{"id":16160,"date":"2024-08-20T01:36:00","date_gmt":"2024-08-20T01:36:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16160"},"modified":"2024-08-19T13:29:13","modified_gmt":"2024-08-19T13:29:13","slug":"delliran-si-puo-solo-parlare-male","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16160","title":{"rendered":"Dell\u2019Iran si pu\u00f2 solo parlare &#8230;male!"},"content":{"rendered":"\n<p>La Repubblica Islamica dell\u2019Iran \u00e8 una delle culle della civilt\u00e0 mondiale. Eppure in Occidente ne abbiamo un\u2019immagine stereotipata, costruita spesso ad arte, secondo le narrazioni statunitensi e israeliane. E cos\u00ec crediamo che il potere islamico sia in mano a fanatici, quando in realt\u00e0 gli sciiti che governano l\u2019Iran sono in conflitto con i terroristi sunniti (Al-Qaeda, ISIS, ecc.) inizialmente armati dagli USA. Siamo convinti che l\u2019Iran sia il regno dell\u2019oscurantismo culturale, poi scopri che nelle scuole di Tehran gli allievi leggono la \u201cDivina Commedia\u201d del (cristiano) Dante Alighieri. Siamo portati a credere che gli Aytollah esercitino una dittatura che impedisce ogni dibattito, poi per\u00f2 scopri che la trentina di partiti politici esistenti si scontrano e agiscono sulla base di programmi elettorali profondamente diversi sul piano economico, sociale e ideologico. Il giornalista italiano Diego Siragusa dice bene: \u201cvogliamo lasciare agli iraniani il diritto di far evolvere i loro costumi e le loro consuetudini senza pregiudizi e ingerenze esterne? In occidente abbiamo il vizio, duro a morire, di guardare tutto \u2018coi nostri occhi\u2019, di voler uniformare tutto e di giudicare e condannare ci\u00f2 che \u00e8 diverso. Una malattia indotta dalla globalizzazione e dall\u2019americanismo pi\u00f9 perverso\u201d.<strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E ora andiamo al Festival Internazionale del Film di Locarno (io mi ostino ancora a chiamarlo con il suo nome originale, in lingua italiana). Finiti i tempi in cui a Locarno si vedevano film da oltre cortina, in cui i comunisti potevano esprimersi quanto gli imperialisti, oggi prevale un\u2019impostazione profondamente unilaterale, retta dal pensiero \u201cliberal\u201d e atlantista, con quella spruzzatina di \u201cpoliticamente corretto\u201d che serve ormai solo a omologare tutto in un pensiero unico che tollera il dibattito solo nei dettagli pi\u00f9 insignificanti. Non c\u2019\u00e8 quindi da stupirsi che tutti i film relativi all\u2019Iran in calendario a Locarno siano espressione della dissidenza che vive all\u2019estero. Con questi film, squisitamente politici, non si capir\u00e0 mai il vero Iran, ma al contrario si veicola una visione delle cose appunto unilaterale e adatta solo a consolidare la lettura manicheista che prepara mentalmente alla guerra. A reti unificate! Eppure come ricorda lo storico Davide Rossi: \u201cla cinematografia iraniana, sino alla rivoluzione, aveva prodotto mediocri pellicole da fotoromanzo orientale, dal 1979 \u00e8 stata una delle pi\u00f9 straordinarie realt\u00e0 mondiali, con una attenzione per i film per i ragazzi, che ha preso impulso dalla creazione di strutture di tutela dell\u2019infanzia mai esistite prima\u201d.<strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019Iran ha compiuto in questi anni enormi passi avanti in ambito tecnico e scientifico, ma ci\u00f2 non basta per la solerte presentatrice di Piazza Grande che, tagliando corto, spiega al pubblico che \u201cl\u2019Iran guarda al passato\u201d! Non sar\u00e0 mai stata in Iran, ma l\u2019importante \u00e8 ripetere frasi fatte, ancora meglio se in inglese (diventata la nuova lingua ufficiale del Cantone). Segue a ruota l\u2019altro grande esperto di storia persiana, il direttore artistico Giona Nazzaro, il quale ci spiega che in Iran le donne pagano un prezzo altissimo, scordandosi per\u00f2 di mostrare l\u2019altra faccia della medaglia: e cio\u00e8 che dalla Rivoluzione del 1979 in Iran le donne sono oltre la met\u00e0 delle persone laureate, che vi \u00e8 un elevato tasso di imprenditrici, di giornaliste, ecc. <strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/regista.webp\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"683\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/regista-1024x683.webp\" alt=\"\" class=\"wp-image-16165\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/regista-1024x683.webp 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/regista-300x200.webp 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/regista-768x512.webp 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/regista-720x480.webp 720w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/regista-480x320.webp 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/regista.webp 1200w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Mohammad Rasoulof, regista di <em>The seed of the sacred fig<\/em>.