{"id":15379,"date":"2023-11-30T11:37:58","date_gmt":"2023-11-30T11:37:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=15379"},"modified":"2023-12-01T09:13:36","modified_gmt":"2023-12-01T09:13:36","slug":"kissinger-e-il-1973-lanno-che-ha-cambiato-il-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=15379","title":{"rendered":"Kissinger e il 1973, l\u2019anno che ha cambiato il mondo"},"content":{"rendered":"\n<p>I risvolti politici ed economici della crisi petrolifera del 1973 sono stati di tale portata e intensit\u00e0 da cambiare la storia del Novecento. Ci\u00f2 che \u00e8 accaduto mezzo secolo fa, ha avuto cos\u00ec significative ripercussioni da determinare il corso degli anni successivi, parallelamente all\u2019involuzione del modello sovietico, incapace di sviluppare le forze produttive.<\/p>\n\n\n\n<p>Occorre primariamente comprendere che scelte politiche ed economiche si accavallano in un coacervo che sarebbe molto lungo dettagliare e districare, \u00e8 certo che il gruppo di potere che si instaura alla Casa Bianca grazie al presidente Nixon e si consolida anche con l\u2019arrivo dei neo \u2013 con, come Donald Rumsfeld, Dick Cheney e George Bush padre, ai tempi della presidenza Ford, \u00e8 certamente abile e scaltro, capace di giocare con spregiudicata modernit\u00e0 nei campi della politica e dell\u2019economia.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019uomo fondamentale di quella stagione di trasformazioni \u00e8 Henry Kissinger, prima Consigliere per la Sicurezza Nazionale di Richard Nixon dal 1969 al 1975 e poi Segretario di Stato dal 22 settembre 1973 al 20 gennaio 1977, ovvero fino al termine del mandato di Gerald Ford. Kissinger, che con i suoi progetti ha esautorato gi\u00e0 prima della sua promozione formale William Pierce Rogers, suo predecessore alla Segreteria di Stato, consiglia di mettere in campo una strategia di relazioni internazionali &#8211; economiche e politiche &#8211; capaci di garantire il primato agli statunitensi sul lungo periodo.<\/p>\n\n\n\n<p>Partendo dall\u2019insolvenza statunitense rispetto al cambio dollaro \u2013 oro, spinge per la fine degli accordi di Bretton Woods e l\u2019abolizione del conseguente sistema monetario, il 15 agosto 1971 Nixon dichiara l\u2019inconvertibilit\u00e0 del dollaro in oro. L\u2019idea di Kissinger \u00e8 che i cannoni della NATO e gli accordi internazionali possano e debbano garantire il primato statunitense e il suo necessario accaparramento a prezzo di furto delle materie prime energetiche e alimentari del resto del pianeta per sostenere la crescita esponenziale dei consumi interni statunitensi, continuando a imporre al resto dell\u2019umanit\u00e0 il dollaro come moneta per gli scambi internazionali.<\/p>\n\n\n\n<p>La conflittualit\u00e0 con i sovietici non viene meno, ma la necessit\u00e0 per Bre\u017enev di importare grano, vista l\u2019incapacit\u00e0 sovietica di produrne a sufficienza per il consumo interno, mettono gli statunitensi nel duplice vantaggio di imporre ai sovietici da un lato l\u2019acquisto del surplus produttivo cerealicolo a stelle e strisce, dall\u2019altro di ridurre alla sola Africa la lotta per l\u2019egemonia tra le due superpotenze, relegando Asia, Europa e America Latina a una convivenza pacifica che deve essere rispettata millimetricamente, ovvero gli Stati Uniti non promuoveranno azioni contro le nazioni filosovietiche nelle dette aree geografiche, i sovietici dovranno comportarsi nello stesso modo, con viva insofferenza di Cuba e di Fidel Castro, fino a ridurre ad esempio a un modesto aiuto economico il sostegno al Cile socialista di Allende, con Mosca impotente lungo tutto il decennio degli anni \u201870 di fronte al dilagare di sanguinarie dittature fasciste in America Latina, a partire proprio dal Cile nel settembre 1973.