{"id":16792,"date":"2025-04-11T18:05:38","date_gmt":"2025-04-11T17:05:38","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16792"},"modified":"2025-04-11T18:05:40","modified_gmt":"2025-04-11T17:05:40","slug":"la-lotta-di-liberazione-nazionale-a-schermo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16792","title":{"rendered":"La lotta di liberazione nazionale a schermo"},"content":{"rendered":"\n<p>\u201cAbbiamo sofferto la fame e la sete. Reclameremo la nostra immagine\u201d. Questo \u00e8 il manifesto rivoluzionario e la professione di fede del regista algerino Lakhdar-Hamina Mohammed, che incendia gli schermi romandi del <em>Festival International du Film de Fribourg<\/em> attraverso il suo <em>Waqai sanawat al-djamr <\/em>(\u201cCronaca degli anni di brace\u201d). Il film, storico e d\u2019autore, dal taglio epico, affronta la colonizzazione francese dell\u2019Algeria dal primo dopoguerra al cominciamento dell\u2019insurrezione del <em>Jabhat al-Ta<\/em><em>h<\/em><em>rir al-Wa<\/em><em>t<\/em><em>ani <\/em>(il Fronte di Liberazione Nazionale, FLN) e ne divide la storia in 5 atti. Uscita nel 1975 (oggi restaurata) e premiata a Cannes con la <em>palme d\u2019Or<\/em>, l\u2019opera, monumentale, \u00e8 stata saggiamente inserita nella sezione \u201c<em>D\u00e9cryptage<\/em>\u201d del festival, che \u00e8 dedicata espressamente al cinema africano del periodo della Guerra fredda: la <em>Cronaca <\/em>presenzia accanto a <em>Mandabi <\/em>(\u201cIl mandato\u201d) di Ousmane Sembene e <em>Sambizanga<\/em> di Sarah Maldoror. Questa selezione antimperialista di grandissimi registi africani (pressoch\u00e9 sconosciuti in Occidente), formatisi nelle scuole di cinema dell\u2019Europa socialista (Lakhdar-Hamina studia a Praga), \u00e8 frutto di una collaborazione con l\u2019universit\u00e0 di Friburgo; la stessa istituzione che, ricordiamolo, ha represso le manifestazioni dei propri studenti solidali con la Palestina mentre si \u00e8 sempre sperticata in iniziative analoghe per l\u2019Ucraina. Tuttavia la Storia chieder\u00e0 il suo conto; perch\u00e9, come racconta il film, la lotta di liberazione nazionale, la rivoluzione, non \u00e8 mai, come invece vorrebbero i detrattori, un \u201cincidente\u201d fortuito (si disse cos\u00ec anche di quella bolscevica); ma \u00e8 invece la realizzazione di un processo storico, di un\u2019accumulazione di capitale rivoluzionario che si sprigiona nello spezzamento delle proprie e altrui catene.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Gli anni della cenere<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La pellicola si apre con la partenza di un uomo dalla propria comunit\u00e0, nell\u2019entroterra tribale, e una folla di persone che lo seguono, chiedendogli di restare. Di restare per le sue cose, gli viene detto, per la sua terra, per la sua famiglia, per i suoi antenati. Ma egli risponde che parte perch\u00e9 non ha cose, non ha terra, per il bene della propria famiglia e in assenza dei propri antenati (il tema del silenzio di Dio). Poco prima di congedarsi definitivamente, un moto di disperazione lo coglie e lo fa rivolgere ad Ahmed, il protagonista della storia: \u201cun giorno noi, un giorno\u2026\u201d. Ma la frase resta sospesa, come sospesi in un limbo di rassegnazione e fatalismo sono non solo i membri della trib\u00f9 di Ahmed, ma i destini di tutti gli algerini: la loro vita \u00e8 miseria nera e lotta quotidiana per un pezzo di pane, per un sorso d\u2019acqua. L\u2019arrivo di una piena genera una gioia sacrale, una danza estatica di Ahmed e il cugino