{"id":16167,"date":"2024-08-19T14:29:40","date_gmt":"2024-08-19T14:29:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16167"},"modified":"2024-08-20T15:54:42","modified_gmt":"2024-08-20T15:54:42","slug":"quale-lezione-apprendere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16167","title":{"rendered":"Quale lezione apprendere?"},"content":{"rendered":"\n<p>Anche l\u2019Ungheria si ritaglia un suo spazio al Festival del Film di Locarno, il quale ha proiettato la pellicola <em>Fekete pont <\/em>(\u201cLezione appresa\u201d) del regista B\u00e1lint Szimler. Il film vuole essere una trasposizione realistica dei problemi strutturali del sistema scolastico ungherese, riflettendo al contempo \u201cin scala\u201d la societ\u00e0 magiara nel suo insieme. Nella <a href=\"https:\/\/www.locarnofestival.ch\/en\/program\/archive\/film\/fekete-pont?fid=f230e838-19da-4393-a950-a402c4ea7e2a\">breve descrizione data dal <em>metteur en sc\u00e8ne<\/em><\/a> si legge infatti che \u201cil sistema scolastico ungherese oggi \u00e8 in crisi: lo scarso numero di insegnanti e le nuove leggi che li censurano si ripercuotono su ci\u00f2 che possiamo imparare a scuola. Questo mi ha spinto ad analizzare l\u2019autocensura in <em>Fekete pont<\/em>\u201d. Vediamo un po\u2019 pi\u00f9 da vicino di che si tratta e quali sono le criticit\u00e0 che vi abbiamo trovato.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La scuola l\u00e0, tra il Danubio e il Tibisco<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>La storia ha una duplice focalizzazione: da un lato seguiamo i problemi d\u2019integrazione di Palko, un bambino che si \u00e8 di recente trasferito in Ungheria da Berlino per via delle esigenze lavorative della madre; dall\u2019altro osserviamo la giovanissima insegnante Juci, appena assunta nella medesima scuola. Entrambi tenteranno, vanamente e tragicamente, ad integrarsi in un tessuto educativo incancrenito, oppressivo e ottuso, incapace di rinnovarsi ed incorporare un qualunque tipo d\u2019istanza che venga dal basso, puntualmente repressa, e ammantato da una seriet\u00e0 pedissequa e insensata. Questa natura autoritaria ci \u00e8 palesata sin dal principio in modo inequivocabile in una scena in cui, durante la cerimonia di apertura per il nuovo anno scolastico, una docente e il coro di bambini intonano quella che parrebbe essere una canzone popolare ungherese (ma non, sembrerebbe, l\u2019inno nazionale; chi scrive si duole di non averla potuta identificare), in cui si parla del patrio destino dei magiari, i quali non potranno andarsene dal natio suolo, dove vi moriranno. Un\u2019inflessibilit\u00e0 amministrativa \u00e8 praticata per i ritardi a lezione (anche se di un singolo minuto, ci tengono a mostrarci), le corse per i corridoi o l\u2019aver portato una maglietta non del colore standard alla lezione di ginnastica, fino a sfociare in atti di censura e licenziamenti politici: un libro sul poeta S\u00e1ndor Pet\u00f6fi (che in nota ricordiamo essere il poeta ungherese romantico per eccellenza, nonch\u00e9 eroe nazionale e grande patriota) manca di alcune pagine che, intuiremo, sono state strappate per censurare una poesia ispirata allo spirito ribelle della giovent\u00f9 e un elogio all\u2019iniziativa individuale; qualche scena dopo, un docente \u00e8 licenziato in tronco per aver postato non si sa bene quale commento sui social e, forse, (ma la finezza \u00e8 quella di un carro armato, quindi certamente \u00e8 anche per quello) per il suo legame con una ONG non meglio definita. Non andremo nei dettagli sulle vicissitudini dei due personaggi, di cui alla fine possiamo solo in parte supporre l\u2019epilogo. Palko, ostracizzato e chiuso nel suo mutismo dopo un evento traumatico, tenta un ultimo gesto di ribellione, stroncato (letteralmente); Juci, constatata l\u2019impossibilit\u00e0 d\u2019incidere sul sistema per poterlo riformare, sembra licenziarsi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Salve, compagno K\u00e1d\u00e1r!