{"id":16497,"date":"2024-12-22T01:31:00","date_gmt":"2024-12-22T00:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16497"},"modified":"2024-12-19T21:37:06","modified_gmt":"2024-12-19T20:37:06","slug":"andrew-spannaus-racconta-gli-stati-uniti-che-cambiano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16497","title":{"rendered":"Andrew Spannaus racconta gli Stati Uniti che cambiano"},"content":{"rendered":"\n<p>Leggendo la vasta produzione di Andrew Spannaus non solo ci si convince che sia tra i maggiori, pi\u00f9 attenti e puntuali conoscitori della sua nazione, ma anche come l\u2019intrinseco servilismo del sistema mediatico e culturale occidentale verso Washington porti spesso a non comprendere che cosa ci stia spiegando.<\/p>\n\n\n\n<p>D\u2019altronde Spannaus scandaglia con millimetrica precisione l\u2019attualit\u00e0 degli Stati Uniti, in cui il trumpismo da un decennio sta portando fuori l\u2019intero sistema politico dalla dittatura ideologica del globalismo iperliberista, il quale invece impera in Europa con un dogmatismo la cui rigidit\u00e0 ha pari solo nell\u2019imbecillit\u00e0 con cui le classi dirigenti lo difendono.<\/p>\n\n\n\n<p>Spannaus, in \u201cRivincita \u2013 L\u2019enigma americano spiegato agli europei\u201d per le edizioni Solferino, analizza come non lo sfrenato liberoscambismo, ma una oculata politica di protezione della capacit\u00e0 produttiva interna abbia portato nel XIX secolo gli Stati Uniti a diventare la potenza economica e militare che si \u00e8 esplicitata nel corso del secolo seguente. Scrive: \u201c<em>Le figure che hanno impostato la direzione della nuova nazione, in aperto contrasto con il sistema inglese del libero scambio propugnato da personaggi come Adam Smith e John Locke, erano Benjamin Franklin e Alexander Hamilton e successivamente Henry Clay, Henry Carey e Abraham Lincoln. Per quasi tutto il XIX secolo, questa corrente si batt\u00e9 per utilizzare i poteri dello Stato centrale in modo da facilitare la crescita dell\u2019economia privata, attraverso tre strumenti principali: la protezione, cio\u00e8 i dazi sui prodotti da oltremare; gli investimenti nelle infrastrutture; e un sistema finanziario pubblico per indirizzare i capitali verso lo sviluppo delle manifatture. Il sistema fu codificato di fatto da Hamilton quando era il segretario al Tesoro nei primi governi della nuova nazione, sotto la presidenza di George Washington<\/em>.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>A quei modelli, ancorch\u00e9 dimenticati, i quali hanno radici profonde in una parte della teoria e della prassi politica statunitense, si richiama Donald Trump, che lo stesso autore senza esitazione definisce scurrile, offensivo, perennemente arrabbiato, contraddittorio, imprevedibile, dall\u2019aria insopportabilmente truce, eppure: <em>\u201cper suprema ironia della storia una persona di questo genere ha portato a un momento di maggiore democrazia, dando voce a istanze che le istituzioni di Washington avevano pensato di poter ignorare<\/em>.\u201d Anche perch\u00e9 \u201cn<em>ella sostanza, Donald Trump propone posizioni ragionevoli e anche moderate su alcune questioni importanti, dall\u2019economia alla politica estera ai temi sociali<\/em>\u201d, dando vita a un populismo sostanzialmente \u201c<em>anti-liberista e anti-guerra<\/em>\u201d, in aperto conflitto con gli apparati dell\u2019establishment tanto repubblicano, quanto democratico, seppur molti del primo siano transitati in questi anni nel secondo. La signora Clinton definisce Trump un miserabile a capo di un branco di miserabili, ma tanto odio offusca la realt\u00e0 di cui lei, il coniuge, gli Obama, i Bush son stati autori e interpreti, creando quel disastro sociale che ha costruito il consenso trumpiano.<\/p>\n\n\n\n<p>Ricorda Spannaus: \u201c<em>Il modello neoliberale, avverso all\u2019intervento pubblico e agli strumenti per proteggere e promuovere le attivit\u00e0 produttive, ha preso il sopravvento. Ci sono voluti anni prima che scoppiasse la crisi vera e propria, perch\u00e9 quanto costruito in precedenza era una struttura solida. Nel frattempo il progresso \u00e8 comunque andato avanti in molti settori e il Paese \u00e8 stato in grado in ogni caso di mantenere una posizione forte a causa del suo ruolo internazionale, ma la resa dei conti non poteva tardare molto. E purtroppo la classe politica e accademica non aveva pi\u00f9 gli strumenti per affrontare questa sfida, avendo adottato una visione lontana da quella su cui era fondata la nazione<\/em>.