{"id":2134,"date":"2012-09-28T23:11:19","date_gmt":"2012-09-28T23:11:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2134"},"modified":"2012-09-28T23:12:44","modified_gmt":"2012-09-28T23:12:44","slug":"spending-review-in-italia-chi-perde-e-chi-ci-guadagna","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2134","title":{"rendered":"&#8220;Spending Review&#8221; in Italia, chi perde e chi ci guadagna"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: center;\"><strong>SPENDING REVIEW: CHI PERDE<\/strong><\/p>\n<figure id=\"attachment_2135\" aria-describedby=\"caption-attachment-2135\" style=\"width: 208px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/ay_moro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2135   \" title=\"ay_moro\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/ay_moro.jpg\" alt=\"\" width=\"208\" height=\"139\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/ay_moro.jpg 960w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/ay_moro-300x201.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 208px) 100vw, 208px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2135\" class=\"wp-caption-text\">Il segretario del Partito Comunista ticinese Max Ay con l&#39;autore Domenico Moro<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il decreto legge 95 del 2012 prevede la riduzione della spesa pubblica di 26 miliardi in tre anni, di cui 4,5 nel 2012, 10,5 nel 2013 e 11 nel 2014. Per raggiungere questo obiettivo il governo Monti ha predisposto una spending review, che nell\u2019intenzione dovrebbe favorire tagli non lineari ma selettivi, in modo da mantenere inalterato il servizio erogato dalla P.A. La spending review prevede l\u2019intervento su varie direttrici: la soppressione di enti, il tetto allo stipendio dei manager pubblici, le procedure d\u2019acquisto per ridurre i costi di beni e servizi, il riordino degli enti territoriali, la dismissione di immobili dello stato e la riduzione del personale. L\u2019aspetto sicuramente pi\u00f9 grave della spending review \u00e8 la riduzione del personale statale. Il 25 settembre \u00e8 stata adottata la circolare firmata da Patroni Griffi, il ministro della P. A. La riduzione prevista \u00e8 del 20% sul costo delle dotazioni organiche del personale dirigente e del 10% del personale non dirigente, in pratica decine di migliaia di persone. La gestione verr\u00e0 centralizzata presso il Dipartimento della Funzione pubblica. Le singole amministrazioni dovranno inviare le proposte di tagli entro il 28 settembre (enti pubblici e agenzie) e il 4 ottobre (amministrazione dello stato). Entro il 31 dicembre 2012 verranno quantificati i tagli e comunicata agli interessati la data di cessazione del rapporto di lavoro. Il Dpcm che metter\u00e0 in mobilit\u00e0 i dipendenti \u00e8 previsto entro il 31 marzo 2013, mentre entro il 31 maggio 2013 \u00e8 prevista l\u2019individuazione del personale da collocare in part time. Il provvedimento interesser\u00e0 tutto il personale pubblico con l\u2019eccezione del comparto sicurezza, il personale operativo operante nei presso gli uffici giudiziari e il personale della magistratura. I tagli si scaricheranno quindi sul personale delle Forze Armate, che passer\u00e0 dai 190mila ai 170mila, come previsto da tempo dal Ministero della Difesa, allo scopo di drenare maggiori risorse verso l\u2019acquisto di sistemi d\u2019arma tecnologicamente avanzati e costosi. Il maggiore impatto in termini di tagli, per\u00f2, si avr\u00e0 soprattutto su enti di ricerca, scuola, universit\u00e0, e sanit\u00e0, che rappresentano la quota maggiore dei dipendenti pubblici e dei servizi principali erogati dallo Stato alla collettivit\u00e0. Alla scuola verranno sottratti 360 milioni e verranno tagliati 15mila posti di lavoro. Il taglio ai trasferimenti statali a enti e Universit\u00e0 sar\u00e0, rispetto al 2010, del 5% nel 2012 e del 10% nel 2013. All\u2019Universit\u00e0 i tagli ai trasferimenti statali produrranno un aumento delle tasse universitarie per i fuoricorso, che ammontano al 40% degli iscritti. Per quanto riguarda la sanit\u00e0 si prevede uno riduzione dello standard di posti letto, che produrr\u00e0 un taglio di 7mila posti letto entro novembre, e per i prossimi tre anni tagli per 17 miliardi con un aumento dei ticket per 3 miliardi e l\u2019innalzamento della fiscalit\u00e0 locale. \u00a0Quindi, il grosso dei tagli \u00a0non si realizzer\u00e0 sugli stipendi degli alti manager pubblici, per i quali il tetto \u00e8 previsto a ben 300mila euro, n\u00e9 con misure come la riduzione delle auto blu, molto di moda nell\u2019ultimo periodo, ma che rispetto al totale delle spese rappresenta noccioline. Il vero risparmio si realizzer\u00e0 con \u00a0i tagli al welfare state, che non permetteranno di mantenere il servizio inalterato. A perderci con la spending review sar\u00e0 da una parte l\u2019occupazione, che, sia con la messa in mobilit\u00e0 che con