{"id":15971,"date":"2024-07-01T01:50:00","date_gmt":"2024-07-01T01:50:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=15971"},"modified":"2024-06-26T08:57:09","modified_gmt":"2024-06-26T08:57:09","slug":"la-domanda-non-e-se-ci-sara-la-guerra-ma-quale-guerra-ci-sara","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=15971","title":{"rendered":"La domanda non \u00e8 se ci sar\u00e0 la guerra, ma quale guerra ci sar\u00e0"},"content":{"rendered":"\n<p>Un paio di giorni fa il presidente serbo Vu\u010di\u0107 ha espresso il suo forte timore che 3-4 mesi ci separino dalla Terza Guerra Mondiale. Che si tratti di una valutazione realistica o magari di eccessiva apprensione da parte di chi ha gi\u00e0 esperito sulla propria pelle la natura \u201ceminentemente difensiva\u201d della Nato, \u00e8 quanto scopriremo solo vivendo.<\/p>\n\n\n\n<p>Possiamo per\u00f2 sin d\u2019ora fare qualche considerazione generale sulle linee di tendenza che si profilano.<\/p>\n\n\n\n<p>Dal punto di vista di un confronto diretto tra grandi potenze militari la questione cruciale riguarda la percezione interna di un carattere \u201cdecisivo\u201d del conflitto regionale in corso. Per la Russia \u00e8 chiarissimo, e lo \u00e8 stato sin dall\u2019inizio, che si trattasse di una minaccia percepita come esistenziale. L\u2019asimmetria del confronto qui dev\u2019essere ben percepita: nel conflitto russo-ucraino la Russia \u00e8 formalmente l\u2019aggressore, avendo violato i confini ucraini con le sue truppe, ma la Russia si percepisce aggredita perch\u00e9 ha visto anno dopo anno i preparativi Nato ai propri confini (esercitazioni congiunte, costruzione di infrastrutture militari, il cambio di regime di Maidan, la persecuzione delle proprie minoranze in Ucraina, ecc.). Questi eventi sono stati lamentati come prodromi o ad un\u2019aggressione diretta o ad un posizionamento di vantaggio strategico che metteva potenzialmente in scacco le difese russe. \u00c8 qui necessario tener ferme alcune premesse storiche e geografiche: la Russia \u00e8 sempre stata particolarmente esposta alle minacce sul fronte occidentale, dove \u00e8 stata pi\u00f9 volte attaccata, dove non ci sono barriere naturali degne di nota, e dove si trovano le principali citt\u00e0, a partire da Mosca. Questi timori sono stati espressi da vari governi russi innumerevoli volte, per anni, e solo il controllo occidentale sulla narrativa pubblica ha impedito che questo fatto fosse generalmente riconosciuto prima dello scoppio della guerra. Non l\u2019Occidente ma la Russia vive una sfida militare alle proprie porte da vent\u2019anni; non \u00e8 l\u2019Occidente ma la Russia ad essere oggi colpita sul proprio territorio dalle armi di una potente alleanza militare ostile, con il supporto tecnologico e informativo della stessa.<\/p>\n\n\n\n<p>Per la Russia, dunque, non c\u2019\u00e8 spazio per \u201cpassi indietro\u201d, perch\u00e9 si \u00e8 gi\u00e0 arrivati ai confini, al limite che minaccia la propria esistenza statuale: fare passi indietro significa perdere la capacit\u00e0 di mantenersi integra.<\/p>\n\n\n\n<p>Che dire degli USA e della Nato? Qui dal punto di vista delle minacce dirette la situazione \u00e8 molto differente, eppure nelle linee di fondo non \u00e8 dissimile. Gli USA non stanno versando sangue, n\u00e9 stanno subendo danni infrastrutturali dall\u2019attuale confronto con la Russia. E tuttavia il problema qui \u00e8 di natura sistemica: la narrativa che ha sostenuto la fiducia nel sistema occidentale, militare e finanziario, impone al sistema di presentare un orizzonte di crescita, dominio e forza internazionale. L\u2019iniziativa russa, sostenuta in modo defilato ma sostanziale dalla Cina, ha messo in moto un processo di \u201cinsubordinazione\u201d nel mondo extra-occidentale, che rappresenta un effetto domino devastante per l\u2019egemonia politica ed economica dell\u2019Occidente a guida americana. Veder scossa la propria capacit\u00e0 di imporre trattati a s\u00e9 favorevoli in Africa, America Latina, Medio Oriente ed Asia minaccia frontalmente il modello di sviluppo occidentale, modello gi\u00e0 in crisi per ragioni interne, e che conta da sempre sulla possibilit\u00e0 di estrarre plusvalore dal mondo meno industrializzato (come risorse naturali, energetiche, manodopera a basso costo, ecc.). Il sistema hobbesiano della competizione economica infinita appare