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La follia speculativa e finanziaria, un capitalismo ultraliberista e aggressivo, l\u2019esternalizzazione in giro per il mondo della produzione manifatturiera, hanno lasciato agli Stati Uniti solo lo strumento del dollaro e dei cannoni della NATO per affermare un primato che nella sua sostanzialit\u00e0, ovvero capacit\u00e0 di innovazione economica, scientifica, tecnologica e conseguente benessere dei cittadini si \u00e8 spostato altrove. Si \u00e8 trasferito in quella Cina che a Washington immaginavano alleata durevolmente subalterna e invece si \u00e8 rivelata competitrice internazionale nella proposizione di un nuovo ordine mondiale multipolare volto ad archiviare il secolo statunitense (1945 \u2013 2012) e la sua logica di furto delle materie prime energetiche ed alimentari da tutto il pianeta a esclusivo vantaggio dell\u2019Occidente.<\/p>\n\n\n\n<p>Il vangelo della deregulation, ci ammonisce Spannaus: \u201c<em>ha ridotto le protezioni per numerosi settori industriali e infrastrutturali, introducendo una maggiore competizione sui costi grazie all\u2019entrata dei grandi capitali in nuove aree dell\u2019economia. L\u2019obiettivo dichiarato era l\u2019efficienza, ma troppo spesso l\u2019effetto ultimo era di trovare capitali utili per continuare ad alimentare i giochi finanziari. Bene per chi aveva investimenti in borsa e nei fondi che si impegnano a estrarre valore dalle attivit\u00e0 produttive; male per chi ci lavorava e anche per il servizio offerto ai cittadini. \u2026 Continuavano l\u2019innovazione e la modernizzazione della societ\u00e0, ma i frutti non venivano distribuiti in modo equo; aumentavano le disuguaglianze, con la stratificazione dei guadagni. Negli anni si \u00e8 visto il consolidamento di una classe benestante di circa un terzo degli americani che continuava a migliorare la propria posizione, mentre gli altri gruppi hanno vissuto una stagnazione o anche un arretramento.\u201d<\/em> Tutto questo ha impoverito considerevolmente la classe media colpita da una perdita di posti di lavoro ben pagati nell\u2019industria: \u201cP<em>er molti anni l\u2019occupazione si \u00e8 spostata verso i servizi poco pagati, come i negozi e il fast food. Se negli anni \u201860 il 24% dei lavoratori era impiegato nelle manifatture, nel 2024 quella cifra \u00e8 sotto il 10%. &#8230;Ci sono anche i servizi professionali ben pagati, importanti fonti di nuovo valore, ma a livello complessivo la perdita della produzione \u00e8 stata accompagnata da un peggioramento del reddito per i lavoratori della classe media\u201d,<\/em> aggiungendo un parallelo deterioramento delle infrastrutture viarie, del sistema scolastico e universitario, di quello sanitario e sociale, finanche della situazione abitativa degli statunitensi.<\/p>\n\n\n\n<p>A fronte di tutto questo: \u201c<em>C\u2019erano voci che chiedevano un cambiamento di fase, un ritorno alle regole che avrebbero disincentivato le attivit\u00e0 speculative e una nuova stagione di intervento pubblico. L\u2019establishment non era pronto per una svolta di questa portata. Si ragionava ancora con il vecchio paradigma, pensando al massimo di aggiustare le regole del libero mercato per aggiungere qualche freno al sistema, ma salvando la finanza senza ripensare il suo ruolo nell\u2019economia<\/em>.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 cos\u00ec che negli anni Trump ha costruito un consenso decisivo \u201c<em>tra i lavoratori sindacalizzati degli Stati post-industriali e \u00abarrugginiti\u00bb \u2013 Michigan, Wisconsin e Pennsylvania\u2013 proprio con il suo messaggio a favore della reindustrializzazione del Paese, con un messaggio anti-globalizzazione e anti-Wall Street<\/em>\u201d. Cos\u00ec, mentre i democratici \u2013 nonostante gli sforzi in senso sociale, con considerevoli investimenti pubblici compiuti dalla stessa amministrazione Biden e ben documentati da Spannaus \u2013 si mostravano agli occhi dei cittadini come il baluardo della finanza speculativa e della guerra per la difesa della predatoria globalizzazione sotto l\u2019egida del dollaro, Donald Trump ha avuto gioco facile nel costruire un nuovo partito di lavoratori, disoccupati, contadini poveri: \u201c<em>questo deterioramento del tessuto produttivo ha avuto un forte impatto sociale ed anche politico. Sentirsi dire che l\u2019economia va bene perch\u00e9 la borsa sale e le multinazionali nel settore tech fanno faville ha solo approfondito il senso di abbandono di molte comunit\u00e0 colpite dall\u2019aumento della disoccupazione e dal relativo degrado sociale<\/em>.