<\/p>\n\n\n\n<p>Kissinger tuttavia sa che questo accordo coi sovietici non basta, mette allora in campo da un lato la plateale collaborazione tattica con la Cina marxista, tanto efficace da far credere agli ingenui statunitensi, verso la fine del secolo, che potesse ritenersi assodata una sudditanza di Pechino ai loro interessi, sebbene mai convinzione sia stata pi\u00f9 errata, come il XXI secolo sta dimostrando. Dall\u2019altra parte Kissinger ritiene che occorrano una serie di associazioni politico \u2013 economiche non ufficiali o governative, molto opache nei loro contorni e molto efficaci nella loro capacit\u00e0 di coordinamento, che possano essere lo strumento decisivo per l\u2019azione a tutela degli interessi statunitensi, prima tra queste la Commissione Trilaterale, fondata nel luglio del 1973 insieme a David Rockefeller, presidente del Council on Foreign Relations dal 1970 al 1985, gruppo lobbistico newyorchese che si occupa di politica estera e affari internazionali, nonch\u00e9 gi\u00e0 fondatore della conventicola anticomunista e ipercapitalista del Gruppo Bilderberg, organismo nefasto ma di molto sopravvalutato, nato nel 1954 con l\u2019aiuto di Bernhard van Lippe-Biesterfeld, marito della regina olandese. La Trilaterale decide proprio nel 1973 ad esempio che a tutela degli interessi a stelle e strisce si debba implementare la collaborazione con l\u2019integralismo islamico in funzione antisovietica, per minare alla base l\u2019orientamento filomoscovita del panarabismo di origine nasseriana e soprattutto le nazioni, dalla Siria all\u2019Iraq a molte altre, che vi fanno riferimento e mantengono coi sovietici solide relazioni economiche, politiche e culturali. L\u2019idea di Kissinger, tragicamente riuscita, \u00e8 stata quella di minare il socialismo arabo, molte volte calato dall\u2019alto verso masse dubbiose e recalcitranti e in ogni caso non troppo interessate, rilanciando l\u2019identit\u00e0 religiosa sunnita. Cos\u00ec se da un lato Kissinger fomenta i Fratelli Musulmani in Egitto contro il presidente Sadat, allo stesso tempo riempie Sadat di armi e di soldi, al punto che questi si sgancia dall\u2019alleanza coi sovietici facendo passare l\u2019Egitto nel campo occidentale, espellendo i consiglieri economici e militari sovietici nel luglio 1972. La spregiudicatezza di Kissinger tuttavia non ha limiti, infischiandosene dell\u2019alleanza costruita dagli Stati Uniti a partire dal 1956 con gli israeliani, fomenta Sadat nel suo progetto di guerra contro Tel Aviv, forse perch\u00e9, nonostante le ottimistiche convinzioni bellicose di Sadat, che vuole mostrarsi vittorioso al contrario del suo predecessore Nasser, uscito sconfitto e demoralizzato dalla guerra dei Sei Giorni del 1967, sa che i suoi amici sionisti alla fine vinceranno.<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra dello Yom Kippur dal 6 al 25 ottobre 1973 si conclude con un cessate il fuoco che sostanzialmente non modifica gli assetti regionali, con i sovietici che son dovuti correre in aiuto del loro solido alleato Assad, ma hanno anche dovuto difendere gli egiziani, alleati in quel frangente della Siria socialista, sebbene oramai altrimenti orientati.<\/p>\n\n\n\n<p>La rabbia di Assad e la necessit\u00e0 per Sadat di camuffare da vittoria, cos\u00ec ancora viene ricordata dai libri di storia egiziani, la guerra cessata per volont\u00e0 internazionale, cerca una sponda nella rivendicazione di piena applicazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite a favore del popolo palestinese, pena un blocco dei rifornimenti di petrolio da parte delle nazioni non dell\u2019OPEC, ma dell\u2019OAPEC, l&#8217;Organizzazione dei Paesi Arabi Esportatori di Petrolio, il sottogruppo dell\u2019OPEC che dar\u00e0 vita alla crisi del 1973 e ai successivi cambiamenti. Riuniti in Kuwait a fine ottobre gli stati dell\u2019OAPEC stabiliscono un taglio della produzione per ogni mese a partire da quello stesso ottobre del 5%, da incrementare di un altro 5% ogni mese, quindi il 10% a novembre e il 15% a dicembre, finch\u00e9 Israele non si fosse ritirato da tutti i territori occupati dal giugno 1967 e fossero pienamente realizzati i diritti nazionali e individuali dei palestinesi.