{"id":174,"date":"2010-10-07T21:52:49","date_gmt":"2010-10-07T21:52:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=174"},"modified":"2016-06-06T13:11:00","modified_gmt":"2016-06-06T13:11:00","slug":"il-razzismo-viene-dallalto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=174","title":{"rendered":"Il razzismo viene dall\u2019alto"},"content":{"rendered":"<p>Vorrei\u00a0proporre alcune riflessioni attorno alla nozione di &#8220;razzismo di Stato&#8221;. Queste riflessioni si oppongono a un&#8217;interpretazione molto diffusa delle misure prese di recente dal governo francese, dalla legge sul velo fino all&#8217;espulsione dei rom. Questa interpretazione vi vede un&#8217;attitudine opportunista che mira a sfruttare i temi razzisti e xenofobi a fini elettorali. Questa supposta critica riprende il presupposto che fa del razzismo una passione popolare, che lo considera la reazione impaurita e irrazionale degli strati retrogradi della popolazione, incapaci di adattarsi al nuovo mondo, mobile e cosmopolita. Lo Stato \u00e8 accusato di venir meno ai propri principi mostrandosi compiacente nei confronti di queste popolazioni. Ma al tempo stesso questa critica rafforza la posizione dello Stato in quanto rappresentante della razionalit\u00e0 di fronte all&#8217;irrazionalit\u00e0 popolare. Questa posizione, adottata dalla critica &#8220;di sinistra&#8221;, \u00e8 esattamente la stessa in nome della quale la destra da una ventina d&#8217;anni a questa parte ha adottato un certo numero di leggi e di decreti razzisti. Tutte queste misure sono state prese in nome di una stessa argomentazione: ci sono problemi di delinquenza e di degrado causati dagli immigrati e dai clandestini, che rischiano di scatenare il razzismo se l&#8217;ordine non viene ripristinato. Bisogna quindi sottoporre questi atti di delinquenza all&#8217;universalit\u00e0 della legge, per evitare che creino dei disordini razzisti.<\/p>\n<p>\u00c8 un gioco delle parti che \u00e8 in atto, a sinistra come a destra, dalle leggi Pasqua-M\u00e9haignerie del 1993. Consiste nell&#8217;opporre alle passioni popolari la logica universalista dello stato razionale, cio\u00e8 di dare alle politiche razziste di Stato una patente d&#8217;antirazzismo. Sarebbe l&#8217;ora di rovesciare questa argomentazione e di sottolineare la solidariet\u00e0 tra la &#8220;razionalit\u00e0&#8221; statale all&#8217;origine di queste misure e questo avversario complice e comodo &#8211; la passione popolare &#8211; che essa sfrutta per meglio brillare. Nei fatti, non \u00e8 il governo che agisce sotto la pressione del razzismo popolare e in reazione alle passioni cosiddette populiste dell&#8217;estrema destra. \u00c8 la ragion di Stato stessa che alimenta il razzismo, a cui affida la gestione immaginaria della propria legislazione reale.<\/p>\n<p>Una quindicina di anni fa avevo proposto il termine di razzismo freddo per designare questo processo. Il razzismo con cui abbiamo oggi a che fare \u00e8 un razzismo freddo, una costruzione intellettuale. \u00c8, prima di tutto, una creazione dello Stato. La natura stessa dello Stato \u00e8 di essere uno Stato di polizia, un&#8217;istituzione che stabilisce e controlla le identit\u00e0, i luoghi e gli spostamenti, un&#8217;istituzione in lotta permanente contro tutto ci\u00f2 che sfonda le identit\u00e0 da lui stabilite, anche quando questo sfondamento delle logiche identitarie \u00e8 costituito dall&#8217;azione dei soggetti politici. Questo lavoro \u00e8 reso pi\u00f9 pressante dall&#8217;ordine economico mondiale. I nostri Stati sono sempre meno in grado di contrapporsi agli effetti distruttori della libera circolazione dei capitali