<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Dunque qual \u00e8 il problema di questo film? Anzitutto, esiste forse un problema in questo film, la cui trama \u00e8 piuttosto interessante e scorrevole, salvo forse verso la fine, dove si trascina un po\u2019? La risposta \u00e8 s\u00ec. Partiamo dal presupposto che il film \u00e8 diretto da un regista che non dubitiamo abbia girato la sua pellicola in buona fede, immettendovi dei problemi strutturali osservati e ritenuti ingiusti, che magari lo hanno pure segnato direttamente (la sua infanzia \u00e8 newyorkese, ma ha frequentato l\u2019universit\u00e0 a Budapest). Quel che mi ha comunicato il film dopo qualche decina di minuti di visione \u00e8 stata una forte impressione parodica, quasi grottesca. Mi \u00e8 sembrato che potesse tranquillamente essere ambientato negli anni \u201960, \u201970 o \u201980. \u00c8 sufficiente aggiungere al centro del tricolore una stella rossa bordata d\u2019oro e levare il quadro con la corona di Santo Stefano per mettervene uno con la foto di J\u00e1nos K\u00e1d\u00e1r e il gioco \u00e8 fatto: ecco a voi un film occidentale o occidentalizzato medio che critica, pi\u00f9 o meno approssimativamente (e con diverse gradazioni di qualit\u00e0, che partono dal patetico e arrivano al demenziale), il \u201ctotalitarismo\u201d socialista. Di socialismo, cos\u00ec come di totalitarismo, in Ungheria non v\u2019\u00e8 traccia alcuna, ma lo spirito del film \u00e8 esattamente quello, come se fosse stato scritto a quattro mani da Hanna Arendt e Robert Conquest. Le istanze critiche formulate, che pure sono vere e legittime, sono pressate in una macchina da presa che le riversa su schermo in un modo talmente esagerato da perdere vigore e trasformare la pellicola in un semplice manifesto. E di manifesti contro l\u2019Ungheria di oggi non ne mancano sui giornali e nei media.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignwide size-large\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/coverlg-1-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/coverlg-1-1-1024x576.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16169\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/coverlg-1-1-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/coverlg-1-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/coverlg-1-1-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/coverlg-1-1-480x270.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/coverlg-1-1.jpg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">In <em>Fekete Pont<\/em> il calvario delle lezioni di ginnastica allude all&#8217;ossessione delle &#8220;dittature&#8221; per l&#8217;educazione fisica.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Qualche esempio: gl\u2019insegnanti non solo sono malpagati e in numero insufficiente per garantire il buon funzionamento delle lezioni, costretti a turni eccessivi e a coprire lezioni sulle cui materie non sono preparati, ma sono tutti, dal primo all\u2019ultimo (ovviamente eccepita Juci, coprotagonista, e giusto due persone che vedremo pi\u00f9 avanti), seppur con diverse gradazioni di gravit\u00e0, dei rifiuti umani. Autoritari, incapaci di mostrare un qualunque tipo di empatia verso i propri alunni (c\u2019\u00e8 una differenza tra professionalit\u00e0 e disprezzo, ma qui le due cose sembrano assimilate l\u2019una all\u2019altra), costantemente seri (come nella visione occidentale tipica del grigio membro del partito comunista storico), per la maggior parte fondamentalisti conservatori, nazionalisti (nel modo pi\u00f9 becero, non patriottico) e, alcuni, addirittura violenti coi bambini (il docente di ginnastica sar\u00e0 la causa del trauma di Palko), dunque anche dei completi deficienti (nel senso letterale del termine), incapaci di fare il proprio lavoro e pusillanimi (il collega violento \u00e8 coperto da tutti gli altri tranne Juci). E ancora: il cibo offerto in mensa \u00e8 pessimo, ci raccontano schifati dei bambini; il docente di ginnastica \u00e8 fissato con le prestazioni sportive (chiss\u00e0 mai con quale altro paese brutto e cattivo voleva fare il collegamento il regista) e sfianca i ragazzini con esercizi infiniti o troppo duri; la burocrazia, incontrata nel film come processo amministrativo per poter riparare una finestra rotta, \u00e8 un immenso, incomputabile leviatano, che per leggi di natura non pu\u00f2 dare risposta a coloro che devono cimentarvisi e pare esistere unicamente per prendere in giro i malcapitati attraverso i suoi grigi e depressi impiegati (altro collegamento all\u2019idea storica di mondo socialista). Per finire, verso la fine del film c\u2019\u00e8 una serata di teatro, durante la quale i bambini fanno uno spettacolo con temi piuttosto maturi, sulla storia antica dell\u2019Ungheria. L\u2019immagine che ne esce \u00e8 quella di un delirio nazionalista mascherato, inculcato a dei bambini che hanno ben altri interessi e idee.