{"id":16320,"date":"2024-10-18T20:12:06","date_gmt":"2024-10-18T20:12:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16320"},"modified":"2024-10-18T20:13:41","modified_gmt":"2024-10-18T20:13:41","slug":"accordo-svizzera-ue-contro-i-lavoratori-il-servizio-pubblico-e-la-democrazia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16320","title":{"rendered":"Accordo Svizzera-UE: contro i lavoratori, il servizio pubblico e la democrazia"},"content":{"rendered":"\n<p>L\u2019Unione europea \u00e8 nata come un grande progetto del ventesimo secolo.&nbsp; Per molti \u00e8 perfino stata la realizzazione di un sogno. Da quando, negli anni Ottanta, ha fatto la scelta neoliberale, l\u2019UE funziona per\u00f2 come una potente organizzazione commerciale, con competenze eccezionali.<\/p>\n\n\n\n<p>Essa pu\u00f2 infatti imporre agli Stati membri e un po\u2019 anche alla Svizzera, la politica economica, sociale, finanziaria, non da ultimo privatizzazioni e austerit\u00e0.<br><br>In questi quarant\u2019anni l\u2019UE ha imposto ai paesi membri migliaia di privatizzazioni: ferrovie, elettricit\u00e0, scuole, poste, prigioni, acqua potabile, metropolitane, ospedali, sistemi di sicurezza, e sgravi fiscali sui redditi e patrimoni importanti. I risultati li conosciamo: meno benessere alle popolazioni, pi\u00f9 disuguaglianza. Non mi risulta che l\u2019UE abbia fatto un bilancio dei risultati della sua politica. Ma continua con le sue scelte nefaste, con immutato impegno.<br><br><strong>L\u2019accordo quadro del 2019<\/strong><br>La Svizzera, dopo la bocciatura popolare del 1992 dello Spazio economico europeo, ha sviluppato una serie di accordi bilaterali con l\u2019UE. Nel 2019 ha avviato trattative per l\u2019adozione di un accordo quadro. Il 26 febbraio 2021 il Consiglio federale ha interrotto le trattative su questo accordo, in quanto lo stesso non avrebbe superato lo scoglio del voto popolare. Infatti, i sindacati e l\u2019UDC avevano espresso la loro contrarier\u00e0.<br><br>Ricordo che questo accordo non consisteva in un piano di sviluppo inteso a migliorare le condizioni di lavoro e di vita in Europa e in Svizzera. In altre parole, esso non intendeva conferire allo Stato un ruolo positivo per promuovere l\u2019economia, la ricerca, la formazione, la socialit\u00e0, l\u2019energia, i trasporti pubblici. &nbsp;<br><br>Esso comprendeva invece una serie di misure puntuali allo scopo di allineare la legislazione svizzera a quella europea e ad adeguare molte attivit\u00e0 secondo la politica neo-liberale in voga nell\u2019UE ormai da diversi decenni. L\u2019obiettivo era quindi quello di orientare la nostra politica verso il mercato e la concorrenza, a scapito degli interessi dei cittadini e dei salariati.<br>In particolare, l\u2019accordo:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li>rimetteva in discussione il diritto del lavoro del nostro Paese, gi\u00e0 non molto ricco. Riduceva per esempio le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, gi\u00e0 oggi insufficienti, aumentando in questo modo le possibilit\u00e0 di abusi. Il risultato sarebbe stata la conferma di bassi salari, soprattutto nelle zone di frontiera, dumping, precarizzazioni. Decretava la supremazia della libert\u00e0 di impresa rispetto alla tutela dei lavoratori;<\/li>\n\n\n\n<li>le decisioni della Corte di giustizia sarebbero state applicate anche alla Svizzera. Ad esempio, sarebbero state applicabili le condizioni di lavoro del paese sede dell\u2019azienda e non quello in cui il lavoro viene svolto;<\/li>\n\n\n\n<li>promuoveva la privatizzazione dei servizi pubblici;<\/li>\n\n\n\n<li>decretava la fine della politica regionale, in quanto in contrasto con i principi fondamentali dell\u2019UE, che privilegiano il mercato e la concorrenza. BancaStato, per esempio, non avrebbe pi\u00f9 potuto beneficiare della garanzia da parte dello Stato;<\/li>\n\n\n\n<li>imponeva la ripresa automatica delle direttive emanate dall\u2019UE, perfino nei campi in cui ci\u00f2 avrebbe comportato una modifica costituzionale. Nel caso di rifiuto da parte del popolo, l\u2019UE avrebbe potuto adottare sanzioni contro la Svizzera, di fatto annullando lo strumento democratico del voto popolare.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p><br>L\u2019adozione di questo accordo avrebbe permesso ai gruppi economici e finanziari di aumentare i loro profitti, mentre era dannosa per i salariati, ai quali sarebbero stati imposti peggioramenti rilevanti, e per i cittadini, che sarebbero stati privati da fondamentali diritti democratici e subire le conseguenze delle privatizzazioni. L\u2019Unione sindacale, pur ritenendo necessario garantire buone relazioni con l\u2019UE non poteva quindi aderire a un simile progetto.<br>&nbsp;<br>Tre anni dopo, il 20 marzo 2024, dopo la consultazione di cantoni, partiti, ambienti economici e sindacati, il CF ha deciso di chiedere l\u2019apertura formale di nuove trattative per l\u2019elaborazione di un nuovo accordo quadro.<br><br>Cosa \u00e8 cambiato in questi tre anni?&nbsp;&nbsp; Quali sono le proposte formulate dalla Svizzera? Sono state raccolte le critiche formulate dall\u2019Unione sindacale svizzera sul primo Accordo quadro? Vediamo.<br><br><br><strong>Ricatti meschini<\/strong><br>Come dicevo, l\u2019UE ha ampie competenze. Tra queste figurano quelle di imporre sanzioni e ricatti ai paesi che non si adeguano alle sue direttive. Anche la Svizzera \u00e8 stata colpita da sanzioni, che sarebbe meglio definire ricatti meschini. Dopo la sospensione delle trattative sull\u2019accordo quadro, per esempio, l\u2019UE ha sospeso gli accordi Horizon Europe (vedi CdT 6.10.2023) sugli importantissimi programmi di ricerca. Anche in questo caso hanno avuto il sopravvento i poco trasparenti affari commerciali all\u2019interesse dei risultati della ricerca, perfino in campo sanitario dove la posta in gioco \u00e8 la cura delle persone e qualche volta la stessa sopravvivenza. Thomas Hefti, ex consigliere agli Stati (PLR) (le Temps 9.10.2023) sottolinea l\u2019importanza di avere relazioni stabili, ma non a qualsiasi prezzo. \u00c8 inaccettabile, afferma, che l\u2019UE metta la Svizzera sotto pressione. Per esempio, mentre esclude il nostro paese dagli accordi sulla ricerca li sottoscrive con Israele, uno stato estraneo all\u2019UE e perfino lontano geograficamente. I problemi istituzionali, rileva sempre Hefti, non possono essere sottovalutati ed \u00e8 difficile capire la rigidit\u00e0 dell\u2019UE nei confronti della Svizzera. Una soluzione sembra ora in corso, anche se la stessa ha richiesto un versamento da parte della Svizzera di un contributo supplementare di 650 milioni di franchi.<br><br>Ricatti simili sono pure in corso nel campo dell\u2019energia elettrica. La Svizzera sarebbe colpevole di non liberalizzare totalmente il settore, quindi l\u2019UE impone limiti agli accordi di collaborazione, in un momento in cui il settore energetico \u00e8 sottoposto a grandi difficolt\u00e0.<br><br>Forse anche per queste ragioni, le popolazioni, sempre pi\u00f9 sovente, sono disorientate e dissentono, qualche volta in modo silenzioso, disertando le urne, altre volte aderendo a manifestazioni pi\u00f9 o meno imponenti.