{"id":16134,"date":"2024-08-09T14:30:52","date_gmt":"2024-08-09T14:30:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16134"},"modified":"2024-08-09T14:33:21","modified_gmt":"2024-08-09T14:33:21","slug":"e-una-rivolta-no-sire-e-una-rivoluzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=16134","title":{"rendered":"\u201c\u00c8 una\u00a0rivolta?\u201d \u201cNo, Sire, \u00e8 una\u00a0rivoluzione.\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p>Il trionfo dell\u2019individuo. Si pu\u00f2 descrivere cos\u00ec in una frase il film <em>Le D\u00e9luge <\/em>(\u201cIl diluvio\u201d) di Gianluca Jodice presentato al festival del film di Locarno. Una pellicola estremamente curata nei costumi, nella recitazione, nella fotografia e mille altri aspetti tecnici, ma che presenta delle idiosincrasie politiche che vale la pena mettere in luce.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Le cr\u00e9puscule des dieux<\/em><\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Il film vuole essere un\u2019immagine dell\u2019apocalisse (parole di Jodice), della fine di un\u2019era, il crollo delle sue istituzioni, dei suoi d\u00e8i, per riprendere il titolo del primo capitolo del film, che aprono la strada ad un impavido mondo nuovo. C\u2019erano molti altri modi di farlo, senza incentrarsi sulla famiglia reale (\u00e8 una legittima scelta artistica), ma anche cos\u00ec il regista riesce senz\u2019altro nel suo intento. Da una conversazione banale con Maria Antonietta, <em>le roi tr\u00e8s Chr\u00e9tien <\/em>(\u201cil re Cristianissimo\u201d) se ne esce dicendo che forse \u2013 <em>nous sommes tous au royaume des morts <\/em>\u2013 (\u201csiamo tutti nel regno dei morti\u201d). Ed \u00e8 proprio quella di un limbo l\u2019<em>ambiance<\/em> della pellicola; una lunga, angosciante attesa di un verdetto (o delle armate della coalizione) che sembra non arrivare mai. Ma gi\u00e0 si sa che tutti coloro che stiamo guardando, alla fine del film, o comunque alla fine di quel capitolo di Storia, saranno morti, se non come individui, perlomeno come classe. Quella stessa classe che l\u2019abate Siey\u00e8s (che usava il termine non-marxista di \u201cceto\u201d) definiva \u201cparassitaria\u201d, in quanto pur non lavorando raccoglieva i frutti del lavoro di altri che lo facevano al suo posto. Ed infatti, oltre i grandi ideali di libert\u00e0, ricerca della felicit\u00e0, uguaglianza (non economica! Quello lo chiederanno i comunisti) di fronte alla legge, diritto alla resistenza armata ad un governo che non persegue il bene comune, diritto alla sicurezza, la rivoluzione francese, cio\u00e8 la rivoluzione della borghesia (oltre che di una piccola parte illuminata del clero e della nobilt\u00e0 imprenditrice) contro le forze del feudalesimo, si compie e s\u2019incardina su dei principi liberali fondamentali: il riconoscimento e la protezione della propriet\u00e0 privata (definita \u201csacrosanta\u201d ed inserita nella costituzione, come anche il principio del film di Jodice ci ricorda) e il diritto alla libera iniziativa economica privata in un mercato deregolamentato dai \u201clacci e lacciuoli\u201d dello stato mercantilista (il principio della scuola classica del <em>laissez-faire, laissez-passer<\/em>, che, in un mondo in cui pressoch\u00e9 tutto era in mano a due ceti che facevano meno del 5% della popolazione di Francia, aveva anche un suo senso e una sua legittimit\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Individuo e collettivo<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Insomma, la rivoluzione francese \u00e8 il trionfo della borghesia, dell\u2019individuo e dell\u2019individualismo (pur con le sue accelerazioni e ripartenze nei decenni seguenti). Perch\u00e9 c\u2019\u00e8 dunque un\u2019idiosincrasia con lo sfondo politico del film? \u00c8 molto semplice: l\u2019individuo, o per meglio dire, l\u2019insieme d\u2019individui, \u00e8 quello della famiglia reale. Seguiamo la loro incarcerazione