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Sempre il direttore artistico del Pardo esprime la sua (qualificata) opinione a sostegno delle proteste di piazza dei dissidenti iraniani. Potremmo stare qui a discettare se, nella sua posizione non fosse d\u2019uopo un minimo di equilibrio, ma a me basterebbe che venisse garantito un po\u2019 di pluralismo e non si usasse il Palco di Piazza Grande a geometria variabile. Ci piacerebbe sentire tanto afflato emotivo anche per le proteste dei dissidenti israeliani, ad esempio i giovani <em>refusnik<\/em> che sono appena stati incarcerati dal regime di Tel Aviv, con cui il Festival del film di Locarno non si faceva problemi a collaborare solo alcuni anni fa. O magari un sostegno esplicito alle proteste popolari in Africa: ma visto che questi \u201cdissidenti\u201d si stanno rivoltando contro l\u2019oppressiva presenza coloniale francese e americana, ecco che forse \u00e8 meglio non citarli&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p>Patetico infine il tentativo di Giona Nazzaro affinch\u00e9 la Piazza tributasse una \u201cstanding ovation\u201d al regista. Le ovazioni sono spontanee o non sono! Non ricordo direttori precedenti del calibro di Irene Bignardi, Fr\u00e9d\u00e9ric Maire, Olivier P\u00e8re o Carlo Chatrian, insistere sbracciandosi affinch\u00e9 il pubblico si alzasse. Lo fa con tutti i registi? O solo con quelli che dissentono dai governi non allineati alla NATO?<strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>E passiamo ora al film, <em>The seed of the sacred fig<\/em> (&#8220;Il seme del fico sacro&#8221;) di Mohammad Rasoulof. Lungo, noioso, a tratti scontato. L\u2019intento \u00e8 peraltro ammesso sin dall\u2019inizio: si tratta di una pellicola politica atta non a comprendere un paese (quello che il regista definisce un \u201cregime totalitario\u201d) ma a giudicarlo secondo i canoni psicologici adatti al solo pubblico europeo. <\/p>\n\n\n\n<p>La critica sociale al governo iraniano \u00e8 legittima: tematizzare le proteste di piazza e l\u2019uso eccessivo della violenza da parte della polizia, cos\u00ec come indagare sulla dialettica fra consenso e dissenso verso le leggi islamiche in voga nel Paese e il conflitto fra le generazioni, sarebbe anche estremamente interessante e a onor del vero, il film inizia in modo tutto sommato abbastanza equilibrato. Ben presto per\u00f2 il tutto scade in una narrazione lunghissima in cui ovviamente emerge come le donne siano tutte sagge (comprese quelle integrate nella macchina governativa che si dimostrano almeno un po\u2019 comprensive), gli uomini per contro sono tutti violenti e cinici, arrivando addirittura a mostrarli come \u201cpazzi\u201d. Perch\u00e9 tutti coloro che non la pensano come noi devono essere evidentemente dei &#8230;pazzi! Il semplicismo \u00e8 raccapricciante!<strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna contestualizzazione \u00e8 permessa: il conflitto geopolitico con l\u2019Occidente \u00e8 messo via come \u201ccomplottismo\u201d; il senso delle proteste di piazza \u00e8 banalizzato (sarebbero relative praticamente solo alla libert\u00e0 di vestirsi senza il velo); le condizioni sociali (a livello di politica familiare, di politica dell\u2019alloggio, di accesso alle universit\u00e0, ecc.) che potrebbero essere sviluppate in diverse scene del film vengono in realt\u00e0 del tutto sorvolate; l\u2019indagine sociologica (il regista \u00e8 pure laureato in sociologia!) sul tipo di consenso che gli Aytollah godono dentro e soprattutto fuori la citt\u00e0 di Teheran \u00e8 totalmente assente. Il regista preferisce invece concentrarsi lungamente sulle ferite riportate dai manifestanti che si scontrano con la polizia e su un\u2019assurda scena finale tutta costruita per \u201cpsichiatrizzare\u201d il cattivo padre di famiglia . <strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Un film cos\u00ec \u00e8 un inutile esercizio di propaganda che gioca sull\u2019emotivit\u00e0 del pubblico europeo ma non permette di capire nulla dell\u2019Iran di oggi, delle sue contraddizioni e delle sue potenzialit\u00e0 nella costruzione del futuro mondo multipolare.<strong><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La Repubblica Islamica dell\u2019Iran \u00e8 una delle culle della civilt\u00e0 mondiale. Eppure in Occidente ne abbiamo un\u2019immagine stereotipata, costruita spesso ad arte, secondo le narrazioni statunitensi e israeliane. 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