tollerabile solo finch\u00e9 le proprie popolazioni appartengono solo in modo marginale alla sfera dei perdenti in questa competizione. Quando la lotta economica di tutti contro tutti comincia ad erodere significativamente i modi di vita del proletariato europeo o americano, l\u2019allarme scatta, perch\u00e9 l\u2019unit\u00e0 dei sistemi occidentali \u00e8 fornita soltanto dalla promessa di un benessere (comparativamente) diffuso. Questo significa che, per ragioni diverse, anche nell\u2019Occidente a guida americana l\u2019attuale \u201cinsubordinazione internazionale\u201d fomentata dalla Russia rappresenta un rischio esistenziale: essa porta alla luce i \u201climiti intrinseci allo sviluppo\u201d che i critici del modello capitalista hanno riconosciuto da tempo e che ora bussano alle porte.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuno dei due contendenti pu\u00f2 dunque permettersi un\u2019aperta sconfitta.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci sono margini per un onorevole pareggio? Non molti e sempre di meno. Pi\u00f9 passa il tempo, maggiori sono gli investimenti economici e umani nel conflitto, minori sono gli spazi per un esito che non appaia come una sconfitta all\u2019una o all\u2019altra parte. Per dire, \u00e8 chiaro che le condizioni degli accordi di Minsk II, che erano rivendicati dalla Russia prima dell\u2019inizio della guerra, se accettati oggi rappresenterebbero una grave sconfitta per i russi, lasciando 8 milioni di russofoni in balia politica di quegli stessi che li hanno perseguitati prima e bombardati poi. Pi\u00f9 passa il tempo, maggiori i costi, pi\u00f9 i risultati accettati come minimi per ciascuna delle parti si ampliano.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo quadro rende la possibilit\u00e0 di un conflitto diretto, ogni giorno che passa, sempre pi\u00f9 probabile.<\/p>\n\n\n\n<p>Si apre per\u00f2 qui una questione essenziale, che riguarda la NATURA del conflitto.<\/p>\n\n\n\n<p>La possibilit\u00e0, paventata e temuta, che si pervenga ad un diretto scontro senza esclusione di colpi, dunque ad una guerra anche nucleare, non pu\u00f2 essere esclusa. Per quanto entrambe le parti in conflitto comprendano bene il carattere potenzialmente terminale di un tale confronto, qui il rischio proviene non tanto dalla programmazione esplicita della guerra quanto dalla logica dell\u2019escalation, che pu\u00f2 far arrivare alla soglia della deflagrazione, pensando di controllarla, per poi sorpassarla magari per un fraintendimento, per un eccesso di timore o di sospetto.<\/p>\n\n\n\n<p>Ma personalmente credo che le possibilit\u00e0 di un conflitto nucleare diretto siano ancora relativamente basse, non trascurabili, ma basse.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo scenario che invece credo sia altamente probabile, direi certo, salvo gli scenari peggiori di cui sopra, \u00e8 quello dello sviluppo di forme inusitate e devastanti di GUERRA IBRIDA.<\/p>\n\n\n\n<p>Per \u201cguerra ibrida\u201d (hybrid warfare) si intende una strategia militare che impiega una variet\u00e0 di tattiche atte a portare nocumento all\u2019avversario, limitando il ricorso alla guerra convenzionale e privilegiando invece forme di attacco non dichiarate, che possono sempre ricadere nella \u201cplausible deniability\u201d, nell\u2019area grigia delle cose non pienamente dimostrabili di cui si pu\u00f2 negare la responsabilit\u00e0. Il problema \u00e8 che oggi gli spazi per queste forme di guerra sono enormi, incomparabilmente superiori a tutto ci\u00f2 che il passato ci ha consegnato.<\/p>\n\n\n\n<p>Sono parte della guerra ibrida il supporto ad atti terroristici, anche da parte di gruppi terzi. Il terrorismo pu\u00f2 infatti essere di tipo diretto, come attacchi ad infrastrutture strategiche da parte di qualche commando infiltrato (ma qui c\u2019\u00e8 sempre il rischio che qualcuno venga preso \u00e8 che la \u201cdeniability\u201d venga meno.) E poi c\u2019\u00e8 la possibilit\u00e0, tutt\u2019altro che complessa, di sostenere, manipolare, armare gruppuscoli gi\u00e0 esistenti che odiano l\u2019avversario, ma che mai avrebbero le risorse per attentati in grande stile (questi sono, ad esempio, i termini in cui viene oggi letto in Russia l\u2019attentato al Crocus City Hall del 24 marzo, i cui autori diretti sono del Tagikistan, ma la cui preparazione rinvia per i russi ai servizi segreti ucraini).