e i loro \u201cpatimenti\u201d (che diventa difficile definire tali con la coscienza storica di cosa doveva perdurare pi\u00f9 del 95% della popolazione francese) da vicino, quasi quotidianamente. Jodice ci offre un quadro molto umano, molto poco regale ed istituzionale di questi personaggi, affermando di aver voluto ricercare quella verit\u00e0, quell\u2019autenticit\u00e0 che compare sulla superficie una volta vicini alla fine: cadono tutte le maschere pirandelliane per lasciarci la testimonianza di uomini e donne che, svestiti dei loro abiti di broccato e disarmati della propria frusta, risultano piccoli, spaventati, fragili e, tutto sommato, piuttosto patetici. Qui sorge uno dei due problemi fondamentali del film. Il re, cos\u00ec come la regina, con la proclamazione della repubblica diventa un semplice cittadino, tale \u201cLuigi Capeto\u201d. Lontani anni luce sono ormai le grandi tesi di Jean Bodin, l\u2019incontestabile potere assoluto e divino della grande monarchia d\u2019Europa <em>par excellence<\/em>: la volont\u00e0 del popolo trasmuta il potere di uno nel potere di molti (la <em>Convention Nationale<\/em>). Luigi, in una scena di catechismo rivoluzionario, dopo che gli viene comunicato il suo nuovo status di cittadino, ingenuamente e disperato, dice: &#8211; <em>j\u2019esp\u00e8re aussi que je serai jug\u00e9 en tant que tel<\/em> [<em>citoyen<\/em>] \u2013 (\u201cSpero anche che sar\u00f2 giudicato come tale [cittadino]\u201d). Ma il giovane rivoluzionario che lo istruisce, con un po\u2019 di piet\u00e0, lo delude: perch\u00e9 il vecchio re non \u00e8 solo carne e sangue, ma il simbolo di secoli di tirannia e oppressione, un sacrificio necessario per la nascita di un nuovo mondo. \u2013 <em>L\u2019agneau de Dieu<\/em> \u2013 (\u201cL\u2019agnello di Dio\u201d). Il film dunque \u00e8 consapevole che esiste un problema di fondo nel voler umanizzare come individuo una figura che semplice individuo non \u00e8, proprio in virt\u00f9 del suo ruolo pubblico e della sua stessa rivendicazione ideologica di padre putativo e signore della nazione francese. In che modo allora si pu\u00f2 provare una piena compassione per una figura come Luigi XVI o Maria Antonietta? Il film non pare volere o essere in grado di dare risposta. Scegliendo di non farsi politico (che non gl\u2019impedisce di esserlo: l\u2019apoliticit\u00e0 \u00e8 un atto politico), fallisce. S\u00ec, certo, con un film del genere non si pu\u00f2 gioire delle durezze vissute in reclusione (un soggiorno molto migliore di un qualsiasi altro prigioniero francese) o della sorte fisica della famiglia reale come individui, ma lo stesso non vale per il loro epilogo come categoria storica. Perch\u00e9 il feudalesimo non si pu\u00f2 salvare, n\u00e9 la sua monarchia e i suoi re.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/photo_2024-08-09_14-42-56-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"576\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/photo_2024-08-09_14-42-56-1.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-16141\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/photo_2024-08-09_14-42-56-1.jpg 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/photo_2024-08-09_14-42-56-1-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/photo_2024-08-09_14-42-56-1-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2024\/08\/photo_2024-08-09_14-42-56-1-480x270.jpg 480w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">Il film vuole umanizzare i reali di Francia, ma non concede lo stesso privilegio ai rivoluzionari.