{"id":16668,"date":"2025-03-01T17:23:36","date_gmt":"2025-03-01T16:23:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16668"},"modified":"2025-03-01T20:01:21","modified_gmt":"2025-03-01T19:01:21","slug":"ocalan-ordina-la-resa-dei-separatisti-curdi-una-prima-ipotesi-di-lettura","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16668","title":{"rendered":"\u00d6calan ordina la resa dei separatisti curdi? Una prima ipotesi di lettura"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel 1990 e poi nel 1991 i compagni del <em>Sosyalist Parti<\/em> turco (oggi rinominato <em>Vatan Partisi<\/em>) guidati dall\u2019allora caporedattore della rivista \u201c2000\u2019e Do\u011fru\u201d, <strong>Do<strong>\u011f<\/strong>u Perin\u00e7ek<\/strong>, avevano incontrato nella valle della Beqa in Libano, <strong>Abdullah \u00d6calan<\/strong>, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), e &#8211; avvertendolo del rischio di \u201coccidentalizzazione\u201d che correva il PKK &#8211; gli avevano proposto di rinunciare alla lotta armata, di rompere le relazioni con l\u2019imperialismo americano che foraggiava il separatismo etnico per balcanizzare il Medio Oriente in Turchia, Siria, Irak e Iran e di operare invece, unitamente alle forze patriottiche e rivoluzionarie turche, per democratizzare la Repubblica.\u00a0<\/p>\n\n\n\n<p>La risposta fu per\u00f2 negativa da ambedue i lati: da una parte \u00d6calan decise non solo di continuare con le violenze (costate la vita a 40\u2019000 persone, perlopi\u00f9 civili, fra cui bambini e insegnanti) esasperando il nazionalismo curdo, ma anche di rinunciare formalmente al marxismo (o all\u2019interpretazione revisionista del medesimo) e di trasformarsi in una pedina degli Stati Uniti e di Israele (come ha fatto intendere lo stesso Partito Comunista di Turchia TKP nella sua dichiarazioni del 28 febbraio 2025). Dall\u2019altra parte il governo di Ankara, che gi\u00e0 aveva fatto arrestare Perin\u00e7ek nel 1990 con l\u2019accusa di legittimare la secessione curda e di compromettere cos\u00ec l\u2019integrit\u00e0 dello Stato, arriv\u00f2 a vietare nel luglio 1992 le attivit\u00e0 del suo Partito (che si ricostitu\u00ec in seguito sotto altro nome).<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma: dopo circa 35 anni (e migliaia di morti) la linea lungimirante di <em>Vatan Partisi<\/em> riassunta nello slogan \u201cTurchi e curdi sono fratelli, abbasso l\u2019imperialismo americano\u201d si starebbe realizzando. Il dato politico, infatti, \u00e8 che &#8211; con la verosimile autorizzazione del governo turco &#8211; \u00d6calan ha chiesto a tutti i militanti del PKK di deporre le armi e addirittura di sciogliere l\u2019organizzazione: se ci\u00f2 avvenisse realmente sarebbe sicuramente una vittoria per la pace e la sovranit\u00e0 nazionale della Turchia, a tutto vantaggio quindi della transizione dall\u2019atlantismo al multipolarismo.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>I tratti dirimenti della dichiarazione di \u00d6calan &#8211; letta sia in curdo sia in turco alla stampa &#8211; sono infatti i seguenti:&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1)<em> <\/em><\/strong>la dissoluzione del PKK \u00e8 necessaria perch\u00e9 esso \u201cha completato il suo ciclo di vita\u201d a seguito dei \u201cprogressi della libert\u00e0 d\u2019espressione\u201d (!) e del riconoscimento \u201cdell\u2019identit\u00e0 curda\u201d (!) in Turchia.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2)<em> <\/em><\/strong>\u201cnel corso di oltre mille anni di storia, turchi e curdi hanno sempre ritenuto necessario restare uniti in alleanza, in cui l&#8217;aspetto volontario era predominante\u201d, al fine di \u201csopravvivere alle potenze egemoni\u201d: sono stati \u201cgli ultimi 200 anni di modernit\u00e0 capitalista ad aver tentato di rompere questa unit\u00e0\u201d. In pratica \u00e8 l\u2019ammissione del fatto che la questione curda \u00e8 stata eterodiretta dall\u2019imperialismo atlantico.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3)<\/strong> Presunte soluzioni come la creazione di uno Stato nazionale curdo (il Kurdistan), oppure il federalismo o anche solo l\u2019autonomia amministrativa \u201cnon possono essere la risposta\u201d. In pratica il PKK rinuncia ai suoi obiettivi storici in tutte le sue varianti. Resterebbe quindi solo un&#8217;opzione per risolvere la questione nazionale: \u00e8 cittadino turco colui che, senza distinzione di etnia e di confessione, vive entro i confini della Repubblica sorta nel 1923 dalla Rivoluzione Kemalista, nazional-democratica e anti-coloniale.