&nbsp;Il prezzo del petrolio raddoppia, passa da 3 a 6 dollari al barile. Certo, oggi che il barile \u00e8 stabilmente tra i 60 e i 100 dollari quelle modeste cifre fanno sorridere, ma nel 1973 il raddoppio del prezzo del barile, per un Occidente abituato a far andare automobili, fabbriche e riscaldamenti domestici a colpi di furti del petrolio organizzati dalle multinazionali petrolifere anglo-americane \u00e8 un colpo incredibile e inaspettato, capace di innescare la recessione globale dell\u2019Occidente perdurata fino all\u2019altra crisi del petrolio, quella del 1979, favorita dalla Rivoluzione iraniana. Kissinger si trova impreparato davanti a questa inaspettata crisi del petrolio e sollecita il grande criminale Reza Pahlavi a incrementare le estrazioni, ma il solo Iran non basta, cos\u00ec come i macchinari gentilmente elargiti dal padrone statunitense ai venezuelani non son bastevoli per coprire i consumi a stelle e strisce e del resto dell\u2019Occidente, mentre la Nigeria \u00e8 ancora lontana da una capacit\u00e0 estrattiva costruita nei decenni successivi, anche e proprio in conseguenza della crisi del 1973.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019OAPEC tuttavia fa di pi\u00f9, annuncia la sospensione totale delle forniture contro le nazioni amiche dello stato sionista, decretando l\u2019embargo petrolifero totale nei confronti degli Stati Uniti, a crisi petrolifera iniziata il sempre poco brillante Nixon chiede al Congresso statunitense due miliardi di dollari in aiuti per Israele, che li pretende a conflitto concluso non solo per i danni di guerra, ma anche per rabbiosa ritorsione verso Washington che ha spalleggiato Sadat nell\u2019avventura militare. A novembre l\u2019embargo colpisce Paesi Bassi, Danimarca, salvati dalle quote ripartite della Comunit\u00e0 Economica Europea, il Sudafrica dell\u2019apartheid, secondo partner commerciale di Israele nel 1973 dopo gli Stati Uniti e il Portogallo, che subir\u00e0 il colpo definitivo capace di creare le premesse per la Rivoluzione dei Garofani, anche se pochi storici si ricordano di questa pesante crisi energetica che ha contribuito in modo significativo a indurre il popolo a liberarsi della decennale dittatura sala zarista. Italia, Germania Ovest e altri paese decretano le domeniche a piedi, la chiusura anticipata di locali, teatri e cinema, la riduzione della programmazione televisiva, lo spegnimento dopo le undici di sera delle luci nelle strade delle grandi citt\u00e0. L\u2019alberello del Natale 1973 ha in Occidente poche lucine, a gennaio 1974 il barile di petrolio arriva a 12 dollari, ovvero quattro volte il prezzo di sei mesi prima, intanto l\u2019OAPEC nello stesso mese di gennaio 1974 decide una riduzione di forniture per gli alleati degli Stati Uniti, dalle nazioni europee al Giappone, un altro colpo durissimo all\u2019economia occidentale. L\u2019esempio dei francesi, che con l\u2019energia nucleare, dato l\u2019uranio rubato alle nazioni fintamente rese indipendenti ma in realt\u00e0 neo-colonizzate come il Niger e la Repubblica Centrafricana, possono ridersela e andare la domenica in automobile a comperarsi la baguette, inducono gli altri europei dal Belgio alla Germania, che vanno a piedi, a buttarsi sull\u2019energia atomica, con tutti i disastri che le scorie radioattive portano con s\u00e9, anche l\u2019Italia si approssima timidamente al nucleare, ma le quattro centrali di Trino, Caorso, Latina e Garigliano funzioneranno molto poco prima di essere chiuse grazie al referendum del 1987.<\/p>\n\n\n\n<p>La seconda met\u00e0 degli anni \u201970 fa esplodere il movimento ecologista in tutto il vecchio continente, non solo perch\u00e9 fin dagli albori del decennio i primi ambientalisti portano a dimostrazione della criticit\u00e0 della situazione le provette delle acque e dei fiumi devastati dagli scarichi delle fabbriche, dei campi avvelenati dai pesticidi e dai fertilizzanti chimici imposti come baluardo della modernit\u00e0 dall\u2019alleato statunitense, ma, si pensi solo alla Germania Ovest, il ritorno dal 1974 al carbone e la scelta di realizzare in un decennio centrali nucleari per un 25% di energia totale vitalizzano l\u2019ecologismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sempre per restare in Germania Ovest, un buon esempio di quel disastro sociale ed economico, nel 1973 funzionava del tutto grazie al petrolio delle petromonarchie arabe, nel 1974 si ritrova in una situazione disperante perch\u00e9 prima che le miniere riprendano a estrarre a pieno ritmo ci vuole tempo e non meno di cinque anni per edificare le centrali atomiche. Nel novero delle alternative, a Bonn come a Bruxelles e a Roma si inizia a ragionare sull\u2019energia del vento e del sole, tuttavia anche in questo caso le prospettive sono solo futuristiche e molto lontane nel tempo. