{"id":16148,"date":"2024-08-10T18:42:47","date_gmt":"2024-08-10T18:42:47","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16148"},"modified":"2024-08-10T18:42:53","modified_gmt":"2024-08-10T18:42:53","slug":"boato-per-la-palestina-al-festival-di-locarno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16148","title":{"rendered":"Boato per la Palestina al festival di Locarno"},"content":{"rendered":"\n<p>In una delle batterie di cortometraggi presenti al Locarno Film Festival \u00e8 il corto <em>Upshot <\/em>(traducibile come &#8220;effetto&#8221;, &#8220;risultato&#8221; o &#8220;esito&#8221;) del 2024 della palestinese <strong>Maha Haj<\/strong> ad aver dato un pugno nello stomaco agli spettatori. Co-prodotto fra Italia, Francia e Palestina, il corto narra di quella che sembra una normalissima famiglia araba. Il dottor Suleiman e sua moglie Lubna vivono in campagna, lontani dalla societ\u00e0, passando le giornate a raccogliere i frutti della loro terra, a dar da mangiare alle galline e prendersi cura della casa. Sembra tutto pacifico, con qualche discussione normale da vita di coppia, e tanto parlare dei loro cinque amati figli, quando passeranno a visitarli, chi ha sentito al telefono chi, chi ha detto cosa, chi ha deciso dove andr\u00e0 e che strade intraprender\u00e0 nell\u2019immediato futuro. Si parla della moglie di Khaled, che \u00e8 andata a stare dai genitori, o ancora della figlia che secondo il padre dovrebbe viaggiare il mondo e studiare, mentre secondo la madre, avendo gi\u00e0 34 anni, dovrebbe sposarsi.<\/p>\n\n\n\n<p>Come detto, tutto normale. Questo almeno finch\u00e9 non spunta un terzo personaggio, un giornalista, che dice di aver percorso una lunghissima strada per arrivare da loro e potersi far raccontare la storia di ci\u00f2 che \u00e8 successo. Che \u00e8 successo? La notizia colpisce come un pugno nello stomaco. Dopo che i due coniugi si sono rifiutati di parlargli, lui rimane fuori da casa loro, sotto la pioggia, sperando che cambino idea. E alla fine la cambiano, e si siedono al tavolo, prendendo il t\u00e8. Ed \u00e8 in quel momento che il giornalista chiede loro di raccontare cos\u2019\u00e8 successo. \u201cSono passati tanti anni\u201d, dice, \u201ce non mi interessa sapere dell\u2019occupazione israeliana a Gaza\u2026 ma la vostra storia \u00e8 la pi\u00f9 tragica di tutte, e volevo raccontarla\u201d. Nel silenzio attonito, il pubblico assiste al crollo di quello che aveva visto fino a quel punto, della normale famiglia con problemi normali. \u201cPerdere 5 figli, tutti insieme\u201d. I figli su cui la coppia discuteva e si scambiava informazioni, erano ormai deceduti sotto i raid israeliani da tempo. Una rivelazione agghiacciante, che fa vivere agli spettatori una dolora empatia con i genitori, che zitti davanti al giornalista a malapena riescono a trattenere le lacrime. Se le lacrime avessero un suono, in quel momento sarebbero state assordanti in sala.<\/p>\n\n\n\n<p>Il giornalista prosegue, cercando di farsi dare delle informazioni, riuscendo ad ottenere solo l\u2019et\u00e0 dei figli alla loro morte. Uno dei cinque aveva appena due anni di vita. Dopo questa conversazione, lasciando i due genitori affranti, si congeda, ma la madre lo trattiene. \u201c<em>Habibi<\/em>\u201d, dice, \u201cvorresti restare con noi a cena?\u201d. Lui annuisce, e si ritrovano a cena insieme. Lentamente tutto torna alla \u201cnormalit\u00e0\u201d, e Suleiman e Lubna cominciano a parlare di Khaled. Dice al ragazzo che Khaled li saluta, lui non capisce inizialmente, ma poi comprende la necessit\u00e0, struggente, dei due genitori di dover mantenere in vita i loro figli che sono brutalmente scomparsi anni prima.<\/p>\n\n\n\n<p>Se non fosse cos\u00ec attuale, se non fosse che questa storia pi\u00f9 parlare di centinaia di migliaia di palestinesi, forse non sarebbe un colpo al cuore cos\u00ec forte. Forse non avrebbe generato quel boato dal pubblico, che ha applaudito ben tre volte il cortometraggio, l\u2019ultima volta dopo che qualcuno ha gridato dal pubblico \u201c<em>Free Palestine!<\/em>\u201d. Degli applausi lunghissimi e spontanei, che segnano la forte vicinanza della gente alla causa palestinese, assediata da anni di apartheid e dal genocidio di Israele. <\/p>\n\n\n\n<p>In passato il Locarno Festival ha stretto accordi con la Cineteca di Stato israeliana, rendendosi complice della macchina di propaganda sionista: speriamo che questo segnale dal basso, che questo segnale di necessit\u00e0 di sostegno alla Palestina e di distanza da Israele, giunga forte alla direzione del festival.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una delle batterie di cortometraggi presenti al Locarno Film Festival \u00e8 il corto Upshot (traducibile come &#8220;effetto&#8221;, &#8220;risultato&#8221; o &#8220;esito&#8221;) del 2024 della palestinese Maha Haj ad aver dato un pugno nello stomaco agli spettatori. Co-prodotto fra Italia, Francia e Palestina, il corto narra di quella che sembra una normalissima famiglia araba. 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