{"id":1843,"date":"2012-05-21T01:23:44","date_gmt":"2012-05-21T01:23:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=1843"},"modified":"2012-05-21T01:24:35","modified_gmt":"2012-05-21T01:24:35","slug":"1843","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=1843","title":{"rendered":"La Grecia di oggi come la Germania di ieri?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<figure id=\"attachment_1844\" aria-describedby=\"caption-attachment-1844\" style=\"width: 207px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/perozzi.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-1844  \" title=\"perozzi\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/perozzi.jpg\" alt=\"\" width=\"207\" height=\"302\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/perozzi.jpg 493w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/perozzi-205x300.jpg 205w\" sizes=\"auto, (max-width: 207px) 100vw, 207px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-1844\" class=\"wp-caption-text\">L&#39;autore \u00e8 studente in economia politica<\/figcaption><\/figure>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sappiamo bene in quali condizioni gravi si trovi la Grecia oggigiorno, stretta tra i diktat della troika (FMI, UE e BCE) e una crisi politica e sociale sempre pi\u00f9 grave, come le recenti elezioni non hanno fatto altro che confermare. Che la situazione degenerasse in tal modo non dovrebbe sorprendere nessuno, per lo meno chi ha un minimo di conoscenza storica dell&#8217;economia e che sappia ragionare fuori dagli schemi imposti dalla teoria economica dominante. Gi\u00e0, perch\u00e9 la ricetta dell&#8217;austerit\u00e0, per di pi\u00f9 imposta in periodo di crisi, \u00e8 destinata a fallire ancor prima di essere messa in pratica. Un esempio fra i tanti \u00e8 la crisi argentina del 2001 in cui le politiche neoliberiste del FMI (che dalla storia sembra non saper trarre insegnamento alcuno) portarono al collasso economico e sociale fino al default dello Stato argentino. Se gli innumerevoli esempi accorsi nell&#8217;ultimo secolo non bastassero a convincere gli scettici ecco allora che un minimo di ragionamento teorico permetterebbe loro di comprendere quanto le politiche intraprese ad oggi un po&#8217; in tutt&#8217;Europa siano, nel contesto attuale, assolutamente fallimentari. Uno degli errori teorici commessi da chi promuove tali politiche \u00e8 quello di \u201cpensare\u201d a problemi d\u2019ordine macroeconomico in termini microeconomici. L&#8217;economia di uno stato non pu\u00f2 essere assimilata a quella di una qualsiasi famiglia: vi \u00e8 qui una logica sistemica, ci\u00f2 che \u00e8 vero per un elemento di questo insieme non lo \u00e8 necessariamente per l&#8217;insieme stesso e viceversa. Se una famiglia che ha problemi economici come si dice in gergo deve tirare la cintura, non \u00e8 detto che applicando la stessa \u201cricetta\u201d ad uno Stato (la logica dell\u2019austerity) si ottenga il risultato sperato (la riduzione dei debiti). In una situazione gi\u00e0 difficile, imporre allo Stato di ridurre la spesa pubblica, di aumentare le tasse, insomma di diminuire il deficit e di rimborsare il debito, porta l&#8217;economia in una situazione sempre pi\u00f9 grave, che degenera poi in una pericolosa spirale verso il basso senza via d&#8217;uscita. Come si pu\u00f2 in un periodo di crisi chiedere alla gente di pagare pi\u00f9 imposte e ridurre loro i gi\u00e0 minimi benefici sociali? Cosi facendo si fa crollare ulteriormente il potere d&#8217;acquisto delle famiglie, quindi i consumi e perci\u00f2 i ricavi delle imprese che vedono i loro incassi crollare e l&#8217;accesso al credito ridotto a zero. Le imprese sono costrette loro malgrado a licenziare o a ridurre i salari, ci\u00f2 che ridurr\u00e0 ulteriormente la consumazione e cosi via in una spirale prezzi-salari verso il basso che inesorabilmente condurr\u00e0 l\u2019economia in recessione, o addirittura ad una depressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non voglio soffermarmi ora sui diversi motivi che hanno portato la Grecia nella situazione in cui purtroppo si trova oggi (che sono diversi e imputabili s\u00ec ai politici, alle debolezze del settore pubblico,&#8230; ma soprattutto e principalmente all&#8217;UE e ai poteri finanziari, gli stessi che ora pretendono di scaricare colpe e peso delle proprie azioni sulle spalle dei cittadini grechi), ma piuttosto tracciare un paragone storico certamente poco rallegrante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;intento \u00e8 quello di illustrare il parallelismo che pu\u00f2 essere tracciato, con le dovute proporzioni, tra la situazione greca e quella che dovette affrontare la Germania nell\u2019immediato primo dopoguerra. In altre parole, l&#8217;ipocrisia della Merkel nella gestione della crisi europea, che sembra non ricordarsi della storia (come diceva qualcuno: \u201cchi non conosce la propria storia \u00e8 destinato a ripeterla\u201d) e non capire che alla fine a perderci sar\u00e0 pure la Germania!