{"id":16470,"date":"2024-12-07T15:43:03","date_gmt":"2024-12-07T14:43:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16470"},"modified":"2024-12-07T15:47:45","modified_gmt":"2024-12-07T14:47:45","slug":"il-ruolo-della-turchia-nella-nuova-fase-della-guerra-in-siria","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16470","title":{"rendered":"Il ruolo della Turchia nella nuova fase della guerra in Siria"},"content":{"rendered":"\n<p>Nel contesto della recentemente riacutizzatasi crisi siriana, la Turchia svolge un ruolo fondamentale e, al tempo stesso, contraddittorio. Nei giorni successivi all\u2019occupazione di Aleppo da parte del gruppo terroristico islamico Hayat Tahrir al-Sham (HTS) abbiamo riscontrato una foga nel pubblicare analisi o commenti frettolosi. Purtroppo in questa tendenza sono cascati anche seri analisti arabi, russi e, in generale, sinceri fautori del multipolarismo, quasi sollevati nel poter finalmente gridare al \u201ctradimento\u201d dell\u2019odiato Erdogan: con quella sottile islamofobia che permane anche nella nostra area. La categoria del \u201ctradimento\u201d \u00e8 semplicistica: la lettura marxista della lotta di classe nel contesto dello scontro fra multipolarismo e imperialismo si dovrebbe insomma basare su ben altro.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Una questione di metodo<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Lo dico subito: io non considero Erdogan un traditore, semplicemente perch\u00e9 non l\u2019ho mai ritenuto un sincero e affidabile anti-imperialista, ma solo un leader nazionalista che talvolta, opportunisticamente e suo malgrado, ha fatto anche scelte anti-imperialiste che creano disagio alla NATO. Queste scelte per quanto coraggiose (che quando indeboliscono il sistema atlantico vanno sostenute), restavano misure puntuali e non un vero programma politico di alternativa. E ci\u00f2 anche perch\u00e9 all\u2019interno del Partito AKP e dell\u2019apparato amministrativo turco convivono correnti diverse, alcune delle quali tuttora fortemente influenzate dalla setta g\u00fclenista che Erdogan non \u00e8 ancora riuscito a liquidare completamente (sempre che lo voglia fare fino in fondo). Visto che mi guardo bene dal porre Erdogan sullo stesso piano di ci\u00f2 che potrebbe fare un rivoluzionario al suo posto, e che so ancora distinguere il piano dell\u2019analisi ideologica da quello della prassi politica, non mi aspetto soluzioni salvifiche da parte sua, evito illusioni e mantengono un distacco nell\u2019analisi, senza tuttavia cadere in giudizi qualunquisti che portano anche i marxisti all\u2019inattivit\u00e0 e al non volersi \u201csporcare le mani\u201d.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il contesto interno turco<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Oltre a dover tenere buoni gli oltre tre milioni di siriani (parzialmente ostili verso le autorit\u00e0 laiche di Damasco) accolti in Turchia dal 2011 e a cui in parte \u00e8 stata pure concessa la cittadinanza turca, il governo guidato da Erdogan non ha oggi la maggioranza assoluta: per sopravvivere deve contare sui voti del Partito nazional-conservatore MHP, il quale per\u00f2 ha recentemente fatto una svolta inaspettata! Il suo leader, Devlet Bah\u00e7eli, strizzando l\u2019occhio persino alla socialdemocrazia, ha invitato Erdogan ad essere pi\u00f9 tollerante con i &#8230;separatisti curdi! Un fatto inaudito per la politica turca: in pratica gli ultra-nazionalisti adottano il programma della setta g\u00fclenista precedente il 2016 aderendo cos\u00ec ai <em>diktat<\/em> dagli Stati Uniti e mettendo in difficolt\u00e0 la politica perseguita negli ultimi dieci anni da Erdogan (e dal MHP stesso). Il MHP, oltre a questa uscita \u201ccontronatura\u201d, ha pure lodato l\u2019azione di HTS contro la Siria, dando quindi un segnale ostile alla normalizzazione dei rapporti fra Ankara e Damasco sostenuta da Mosca e Tehran. La lotta di classe in Turchia \u00e8 quindi presente e feroce, cos\u00ec come \u00e8 ancora presente la lotta fra due linee persino nell\u2019area di governo: anche per questo la politica di Erdogan \u00e8 spesso zigzagante. Ma zigzagante significa anche dialettica, e quando c\u2019\u00e8 dialettica significa che vi sono equilibri politici che possono sempre mutare. Compito degli anti-imperialisti non \u00e8 oggi l\u2019equidistanza e nemmeno il disfattismo che pervade anche taluni settori di sinistra, ma anzi sfruttare al massimo ogni contraddizione per spingerla contro gli interessi atlantisti (e guerrafondai).