{"id":16417,"date":"2024-11-20T21:30:29","date_gmt":"2024-11-20T20:30:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16417"},"modified":"2024-11-20T21:30:31","modified_gmt":"2024-11-20T20:30:31","slug":"il-piccolo-di-milano-teatro-che-vince-il-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16417","title":{"rendered":"\u201cIl Piccolo\u201d di Milano, teatro che vince il tempo"},"content":{"rendered":"\n<p>Il Piccolo Teatro di Milano affonda le sue radici nella storia antifascista della citt\u00e0 meneghina, dipanatasi dalla lotta antifascista fin dagli anni Venti e poi dalla Resistenza. Viene fondato come primo teatro stabile italiano il 14 maggio 1947 da Giorgio Strehler, Paolo Grassi e la sua consorte Nina Vinchi, infaticabile organizzatrice. Nasce da un\u2019idea di Grassi, deciso a immaginare il teatro come servizio pubblico: di questo scrive in un articolo per \u201cL&#8217;Avanti!\u201d del 25 aprile 1946, nel giorno in cui l\u2019organo di stampa dei socialisti italiani celebra il primo anniversario della vittoria della lotta partigiana. La proposta \u00e8 apprezzata e promossa dal sindaco ambrosiano, l&#8217;avvocato socialista Antonio Greppi, che agli inizi del 1947 offre i piccoli spazi del teatro dopolavoristico di via Rovello, utilizzato amatorialmente dagli impiegati dell\u2019amministrazione comunale, ai due amici. &nbsp;L\u2019anno precedente Strehler e Grassi avevano gi\u00e0 messo in scena Maksim Gorkij, al quale non negano un affettuoso richiamo nel nome \u201cPiccolo\u201d, che allude al moscovita Malij Teatr di piazza Teatral&#8217;naja.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/FOTO-7-Paolo-Grassi-Bertolt-Brecht-Giorgio-Strehler.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"758\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/FOTO-7-Paolo-Grassi-Bertolt-Brecht-Giorgio-Strehler-1024x758.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16419\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/FOTO-7-Paolo-Grassi-Bertolt-Brecht-Giorgio-Strehler-1024x758.jpg 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/FOTO-7-Paolo-Grassi-Bertolt-Brecht-Giorgio-Strehler-300x222.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/FOTO-7-Paolo-Grassi-Bertolt-Brecht-Giorgio-Strehler-768x568.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/FOTO-7-Paolo-Grassi-Bertolt-Brecht-Giorgio-Strehler-480x355.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/11\/FOTO-7-Paolo-Grassi-Bertolt-Brecht-Giorgio-Strehler.jpg 1500w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Paolo Grassi e Giorgio Strehler (ai lati) con Bertolt Brecht (al centro).<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Sono le pagine del \u201cPolitecnico\u201d di Elio Vittorini a spiegare le linee d\u2019azione del nuovo teatro: prezzi popolari, promozione culturale tra le masse lavoratrici, scelte di progetti artistici volti non a una evasione culturale, ma a un dichiarato impegno civile e politico. Cos\u00ec, proprio in quel maggio 1947, la storia di questo glorioso teatro si apre ancora una volta con il grande Maksim Gorkij e il suo \u201cAlbergo dei poveri\u201d, tratto dal testo gorkiano \u201cI bassifondi\u201d, per altro riproposto dal teatro nella primavera 2024 in una pregevole rappresentazione allestita da Massimo Popolizio. Altro spettacolo fondamentale di quella stagione d\u2019apertura \u00e8 \u201cArlecchino servitore di due padroni\u201d di Carlo Goldoni (allora con Marcello Moretti nella parte del protagonista), la cui versione strehleriana \u00e8 stata capace di offrire fama internazionale al Piccolo, portandone interpreti e allestimento nel mondo. \u00c8 ancora nell\u2019autunno del 2024 che va in scena al Piccolo una riuscita edizione con Enrico Bonavera nella parte di Arlecchino, degno erede del suo maestro Ferruccio Soleri, per mezzo secolo nella parte dello scaltro servitore. Con ragione il regista Stefano de Luca sottolinea quanto giocare teatralmente con candele e merletti in un tempo di ricerca di avveniristiche soluzioni registiche ipertecnologiche sia non solo divertente, ma anche un modo concreto per riportare il teatro alla sua essenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Un impegno nel solco della storia del Piccolo, il quale negli anni \u201850 e in quelli successivi fa conoscere in Italia Bertolt Brecht, il grande regista e autore comunista, fino ad allora noto negli ambienti militanti, cos\u00ec come le rappresentazioni intelligentemente moderne di William Shakespeare.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019attenzione per il teatro russo non \u00e8 mai venuta meno, confermata dalla geniale e al contempo un po\u2019 folle idea di promuovere il 16 novembre 2024 una \u201cMaratona Progetto \u010cechov\u201d, presentando in una sola giornata, dalla mattina alla sera, tre opere fondamentali del grande autore russo per la regia di Leonardo Lidi e la compagnia del Teatro Stabile dell\u2019Umbria: \u201cIl gabbiano\u201d (1895), \u201cZio Vanja\u201d (1896) e \u201cIl giardino dei ciliegi\u201d (1903). Il risultato \u00e8 davvero apprezzabile per le doti delle attrici e degli attori e per il meritorio e riuscito lavoro di riduzione di opere tanto complesse a un atto unico di poco pi\u00f9 di un\u2019ora e mezza ciascuno. Quello che emerge con pi\u00f9 nettezza e affettuosa prepotenza dal testo cechoviano \u00e8 la necessit\u00e0 delle donne e degli uomini del suo tempo di confrontarsi, di vivere insieme, in relazione, quindi assaporando tutte le differenti dinamiche sociali: l\u2019amore, le liti, i pregiudizi, le paure; prismi emozionali che declinano la vita, mai comunque separata dall\u2019amore, motore sempre estremo per passioni che consumano a prescindere dall\u2019essere o non essere corrisposte. Certo ci sono molti elementi russi del tempo: la campagna, i divari tra le classi, la necessit\u00e0 di un riscatto, che ne \u201cIl giardino dei ciliegi\u201d si intravede anche come politico. Tuttavia la vera alterit\u00e0 con il nostro tempo \u00e8 nel modo di vivere: oggi ci confrontiamo prima di tutto con noi stessi, ripiegati in una centralit\u00e0 estremistica del nostro essere come alfa e omega di tutto, un tutto mediato dalla tecnologia; allora ci si confrontava molto pi\u00f9 autenticamente con gli altri, alla ricerca del coraggio di parlare guardandoli negli occhi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Piccolo Teatro di Milano affonda le sue radici nella storia antifascista della citt\u00e0 meneghina, dipanatasi dalla lotta antifascista fin dagli anni Venti e poi dalla Resistenza. Viene fondato come primo teatro stabile italiano il 14 maggio 1947 da Giorgio Strehler, Paolo Grassi e la sua consorte Nina Vinchi, infaticabile organizzatrice. 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