sulle comunit\u00e0 di cui devono occuparsi. Ne sono incapaci, tanto pi\u00f9 che non lo vogliono nemmeno. Ripiegano quindi su ci\u00f2 che resta in loro potere, la circolazione delle persone. Prendono come oggetto specifico il controllo di quest&#8217;altra circolazione e presentano come obiettivo la sicurezza delle popolazioni nazionali minacciate dai migranti. Si tratta, in altri termini, pi\u00f9 precisamente della produzione e gestione del sentimento di insicurezza. Questa attivit\u00e0 diventa sempre pi\u00f9 la ragion d&#8217;essere degli Stati e il mezzo della loro legittimazione.<\/p>\n<p>Di qui un uso della legge che ottempera due funzioni essenziali: una funzione ideologica, che si configura nel dare costantemente corpo al soggetto che minaccia la sicurezza; e una funzione pratica, che porta a ridefinire costantemente la frontiera tra il dentro e il fuori, a creare costantemente delle identit\u00e0 fluttuanti, suscettibili di far cadere &#8220;fuori&#8221; quelli che finora erano &#8220;dentro&#8221;. Legiferare sull&#8217;immigrazione ha voluto dire, in un primo tempo, creare una categoria di sub-francesi, facendo cadere nella categoria fluttuante degli immigrati persone che erano nate sul territorio francese da genitori nati francesi (i giovani francesi delle banlieues di seconda o terza generazione). Legiferare sull&#8217;immigrazione clandestina ha voluto dire far cadere nella categoria dei clandestini degli &#8220;immigrati&#8221; regolari. \u00c8 sempre la stessa logica che ha portato all&#8217;uso recente della nozione di &#8220;francese di origine straniera&#8221;. Ed \u00e8 questa stessa logica che ha preso di mira oggi i rom, creando, contro il principio della libera circolazione nello spazio europeo, una categoria di europei che non sono veramente europei, allo stesso modo in cui ci sono dei francesi che non sono veramente francesi. Per costituire queste identit\u00e0 in sospeso lo stato non si preoccupa di cadere in contraddizione, come si \u00e8 visto con le misure relative agli &#8220;immigrati&#8221;. Da un lato sono state varate delle leggi discriminatorie e delle forme di stigmatizzazione fondate sull&#8217;idea dell&#8217;universalit\u00e0 civile e dell&#8217;eguaglianza di fronte alla legge. Sono quindi previste sanzioni e\/o vengono stigmatizzati coloro le cui pratiche si oppongono all&#8217;eguaglianza e all&#8217;universalit\u00e0 civica. Ma, dall&#8217;altro lato, all&#8217;interno di questa cittadinanza simile per tutti sono state imposte delle discriminazioni, come quella che distingue i francesi &#8220;di origine straniera&#8221;. Dunque, da un lato tutti i francesi sono eguali e guai a coloro che non lo sono, e dall&#8217;altro tutti non sono eguali e guai a coloro che lo dimenticano!<\/p>\n<p>Il razzismo attuale \u00e8 quindi prima di tutto una logica statale e non una passione popolare. E questa logica statale \u00e8 sostenuta in primo luogo non da non si sa bene quali gruppi sociali arretrati, ma da una buona parte dell&#8217;\u00e9lite intellettuale. Le ultime campagne razziste non sono per nulla il frutto dell&#8217;estrema destra cosiddetta &#8220;populista&#8221;. Sono state condotte da un&#8217;intellighentia che si rivendica come tale e di sinistra, repubblicana e laica. La discriminazione non \u00e8 pi\u00f9 fondata sull&#8217;argomento delle razze superiori e inferiori. Ma si articola in nome della lotta contro il &#8220;comunitarismo&#8221;, in nome dell&#8217;universalit\u00e0 della legge e dell&#8217;eguaglianza di tutti i cittadini nei confronti della legge e in nome dell&#8217;eguaglianza dei sessi. Anche in questo caso, non si fa troppo caso alle