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>La sovranit\u00e0 monetaria \u00e8 un pilastro di questa nuova stagione: \u201c<em>nessuno ripaga il debito pubblico e non ce n\u2019\u00e8 nemmeno bisogno. Uno Stato sovrano \u00e8 in grado di generare tutte le risorse finanziarie di cui ha bisogno, perch\u00e9 i soldi non vengono dalle rocce, dai cittadini e tanto meno dai cinesi. Sono creati semplicemente al computer, \u00abstampati\u00bb virtualmente dalle banche centrali e forniti al sistema finanziario attraverso il governo o le banche, con il solo limite di come vengono impiegati: se creano squilibri come l\u2019inflazione e le bolle speculative, allora bisogna limitare o cambiare la modalit\u00e0 di utilizzo e di investimento. Se invece mancano le risorse per far girare l\u2019economia al servizio dei cittadini, vanno aumentati dirigendoli verso gli impieghi pi\u00f9 utili e produttivi<\/em>.\u201d<\/p>\n\n\n\n<p>Per Spannaus nella nazione a stelle e strisce si \u00e8 aperta una stagione nuova, in cui la spinta propulsiva della richiesta di cambiamento, che accomuna tanto la base trumpiana, quanto ampi settori del mondo progressista, porr\u00e0 fine alla finanziarizzazione dell\u2019economia, ai tagli allo stato sociale e alla politica estera imperiale e coloniale, certamente questo: \u201c<em>non significa che gli Stati Uniti siano diventati un Paese socialista o comunista. Rimangono capitalisti\u201d<\/em>, ma assisteremo a una radicalesvolta post-globale, si svilupperanno: \u201c<em>il protezionismo e gli investimenti pubblici per favorire le manifatture, il potenziamento delle infrastrutture (almeno in parte) e un nuovo approccio alla spesa pubblica, sfidando in toto la narrazione dominante degli economisti e delle istituzioni pubbliche di oggi, negli Stati Uniti ma ancora di pi\u00f9 in Europa<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Aggiunge Spannaus: \u201c<em>la globalizzazione, cio\u00e8 le regole del libero mercato promosse attraverso trattati commerciali e organismi internazionali, non \u00e8 pi\u00f9 considerata l\u2019obiettivo da seguire, tanto che Washington pratica apertamente il protezionismo verso l\u2019esterno e la politica industriale per promuovere le attivit\u00e0 produttive al proprio interno<\/em>\u201d. Allo stesso modo per Spannaus la politica estera sta cambiando, il sostegno ai sionisti, lo scontro con i russi e le minacce ai cinesi rappresentano \u201c<em>strascichi del mondo vecchio e pesanti incidenti di percorso che interrompono un tentativo di riorientamento generale<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il precipizio di una guerra mondiale imminente parrebbe sventato dopo la sconfitta presidenziale di Kamala Harris, l\u2019auspicio \u00e8 che le trasformazioni in corso negli Stati Uniti trovino forme di dialogo con il crescente consenso planetario della proposta multipolare sino-russa. In ogni caso l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 in cammino e la storia, con buona pace di Francis Fukuyama, non \u00e8 finita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Leggendo la vasta produzione di Andrew Spannaus non solo ci si convince che sia tra i maggiori, pi\u00f9 attenti e puntuali conoscitori della sua nazione, ma anche come l\u2019intrinseco servilismo del sistema mediatico e culturale occidentale verso Washington porti spesso a non comprendere che cosa ci stia spiegando. D\u2019altronde Spannaus scandaglia con millimetrica precisione l\u2019attualit\u00e0 degli Stati Uniti, in cui il trumpismo da un decennio sta portando fuori l\u2019intero sistema politico dalla dittatura ideologica del globalismo iperliberista, il quale invece impera in Europa con un dogmatismo la cui rigidit\u00e0 ha pari solo nell\u2019imbecillit\u00e0 con cui le classi dirigenti lo difendono.<\/p>\n","protected":false},"author":16407,"featured_media":16498,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[29,23],"tags":[],"coauthors":[264],"class_list":["post-16497","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura-arte-e-letteratura","category-nord-america"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16497","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/16407"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=16497"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16497\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16499,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16497\/revisions\/16499"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/16498"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=16497"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=16497"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=16497"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=16497"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}