<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>L\u2019HTS non fa un favore alla Turchia<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Tornando alla situazione di Aleppo. Reputo un errore pensare che l\u2019operazione dell\u2019HTS sia un momento di cesura che abbia \u201csmascherato\u201d il presidente turco: Erdogan infatti resta quello uscito indenne dal tentato golpe filo-atlantico del 15 luglio 2016, e cio\u00e8 un leader politico controverso, che gioca su pi\u00f9 fronti e che ambisce a una politica estera sempre pi\u00f9 autonoma per il suo Paese nella regione, e che proprio per questo \u00e8 inviso alla NATO (che ancora negli scorsi giorni ha adottato con Ankara una politica del bastone e della carota) ed \u00e8 considerato al momento un potenziale alleato, per quanto \u201cconflittuale\u201d, dal fronte eurasiatico. Bench\u00e9 sia verosimile che i servizi segreti turchi abbiano avuto contatti coi terroristi (come li hanno con tutte le organizzazioni di ogni fazione che operano nella regione), i mandanti dall\u2019attacco dell\u2019HTS ad Aleppo vanno ricercati a Washington e Tel Aviv: lo ha d\u2019altronde dichiarato esplicitamente l\u2019ex-ufficiale dei servizi segreti israeliani Mordechai Kedar.<\/p>\n\n\n\n<p>La tesi che tende ad escludere un diretto coinvolgimento di Erdogan \u00e8 fatta sua anche del marxista turco Tevfik Kadan, giovane caporedattore di \u201cAyd\u0131nl\u0131k\u201d con una formazione militare alle spalle. Egli spiega che \u201cdopo che l\u2019intenzione di normalizzazione dei rapporti fra Siria e Turchia venne resa nota, alcuni gruppi affiliati all\u2019Esercito libero siriano tentarono di ribellarsi e la Turchia decise di liquidarli. I gruppi ribelli che in quei giorni bruciarono la bandiera turca ora agiscono con l\u2019HTS\u201d. L\u2019HTS quindi non risponderebbe all\u2019Esercito libero siriano, questo s\u00ec effettivamente appoggiato da Ankara, e quest\u2019ultima \u201ccon certezza [\u2026] non ha dato il via libera all&#8217;operazione Aleppo\u201d. Ci\u00f2 non significa ancora per\u00f2, nel caso in cui Erdogan vedesse prossima la disfatta di Assad, che Ankara non possa iniziare ad aprofittarne, pur confrontandosi con russi e iraniani, di contrastare la nascita di un \u201cKurdistan\u201d (che finirebbe per essere un protettorato sionista).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019operazione dell\u2019HTS, cos\u00ec spudoratamente e mediaticamente \u201cfilo-turca\u201d, con tanto di ritratti di Erdogan e bandiere nazionali turche sventolate sul castello di Aleppo, appare fin troppo appariscente: il governo turco da tempo si sperticava nel dire di voler rispettare l\u2019integrit\u00e0 territoriale della Siria, strano quindi che ora accetti di venir \u201csmascherato\u201d cos\u00ec platealmente da chi dovrebbe essere al suo servizio. E in effetti \u00e8 una situazione che non convince nemmeno il documentarista Michelangelo Severgnini, il quale ha constatato che l\u2019Esercito libero siriano (chiamato oggi anche \u201cEsercito nazionale siriano\u201d, SNA) quello appunto ostile a Damasco e legato ad Ankara, che controlla alcune parti del confine tra Siria e Turchia, sarebbe intervenuto sulla scena solo per contenere i separatisti curdi, strappando l\u2019enclave di Tel Rifat al loro controllo, ma non per partecipare all\u2019attacco dell\u2019HTS contro le truppe governative siriane. I<em> turchi infatti \u2013 lo conferma anche <\/em><strong>Stanislav Tarasov<\/strong><strong> \u2013<\/strong><em> \u201csono preoccupati per una eventuale disgregazione statuale della Siria, che potrebbe poi allargarsi e toccare la Turchia, riaccendendo il fattore curdo\u201d.<\/em><\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Lo sporco gioco del MIT<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il giornalista turco Ismet \u00d6z\u00e7elik, che non nasconde le sue simpatie per Assad, conferma poi che \u201cin realt\u00e0 il PKK\/PYD non \u00e8 un nemico dell\u2019HTS: avevano gi\u00e0 fatto un accordo tra loro. In effetti il fabbisogno petrolifero dell\u2019HTS viene fornito proprio dei separatisti curdi\u201d. Egli \u00e8 piuttosto dell\u2019idea che con l\u2019operazione Aleppo, Washington e Tel Aviv stiano incastrando il governo turco per impedire a Erdogan di continuare la sua marcia di avvicinamento verso la Russia e la Cina. In questo senso, a dover preoccupare e molto, sono soprattutto le inopportune uscite