contraddizioni; questi argomenti sono avanzati da gente che, in altre occasioni, fa ben poco caso all&#8217;eguaglianza e al femminismo. Nei fatti, l&#8217;argomentazione ha soprattutto l&#8217;effetto di creare l&#8217;amalgama richiesto per identificare l&#8217;indesiderabile: l&#8217;amalgama tra migrante, immigrato, arretrato, islamista, machista e terrorista. Il ricorso all&#8217;universalit\u00e0 \u00e8 nei fatti utilizzato a vantaggio del suo opposto: l&#8217;insediamento di un potere statale di decidere a discrezione chi appartiene e chi non appartiene alla classe di coloro che hanno il diritto di essere qui, il potere, in breve, di conferire e di annullare delle identit\u00e0. Questo potere ha un correlato: il potere di obbligare gli individui ad essere identificabili ad ogni istante, a mantenersi in uno spazio di visibilit\u00e0 integrale nei confronti dello Stato.<\/p>\n<p>Vale la pena, da questo punto di vista, di tornare sulla soluzione trovata dal governo francese al problema giuridico posto dalla proibizione del burqa. Era difficile fare una legge che fosse specifica per alcune centinaia di persone di una religione determinata. Il governo ha trovato la soluzione: una legge che impone la proibizione generale di coprirsi il volto nello spazio pubblico, una legge che riguarda al tempo stesso la donna con il velo integrale e il manifestante con il volto dissimulato o coperto da un foulard. Il foulard diventa cos\u00ec l&#8217;emblema comune del musulmano arretrato e dell&#8217;agitatore terrorista. Questa soluzione &#8211; adottata, come parecchie altre misure sull&#8217;immigrazione, con l&#8217;astensione benevola della sinistra &#8211; fa riferimento al pensiero &#8220;repubblicano&#8221;. Ricordiamoci delle furiose diatribe del novembre 2005 contro i giovani dal volto coperto e con il cappuccio che agivano di notte (in occasione della rivolta delle banlieues). Ricordiamoci del punto di partenza del caso Redeker, il professore di filosofia minacciato da una fatwa islamista. Il punto di partenza della furiosa diatriba antimusulmana di Robert Redeker era stato&#8230; la proibizione dello string a Paris-Plage (l&#8217;iniziativa estiva del comune di Parigi, con la spiaggia lungo la Senna). In questa proibizione, decretata dal sindaco di Parigi, Redeker vi aveva visto un atto di compiacenza nei confronti dell&#8217;islamismo, una religione il cui potenziale di odio e di violenza si era gi\u00e0 manifestato nella proibizione di essere nudi in pubblico. I bei discorsi sulla laicit\u00e0 e l&#8217;universalit\u00e0 repubblicana si riassumono in definitiva nel principio che si deve essere interamente visibili nello spazio pubblico, sia questo fatto di pav\u00e9 oppure di spiaggia. Concludo: \u00e8 stata spesa molta energia contro una certa forma di razzismo &#8211; quella incarnata dal Fronte nazionale &#8211; e contro una certa idea di razzismo come espressione dell&#8217; &#8220;uomo comune bianco&#8221;, che rappresenta gli strati arretrati della societ\u00e0. Buona parte di questa energia \u00e8 stata recuperata per costruire la legittimit\u00e0 di una nuova forma di razzismo: razzismo di Stato e razzismo intellettuale &#8220;di sinistra&#8221;. Sarebbe forse tempo di riorientare il pensiero e la lotta contro una teoria e una pratica di stigmatizzazione, di precarizzazione e di esclusione che oggi costituiscono un razzismo che viene dall&#8217;alto: una logica di Stato e una passione dell&#8217;intellighentia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Vorrei\u00a0proporre alcune riflessioni attorno alla nozione di &#8220;razzismo di Stato&#8221;. 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