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Nous sommes l\u2019humanit\u00e9<\/em><\/strong><strong><\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Tanta umanizzazione quindi in questa pellicola, ma solo per alcuni. In effetti, accanto all\u2019individualizzazione di coloro che sono il feudalesimo personificato, non vi \u00e8 un altrettanto impegnato sforzo per umanizzare coloro che invece la rivoluzione la fanno, cio\u00e8 la borghesia armata e il popolo francese <em>au sens large<\/em>. Quest\u2019ultimo \u00e8 presente in un\u2019unica scena, nella quale reclama di verificare la prigionia del re e gli lascia la testa decapitata di un membro della servit\u00f9. \u2013 <em>Approchez-vous, sire. N\u2019ayez pas peur. Nous sommes l\u2019humanit\u00e9<\/em> \u2013 (\u201cAvvicinatevi, sire. Non abbiate paura. Noi siamo l&#8217;umanit\u00e0\u201d). Un\u2019umanit\u00e0 che Jodice ci presenta in tutto il loro stato di miserabili: sporchi, violenti ed incontrollabili (<em>plus jamais<\/em>), ma senza mostrarci assolutamente nulla della loro vita, del perch\u00e9 siano ridotti cos\u00ec. La ragione \u00e8 chiara come il sole a chiunque abbia potuto apprendere perlomeno le basi di ci\u00f2 che fu la prima rivoluzione francese, la ragione \u00e8 davanti agl\u2019occhi di queste masse che occupano titubanti l\u2019atrio del castello in cui fanno irruzione: il re; il re in quanto Luigi XVI e rappresentante dell\u2019istituzione della monarchia feudale francese. Ma tutto questo non basta in un film che vuole elevare (io, da strutturalista, preferirei l\u2019espressione \u201cridurre\u201d) la questione monarchica ad una faccenda anche individuale, perch\u00e9 a questo punto, per non fare un\u2019involontaria apologia di quel sistema e diventare l\u2019unico redivivo <em>l\u00e9gitimiste<\/em> del XXI secolo, occorre dare umanit\u00e0 ed individualit\u00e0 almeno ad alcuni personaggi della parte rivoluzionaria, perch\u00e9 le ragioni della Storia sono dalla loro parte: il feudalesimo \u00e8 stato giustamente spazzato via dal capitalismo, che certo ci ripugna, ma perch\u00e9 siamo in un contesto storico in cui tentiamo di passare ad uno stadio successivo migliore, il socialismo e poi il comunismo, non certo perch\u00e9 vorremmo tornare indietro. Da questo non si pu\u00f2 prescindere, volenti e nolenti. E non bastano i timidi tentativi di <em>dirci<\/em> alcune delle difficolt\u00e0 vissute da un singolo personaggio rivoluzionario (su schermo ve ne sono solo due che sono qualcosa di pi\u00f9 di semplici comparse), che pure posseggono delle caratteristiche estendibili al resto del popolo francese. In primo luogo perch\u00e9 in un film le cose vanno <em>mostrate<\/em>, lo impone il formato del medium. Il che non significa che non si possa raccontare a parole anche nel cinema, ma bisogna prendere atto che queste parole saranno infinitamente meno forti se non sono rappresentate visivamente: raccontare una decapitazione non \u00e8 come metterla a schermo. In secondo luogo perch\u00e9, pochi secondi dopo la recriminazione dei patimenti del rivoluzionario a Maria Antonietta, questo le fa intendere molto chiaramente che intende violentarla. Alla fine l\u2019ex regina, che viene mostrata sicura di s\u00e9 e in controllo della situazione anche in un momento del genere, accetta di subire l\u2019umiliazione e la violenza in cambio di un trattamento pi\u00f9 dignitoso della propria famiglia. Insomma, non esattamente un prototipo di dignit\u00e0 umana ed integrit\u00e0 ideale per \u201cumanizzare\u201d la rivoluzione. Tale capitano della guardia si suicider\u00e0 qualche scena dopo (per la colpa, si suppone). Certo, non \u00e8 che il popolo francese all\u2019epoca fosse proprio l\u2019epitome della raffinatezza, le buone maniere o la fotocopia dei proclami e i trattati illuminati dei grandi <em>savants <\/em>che la rivoluzione l\u2019hanno guidata. Al contrario, questa loro violenza e, verrebbe da dire, quasi selvaticit\u00e0, non \u00e8 certo uno stato di natura, ma il diretto risultato delle condizioni sociali in cui versano a causa del tipo di sistema a cui debbono sottostare: quel loro stato di semi-subumanit\u00e0 non \u00e8 altro che un attestato di fallimento del feudalesimo (come lo \u00e8 del capitalismo oggi). <em>Nous voil\u00e0<\/em>: <em>nous sommes l\u2019humanit\u00e9,<\/em> <em>hors de Versailles <\/em>(\u201cEccoci qui: noi siamo l&#8217;umanit\u00e0 fuori da Versailles\u201d). In questo pu\u00f2 rientrare anche il rivoluzionario che usa violenza a Maria Antonietta. Un popolo abituato a subire violenza sar\u00e0 molto pi\u00f9 incline ad usarla senza particolari remore; se la tua vita \u00e8 trattata come se non contasse nulla, sar\u00e0 pi\u00f9 facile comportarsi, anche inconsciamente magari, come se pure la vita altrui non valga granch\u00e9. Un esempio analogo fra i molti, ma pi\u00f9 vicino a noi, \u00e8 quello della prima guerra mondiale e il suo effetto di \u201cbrutalizzazione\u201d della societ\u00e0 (specialmente dei soldati, ma dipende da paese a paese). In questo senso, cio\u00e8 nella rappresentazione di una realt\u00e0 di fatto del popolo francese, il film non sbaglia, ma non accompagna questa superficiale osservazione con alcuna concreta \u201cspiegazione\u201d, che in un film individualista si potrebbe mostrare sottilmente con, appunto, la storia individuale di alcune di queste persone. Ad uno spettatore poco preparato, tutto questo si riduce alla solita rappresentazione della <em>R\u00e9volution<\/em> nei film degli ultimi anni (anche se non ai livelli da lobotomia delle pellicole anglosassoni): la povera, colta e raffinata nobilt\u00e0 contro la cattiva, barbara e sporca masnada popolare.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong><em>Douce France, ch\u00e8re monarchie de mon enfance<\/em><\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Tirando le somme, il film di Jodice mi \u00e8 piaciuto: \u00e8 una pellicola interessante, tecnicamente molto solida, avvincente sul piano della recitazione. \u00c8 un\u2019interessante e riuscita allegoria dell\u2019apocalisse del feudalesimo, ma, e lo sottolineiamo con vigore, terribilmente nulla da un punto di vista politico. Il che, in un film sulla fine fisica e politica della famiglia reale di Francia, \u00e8 un problema, che lo si volesse film politico o meno. Abbiamo fatto il giro completo: dalla rivendicazione della dignit\u00e0 d\u2019individuo da parte del Terzo Stato per emanciparsi dalla tutela degli altri due (clero e nobilt\u00e0), ora s\u2019impugna l\u2019individualismo per romanticizzare proprio quella forza politica indifendibile che l\u2019avrebbe (e l\u2019ha, di fatto, a pi\u00f9 riprese) schiacciato per salvaguardare il consorzio d\u2019interessi dei gruppi parassitari che reggevano lo stato prima della borghesia. Non \u00e8 nemmeno un segreto, a giudicare dalle dichiarazioni di vari esponenti dell\u2019imprenditoria internazionale e dei grandi monopoli <em>de facto<\/em>, spuntate sui giornali negli ultimi anni, che una parte della borghesia non disdegnerebbe affatto un nuovo feudalesimo che formalizzi con incenso e mirra il loro strapotere. Io non so se, e a priori non ne dubito affatto, Jodice sia in assoluta buona fede e se davvero abbia solo cercato un nuovo modo di raccontare l\u2019epilogo di Luigi XVI e Maria Antonietta; al contempo credo anche che il dato politico che rimane, alla fine, e che conta di pi\u00f9 proprio per via dell\u2019argomento storico, sia quanto detto sopra. Il re \u00e8 morto, poverino; il re \u00e8 morto, viva la rivoluzione!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il trionfo dell\u2019individuo. Si pu\u00f2 descrivere cos\u00ec in una frase il film Le D\u00e9luge (\u201cIl diluvio\u201d) di Gianluca Jodice presentato al festival del film di Locarno. Una pellicola estremamente curata nei costumi, nella recitazione, nella fotografia e mille altri aspetti tecnici, ma che presenta delle idiosincrasie politiche che vale la pena mettere in luce. Le cr\u00e9puscule des dieux Il film vuole essere un\u2019immagine dell\u2019apocalisse (parole di Jodice), della fine di un\u2019era, il crollo delle sue istituzioni, dei suoi d\u00e8i, per riprendere il titolo del primo capitolo del film, che aprono la strada ad un impavido mondo nuovo. 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