{"id":15935,"date":"2024-06-07T14:36:48","date_gmt":"2024-06-07T14:36:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=15935"},"modified":"2024-06-07T14:36:52","modified_gmt":"2024-06-07T14:36:52","slug":"quindici-anni-dopo-essere-il-modello-di-noi-stessi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=15935","title":{"rendered":"Quindici anni dopo: essere il modello di noi stessi"},"content":{"rendered":"\n<p>Da coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) cercavo di marcare il territorio. Talvolta facevo sopralluoghi inaspettati nei licei, anche solo per chiacchierare con i ragazzi durante le pause: venivo a sapere dei problemi, tastavo il polso per coglierne le percezioni e costruivo un rapporto di fiducia con cui organizzarli. Capii che tutto questo&nbsp;stava&nbsp;finendo&nbsp;quando iniziarono (tragicamente) a &#8230;darmi del lei: cos\u00ec, il 17 novembre 2007, durante un\u2019assemblea alla Casa del Popolo di Bellinzona rassegnai le dimissioni da coordinatore del SISA.<\/p>\n\n\n\n<p>Poche settimane dopo venni convocato a Osogna, al Bar dal Giovann: l\u2019allora segretario politico del Partito del Lavoro, che da pochi mesi aveva cambiato nome in Partito Comunista, mi propose inaspettatamente di entrare a far parte della sua Segreteria (l\u2019attuale Direzione). Accettai pensando che, alla luce della mia esperienza passata, mi venisse affidata la delega alla politica scolastica. Diventai invece responsabile della comunicazione: un ambito per me del tutto nuovo e in cui il Partito era alquanto debole.<\/p>\n\n\n\n<p>Ammetto che assunsi un piglio piuttosto accentratore, necessario per implementare rapidamente delle riforme che avrebbero dovuto&nbsp;essere drastiche. Oltre a cambiamenti nella politica dei comunicati stampa, rinnovai del tutto la presenza del Partito su internet (la decisione di investire massicciamente su Facebook arriv\u00f2 per\u00f2 solo l\u2019anno seguente) e bench\u00e9 fossi poco convinto del supporto cartaceo, tentai&nbsp;(con risultati alterni)&nbsp;di rilanciare l\u2019allora mensile \u201cL\u2019inchiostro rosso\u201d riducendo parzialmente l\u2019autonomia della redazione, affinch\u00e9 \u2013 adottando forse un po\u2019 meccanimente l\u2019insegnamento di Lenin \u2013 diventasse uno strumento organizzativo prima che informativo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Teoria e Prassi<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>La dialettica materialista, che sta alla base del marxismo, insegna che dall\u2019azione pratica possono nascere una nuova teoria e una nuova unit\u00e0. Ma questo significa che, a volte, quello che funzionava prima diventa&nbsp;poi&nbsp;inservibile. L\u2019anno precedente&nbsp;alla mia elezione si verificarono due fatti che \u201ctravolsero\u201d il Partito, facendone emergere varie contraddizioni e dimostrandone&nbsp;l\u2019inadeguatezza rispetto al tempo presente. La causa che potremmo definire esogena \u00e8 datata 7 marzo 2008, quando scoppi\u00f2 il grande sciopero dei ferrovieri che per un mese occuparono gli stabilimenti delle Officine FFS di Bellinzona. In un\u2019accesa riunione della Segreteria, nella sala di vetro della Casa del Popolo, lamentai un Partito al traino degli eventi&nbsp;e&nbsp;che nemmeno tentava di essere&nbsp;nel conflitto sociale. Endogena \u00e8 invece la crisi che emerse a seguito dell\u2019approccio del Partito alla campagna elettorale per il rinnovo dei consigli comunali, con cui&nbsp;in aprile&nbsp;si puntava a rientrare in pi\u00f9 legislativi cittadini possibili ma che denot\u00f2 la poca aderenza fra teoria e prassi. Senza andare nel dettaglio, confrontati con la pratica della lotta di classe (che esiste anche se non si vede e che, pure nelle sue forme pi\u00f9 semplici pu\u00f2 essere dura) emerse purtroppo tutta la nostra debolezza strategica e operativa, che port\u00f2 inevitabilmente alla disgregrazione del gruppo dirigente. Nel maggio 2008, tramite lettera raccomandata (con un formalismo che mi colp\u00ec), fui invitato a dimettermi dalla Direzione del Partito, cosa che accettai di buon grado visto che ormai mi trovavo, nei fatti, in opposizione al Segretario politico. La mia parabola fra i vertici del PC,&nbsp;insomma,&nbsp;sembrava&nbsp;gi\u00e0 terminata,&nbsp;e&nbsp;con una rapidit\u00e0 impressionante. Scrissi