il blocco del turn over nel pubblico, aggraver\u00e0 una situazione che nel privato \u00e8 gi\u00e0 disastrosa. Dall\u2019altra, sar\u00e0 fortemente ridotta l\u2019universalit\u00e0 del servizio pubblico, in due settori come la scuola e l\u2019Universit\u00e0 e la sanit\u00e0, che sono decisivi nello sviluppo del Paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><strong>SPENDING REVIEW: CHI GUADAGNA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A guadagnare dalla spending review sar\u00e0 soprattutto l\u2019impresa privata. Questo avverr\u00e0 in diversi modi. In primo luogo, l\u2019introduzione per la prima volta delle procedure di mobilit\u00e0 nel pubblico impiego italiano daranno un ulteriore colpo al mercato del lavoro. Infatti, il pubblico impiego era rimasto l\u2019unico settore in cui le misure di liberalizzazione del mercato del lavoro avevano avuto un impatto ancora debole, malgrado i contratti precari vi siano molto diffusi. Il concetto che anche il posto pubblico a tempo indeterminato \u00e8 a rischio rappresenta non certo un incentivo alla maggiore efficienza della P.A. ma un ulteriore indebolimento della forza negoziale del lavoro. Del resto, l\u2019introduzione di nuovi sistemi di valutazione della produttivit\u00e0 dei dipendenti pubblici, uno degli obiettivi dichiarati della spending review, \u00e8 stata rapidamente messa da parte per la mancanza di disponibilit\u00e0 di risorse da parte del governo. In secondo luogo, l\u2019indebolimento ulteriore della sanit\u00e0 e della scuola pubblica favoriscono la crescita della presenza del privato in questi settori mentre la riallocazione della spesa militare dal personale agli strumenti favorir\u00e0 l\u2019industria militare. In terzo luogo, i tagli nella P.A. renderanno disponibili risorse per quello che Confindustria chiede da tempo, cio\u00e8 la riduzione delle tasse alle imprese. Recentemente Squinzi, presidente della Confindustria, ha reiterato la richiesta dell\u2019aumento della detassazione e della decontribuzione dei premi aziendali allo scopo di favorire il collegamento dei salari alla produttivit\u00e0. A questo tipo di misure si aggiungono, come richiesto recentemente dalla Fiat, anche gli incentivi all\u2019export. Ma l\u2019obiettivo principale \u00e8 la riduzione, meglio ancora l\u2019abolizione, dell\u2019Irap, un obiettivo storico di Confindustria. Visto che l\u2019Irap non \u00e8 propriamente una tassa, ma contiene la parte del salario indiretta che va a pagare l\u2019assistenza sanitaria e altre spese previdenziali, i tagli alla sanit\u00e0 rappresentano la base per tagliarla o ridurla, cosa che del resto \u00e8 in parte gi\u00e0 avvenuta. Lo stesso Giavazzi, cui il governo aveva affidato parte della ricerca sulla spending review, parla nel suo rapporto della possibilit\u00e0 di riduzione della pressione fiscale sulle imprese solo con una drastica riduzione della spesa pubblica. In realt\u00e0, i tagli previsti da Giavazzi sono, a giudizio dei tecnici del Tesoro, al di sotto di quello che sarebbe necessario, cio\u00e8 6-6,5 miliardi, per evitare un ulteriore aumento del 2% dell\u2019Iva. La \u201cfase due\u201d della spending review prevista dal governo prevede un ulteriore aumento dei risparmi attesi da 3-3,5 miliardi a pi\u00f9 di 4 miliardi. Dunque, mentre le imposte indirette, quelle che gravano di pi\u00f9 su chi \u00e8 pi\u00f9 povero come l\u2019Iva e le accise sui carburanti, sono aumentate e rischiano di aumentare ancora, le imposte sulle imprese vengono tagliate e gli incentivi aumentati. Infine, la dismissione degli immobili pubblici rappresenta un ulteriore aspetto negativo della spending review per due ragioni. In primo luogo, perch\u00e9 storicamente gli incassi da simili alienazioni sono risultati ben al di sotto delle aspettative. Vendere per fare cassa nell\u2019immediato \u00e8 sbagliato: in un momento di difficolt\u00e0 non si possono spuntare prezzi adeguati e lo Stato si priva definitivamente di un valore. In secondo luogo, perch\u00e9 generalmente l\u2019alienazione di immobili statali favorisce le attivit\u00e0 speculative dei grandi gruppi immobiliari, mentre lo Stato potrebbe cambiare la destinazione d\u2019uso di molti di essi, ad esempio le ex caserme, per farne un uso pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Domenico Moro<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">In:<\/span><em> &#8220;Pubblico&#8221;, 28 settembre 2012<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>SPENDING REVIEW: CHI PERDE Il decreto legge 95 del 2012 prevede la riduzione della spesa pubblica di 26 miliardi in tre anni, di cui 4,5 nel 2012, 10,5 nel 2013 e 11 nel 2014. Per raggiungere questo obiettivo il governo Monti ha predisposto una spending review, che nell\u2019intenzione dovrebbe favorire tagli non lineari ma selettivi, in modo da mantenere inalterato il servizio erogato dalla P.A. 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