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Ungari, vecchi mostri scacciati dalla civilt\u00e0 tedesca<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Insomma, per denunciare tutto ci\u00f2 che si rifiuta dell\u2019Ungheria, perch\u00e9 non prendere due piccioni con una fava ed inserirci anche l\u2019esperienza comunista? Certo, questa rimane la mia impressione (quella di un cinefilo, uno storico in erba e un comunista), ma proprio la platealit\u00e0 ed enfasi degli strali del regista finiscono per suggerirmi questa duplice natura, questo prodigioso <em>cocktail<\/em> tragicomico. D\u2019altro canto, mi si potrebbe dire che, da buon \u201crossobruno\u201d o \u201cfascista rosso\u201d (come amano chiamarci i liberali, che hanno sempre bisogno di categorie fantasistiche per coprire la loro reale associazione coi fascisti veri), posso frignare quanto mi pare sull\u2019Ungheria socialista e quella attuale (che i comunisti li odia), ma se la realt\u00e0 delle cose \u00e8 quella che il regista cerca di mettere su pellicola, \u00e8 sciocco da parte mia criticarne una sua qual certa assurdit\u00e0, perch\u00e9 la natura della repressione politica pu\u00f2 assolutamente essere grottesca e imbecille; e dunque, in tal caso, non solo il film riesce come provocazione politica, ma addirittura restituisce fedelmente l\u2019aura di commedia nera che ammanta la societ\u00e0 ungherese: ecco un capolavoro da festival! La realt\u00e0 per\u00f2 penso sia un po\u2019 pi\u00f9 complicata di cos\u00ec.<\/p>\n\n\n\n<p>Dissento non per forza sul tipo di critiche mosse al paese magiaro, sul quale posso esprimermi fino ad un certo punto, visto che non sono un esperto (non su questa congiuntura della sua contemporaneit\u00e0), ma su alcune di esse e la presunta originalit\u00e0 delle stesse. In primo luogo, dubitiamo che gli ungheresi adulti siano tutti dei rifiuti umani, riflessi simmetrici e perfetti del conservatorismo della sua leadership. Una leadership, peraltro, che \u00e8 sostenuta anche da elettori con idee diametralmente opposte in campo economico e civile, anche per motivi estremamente pratici e tattici, come il limitare l\u2019influenza dell\u2019UE, della NATO (pi\u00f9 di un anno fa si leggeva sui giornali della <a href=\"https:\/\/cepa.org\/article\/hungarys-sudden-army-purge-nato-asks-whats-going-on\">\u201cpurga anti-NATO\u201d<\/a>, cio\u00e8 un pensionamento anticipato tra gli alti papaveri dell\u2019esercito ungherese), la coltivazione delle relazioni commerciali fuori da questi due sistemi (con la Russia e la Cina per esempio; il compagno Xi Jinping ha fatto tappa in Ungheria qualche mese fa nel suo viaggio europeo) e, attualissima e fondamentale, la ricerca di una <em>de-escalation<\/em> e pace in Ucraina (gl\u2019incontri di Orb\u00e1n con Zelensky, Putin e Xi sono stati demonizzati e boicottati in ogni modo dall\u2019UE). Dunque, cari lettori, no: se l\u2019Ungheria presenta, per usare un eufemismo, delle controversie sulla sua politica interna, non \u00e8 di certo perch\u00e9 i magiari tutti sono dei mostri. \u00c8 un peccato invece che il film non provi ad interrogarsi sul perch\u00e9 quel tipo di cittadino ungherese sia diventato cos\u00ec: forse le risposte complicate non piacciono. In secondo luogo, le uniche eccezioni alla regola del mostro presentano delle caratteristiche particolari. Queste sono, ovviamente, Juci, che \u00e8 ancora giovane, e altre due persone, che sono un tipo di ungherese <em>sui generis<\/em>. Uno \u00e8 il docente di matematica, che \u00e8 gentile e disponibile, contrario