in quell\u2019occasione una lettera piuttosto articolata \u2013 a cui non venne mai data risposta \u2013 in cui, facendomi da parte, chiedevo dei chiarimenti di linea politica visto che non ritenevo di aver contravvenuto ad alcuna decisione superiore. Inizi\u00f2 poi un periodo in cui il Partito letteralmente \u201cspar\u00ec\u201d: da giugno alla fine di ottobre, gli organi statutari in effetti non vennero pi\u00f9 convocati. La sera del 25 ottobre 2008 alla Casa Gaby di Solduno si riun\u00ec il Comitato Cantonale, io vi arrivai scornato: dopo una giornata trascorsa nei licei cantonali in sciopero constatai che il Partito, che esprimeva&nbsp;pur sempre gran&nbsp;parte dei militanti studenteschi, non solo in piazza con i ragazzi non c\u2019era, ma nemmeno aveva avuto la prontezza di diramare un comunicato di solidariet\u00e0. Quella sera,&nbsp;peraltro,&nbsp;venni addirittura escluso&nbsp;persino&nbsp;dal Comitato Centrale a livello nazionale.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Le svolte inaspettate della politica<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Decisi tuttavia di resistere, anche se la voglia di gettare la spugna era forte. Neanche quattro mesi dopo, inaspettatamente (a dimostrazione che la politica ha decisamente tempi e modi tutti suoi), quasi la totalit\u00e0 dei membri della Direzione del Partito si dimisero in blocco, tentando addirittura maldestramente una scissione (che non ebbe successo). Convocato&nbsp;d\u2019urgenza&nbsp;coi militanti rimasti&nbsp;la sera del 4 febbraio 2009 alla Casa del Popolo di Bellinzona, per dare continuit\u00e0 all\u2019organizzazione, mi opposi a chi voleva \u2013 invero un po\u2019 fuori tempo massimo \u2013 \u201cnascondere\u201d la crisi del Partito (che in realt\u00e0 era gi\u00e0 su tutti i giornali), cooptando una nuova segretaria politica&nbsp;e&nbsp;continuando come nulla fosse. C\u2019era a mio avviso urgenza, al contrario, di avere una discussione di fondo su quello che volevamo essere e che volevamo fare: chiesi quindi la convocazione di un Congresso straordinario in tempi rapidi, che avvenne poi&nbsp;per&nbsp;il 7 giugno 2009 (<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=X3fgYX4Ql5k\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>video<\/strong><\/a>). Al Partito mancava identit\u00e0, metodo e obiettivo: un vuoto che andava colmato, altrimenti ci avrebbe riportati a una nuova&nbsp;<em>impasse<\/em>. \u00c8 questa la differenza fra chi voleva \u2013 come me \u2013 un Partito che sapesse fare politica e chi invece preferiva un Partito che fosse solo un gruppo amicale che portasse una testimonianza critica ma&nbsp;che,&nbsp;nella sostanza,&nbsp;restasse&nbsp;legato in modo innocuo alla socialdemocrazia.<\/p>\n\n\n\n<p>Nonostante uscissimo, appunto, da una crisi pesante al vertice del Partito, tutto sommato e con un certo mio stupore, avevamo saputo reggere il colpo e il corpo militante era rimasto quasi intatto, soprattutto quello giovanile che era per me l\u2019elemento determinante al fine di concretizzare il progetto di rinnovamento che si rendeva a quel punto urgentissimo. Mi resi per\u00f2 davvero conto solo allora che, tenendo presente l\u2019anzianit\u00e0 di servizio, l\u2019esperienza politica e l\u2019aderenza ideologica, i compagni disponibili ad assumere la carica di Segretario politico scarseggiavano grandemente. Non nascondo che in quel momento vedevo il mio contributo nel PC s\u00ec come quadro dirigente, ma solo con una responsabilit\u00e0 settoriale, lasciando ad altri il difficile ruolo di&nbsp;<em>leadership<\/em>&nbsp;che presuppone anche una non sempre facile capacit\u00e0 di sintesi e di presenza. Le cose, come sappiamo, andarono diversamente e nei momenti di cesura la causa socialista richiede&nbsp;sempre&nbsp;senso di responsabilit\u00e0 e disponibilit\u00e0 militante.<\/p>\n\n\n\n<p>Su proposta del movimento giovanile, che rappresentava quell\u2019anno forse la buona met\u00e0 dei tesserati al Partito, accettai quindi la candidatura quale Segretario politico, ma a due condizioni. La prima condizione era che andava esclusa, come era invece prassi tradizionale nei partiti comunisti, un\u2019elezione da parte del corpo intermedio del Partito: in un momento di pesante crisi interna volevo avere&nbsp;infatti&nbsp;una legittimit\u00e0 diretta dalla base, e quindi chiesi che il mio nome fosse posto al voto del Congresso. La seconda condizione era che, accanto al documento congressuale presentato dal Comitato uscente (ai cui contenuti avrei in ogni caso aderito), occorreva approvare anche delle tesi di orientamento politico che avrei presentato io stesso a mo\u2019 di programma personale e su cui avrei basato la mia agenda in caso di nomina a Segretario politico. Cos\u00ec \u00e8 stato, e nacque il documento intitolato \u201cPer un futuro socialista: un partito dei lavoratori che sappia incidere nella realt\u00e0\u201d (<a href=\"https:\/\/www.partitocomunista.ch\/?p=3829\" target=\"_blank\" rel=\"noreferrer noopener\"><strong>link<\/strong><\/a>). In esso, al di l\u00e0 di elementi ancora a tratti idealistici e forse un po\u2019 \u201crozzi\u201d dettati dalla giovane et\u00e0, si pu\u00f2 rilevare fra le righe l\u2019influenza di due altre realt\u00e0 che a quell\u2019epoca avevo studiato da vicino: l\u2019esperienza del Partito dei Comunisti Italiani (PdCI, a cui ero peraltro iscritto) e il dibattito interno al Partito del Lavoro del Belgio (PTB) sono state le mie fonti di ispirazione. Ma ispirazione non significa fare copia-incolla, al contrario occorreva essere creativi e trovare una propria via originale con cui caratterizzare il PC e costruirgli intorno un suo fascino,&nbsp;che \u201cstuzzicasse\u201d&nbsp;anche chi non sar\u00e0 mai dei nostri.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Il rilancio strategico del Partito<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Il processo di rinnovamento del Partito di cui&nbsp;sono stato promotore&nbsp;con la fondamentale collaborazione delle compagne e dei compagni che sono al mio fianco da allora, in primis l\u2019attuale vice-segretario politico Alessandro Lucchini, si sarebbe basato su quattro pilastri:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>la svolta della \u201cnormalizzazione\u201d<\/li>\n\n\n\n<li>il concetto del \u201cpartito di quadri con vocazione di massa\u201d<\/li>\n\n\n\n<li>il metodo del \u201cpartito di governo non al governo\u201d<\/li>\n\n\n\n<li>la prospettiva della \u201cnuova cooperazione\u201d<\/li>\n<\/ol>\n\n\n\n<p>Ad esclusione del quarto punto, che fu abbozzato in verit\u00e0 solo durante il Congresso del 2013 ma messo in pratica realmente con il Congresso del 2016, i primi tre emersero come effettiva linea di Partito al Congresso del 2011. Certamente la svolta della \u201cnormalizzazione\u201d \u2013 ossia il tentativo di far uscire i comunisti dalla concezione di nicchia, gruppuscolare, massimalistica e folcloristica, in cui si erano loro stessi cacciati \u2013 era iniziata sin da subito, appunto durante il&nbsp;20\u00b0&nbsp;Congresso del 2009, ma solo due anni pi\u00f9 tardi, dopo un\u2019altra lotta politica interna, assunse il tratto di fondamento strategico a cui tutto il Partito si sarebbe dovuto&nbsp;conformare.<\/p>\n\n\n\n<p>Quella che alcuni interpretarono superficialmente come una stupida lotta anagrafica, era dunque in realt\u00e0 un confronto politico, organizzativo e ideologico: da parte soprattutto della sezione giovanile vi era la volont\u00e0 di rimpossessarsi del socialismo scientifico quale metodo di condotta politica, e dunque&nbsp;ambire a&nbsp;una maggiore indipendenza di classe e&nbsp;a&nbsp;un\u2019impostazione strategica della nostra azione politica&nbsp;che superasse&nbsp;un approccio che giudicavamo poco incisivo, che con il suo eclettismo aveva purtroppo caratterizzato il Partito almeno nei dieci anni precedenti, snaturando quella che era la tradizione rigorosa dal Partito del Lavoro fondato da Pietro Monetti.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\"><strong>Dopo 80 anni si apre una nuova epoca<\/strong><\/h2>\n\n\n\n<p>Dal 2009 ad oggi abbiamo profondamente rinnovato quello che nel 1944 venne fondato col nome di Partito Operaio Contadino Ticinese (POCT) e che dal 1963 fino al 2007 era noto come Partito del Lavoro (PdL). Se sul piano meramente anagrafico il cambiamento \u00e8 stato evidentissimo e, per un Partito dato quasi per morto a inizio millennio ci\u00f2 ha quasi del miracoloso, sul piano istituzionale abbiamo constatato che la linea intrapresa era corretta: i consiglieri comunali sono triplicati e i deputati in Gran Consiglio raddoppiati. Sul piano dell\u2019organizzazione abbiamo fatto passi avanti sia in quanto a tesserati che in quanto a disciplina militante, cos\u00ec come per quanto concerne la presenza sul territorio.