{"id":16209,"date":"2024-08-30T16:55:27","date_gmt":"2024-08-30T16:55:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16209"},"modified":"2024-08-31T02:51:04","modified_gmt":"2024-08-31T02:51:04","slug":"svizzera-sempre-piu-vicina-alla-nato","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16209","title":{"rendered":"Svizzera sempre pi\u00f9 vicina alla NATO?"},"content":{"rendered":"\n<p>Nella seduta del 21 agosto 2024 il Consiglio Federale ha approvato la partecipazione a due progetti della \u201cPermanent Structured Cooperation (PESCO)\u201d dell\u2019Unione Europea (UE). In questo articolo tratter\u00f2 il primo progetto approvato, \u201cMilitary Mobility\u201d, e cercher\u00f2 di collocare la sua approvazione all\u2019interno di quello che, a mio avviso, risulta essere un panorama politico-militare preoccupante.<\/p>\n\n\n\n<p>Anzitutto, in che cosa consiste \u201cMilitary Mobility\u201d? Si tratta di un programma volto ad applicare una serie di agevolazioni alla logistica di eserciti stranieri, i quali avranno una maggiore possibilit\u00e0 di attraversare i confini nazionali svizzeri in caso di necessit\u00e0. Oltre a 25 Stati membri UE, anche Norvegia, Canada e (guarda caso) Stati Uniti parteciperanno a questo progetto. Il Consiglio federale ha giustificato l\u2019approvazione di Military Mobility sostenendo che essa avr\u00e0 effetti positivi soprattutto in riferimento al \u201cpromovimento militare della pace\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Le apparentemente rassicuranti giustificazioni della nostra classe dirigente dovrebbero per\u00f2 fare suonare un campanello di allarme nell\u2019opinione pubblica svizzera, soprattutto se collochiamo questa decisione in un contesto pi\u00f9 ampio nel quale le \u201ccollaborazioni\u201d fra Svizzera e UE si fanno sempre pi\u00f9 frequenti soprattutto nel campo della \u201csicurezza\u201d (modo carino di dire\u201d nel campo bellico\u201d). Ma riflettiamo per un secondo sulla natura stessa dell\u2019UE, la quale \u00e8 sempre pi\u00f9 affiancabile alla organizzazione che il comunicato del Consiglio Federale nemmeno cita: la NATO. Il comunicato parla di 25 Stati membri UE, ricordiamo che sono solo 4 gli stati membri che non aderiscono all\u2019alleanza atlantica: Austria, Cipro, Irlanda e Malta. \u00c8 dunque ovvio che, a meno che Malta o gli altri 3 stati citati non resistessero alla voglia di far passare il loro esercito nazionale per la Svizzera, la stragrande maggioranza degli attraversamenti stranieri del confine nazionale coinvolgerebbero paesi NATO, fra cui anche gli USA.<\/p>\n\n\n\n<p>Per pura casualit\u00e0 (si fa per dire) l\u2019approvazione del progetto arriva in un frangente in cui i leader occidentali scalpitano per mettere l\u2019elmetto alla popolazione e spedirla verso il fronte in Ucraina. Proprio rispetto all\u2019Ucraina, la NATO e l\u2019Unione Europea dovrebbero farsi un bell\u2019esame di coscienza dopo aver passato due anni e mezzo a riempire un paese di armi esecrando la diplomazia in ogni sua forma, con conseguenze politiche ed umanitarie tragiche. Ricordiamo anche che il nostro paese ha perso la possibilit\u00e0 di giocare un ruolo nella diplomazia proprio grazie alle (inutili) sanzioni UE a cui ha aderito, motivo per cui \u00e8 oggettivo che \u201cil promovimento militare della pace\u201d (qualunque cosa voglia dire) \u00e8 una argomentazione tanto insulsa quanto irrealistica. La pace si fa con la diplomazia, non con gli eserciti.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma le dubbie manovre fra Svizzera, UE e NATO non finiscono ovviamente qui, \u00e8 infatti il caso di spostare il nostro sguardo a ci\u00f2 che succede nella penisola balcanica, pi\u00f9 precisamente in Kosovo. Qui, una folta delegazione di soldati svizzeri \u00e8 direttamente sotto il controllo della \u201cKosovo Force\u201d (KFOR): una forza militare della NATO. Sono sempre pi\u00f9 numerosi i disordini civili nella regione che rischiano di vedere coinvolti soldati svizzeri.<\/p>\n\n\n\n<p>Ed ecco che, dando un\u2019occhiata alla situazione complessiva delle relazioni fra il nostro paese e l\u2019estero, in un attimo ci renderemo conto che le nostre classi dirigenti stanno trasformando la Svizzera in un\u2019autostrada per eserciti verso una guerra in gran parte voluta e finanziata dalla NATO, che abbiamo un settore dell\u2019esercito sotto controllo della stessa organizzazione, e che i nostri \u201cgenerali\u201d fanno discorsi preoccupanti su esercitazioni all\u2019estero e altre forme di \u201ccollaborazioni internazionali\u201d che avrebbero gravi conseguenze sui giovani svizzeri.<\/p>\n\n\n\n<p>E in tutto questo dov\u2019\u00e8 la tanto predicata e millantata neutralit\u00e0 svizzera? Osservando la realt\u00e0 dei fatti \u00e8 piuttosto difficile trovarla. Tuttavia, io penso essa sia ancora nelle mani del popolo, ma dobbiamo lottare con forza verso chi sta tentando di strapparcela. Siamo ancora in tempo per non imboccare anche noi quell\u2019autostrada lastricata di una retorica ingannevole verso un futuro di guerre e conflitti. \u00c8 necessario tenere gli occhi aperti anche rispetto a quelle che sembrano le pi\u00f9 modeste e piccole decisioni poich\u00e9, se sommate, rischiano di far precipitare la Svizzera nel braccio dell\u2019Unione Europea o (quasi peggio) della NATO.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nella seduta del 21 agosto 2024 il Consiglio Federale ha approvato la partecipazione a due progetti della \u201cPermanent Structured Cooperation (PESCO)\u201d dell\u2019Unione Europea (UE). 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