&nbsp;&nbsp; Forse anche la progressione elettorale dei movimenti di estrema destra \u00e8 il risultato di questa politica. Ma l\u2019analisi sul tema esula da questo articolo.&nbsp; &nbsp;<br><br>I sondaggi (Swissinfo 23.9 .2022) rilevano in ogni modo il cambiamento di opinione della popolazione svizzera. I sondaggi su \u201csei favorevole all\u2019adesione?\u201d sui giovani dal 18 ai 34 anni hanno dato i risultati seguenti (percentuale di favorevoli):<br><br>1995&nbsp;&nbsp;&nbsp; 59.2%<br>2007&nbsp;&nbsp;&nbsp; 31%<br>2015&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 9.9%<br>2019&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; 6.5%<br><br>L\u2019insieme della popolazione, nel 2019, ha pure dato un risultato altamente negativo (15.6% uomini; 13.4% donne favorevoli all\u2019adesione).<br><br><br><strong>L\u2019accordo del 2024, (quasi) nulla di nuovo, anzi\u2026<\/strong><br>La sospensione delle trattative sull\u2019accordo quadro nel 2021, come ho ricordato, era stata motivata dal fatto che non avrebbe superato il voto popolare, in seguito all\u2019opposizione sindacale, per le ragioni indicate in precedenza, e a quella dell\u2019UDC, sui diritti popolari. Si poteva immaginare che nei nuovi accordi sarebbero state considerate almeno una parte delle obiezioni. In realt\u00e0, nemmeno le problematiche risolvibili dal nostro Parlamento sono state considerate. Penso alla libera circolazione delle persone. Una conquista interessante. Per\u00f2 l\u2019insufficienza delle misure di accompagnamento crea gravi problemi nel mondo del lavoro. Per evitare il dumping salariale, i bassi salari, la precarizzazione dei rapporti di lavoro basterebbe ad esempio estendere la validit\u00e0 dei contratti collettivi di lavoro oppure adottare contratti normali di lavoro a livello nazionale, con norme vincolanti sui salari e le condizioni di lavoro. Il nostro parlamento ha privilegiato le tesi padronali.<br><br>Anche sugli altri temi non c\u2019\u00e8 quasi nulla di nuovo. Sulla corte di giustizia. Sulla privatizzazione dei servizi pubblici. Sulla politica regionale. Sulla ripresa automatica delle direttive emanate dall\u2019UE.<br><br>Addirittura sono state aggiunte due altre questioni: sull\u2019energia idroelettrica e sul trasporto ferroviario. In campo energetico il CF, incurante dei gravi problemi provocati dalla liberalizzazione in Europa sia sui prezzi, sia sulla fornitura di energia, propone la liberalizzazione totale del mercato e la separazione della produzione dalla distribuzione. La produzione sarebbe aperta alla concorrenza, rendendo impossibile pianificare grandi investimenti a lungo termine. Sarebbe la fine in Svizzera del servizio pubblico idroelettrico. Il mandato prevede inoltre il divieto di stipulare dei contratti di acquisto a lungo termine, la sola soluzione per garantire un approvvigionamento sicuro e sfuggire dalle speculazioni. Una scelta in evidente contrasto con i principi di un servizio pubblico in campo energetico.