dell\u2019<em>intelligence<\/em> turca, secondo cui Assad avrebbe \u201cperso le aree sotto il suo controllo in brevissimo tempo con l&#8217;inizio dell&#8217;operazione dell&#8217;opposizione contro Aleppo. Questa situazione ha spinto il regime siriano a cercare il sostegno dell&#8217;organizzazione terroristica PKK\/YPG\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>La dichiarazioni del MIT sono molto gravi, anzitutto perch\u00e9 legittimano l\u2019HTS, che da organizzazione terrorista (cos\u00ec riconosciuta anche dalla Turchia) ora la promuove a \u201cforza di opposizione\u201d, ma soprattutto perch\u00e9 trasmette il messaggio fuorviante di un presunto sostegno del governo di Damasco al separatismo curdo, che da solo \u201cgiustificherebbe\u201d agli occhi dall\u2019opinione pubblica turca ogni intervento militare sul territorio siriano. Il MIT insomma, rispondendo agli interessi sionisti e americani, gioca una carta molto pericolosa che non solo prova a deviare gli equlibri interni alla borghesia turca per influenzare la politica estera di Erdogan, ma addirittura tenta di favorire la balcanizzazione siriana. Essa comporterebbe per\u00f2 forti ripercussioni su tutto il Medio Oriente, e tutto ci\u00f2 \u00e8 ovvio a chi gioverebbe, oltre oceano!<\/p>\n\n\n\n<p>Come abbiamo detto, per\u00f2, oltre alle provocazioni del MIT, va tenuto conto della necessit\u00e0 per Erdogan di garantire oltre alla stabilit\u00e0 del suo governo anche la sicurezza ai confini della Turchia: qualora il caos in Siria continuasse e la crescente fragilit\u00e0 del potere baathista si rivelasse irreversibile dando adito a spinte secessioniste incontrollabili, e ritenendo prossima la disfatta di Assad, il presidente turco non avr\u00e0 pi\u00f9 remore per un massiccio intervento turco nel Paese.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>La normalizzazione delle relazioni fra Siria e Turchia passano dalla \u2026 Cina<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>In effetti da anni era in corso un lentissimo ma reale processo di normalizzazione dei rapporti tra Turchia e Siria. Le tempistiche molte lunghe sono dovute al fatto che entrambi i paesi hanno nelle rispettive \u00e9lite, come abbiamo visto, correnti interne che frenano il dialogo e perch\u00e9 entrambi hanno per anni enfatizzato una narrazione a livello popolare a cui ora \u00e8 difficile dare una svolta netta. Certo, Erdogan da tempo afferma di voler incontrare il suo omologo siriano, ma Assad comprensibilmente pretende dapprima il ritiro dei militari turchi dal territorio siriano, cosa che Ankara non potr\u00e0 tuttavia concedere finch\u00e9 non avr\u00e0 la garanzia che l\u2019Esercito Arabo Siriano (SAA) abbia effettivamente la forza per riprendere il controllo del Rojava e tenere quindi a bada le spinte secessionistiche curde che la Turchia considera pericolosissime per la sua sicurezza nazionale. Non \u00e8 un caso se le aspirazioni curde sono invece sostenute dagli USA e da Israele.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa situazione di <em>impasse<\/em>, che potr\u00e0 essere risolta solo con la cooperazione di Iran e Russia, si aggiunge per\u00f2 a uno strategico progetto economico ispirato dalla Cina ma inviso ovviamente, e come sempre, a Washington e Tel Aviv: si tratta di un\u2019arteria stradale e ferroviaria che dai pressi di Bassora in Iraq condurr\u00e0 in Turchia e infine in Europa, consentendo all\u2019Iraq la vendita del suo petrolio. Questa via di comunicazione dovr\u00e0 raggiungere Hatay, sul confine turco-siriano, e avere sbocco sul Mediterraneo. Se per\u00f2 l\u00ec dovesse prevalere il terrorismo questo progetto non si concretizzer\u00e0, proprio come auspicano i sionisti e la corrente \u201csvendipatria\u201d e filo-americana che opera ad Ankara.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel contesto della recentemente riacutizzatasi crisi siriana, la Turchia svolge un ruolo fondamentale e, al tempo stesso, contraddittorio. Nei giorni successivi all\u2019occupazione di Aleppo da parte del gruppo terroristico islamico Hayat Tahrir al-Sham (HTS) abbiamo riscontrato una foga nel pubblicare analisi o commenti frettolosi. Purtroppo in questa tendenza sono cascati anche seri analisti arabi, russi e, in generale, sinceri fautori del multipolarismo, quasi sollevati nel poter finalmente gridare al \u201ctradimento\u201d dell\u2019odiato Erdogan: con quella sottile islamofobia che permane anche nella nostra area. 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