in assenza di qualsiasi spesa pubblica\u00bb. Un cotale gap di partenza (quando si dice partire con il piede giusto!) \u00e9 la garanzia pi\u00f9 solida e certa del taglio al welfare. In questi frangenti, il fatto che venga addirittura nominato un pro-console che giudichi i progetti di legge sul bilancio nella condizione di rifiutare quelli che denotano lontani sentori d&#8217;indebitamento pubblico, rende alquanto bene l&#8217;idea circa la sostanziale perdita di capacit\u00e0 parlamentare dello stato nazionale di fronte ai diktat di un&#8217;entit\u00e0 sovranazionale come l&#8217;Unione Europea (UE). E se Wolfgang Sch\u00e4uble, Ministro delle Finanze tedesco, profeta della cosiddetta austerit\u00e0 espansionistica, persevera nel ribadire che i piani di austerit\u00e0 non creeranno recessione bens\u00ec sviluppo, pure il Fondo Monetario Internazionale (FMI), dopo un&#8217;iniziale dichiarazione circa gli effetti positivi della stretta di bilancio (cio\u00e8 dell&#8217;austerit\u00e0), ha dovuto rivedere le proprie stime.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La Germania si incastra<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E se i paesi mediterranei \u2013 data la recessione viziosa in cui sono affogati, aggravata dai piani di austerit\u00e0 che deprimono la domanda \u2013 non importano pi\u00f9 nella misura in cui lo facevano nel passato, la situazione si ritorce anche contro la stessa Germania, che si trova privata di un&#8217;area da irrorare con i propri prodotti d&#8217;esportazione. Si sono incastrati da soli: \u00e9 la fine del gioco e urge, per questo paese, individuare una strategia valutaria e commerciale alternativa sul medio-lungo periodo. In tal senso, se pu\u00f2 correttamente apparire non decisivo il fatto che Angela Merkel sia corsa pi\u00f9 volte a Pechino per concordare contratti d\u2019esportazione con la Cina (in ragione del fatto che questo paese si sta progressivamente concentrando sullo sviluppo di un solido mercato interno e quindi non dovrebbe voler assorbire le merci germaniche), Gattei \u2013 citando una recente notizia \u2013 ricorda che la Bundesbank ha reso nota l&#8217;intenzione di inventariare le proprie riserve d&#8217;oro sparse in giro per il mondo. La maggior parte di queste sono custodite negli Usa. Al fine di accertarne il valore \u2013 come fece De Gaulle che, non potendo dormire sonni tranquilli, nel 1965 ordin\u00f2 a una nave della marina di attraversare l\u2019Atlantico per recuperare 150 milioni di dollari in oro custoditi nei caveaux della Fed di New York e trasferirli nella Banque de France a Parigi- ne saranno importate 50 tonnellate all&#8217;anno. Queste importanti riserve potranno e dovranno fungere da sostegno alla nuova moneta (Neuro, ossia l\u2019euro del Nord) che \u2013 in lotta valutaria con il dollaro nell\u2019accaparramento del risparmio alle diverse scadenze debitorie del 2012 &#8211; Germania e altri paesi (principalmente nordici) adotteranno. Abbandonando al suo destino una Unione Monetaria fallimentare allo scopo di riprendersi una piena sovranit\u00e0 monetaria, la Germania, separandosi dai paesi \u201cmaiali\u201d, potrebbe esprimere il proprio debito sovrano in marchi o in altra moneta (Neuro). Se da un lato vi potr\u00e0 essere una perdita di competitivit\u00e0 per quanto concerne l&#8217;export, dall&#8217;altro, questa area valutaria, non dovr\u00e0 sobbarcarsi il salvataggio dei paesi mediterranei e garantir\u00e0 la valutazione \u201ca tripla A\u201d per la Germania. Affaire \u00e0 suivre&#8230;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Aris Della Fontana<\/strong>, coordinatore della Giovent\u00f9 Comunista della Svizzera Italiana<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In diverse citt\u00e0 italiane \u00e8 in corso una campagna di discussione e confronto che prende spunto dalla presentazione del volume \u201cIl vicolo cieco del capitale. A che punto \u00e8 la crisi sistemica?\u201d, una pubblicazione che raccoglie le relazioni presentate al forum promosso dalla Rete dei Comunisti tenutosi a Napoli nel luglio scorso. Lo scorso mercoled\u00ec 28 dicembre \u00e9 toccato alla citt\u00e0 di Bologna accogliere questo evento. Attraverso le relazioni di Giorgio Gattei, professore di storia del pensiero economico presso l&#8217;Universit\u00e0 di Bologna e di Luciano Vasapollo, professore di Analisi Dati di Economia Applicata all\u2019Universit\u00e0 \u00abLa Sapienza\u00bb di Roma, un folto<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-2306","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-economia-e-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2306","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2306"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2306\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2311,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/2306\/revisions\/2311"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2306"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=2306"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=2306"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=2306"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}