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo parallelismo lo si pu\u00f2 individuare tra le riparazioni che furono imposte ai tedeschi alla fine della prima guerra mondiale e le richieste che oggi vengono fatte alla Grecia: &#8220;C&#8217;\u00e8 qualcosa delle riparazioni tedesche nelle condizioni imposte oggi ai Greci&#8221; citando J.J. Friboulet, professore ordinario di storia economica all\u2019universit\u00e0 di Friburgo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fine della Grande Guerra nel 1918 coincide con la fine delle ambizioni espansionistiche tedesche sull&#8217;Europa: grande sconfitta, la Germania \u00e8 considerata da tutti l&#8217;artefice della guerra e le grandi potenze europee esigono immediatamente da essa una riparazione per i danni subiti. L&#8217;armistizio prevede infatti gi\u00e0 un accordo in questo senso: la Germania s&#8217;impegna a riparare i danni civili ma non quelli militari perch\u00e9, giustamente, non si riteneva sola responsabile della guerra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alle potenze vincitrici ci\u00f2 non bastava e con i trattati di Versailles impongono alla Germania un diktat che John Maynard Keynes (Le conseguenze economiche della pace, 1919) condanna immediatamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ammontare delle riparazioni imposte alla Germania era infatti esorbitante: 132 miliardi di marchi oro, ovvero 3 anni di Prodotto Nazionale d&#8217;avanguerra (il 300% del PIL, quando oggi il Trattato di Maastricht considera come \u201cpericoloso\u201d per l\u2019equilibrio economico e sociale di un paese un debito pubblico maggiore al 60% del PIL).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Keynes la considera una posizione inammissibile che va combattuta ad ogni costo, al punto che le sue considerazioni estremamente critiche portano alla rottura dei rapporti tra lui e lo stato inglese (sua madre patria, che torner\u00e0 nuovamente a cercarlo solo negli anni &#8217;40, nominandolo direttore della Banca d&#8217;Inghilterra).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I motivi di questa opposizione assoluta di Keynes alle riparazioni imposte alla Germania possono essere riassunti in 4 punti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Errore politico<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il trattato di Versailles impone ai tedeschi per diktat queste riparazioni allorch\u00e9 nell&#8217;armistizio che avevano firmato accettavano di pagare s\u00ec i danni civili ma non quelli militari.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Si impone quindi a uno Stato un trattato contrario a ci\u00f2 che era stato firmato in precedenza, non mantenendo la parola data. Ritornare sulla propria parola, messa nera su bianco, \u00e8 politicamente e moralmente incorretto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi la costruzione europea \u00e8 in declino, e lo \u00e8 per gli innumerevoli errori politici commessi dalla sua governance. Tra i pi\u00f9 gravi sicuramente quello di sottovalutare lo stato dell\u2019economia della Grecia (ma non solo) al momento della sua entrata nella moneta unica. Vennero ignorati di fatto i criteri di convergenza imposti dal Trattato di Maastricht, per esempio la Grecia (ma pure l\u2019Italia e il Belgio) entrarono con un rapporto Debito\/PIL di molto superiore al 60% (la percentuale massima concessa).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Errore morale<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il secondo errore \u00e8 invece di tipo morale: il trattato prevede delle riparazioni durante 50 anni, ovvero su due generazioni, ci\u00f2 che \u00e8 assurdo. Alla Germania \u00e8 stato tolto tutto, la sola garanzia rimasta sono i salari futuri dei tedeschi. Si vuol cos\u00ec indebitare non solo la generazione responsabile della guerra ma pure la generazione seguente, ci\u00f2 comporta un grave errore morale. Nessuno ha il diritto di scaricare sulle spalle dei giovani le responsabilit\u00e0 di scelte e atti commessi dai loro genitori.