<br><br>Il CF propone poi la liberalizzazione del traffico ferroviario internazionale dei viaggiatori. Il sindacato dei trasporti (SEV), di solito molto prudente, ritiene \u201cirresponsabile che la Svizzera utilizzi l\u2019apertura del mercato nel trasporto viaggiatori internazionale su rotaia come oggetto di trattative\u201d. La Svizzera dovrebbe invece cercare di illustrare all\u2019UE i vantaggi del modello cooperativo di trasporti pubblici della Svizzera (SEV 8 marzo 2024). L\u2019UE intanto minaccia sanzioni se la Svizzera rifiuter\u00e0 la liberalizzazione del traffico viaggiatori internazionale (SEV 10 marzo). Occorre ricordare che il sistema ferroviario meglio funzionante \u00e8 quello in atto in Svizzere e in Austria. In Inghilterra, Germania e Grecia invece le ferrovie sono state liberalizzate e vengono organizzate le gare di appalto. Il che significa che spesso non vince il miglior fornitore, ma quello pi\u00f9 economico. \u00c8 ovvio che la Commissione europea dovrebbe seguire gli esempi di Svizzera e Austria. Ma si attiene al dogma della liberalizzazione (SEV 24.11.2023).<br><br><strong>\u201cBisogna abbandonare il sistema neo-liberale\u201d<\/strong><br>Come si pu\u00f2 constatare, la sottoscrizione di uno o pi\u00f9 accordi tra la Svizzera e l\u2019UE non risolver\u00e0 nessuno dei problemi ai quali siamo confrontati. Non favorisce lo sviluppo dell\u2019economia n\u00e9 della Svizzera, n\u00e9 dell\u2019UE. Non affronta i problemi economici, politici, tecnologici e sociali. Le politiche di austerit\u00e0, le privatizzazioni, le misure di risparmio, i tagli sul mondo del lavoro sono in contrasto con una politica atta ad affronare una politica di sviluppo. Si tratta di una politica miope. Come afferma Alfonso Tuor (CdT 22.12.2023) \u201cil risultato \u00e8 che oggi l\u2019Europa \u00e8 ancora ai piedi della scala\u2026l\u2019Europa non vede le sfide all\u2019orizzonte e ancora meno le pone all\u2019ordine del giorno\u201d.<br>50 anni dopo la pubblicazione del famosissimo rapporto al Club di Roma denominato \u201cI limiti dello sviluppo\u201d nel quale si avvertiva dell\u2019impossibilit\u00e0 di una crescita infinita in un modo limitato, recentemente \u00e8 stato pubblicato un nuovo rapporto \u201cUna terra per tutti\u201d. Nello stesso si mette nuovamente l\u2019accento sulle sfide dell\u2019umanit\u00e0: porre fine alla povert\u00e0, affrontare le crescenti disuguaglianze, rendere il sistema alimentare sano per le persone e per gli ecosistemi, passare all\u2019energia pulita. Nell\u2019introduzione il rapporto avverte che quando gravi disuguaglianze corrodono la fiducia, diventa difficile per le societ\u00e0 democratiche giungere a decisioni collettive sul lungo termine. Il rapporto mostra, inoltre, come il prossimo decennio vedr\u00e0 la trasformazione economica pi\u00f9 veloce della storia.<br><br>La co-presidente del Club di Roma e co-relatrice del rapporto, Sandrine Dixson-Decl\u00e8ve, afferma (le Temps 20.11.2923) che \u201cper risolvere i problemi del nostro tempo bisogna abbandonare il sistema neo-liberale. Ci\u00f2 significa rinunciare alla politica fondata sul mercato, la competitivit\u00e0, la concorrenza, principi ritenuti sacri dall\u2019UE. &nbsp;<br><br>Infatti, una diversa politica dell\u2019UE permetterebbe di adottare forme sane di sviluppo, di stipulare&nbsp; facilmente accordi con la Svizzera e di abbandonare la meschina politica dei ricatti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Condiviso dal sito del Forum Alternativo<\/em>: <a href=\"https:\/\/www.forumalternativo.ch\/2024\/06\/24\/accordo-svizzera-ue-contro-i-lavoratori-il-servizio-pubblico-e-la-democrazia\/\">https:\/\/www.forumalternativo.ch\/2024\/06\/24\/accordo-svizzera-ue-contro-i-lavoratori-il-servizio-pubblico-e-la-democrazia\/<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Unione europea \u00e8 nata come un grande progetto del ventesimo secolo.&nbsp; Per molti \u00e8 perfino stata la realizzazione di un sogno. 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