{"id":2003,"date":"2012-08-20T23:37:58","date_gmt":"2012-08-20T23:37:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2003"},"modified":"2018-08-12T02:23:02","modified_gmt":"2018-08-12T02:23:02","slug":"belli-e-ricercati-un-commento-sui-film-in-concorso-al-pardo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=2003","title":{"rendered":"&#8220;Belli e ricercati&#8221;: un commento sui film in concorso al Pardo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">\n<figure id=\"attachment_2004\" aria-describedby=\"caption-attachment-2004\" style=\"width: 280px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/romeo_pere1.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-2004 \" title=\"romeo_pere\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/romeo_pere1.png\" alt=\"\" width=\"280\" height=\"264\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/romeo_pere1.png 1293w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/romeo_pere1-300x283.png 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/08\/romeo_pere1-1024x966.png 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 280px) 100vw, 280px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-2004\" class=\"wp-caption-text\">Simone Romeo con Olivier P\u00e8re<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019ultima edizione del Festival del Film di Locarno \u00e8 stata pi\u00f9 interessante di quelle che la avevano preceduta sotto la gestione di Olivier P\u00e8re. Forse la maggiore esperienza e la pi\b\u00f9 alta confidenza con la realt\u00e0 locarnese, sicuramente diversa dalla <em>Quinzaine des R\u00e9alisateurs<\/em> di Cannes, hanno permesso al direttore artistico di origini marsigliesi di trovare una linea di maggior continuit\u00e0 nei dieci giorni di Festival.\u00a0Oltre a ci\u00f2, particolarmente apprezzabile \u00e8 stata la scelta di inserire un maggior numero di film che, direttamente o indirettamente, portavano argomenti di critica sociale e notevoli spunti di riflessione su svariati temi. Uniche pecche, sono state la poco convincente scelta delle pellicole per la Piazza Grande e il fatto di aver inserito diversi film di una certa et\u00e0 della sezione <em>Open Doors <\/em>dando cos\u00ec poco spazio a registi emergenti provenienti dalla regione scelta, quest\u2019anno l\u2019Africa francofona subsahariana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La principale sezione del Film Festival, ossia il Concorso internazionale, ha visto quest\u2019anno diversi film molto belli e ricercati sia nelle tematiche che nella realizzazione. Dal punto di vista personale, quello che sicuramente pi\u00f9 mi ha colpito \u00e8 stato \u201c<strong>Compliance<\/strong>\u201d di Craig Zobel. Il film narra la storia di una ragazza che viene trattenuta dalla propria gerente nel fast food dove lavora, su richiesta di un fantomatico ufficiale di polizia, a causa di una presunta accusa di furto ai danni di una cliente. Tramite un abile quanto inquietante gioco psicologico, il malfattore riesce ad attuare le proprie perversioni utilizzando le gerente e il proprio fidanzato, oltre ad alcuni colleghi. Fermandosi alla trama in s\u00e9, si potrebbe pensare di trovarsi di fronte a un thriller psicologico ben orchestrato, ma all\u2019inizio del film il pubblico viene avvertito che si tratta di una storia vera, e alla fine della pellicola che sono stati registrati 70 casi analoghi in 30 Stati diversi degli USA. &#8220;Compliance&#8221; ci pone all\u2019attenzione svariati temi: dalla sudditanza nei confronti delle forze dell\u2019ordine, alla padrona interessata pi\u00f9 a difendere la reputazione del proprio locale rispetto alla tutela dei propri impiegati, oppure alle debolezze e agli istinti che l\u2019uomo presenta e manifesta se messo in situazioni di potere assoluto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un altro film del concorso internazionale degno di nota, nonostante si tratti di una commedia, si \u00e8 rivelato \u201c<strong>Mobile Home<\/strong>\u201d di Fran\u00e7ois Pirot: lavoro originale nello sviluppo di una tematica ampiamente utilizzata come quella del viaggio.\u00a0Dopo aver lasciato la ragazza e il lavoro, il giovane Simon torna al suo paese natale, dove ritrova il suo vecchio amico Julien. I due trentenni decidono di rispolverare un vecchio sogno dell\u2019adolescenza: partire per un\u2019avventura <em>\u00abon the road\u00bb<\/em> a bordo di un camper acquistato con tutti i loro risparmi (o meglio: solo quelli di Julien). A causa di una serie di imprevisti, il viaggio non decolla, e i due sono costretti a lavorare come braccianti per racimolare il denaro sufficiente a pagare le riparazioni del camper e a far iniziare l\u2019avventura. Tra sogni infranti, legami effimeri e la difficolt\u00e0 nel lasciare tutto e partire, i giovani intraprenderanno strade diverse.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Impossibile non commentare il documentario svizzero \u201c<strong>Image Problem<\/strong>\u201d. Realizzato sullo stile di quanto fatto dall\u2019americano Michael Moore, Simon Baumann e Andreas Pfiffer cercano di <span style=\"color: #262626;\">ristabilire l\u2019immagine della Svizzera e dei suoi abitanti, sempre pi\u00f9 in declino in seguito ai recenti sviluppi politico-economici nella situazione mondiale. Per perseguire il loro scopo, i registi si faranno consigliare da varie figure: esperti di marketing, responsabili turistici, ecc. che li indirizzeranno a percorrere strade diverse. Documentario incalzante e scorrevole, non senza diverse risate, porta il pubblico a riflettere sulla considerazione che ha il cittadino medio nei confronti dello straniero. Smentendo la falsa tradizione di accoglienza e apertura alla multiculturalit\u00e0 &#8211; anche se la pecca della pellicola \u00e8 che documenta unicamente la situazione della Svizzera Tedesca sfociando nella Germania del Sud per catturare gli stereotipi sugli svizzeri &#8211; l\u2019opera dei registi elvetici riesce comunque nell\u2019intento di far riflettere lo spettatore sulla situazione del nostro Paese.<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da ultimo una menzione va anche a \u201c<strong>Somebody Up There Likes Me<\/strong>\u201d di Bob Byington, che ha ricevuto il premio speciale della giuria, che racconta la storia di un uomo annoiato dalla propria vita che si lascia travolgere dagli eventi senza opporre alcuna resistenza. Circondato da persone simili che invecchiano intorno a lui (che rimane sempre giovane grazie a una misteriosa valigetta) il film riesce a cogliere degli aspetti interessanti nella vita dei personaggi e nelle relazioni che si intrecciano tra loro.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019ultima edizione del Festival del Film di Locarno \u00e8 stata pi\u00f9 interessante di quelle che la avevano preceduta sotto la gestione di Olivier P\u00e8re. 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