<\/p>\n\n\n\n<p>Possono rientrare nella guerra ibrida anche atti terroristici che non appaiono tali, come sabotaggi, apparenti malfunzionamenti infrastrutturali, incidenti aerei, ferroviari, ecc.<\/p>\n\n\n\n<p>Possono rientrare nella guerra ibrida forme di guerra batteriologica mirata, ad esempio con patogeni selezionati per colpire in modo privilegiato certi gruppi etnici. E anche qui l\u2019apparenza pu\u00f2 essere quella del caso o dell\u2019accidente.<\/p>\n\n\n\n<p>Possono essere esempi di guerra ibrida attacchi cibernetici di varia natura, destinati a entit\u00e0 finanziarie, a database, archivi, ecc.<br>Possono essere momenti di una guerra ibrida attacchi speculativi finanziari, volti a creare occasioni che rendano i mercati internazionali un\u2019arma per destabilizzare un paese.<\/p>\n\n\n\n<p>E poi esistono innumerevoli ambiti di guerra ibrida di cui ancora non abbiamo esempi espliciti, ma che sono oggi tecnologicamente disponibili. Pensiamo ad esempio alle accuse mosse neanche troppo velatamente dal ministro degli esteri turco agli USA di essere dietro al terremoto in Turchia e Siria del 2023. Che oggi vi siano modi per indurre, in punti tettonicamente predisposti, eventi tellurici \u00e8 stato oggetto di studio militare (se lo studio si sia mai tradotto in realt\u00e0 \u00e8 questione che ignoriamo).<\/p>\n\n\n\n<p>E naturalmente possono essere parte di una guerra ibrida eventi critici volti a condizionare specifici eventi elettorali, come la creazione di vittime ad hoc, di capri espiatori, o operazioni di discredito alla vigilia delle elezioni, ecc.<\/p>\n\n\n\n<p>Se l\u2019orizzonte di una durevole e intensa guerra ibrida \u00e8 l\u2019orizzonte che abbiamo di fronte nei prossimi anni, \u00e8, a mio avviso, necessario tener ferme due cose.<\/p>\n\n\n\n<p>La prima \u00e8 che per la natura stessa della guerra ibrida, intenzionalmente opaca ed inesplicita, i margini di strumentalizzazione interna sono amplissimi. Pu\u00f2 cos\u00ec accadere che qualcosa sia effettivamente un evento di guerra ibrida mossa da una potenza estera, ma pu\u00f2 anche accadere che qualcosa sia un mero incidente, oppure un\u2019operazione interna false flag volta a condizionare il fronte interno (le operazioni \u201csotto falsa bandiera\u201d sono di una semplicit\u00e0 disarmante in un contesto in cui per definizione le bandiere negli attacchi reali non vengono esposte).<\/p>\n\n\n\n<p>Se, come si dice, la prima vittima della guerra \u00e8 la verit\u00e0, in una guerra ibrida la verit\u00e0 pubblica tende a dissolversi in maniera integrale: semplicemente tutto \u00e8 potenzialmente strumentale per qualcuno.<\/p>\n\n\n\n<p>Una simile atmosfera di sospetto coltivato ad arte e di condizionamenti occulti tende a consolidare in posizioni di potere chi gi\u00e0 detiene il potere, e tende a rendere massimamente difficile la costruzione di qualunque iniziativa politica eterodossa, estranea al potere gi\u00e0 consolidato.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo punto ci porta ad una seconda conclusione: la direzione primaria in cui si deve muovere, in questo contesto storico, una politica critica, una politica d\u2019opposizione autentica, deve avere al centro della propria agenda la RICHIESTA DI PACE (che vuol dire convivenza, riduzione della conflittualit\u00e0 internazionale, allentamento delle tensioni, accettazione della pluralit\u00e0 di prospettive, accettazione di un multipolarismo con pari dignit\u00e0 dei vari poli, ecc.) e il RIFIUTO DELL\u2019EMERGENZIALISMO (rifiuto della creazione costante di ansia, terrore, di sindromi dell\u2019attacco o della catastrofe incombente, per manipolare la volont\u00e0 pubblica).<\/p>\n\n\n\n<p>Volont\u00e0 di pace, nel senso pi\u00f9 comprensivo, e rifiuto dell\u2019atteggiamento emergenzialista, dovrebbero essere al centro di ogni iniziativa politica che si voglia capace di resistere ai tempi oscuri in cui siamo stati sospinti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Condiviso dal canale Telegram di Andrea Zhok:<\/em> <a href=\"https:\/\/t.me\/andreazhok\/405\">https:\/\/t.me\/andreazhok\/405<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un paio di giorni fa il presidente serbo Vu\u010di\u0107 ha espresso il suo forte timore che 3-4 mesi ci separino dalla Terza Guerra Mondiale. 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