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un problema questo che ritroviamo oggi in diversi stati europei tra i pi\u00f9 colpiti dalle misure volte alla riduzione del debito, Grecia e Spagna in primis. Il recente aggiornamento sulla situazione della disoccupazione in Spagna parla infatti di un tasso di senza lavoro vicino al 25%, percentuale che s&#8217;eleva fino al 50% tra i giovani! Proprio i giovani, il capitale umano del futuro, risultano i pi\u00f9 colpiti dalla crisi economica e dalle politiche d\u2019austerit\u00e0. Si vedono cos\u00ec privati del proprio futuro, sempre pi\u00f9 precarizzati e costretti a vivere senza pi\u00f9 certezza alcuna. Comprensibilmente il malessere sociale esplode, e giustamente le contestazioni popolari aumentano. Stiamo assistendo al ritorno delle lotte di classe!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si deve e non si pu\u00f2 costringere i giovani a pagare per colpe altrui!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Errore economico<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pi\u00f9 grave sbaglio di carattere propriamente economico commesso nell&#8217;ambito del trattato di Versailles \u00e8 l&#8217;assoluta mancanza di un piano di ricostruzione materiale ed economico dell&#8217;Europa; lo stesso errore commesso oggi dall&#8217;establishment europeo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal momento in cui si decide un piano di riparazioni tale non si pu\u00f2 negligere la necessit\u00e0 di un piano per la crescita economica dell&#8217;Europa! Invece si chiudono gli occhi in faccia alla realt\u00e0, come se nessun problema fosse presente, con la convinzione che l&#8217;Europa possa risollevarsi da solo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tutte le misure che vengono intraprese, nel primo dopoguerra come oggi, sono misure anti-crescita!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La fase &#8220;crescita&#8221; del governo Monti in Italia \u00e8 infatti una chimera! Solo uno spettro che aleggia tra lo sfracello sociale che questi tecnocrati stanno causando.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Errore questo che al contrario non fu commesso alla fine della seconda guerra mondiale quando grazie al piano Marshall e alle politiche di stampo statale volte al rilancio economico si permise la ricostruzione dell\u2019apparato produttivo europeo e fu cos\u00ec l\u2019inizio di un periodo di forte crescita dell\u2019economia e dello Stato sociale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Errore contabile<\/em><\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine il quarto errore commesso dalle potenze vincitrici \u00e8 d\u2019ordine contabile: sovrastimano il giusto costo delle riparazioni e sottovalutano invece l\u2019oggettiva capacit\u00e0 dell\u2019economia tedesca di pagare un montante che \u00e8 stratosferico: 132 miliardi di marchi oro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Keynes fu il primo a capire che l\u2019unico modo per un Paese di rimborsare il proprio debito estero \u00e8 quello di incassare divise; Perci\u00f2 attraverso le esportazioni nette!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facendo l\u2019ipotesi favorevole che la Germania possa mantenere le proprie esportazioni a un livello pari a quello degli anni che precedono la guerra (2 miliardi di marchi oro), Keynes calcola (capitalizzando in perpetuit\u00e0 questi 2 miliardi ad un tasso del 5%) che la reale e oggettiva capacit\u00e0 di rimborso della Germania \u00e8 di 40 miliardi di marchi oro. Qualsiasi somma maggiore \u00e8 perci\u00f2 irragionevole e va oltre i limiti oggettivi di pagamento dei tedeschi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La storia dar\u00e0 ragione a Keynes, perch\u00e9 la Germania non sar\u00e0 mai in grado di rimborsare completamente le potenze vincitrici e nel 1931 al momento della moratoria Hoover il montante finale versato sar\u00e0 di 21 miliardi, cifra estremamente inferiore alle iniziali pretese degli Alleati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ricordo che Keynes predisse pure l\u2019avvento del nazismo in Europa come conseguenza delle riparazioni e delle umiliazioni inferte alla Germania che inesorabilmente avrebbero alimentato uno spirito di rivincita nel popolo tedesco.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quest\u2019ottica l\u2019apparizione di un partito neonazista alle recenti votazioni in Grecia dev\u2019esser un importante campanello d\u2019allarme per tutt\u2019Europa!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sono diverse le considerazioni che possono venir fatte su quest\u2019ultima parte. In primo luogo \u00e8 importante capire che la questione del rimborso del debito da parte dello Stato \u00e8 sostanzialmente diversa dal rimborso di un debito individuale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se per un privato \u00e8 assolutamente normale e logico usare la propria moneta nazionale per saldare dei debiti a un creditore, non lo \u00e8 invece per uno Stato; che, al contrario di un privato, non pu\u00f2 usare la propria moneta per rimborsare il proprio debito estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La moneta di uno Stato \u00e8 infatti un riconoscimento di debito dello Stato stesso, \u00e8 una promessa liberatoria (in inglese \u201cI Owe You\u201d, letteralmente \u201cIo Ti Devo\u201d) da parte dell\u2019emittente. Un Paese non pu\u00f2 rimborsare con il proprio debito!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne deriva dunque che il solo modo equilibrato per rimborsare il debito \u00e8, come detto, con delle esportazioni nette.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In secondo luogo, risulta evidente che nel momento in cui si esige il rimborso del debito da parte di uno Stato bisogna necessariamente accettare le esportazioni di questo Stato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019attuale contesto europeo la Germania, che impone diktat a destra e a sinistra, \u00e8 pronta ad aumentare le importazioni di prodotti greci?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/cantpaygrecia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1845\" title=\"cantpaygrecia\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/cantpaygrecia.jpg\" alt=\"\" width=\"223\" height=\"128\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/cantpaygrecia.jpg 618w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2012\/05\/cantpaygrecia-300x172.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 223px) 100vw, 223px\" \/><\/a>Se la risposta a questa domanda fosse positiva, cosa che implicherebbe un cambiamento radicale nella visione tedesca del futuro dell\u2019Europa, e che a questa acquisita consapevolezza si aggiunga quella della necessit\u00e0 degli Eurobond, di una maggior redistribuzione della ricchezza tra Stati e tra individui, di un Europa sociale che pensi pi\u00f9 ai cittadini e sia meno servo del capitale finanziario,\u2026 allora l\u2019Europa Comunitaria potrebbe avere un futuro, con o senza Euro. Se invece la Germania non ceder\u00e0 e rimarr\u00e0 ancorata sulle proprie posizioni il ricorso della storia consacrer\u00e0 definitivamente la vittima di ieri come il carnefice di oggi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Grecia uscir\u00e0 dall\u2019Euro, creer\u00e0 un \u201cprecedente\u201d che potrebbe venir seguito da altre nazioni, la credibilit\u00e0 dell\u2019Unione Europea verrebbe meno e la Germania allora non potr\u00e0 che piangersi addosso per non esser stata in grado di evitare, citando Krugman, un \u00abEurod\u00e4mmerung\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Joas Perozzi<\/strong><\/em> (<em>http:\/\/justiciaeconomicaglobal.blogspot.com\/<\/em>)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-decoration: underline;\"><em>Fonti:<\/em><\/span><\/p>\n<ul>\n<li>Appunti corso \u201cHistoire de la pens\u00e9e \u00e9conomique\u201d, Prof. J.J. Friboulet<\/li>\n<li><em>Histoire de la pens\u00e9e \u00e9conomique &#8211; XVIIIe-XXe si\u00e8cles, <\/em>J.J. Friboulet<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Sappiamo bene in quali condizioni gravi si trovi la Grecia oggigiorno, stretta tra i diktat della troika (FMI, UE e BCE) e una crisi politica e sociale sempre pi\u00f9 grave, come le recenti elezioni non hanno fatto altro che confermare. Che la situazione degenerasse in tal modo non dovrebbe sorprendere nessuno, per lo meno chi ha un minimo di conoscenza storica dell&#8217;economia e che sappia ragionare fuori dagli schemi imposti dalla teoria economica dominante. Gi\u00e0, perch\u00e9 la ricetta dell&#8217;austerit\u00e0, per di pi\u00f9 imposta in periodo di crisi, \u00e8 destinata a fallire ancor prima di essere messa in pratica. 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