alle misure punitive pi\u00f9 sciocche e inutili che ad un certo punto proporr\u00e0 il docente di ginnastica. Guarda caso \u00e8 anche la vittima del licenziamento politico, associato alla sua collaborazione con una ONG. Per completezza inseriamo in questa disamina anche l\u2019unica docente con cui Juci lega un po\u2019, ma che le volter\u00e0 le spalle una volta che il resto del corpo docenti decider\u00e0 di ostracizzarla. In un qualche modo, pare che gli unici ungheresi buoni siano coloro che vengono da fuori l\u2019Ungheria (come Palko e la sua famiglia, mai mostrata sullo schermo ma implicitamente migliore delle famiglie autoctone, tutte infami tranne una rappresentata da una madre nubile molto povera), o che siano associati ad una ONG (che potrebbe essere magiara e non per forza occidentale, siamo d\u2019accordo, ma sembra veramente fatto apposta: mancava solo il logo di sponsorizzazione del NED) o ancora che abbiano un tipo di attitudine e mentalit\u00e0 occidentalizzata (faccio riferimento alla poesia di Pet\u00f6fi che Juci cerca ed insegna alla sua classe, in una scena molto dolce). Ecco, il fatto che dentro sia l\u2019Inferno e fuori il Paradiso, che gli ungheresi tornino ad essere i \u201cselvaggi\u201d ungari da cui Ottone I e i principi tedeschi del civilissimo Sacro Romano Impero avevano liberato parte della Germania nell\u2019Alto Medioevo, questo credo sia molto offensivo ed insultante, perch\u00e9 semplicemente non \u00e8 vero.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image alignfull size-large\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/1920-1.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/1920-1-1024x576.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16171\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/1920-1-1024x576.jpeg 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/1920-1-300x169.jpeg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/1920-1-768x432.jpeg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/1920-1-1536x864.jpeg 1536w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/1920-1-480x270.jpeg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/1920-1.jpeg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">B\u00e1lint Szimler, il regista di <em>Fekete pont<\/em>.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Fratelli d\u2019Ungheria, la terra magiara si desta<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda il secondo punto su cui vorrei esprimere delle critiche, l\u2019Ungheria di oggi viene presentata con dei vestiti di scena propri, che a tratti sembrano anche quelli di eredit\u00e0 sovietica; ma in realt\u00e0, guardando bene le cose nel loro insieme, ci si rende conto che questo spettacolo potrebbe essere portato avanti con un qualsiasi altro costume, anche molto pi\u00f9 occidentale. Se tutto rimanesse uguale, ma fosse ambientato in Italia, recitato da attori italiani, per parlare della scuola italiana, il film gli vestirebbe a pennello. Non bisognerebbe spostare quasi una virgola. Infrastrutture fatiscenti, burocrazia letale, fondi per l\u2019istruzione inesistenti, <em>boutades<\/em> nazionaliste, manualistica datata, revisionismo storico e censura. \u201cMa non cos\u00ec! Non il licenziamento politico!\u201d. No? In Svizzera all\u2019universit\u00e0 di Berna hanno <a href=\"https:\/\/www.rts.ch\/info\/regions\/berne\/14398348-le-professeur-de-luniversite-de-berne-qui-a-publie-des-messages-saluant-les-attaques-du-hamas-a-ete-licencie.html\">licenziato in tronco docenti<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.rts.ch\/info\/regions\/berne\/2024\/article\/l-institut-d-etudes-du-proche-orient-de-l-universite-de-berne-dissous-28387107.html\">chiuso centri di ricerca sul Medio Oriente<\/a> per essersi posizionati in sostegno alla Palestina. La polizia e le universit\u00e0 hanno trattato come potenziali terroristi tutti gli studenti che protestavano per far finire un massacro, facendoli passare per dei semplici facinorosi assetati di sangue. Non \u00e8 repressione, forse, non \u00e8 censura? Per chi ha la memoria corta, forse vale la pena ricordare anche l\u2019isterismo russofobo che