{"id":168,"date":"2010-10-07T21:20:24","date_gmt":"2010-10-07T21:20:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=168"},"modified":"2016-06-06T13:05:03","modified_gmt":"2016-06-06T13:05:03","slug":"perche-l%e2%80%99ue-non-funziona","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=168","title":{"rendered":"Perch\u00e9 l\u2019Ue non funziona"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"font-size: small;\"><em>Il caos intorno alla Grecia \u00e8 la spia di un problema strutturale: si \u00e8 impedito che l\u2019Europa potesse avere una politica fiscale comune nell\u2019illusione che fosse sufficiente il libero mercato<\/em><\/span><\/p>\n<div><span style=\"font-size: small;\">Il conflitto scoppiato all\u2019interno dell\u2019Unione europea sul caso greco \u00e8 soltanto l\u2019ultima e pi\u00f9 clamorosa dimostrazione dell\u2019assoluta incapacit\u00e0 delle istituzioni europee di gestire la crisi economica in corso. I motivi di questo disastro non sono contingenti, ma affondano le loro radici nel processo di costruzione dell\u2019Europa e nella sua architettura istituzionale, di cui questa crisi sta mettendo in luce tutti i limiti. La crisi ha in effetti evidenziato, e aggravato, un\u2019accentuata divergenza tra le economie della zona euro: in termini di crescita, di inflazione e di incremento del debito pubblico.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">Quello che sta accadendo \u00e8 l\u2019incubo dei fautori dell\u2019unit\u00e0 economica dell\u2019Europa: il prodursi di choc asimmetrici, ossia di una crisi che colpisce in misura molto diversa i paesi dell\u2019Unione, con i pi\u00f9 deboli tra essi ormai impossibilitati ad adoperare la leva delle svalutazioni competitive per raddrizzare le loro economie. E che quindi rischiano di avvitarsi in una spirale drammatica: crisi economica, debito fuori controllo (anche per la riduzione delle entrate fiscali a causa della crisi) e necessit\u00e0 di una terapia d\u2019urto contro il debito che ha l\u2019effetto di aggravare la crisi.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">L\u2019Unione europea non \u00e8 in grado di impedire che si producano situazioni del genere. Questo perch\u00e9 c\u2019\u00e8 l\u2019Unione monetaria, ma non c\u2019\u00e8 una politica economica integrata a livello europeo. E non pu\u00f2 esserci, per un motivo ben preciso: perch\u00e9 una politica economica comune \u00e8 impossibile in assenza di una politica fiscale comune. Ma le politiche fiscali dei Paesi dell\u2019Unione sono tutt\u2019altro che omogenee. Anche perch\u00e9 il Trattato di Lisbona prevede che sull\u2019armonizzazione delle politiche fiscali (come del resto sulle politiche sociali) l\u2019Unione possa decidere soltanto all\u2019unanimit\u00e0 (vedi gli artt. 114, 192, 194). Conseguenza: \u00e8 sufficiente che siano contrari Paesi come la Gran Bretagna o la Lettonia (che oltretutto non fanno parte neppure della zona dell\u2019euro) per impedire che l\u2019Unione europea armonizzi le diverse legislazioni fiscali.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">All\u2019origine di questa situazione vi \u00e8 un presupposto teorico, o meglio ideologico: la bizzarra idea secondo cui il \u201clibero agire delle forze di mercato\u201d, unito al coordinamento delle politiche monetaria e di bilancio, sarebbe la ricetta giusta per conseguire la crescita economica. Su questa idea sono stati costruiti tutti i trattati, almeno da Maastricht in poi.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">Un secondo motivo \u00e8 pi\u00f9 concreto, ed \u00e8 rappresentato dagli interessi delle imprese: che, in assenza di regole fiscali comuni (ossia di soglie minime di tassazione), hanno potuto fare arbitraggio fiscale, creando o spostando filiali operative nei Paesi in cui la fiscalit\u00e0 era pi\u00f9 conveniente (vedi alla voce Irlanda). Questo a sua volta ha ingenerato una concorrenza al ribasso tra le fiscalit\u00e0 e quindi una tendenziale riduzione delle tasse medie sulle imprese su scala europea.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">Tutto questo ha avuto effetti perversi di breve e di lungo periodo. Quelli di breve \u2013 siccome i vincoli di Maastricht imponevano comunque soglie basse di deficit \u2013 sono consistiti in un aggravio del carico fiscale sulle persone fisiche (e in particolare sui lavoratori dipendenti) e in una riduzione delle prestazioni sociali erogate dagli Stati, indebolendo anche per questa via la domanda interna nei Paesi dell\u2019Unione. Quelli di lungo periodo, li stiamo vivendo adesso, e consistono appunto nell\u2019impossibilit\u00e0 di una politica economica comune: anche per Paesi che hanno una moneta comune, e anche in presenza di una crisi devastante.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">Possiamo concludere che si \u00e8 dimostrata sbagliata l\u2019idea che la formula per lo sviluppo economico consistesse nel lasciare briglia sciolta al mercato e alle imprese, chiedendo al tempo stesso ai cittadini europei di rinunciare a fette sempre pi\u00f9 consistenti del welfare e delle prestazioni sociali, quasi che fossero lussi di cui vergognarsi.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">Per intendere come gran parte della classe dirigente europea, anche nei suoi esponenti pi\u00f9 illuminati, abbia condiviso questa idea, baster\u00e0 citare un articolo di Tommaso Padoa-Schioppa (allora nel board della Bce) pubblicato sul Corriere della Sera del 26 agosto 2003: \u201cNell\u2019Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanit\u00e0, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev\u2019essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l\u2019individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetti o qualit\u00e0\u201d.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">Rilette oggi, quando oltre il 10 per cento della popolazione europea \u00e8 a diretto contatto con la \u201cdurezza del vivere\u201d nella forma umiliante della disoccupazione, e certamente non a causa dei propri \u201cdifetti\u201d, queste frasi fanno una certa impressione. Ma soprattutto consigliano di cambiare priorit\u00e0 rispetto a quelle che hanno caratterizzato in questi anni la costruzione europea \u2013 e che oggi ne mettono in discussione la stabilit\u00e0, se non la stessa sopravvivenza.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">\u00a0<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: small;\">Articolo apparso su <a href=\"http:\/\/www.aurorainrete.org\">www.aurorainrete.org<\/a>.<\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il caos intorno alla Grecia \u00e8 la spia di un problema strutturale: si \u00e8 impedito che l\u2019Europa potesse avere una politica fiscale comune nell\u2019illusione che fosse sufficiente il libero mercato Il conflitto scoppiato all\u2019interno dell\u2019Unione europea sul caso greco \u00e8 soltanto l\u2019ultima e pi\u00f9 clamorosa dimostrazione dell\u2019assoluta incapacit\u00e0 delle istituzioni europee di gestire la crisi economica in corso. 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