Said. Presto ne segue per\u00f2 una disputa con una trib\u00f9 vicina per il controllo di questa risorsa, che fa venire alle mani le parti. Poi l\u2019arrivo della pioggia, che raddolcisce gli spiriti, sciogliendoli di nuovo in risa collettive. E qualcuno in sala crede sia lecito ridere coi personaggi; ma in un attimo anche lo spettatore pi\u00f9 sciocco (e non ne mancano, purtroppo) non pu\u00f2 non rendersi conto che la scena \u00e8 inequivocabilmente tragica: perch\u00e9 le mani degl\u2019algerini sono pronte a serrarsi sulle gole dei propri vicini, disperati come loro, anzich\u00e9 su quelle dei loro oppressori. Infine, dopo poche scene, il fiume \u00e8 di nuovo in secca: tutta la sua effimera abbondanza evapora, cos\u00ec come le speranze di Ahmed, che decide di fare armi e bagagli per partire con la sua famiglia per la citt\u00e0 (non mi \u00e8 chiaro se sia Algeri). Ed eccolo dunque seguire le orme dell\u2019uomo della prima scena, di cui imita tutte le risposte: se Dio c\u2019\u00e8, ci guarda e si tace.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/des-annes.webp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"489\" height=\"650\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/des-annes.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-16795\" style=\"width:294px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/des-annes.webp 489w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/des-annes-226x300.webp 226w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2025\/04\/des-annes-480x638.webp 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 489px) 100vw, 489px\" \/><\/a><\/figure><\/div>\n\n\n<p>Ahmed approda alle porte della citt\u00e0, dov\u2019\u00e8 accolto da un predicatore vagabondo e creduto folle: \u00e8 Miloud, una sorta di <em>jurodivy <\/em>(interpretato dallo stesso Lakhdar-Hamina), voce della verit\u00e0, della coscienza dell\u2019Algeria. Egli accompagna il protagonista per le vie di questa falsa terra promessa. Si passa davanti al posto di polizia, davanti alla chiesa cattolica (\u201cil loro Dio li protegge, ma a noi, a noi ci sorveglia\u201d) e si giugne, infine, ai quartieri pi\u00f9 poveri, dove saranno alloggiati presso il cugino Kouider. E cos\u00ec Ahmed si mette al servizio di un proprietario di una cava, che lo assume schernendolo. L\u2019arroganza del colono si esprime dal sorriso tronfio, il frustino in mano e la passivit\u00e0 parassitaria del proprietario. Quando vede Ahmed che fa una pausa per mangiare, gli lancia delle pietre nel piatto e lo redarguisce; ma nel momento in cui si avvicina per frustare lui e forse il figlio, Ahmed lo disarma e lo getta a terra. Taglio. La scena si riapre con Ahmed che \u00e8 scaraventato sanguinante fuori dal commissariato di polizia. Il padrone lo guarda sorridendo: \u201c<em>barbare<\/em>\u201d, dice ad un volto sanguinante e tumefatto.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel frattempo, scoppia la guerra, e Ahmed ed altra gente, asserragliati attorno ad una radio, apprendono di Hitler. Qualcuno s\u2019illude: ben venga! Magari li liberasse dai francesi! Ma qualcun altro \u00e8 pi\u00f9 dubbioso: \u201cHitler ha detto che gli arabi sono la 14esima razza dopo i rospi!