ha accompagnato i primi mesi del 2022, quando, sotto lo slogan \u201cnon esiste cultura russa senza carri armati\u201d (strillo di psicolabili esagitati, che nulla sanno di cultura in generale, figuriamoci quella russa, fratelli putativi della giovent\u00f9 hitleriana che una volta bruciava ridendo i libri \u201cunti di giudaismo\u201d), si pretendevano sul posto di lavoro professioni di fede contro lo stato russo da parte di cittadini immigrati (roba mai vista contro gli anglosassoni o i francesi); quando si cancellavano spettacoli teatrali, letture pubbliche o addirittura interi corsi sulla letteratura, la musica, la storia e tutto quanto fosse legato in un qualche modo al mondo russo, inclusa la soppressione dai menu di quel tipo di gastronomia; quando si misero all\u2019indice titani della storia letteraria mondiale come Pushkin, Dostojevskij e Tolstoj e s\u2019idolatravano come eroi nazionali ucraini autori come Gogol\u2019 (i cretini forse non sapevano che l\u2019autore probabilmente non avrebbe condiviso questa etichetta), levando ogni tipo di contesto storico e culturale; quando applicando scriteriatamente le sanzioni delle potenze occidentali abbiamo tagliato fuori da ogni possibilit\u00e0 di sostentamento migliaia di studenti e turisti russi, incapacitati di prelevare denaro dai loro conti, ma che con le ostilit\u00e0 belliche non c\u2019entravano assolutamente nulla. Questa non \u00e8 repressione e censura? No, \u00e8 vero, non lo \u00e8: \u00e8 peggio. \u00c8 una mobilitazione per una guerra totale, materiale e ideologica, di tutta la societ\u00e0: ecco, questo \u00e8 il totalitarismo; senza parate, senza saluti romani (non da noi almeno), senza camicie nere e <em>fez<\/em>, ma pur sempre totalitarismo nella stessa definizione data dai liberali. Noi occidentali siamo i demoni che accusano istericamente gli altri nei nostri media e nella nostra arte di massa. Al liberale pronto che si scalda dicendo \u201cs\u00ec, ma poi le lezioni e gli spettacoli sono ripresi; \u00e8 stato un caso particolare, per via dell\u2019invasione russa\u201d, rispondiamo che ci sono altri migliaia di esempi su come questo film parli di Ungheria esattamente quanto pu\u00f2 parlare di noi. Oltre agli esempi gi\u00e0 citati sulla Palestina, si possono citare i programmi scolastici francesi e britannici (o di qualsiasi altro paese coloniale, anche se particolarmente questi due) sull\u2019argomento del colonialismo (riassumibili in breve con \u201cs\u00ec, gli abbiamo preso qualche risorsa, ma gli abbiamo fatto le strade\u201d) e il giuramento sulla bandiera (il famoso <em>pledge of allegiance<\/em>) sin dalla tenera et\u00e0 nelle scuole americane. Quindi, cari lettori, quanto parla di Ungheria e quanto parla di noi, questo film?<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Lezione appresa!<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Mi si potrebbe dire, giustamente, che la mia domanda \u00e8 superflua. Chissenefrega se esistono delle somiglianze tra \u201cnoi\u201d e \u201cloro\u201d: il regista ungherese ha voluto fare un film con ungheresi per denunciare una certa situazione sull\u2019Ungheria, punto. Signori, io su questo alzo le mani: \u00e8 vero, ed \u00e8 legittimo. Qui propongo una domanda finale per\u00f2: perch\u00e9 l\u2019unico film ungherese e sull\u2019Ungheria selezionato per il festival \u00e8 stata una pellicola che lancia anatema contro quel paese? Non si tratta di un caso, visto che vale per ogni singolo paese non allineato o contrapposto agl\u2019interessi euroatlantici presentato al festival: Iran, Cina, Ungheria (Russia non pervenuta! Per\u00f2 ricordatevi che il festival \u00e8 <a href=\"https:\/\/www.cdt.ch\/news\/svizzera\/sono-convinto-che-il-festival-possa-promuovere-la-pace-360259\">\u201cun luogo d\u2019incontro\u201d e pu\u00f2 \u201cpromuovere la pace\u201d<\/a>). Tutti i film di questi paesi e su questi paesi hanno in comune una cosa: ne danno un\u2019immagine diabolica. Ergo: queste pellicole partecipano al festival in funzione della loro critica, del loro rifiuto e del loro disprezzo per il paese che ritraggono (spesso, tra l\u2019altro, da parte di registi <em>\u00e9migr\u00e9s<\/em>, che il loro paese non lo vivono pi\u00f9 o non lo hanno mai visto). Non \u00e8 cos\u00ec per i film di altri paesi come l\u2019Italia, la Francia, la Gran Bretagna, gli Stati Uniti eccetera. Perch\u00e9? Sar\u00e0 solo il caso di questa edizione? No di nuovo. \u00c8 cos\u00ec da parecchio ormai (Sinistra.ch ha proposto negli anni diversi approfondimenti delle varie edizioni del festival).