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Prima di lasciarsi andare per\u00f2 in facili idealismi, occorre evidentemente verificare alcuni elementi:<\/p>\n\n\n\n<p>Anzitutto si tratta di vedere se USA, Israele e vari paesi dell\u2019UE &#8211; che hanno sempre rifornito il separatismo curdo &#8211; possano accettare una tale resa (al di l\u00e0 delle trite e ritrite dichiarazioni diplomatiche).&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>In secondo luogo, pi\u00f9 di quello che faranno i comandanti del PKK sul campo (che oggi avrebbero deciso il cessate il fuoco in Turchia), bisogna capire se davvero le sue filiali (PYD-YPG-SDF) attive &#8211; armi in pugno &#8211; nella regione siriana del \u201cRojava\u201d, obbediranno all\u2019anziano leader incarcerato. La portavoce del partito europeista filo-curdo DEM nel parlamento di Ankara, <strong>Ay\u015feg\u00fcl Do\u011fan<\/strong>, ha sminuito l&#8217;appello di \u00d6calan a semplice \u201csuggerimento\u201d; le dichiarazioni di&nbsp;<strong>Mazlum Abdi<\/strong>, comandante delle Forze Democratiche Siriane (SDF) sono pure ambigue e il giornale \u201cYeni \u00d6zg\u00fcr Politica\u201d (organo del PKK) non sembra disponibile alla pace. Va ricordato che le SDF &#8211; dove militano circa duemila quadri del PKK &#8211; occupano un terzo del territorio siriano da cui sottraggono petrolio e gas naturale agli arabi per rivenderlo e, coi proventi, finanziare la guerriglia in Turchia. Il tutto sotto tutela degli Stati Uniti, i quali nel \u201cRojava\u201d dispongono di ben otto basi militari (eppure qualche ingenuo eurocomunista ancora ne parla come di un sistema autogestito retto dal confederalismo democratico e persino dal femminismo!).<\/p>\n\n\n\n<p>Infine &#8211; ed \u00e8 forse l\u2019aspetto principale &#8211; va analizzato appunto se di resa da parte del PKK si possa effettivamente parlare, oppure se \u00e8 stato piuttosto siglato un compromesso con settori dell\u2019apparato statale (visto che le contraddizioni interne alla borghesia turca non mancano). Da quanto ci risulta al momento, \u00d6calan non sembra aver vincolato la fine delle ostilit\u00e0 ad altre condizioni, tuttavia un punto interrogativo arriva, come detto, dalla Siria: in cambio della fine della guerriglia nei confini turchi qualcuno potrebbe concedere l\u2019esistenza di un\u2019enclave curda in quel che resta della Repubblica Araba Siriana (ormai parcellizzata fra Israele, integralisti sunniti e appunto PYD-YPG-SDF)?&nbsp;Se cos\u00ec fosse questo rappresenterebbe un pericolo per la sicurezza nazionale della Turchia che difficilmente Ankara potr\u00e0 tollerare.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma forse un primo passo nella giusta direzione \u00e8 stato effettivamente compiuto, ma occorre ancora cautela nel trarre giudizi perch\u00e9 la geopolitica della regione \u00e8 tutt\u2019altro che stabile.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel 1990 e poi nel 1991 i compagni del Sosyalist Parti turco (oggi rinominato Vatan Partisi) guidati dall\u2019allora caporedattore della rivista \u201c2000\u2019e Do\u011fru\u201d, Do\u011fu Perin\u00e7ek, avevano incontrato nella valle della Beqa in Libano, Abdullah \u00d6calan, leader del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK), e &#8211; avvertendolo del rischio di \u201coccidentalizzazione\u201d che correva il PKK &#8211; gli avevano proposto di rinunciare alla lotta armata, di rompere le relazioni con l\u2019imperialismo americano che foraggiava il separatismo etnico per balcanizzare il Medio Oriente in Turchia, Siria, Irak e Iran e di operare invece, unitamente alle forze patriottiche e rivoluzionarie turche, per democratizzare la<\/p>\n","protected":false},"author":16409,"featured_media":16671,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[21,13],"tags":[],"coauthors":[266],"class_list":["post-16668","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-medio-oriente","category-opinione"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16668","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/16409"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=16668"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16668\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16679,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16668\/revisions\/16679"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/16671"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=16668"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=16668"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=16668"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=16668"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}