\u201d. Dubbi, dunque, per una guerra che non \u00e8 di loro \u201cbarbari\u201d, ma delle civilissime nazioni europee, pronte a sventrarsi a vicenda (di nuovo); nazioni europee che peraltro avevano confortato il primo espansionismo nazista sperando di rivolgerlo contro l\u2019Unione Sovietica (l\u2019unico paese che dalla met\u00e0 degli anni \u201930 fino a 1939 inoltrato tenta di allearsi a Francia e Gran Bretagna per fermare la Germania). Dubbi, invece, non ne ha la Francia, che mobilita tutti, cittadini e sudditi. In una gran bella scena, una masnada di disperati entra in una caserma, mentre in senso opposto fuoriesce una colonna di truppe a passo di marcia: la macchina \u00e8 in moto e chiede sangue. Un brusco risveglio scuote gli algerini poco dopo il maggio del 1940. Un ufficiale francese s\u2019un palchetto, di fronte ad una gigantografia di P\u00e9tain, arringa la folla di francesi, <em>pieds-noirs<\/em> ed indigeni: la patria \u00e8 da ricostruirsi, rigenerarsi, purificarsi attraverso il lavoro, la famiglia e Dio, sotto la saggia egida del maresciallo, a cui s\u2019inneggia col <em>Mar\u00e9chal, nous voil\u00e0!<\/em>. Il cambiamento non \u00e8 arrivato con Hitler.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Gli anni del carro<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Iniziano \u201cgli anni del carro\u201d, che \u00e8 il carro dei morti: un\u2019epidemia di tifo scoppia in citt\u00e0. Viene imposta una strettissima quarantena per tutti; tutti, tranne i cittadini francesi, che vengono evacuati di fronte ad una folla che vorrebbe defluire fuori dalle porte della citt\u00e0. \u00c8 un\u2019ecatombe. Le immagini sembrano quelle delle descrizioni del Boccaccio o del Manzoni sulla peste. Nei lazzaretti stracolmi le medicine non bastano per tutti, e per un attimo pare che la morte sia pronta a prendersi la famiglia di Ahmed; ma un po\u2019 per fortuna e un po\u2019 grazie all\u2019aiuto di Miloud, si sopravvive: \u201cDio \u00e8 grande\u201d, mormorano alle lacrime. Terminata l\u2019epidemia, Ahmed varca finalmente le mura; e il contrasto \u00e8 netto fra lui, serio, provato nell\u2019anima e nel corpo da tutta quella morte, e i francesi allegri e festanti che rientrano nel loro feudo, alienati da quella realt\u00e0 infernale che \u00e8 riservata solo agli algerini. Poco fuori Ahmed rincontrer\u00e0 Said, giunto l\u00ec con altri uomini della trib\u00f9 come lavoratori stagionali. E mentre mietono un campo, si vedono passare dei camion americani. \u201cNon preoccupatevi\u201d, dice Said, \u201cHitler li vincer\u00e0 lo stesso\u201d. Ma Ahmed \u00e8 ormai oltre le fantasie: \u201cFrancia, Hitler, americani\u2026 cosa cambier\u00e0 per noi?\u201d. Poco dopo avviene un ulteriore, fondamentale, passo nella presa di coscienza della propria condizione e della propria forza (\u201cAllah ha detto: \u2018non dimenticare mai il tuo posto nel mondo\u2019\u201d). Tornato al villaggio d\u2019origine, infatti, il drappello di uomini trova di nuovo la loro comunit\u00e0 sull\u2019orlo di uno scontro armato con la trib\u00f9 confinante, sempre a proposito dell\u2019acqua. Ahmed e i suoi s\u2019interpongono fra i litiganti. \u201cNon avete vergogna?\u201d, gli urla, parlando della vergogna di essere pronti a versare il sangue loro e del loro vicino, anzich\u00e9 di quel colono che ha tolto loro tutto e li ha \u201cgettati all\u2019Inferno\u201d? E cos\u00ec Ahmed soffia sulla brace rivoluzionaria di quelle persone, che si organizzano con lui per far saltare in aria una diga vicina e riappropriarsi della loro acqua. La risposta non si fa attendere. La cavalleria coloniale giunge in poco tempo al villaggio e chiede la consegna dei sabotatori. Un nobiletto locale corrotto, meschino, gi\u00e0 incontrato in precedenza, si sgola, redarguendo la folla inerme per essersi sollevata contro il governo e contro la legge; perch\u00e9 per l\u2019oppressore, solo il potere \u00e8 il metro di misura della legittimit\u00e0 del proprio dominio. Il collaborazionista forse lo ignora, ma sta giustificando la lotta armata.