<\/p>\n\n\n\n<p>A onor del vero le maest\u00e0 del comitato artistico hanno anche accettato un corto cubano di 15 minuti (<em>I love Papuchi<\/em>), un film venezuelano (<em>Los capitulos perdidos<\/em>) e un corto palestinese (<em>Upshot<\/em>, <a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16148\">recensito da Samuel Iembo<\/a>). Nei primi due non \u00e8 presente un\u2019autocritica furiosa del proprio paese d\u2019origine: nel film venezuelano \u00e8 molto velata e liberamente interpretabile, in quello cubano non sussiste. <em>Upshot<\/em> \u00e8 invece un inno alla resistenza. Queste piccole pellicole tuttavia non sovrastano il suono dei tamburi di guerra del festival, che si assorda e si rintrona da solo ripetendo sempre le stesse invettive ed <em>id\u00e9es re\u00e7ues <\/em>sulle erbacce e la giungla del mondo di fuori, quello che rifiuta lo splendente giardino europeo e statunitense.<\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, <em>Fekete pont<\/em> \u00e8 una pellicola interessante, un po\u2019 lunga, piuttosto grottesca e parodica di una realt\u00e0 ungherese complicata e problematica. <em>Fekete pont <\/em>d\u00e0 una lezione su cosa sia in parte l\u2019Ungheria, insegnando cosa la scuola non dovrebbe essere, a noi che la scuola la stiamo trasformando proprio in quel teatrino mostratoci sul grande schermo. La lezione qual \u00e8? Che l\u2019Ungheria \u00e8 uno stato nemico della libert\u00e0, della democrazia e del pluralismo, oppure che quel tipo di scuola \u00e8 sbagliato e basta, in generale, non solo quando sono gli \u201caltri\u201d a farlo? Un po\u2019 come la domanda sulla <em>Shoa<\/em>: \u00e8 sbagliata perch\u00e9 \u00e8 stato un inenarrabile, mostruoso, industriale genocidio o perch\u00e9 \u00e8 stata commessa contro il popolo ebraico? Considerando le intenzioni \u201ceducative\u201d del festival, noi siamo piuttosto sicuri di aver capito quale delle due lezioni sia stata colta in fase di selezione, per essere promossa. E non \u00e8 quella buona.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Anche l\u2019Ungheria si ritaglia un suo spazio al Festival del Film di Locarno, il quale ha proiettato la pellicola Fekete pont (\u201cLezione appresa\u201d) del regista B\u00e1lint Szimler. Il film vuole essere una trasposizione realistica dei problemi strutturali del sistema scolastico ungherese, riflettendo al contempo \u201cin scala\u201d la societ\u00e0 magiara nel suo insieme. Nella breve descrizione data dal metteur en sc\u00e8ne si legge infatti che \u201cil sistema scolastico ungherese oggi \u00e8 in crisi: lo scarso numero di insegnanti e le nuove leggi che li censurano si ripercuotono su ci\u00f2 che possiamo imparare a scuola. Questo mi ha spinto ad analizzare l\u2019autocensura<\/p>\n","protected":false},"author":90985,"featured_media":16168,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[9498],"tags":[],"coauthors":[7984],"class_list":["post-16167","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-speciale-pardo-2024"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16167","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/90985"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=16167"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16167\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":16179,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/16167\/revisions\/16179"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/16168"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=16167"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=16167"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=16167"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=16167"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}