<\/p>\n\n\n\n<p>Siamo ora entrati nell\u2019anno in cui festeggeremo&nbsp;l\u201980\u00b0&nbsp;di&nbsp;fondazione, pi\u00f9 precisamente il 6 agosto. Sar\u00e0 quello un momento per tirare dei bilanci e per aprire una nuova fase interna che ci porter\u00e0 poi nel 2025 a convocare il 25\u00b0 Congresso. Dobbiamo essere molto soddisfati per quanto abbiamo raggiunto in piena indipendenza, senza risorse finanziarie, senza spazi mediatici privilegiati e anzi con innumerevoli tentativi di accerchiamento e di isolamento politico da parte&nbsp;proprio&nbsp;della nostra stessa area politica. E nel contempo dobbiamo anche essere molto esigenti con noi stessi perch\u00e9 la responsabilit\u00e0 di rendere il Partito uno strumento di analisi e di lotta sempre all\u2019altezza della fase storica compete a tutti. Ringraziando tutti coloro che, in modi e forme diverse, si sono impegnati nel processo di ricollocamento strategico del Partito soprattutto in quest\u2019ultimo quindicennio,&nbsp;anche a costo di scontrarsi con chi non intendeva rispettare il centralismo democratico, possiamo dire oggi che la linea intrapresa era davvero adeguata al contesto, che \u00e8 stata fruttuosa e che ne \u00e8 valsa la pena.&nbsp;Come disse un dirigente del Partito Comunista Portoghese in visita a Bellinzona nel 2021: \u201cil vostro Partito esiste!\u201d. S\u00ec, il Partito c\u2019\u00e8! Sembrer\u00e0 banale, ma \u00e8 stato un complimento molto apprezzato: non siamo stati una scintilla che si esaurisce in un fuoco di paglia, abbiamo tenuto la barra dritta e abbiamo ricostruito&nbsp;una soggettivit\u00e0 di classe in Svizzera.&nbsp;Non \u00e8 infatti solo la forza elettorale o il numero di tesserati a rendere un Partito marxista realmente incisivo:&nbsp;chi non \u00e8 rivoluzionario non lo capir\u00e0 mai, ma a noi\u2026 va bene cos\u00ec!<\/p>\n\n\n\n<p>Ora si tratta di riconoscere la nuova epoca storica in cui siamo entrati e alla quale occorre riadeguare la nostra struttura: la transizione del mondo, e conseguentemente anche della Svizzera, al multipolarismo potrebbe non essere indolore. L\u2019imperialismo atlantico cerca ogni giorno l\u2019escalation e la guerra per frenare lo sviluppo delle nazioni socialiste e per impedire a quelle emergenti di giocare un ruolo preponderante nella liberazione dei popoli. Ma questi ultimi, dal Donbass alla Palestina, passando per le ex-colonie africane, uno dopo l\u2019altro, si stanno ribellando ed emancipando dal neo-colonialismo. Il canto del cigno del sistema atlantico \u00e8 insomma iniziato: dovremo essere pronti a un periodo di grandi turbolenze, ma anche di prospettive interessanti. Ecco perch\u00e9 ora dobbiamo ricalibrare le priorit\u00e0 strategiche: difendere la neutralit\u00e0&nbsp;svizzera&nbsp;significa agire per la pace e indebolire la NATO, difendere la nostra sovranit\u00e0 significa tutelare quegli spazi di agibilit\u00e0 democratica che l\u2019UE vorrebbe restringere. \u00c8&nbsp;indispensabile&nbsp;quindi&nbsp;agire per la pi\u00f9 ampia unit\u00e0 popolare e aggregare tutti coloro che, bench\u00e9 non comunisti, siano pronti a collaborare con noi in un fronte unito per la neutralit\u00e0 e i diritti del lavoro. Ma questa politica, che gi\u00e0 nel 1944 chiamavamo di \u201crassemblement populaire\u201d, potr\u00e0 essere forte e davvero trasversale solo se al suo interno saranno solidi&nbsp;in primis&nbsp;i comunisti: ecco perch\u00e9 il Partito deve sia aumentare i membri e promuovere i quadri con un\u2019intensificazione dell\u2019organizzazione, sia vegliare ancora di pi\u00f9 sulla compattezza ideologica: quest\u2019ultima non deve corrispondere infatti a una stanca ripetizione di astratti slogan marxisti-leninisti, ma al contrario deve&nbsp;consistere in&nbsp;un\u2019aderenza convinta al nostro specifico programma di fase, perch\u00e9 come mi piace ripetere &#8230;noi siamo il modello di noi stessi!<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Da coordinatore del Sindacato Indipendente degli Studenti e Apprendisti (SISA) cercavo di marcare il territorio. 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