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Gli anni della brace<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Dopo il sabotaggio, Ahmed \u00e8 coscritto a forza nei reparti coloniali e spedito a combattere per la Francia. Lo vediamo tornare in Algeria dopo uno iato di quattro anni, con una medaglia al valore, unico sopravvissuto; ma se a Parigi l\u20198 maggio si festeggia in massa lungo le strade, in Algeria la sfilata per la vittoria si trasforma in un bagno di sangue: \u00e8 l\u2019equivalente algerino della \u201cdomenica di sangue\u201d del 1905. Sulla via di casa Ahmed vede numerosi soldati e arresti di massa. Arrivato a destinazione, solo il deserto lo attende: l\u2019unico rimasto \u00e8 l\u2019anziano del villaggio. Questi gli spiega che la guerra sar\u00e0 anche finita in Europa, ma in Algeria \u201cle prigioni strabordano e i villaggi sono decimati\u201d: una Francia isterica si aggrappa con le unghie a un impero coloniale che le sta scivolando di mano. Dopo varie peripezie, in cui Ahmed si ricongiunge ai suoi cari ed alcuni amici rimasti, giunge in citt\u00e0 un esiliato, Si Larbi, che vuole organizzare la lotta politica contro il colono. Durante una funzione in moschea, Si Larbi corregge la preghiera dell\u2019<em>imam<\/em>: quando questo dice \u201ccredete ad Allah e il suo messaggero e a chi ha il potere\u201d, l\u2019attivista gli chiede di non dimenticare di dire \u201cdi chi proviene dalla comunit\u00e0\u201d (dunque non un potere qualsiasi, ma di una rappresentanza legittima). Lo avverte con un\u2019altra sura del Corano: \u201cguai a coloro che distorcono la parola di Allah in parole vuote\u201d. Infine, fa una richiesta: \u201cparlaci del <em>Jihad<\/em>, di coloro che sono caduti per la giustizia\u201d. Si Larbi \u00e8 un fondamentalista? No. Egli mostra che la religione non \u00e8 essenzialmente una forza oppressiva e reazionaria, ma che, al contrario, essa pu\u00f2 contenere le parole per la liberazione del suo popolo. Ben altra cosa \u00e8 invece l\u2019impiego istituzionale della stessa da parte del potere, che la deforma in una forza organica allo <em>status quo<\/em> (e in questo ultimo senso \u00e8 proprio la religione criticata da Marx ed Engels). Il suo intervento per\u00f2 non piace alle autorit\u00e0, che dopo la funzione lo sequestrano e pestano sangue. Invano: una prima riunione segreta di un gruppo patriottico proto-insurrezionalista si apre di l\u00ec a poco. Qui Si Larbi, il leader, opera una sintesi sul colonialismo: \u201cla Storia e l\u2019esperienza hanno provato che il colonialismo \u00e8 un movimento basato sulla forza. Il tempo del dialogo \u00e8 finito [\u2026]. Il colono si \u00e8 imposto con la forza delle armi; il colono se ne andr\u00e0 con la forza delle armi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019anno della carica e gli anni di fuoco<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>\u00c8 l\u2019anno (1947) delle prime elezioni dipartimentali in Algeria. Il <em>bachagha<\/em>, la pi\u00f9 alta figura di riferimento dell\u2019\u00e9lite locale, integrata all\u2019amministrazione coloniale, \u00e8 accompagnato da un gran corteo verso il centro della citt\u00e0. Qui incontra il governatore, il capitano della guarnigione e il sindaco (francesi), a cui presenta ossequiosamente suo figlio: le elezioni sono una mascherata che mal cela la natura dinastica dell\u2019intermediazione nobiliare nell\u2019amministrazione coloniale. Il gruppo di Si Larbi rifiuta l\u2019elettoralismo riformista di altri gruppi algerini, ma saranno i francesi stessi a trucidare la via pacifica all\u2019emancipazione: nel momento in cui il candidato opposto al <em>bachagha<\/em> arriva assieme ai suoi sostenitori a pochi metri dal luogo d\u2019adunata dell\u2019avversario, la guarnigione spara e uccide sia lui sia Si Larbi, credendo la marcia un moto di rivolta. Sulla gente \u00e8 scatenata la cavalleria, che, dopo una prima esitazione, massacra un gran numero di manifestanti. Alcuni rispondono, ma il movimento \u00e8 represso in fretta. Ahmed (che morir\u00e0 non molto tempo dopo) e i suoi compagni sono catturati; ma le fiamme della rivoluzione ormai ardono: le ultime scene del film mostrano l\u2019organizzazione dei <em>maquis <\/em>e l\u2019inizio dell\u2019insurrezione del FLN.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La Liberazione sar\u00e0<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019attualit\u00e0 tematica di un tale portento filmico era lapalissiana, ma a tratti sorprende comunque per quanto \u00e8 terrificante: tutto di questo film grida di Palestina. Le affinit\u00e0 sono molteplici, come l\u2019appartenenza dei due stati e popoli, in maggioranza arabi, rispettivamente alla <em>dar al-Islam<\/em> e l\u2019<em>umma<\/em>; ma il vero nodo della questione \u00e8 un altro, perch\u00e9 come l\u2019Algeria fino al 1962, la Palestina \u00e8 la terra di un popolo che reclama la propria libert\u00e0 e dignit\u00e0 che le sono negate dal medesimo colonialismo sadico e sanguinario: quello sionista. <em>\u201cBarbares\u201d<\/em> sbraitavano le forze di occupazione mentre sparavano sulle folle di manifestanti pacifici durante le \u201cgrandi marce del ritorno\u201d del 2018-2019;\u201c<em>barbares<\/em>\u201d tossiscono sghignazzando fra un tiktok e l\u2019altro i soldati sionisti che sterminano famiglie disarmate a colpi di obice; \u201c<em>barbares<\/em>\u201d spolmonano gli eredi delle <em>Waffen-SS<\/em> contro i figli dei <em>maquis<\/em> e dei nostri partigiani, i resistenti palestinesi, che impugnano legittimamente, nel diritto (lo dice l\u2019ONU) e nella morale, le armi per difendere la propria gente, la propria terra, la propria cultura. E la Liberazione sar\u00e0, che lo si voglia o meno. \u201cBenedetti siano gli anni di cenere e di brace, che sono passati in un lampo\u201d, grida Miloud alla fine del film, poco prima di morire, \u201cBenedetti gli anni di fuoco, le cui ustioni dureranno per l\u2019eternit\u00e0 e le cui fiamme sono divampate in ogni <em>douar<\/em> e in ogni luogo\u201d. E davvero \u201cvi sono decenni in cui nulla accade, e settimane in cui decenni accadono\u201d. Cos\u00ec fu per i popoli dell\u2019Unione Sovietica e d\u2019Algeria. Cos\u00ec sar\u00e0 per quelli di Palestina.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cAbbiamo sofferto la fame e la sete. Reclameremo la nostra immagine\u201d. Questo \u00e8 il manifesto rivoluzionario e la professione di fede del regista algerino Lakhdar-Hamina Mohammed, che incendia gli schermi romandi del Festival International du Film de Fribourg attraverso il suo Waqai sanawat al-djamr (\u201cCronaca degli anni di brace\u201d). Il film, storico e d\u2019autore, dal taglio epico, affronta la colonizzazione francese dell\u2019Algeria dal primo dopoguerra al cominciamento dell\u2019insurrezione del Jabhat al-Tahrir al-Watani (il Fronte di Liberazione Nazionale, FLN) e ne divide la storia in 5 atti. 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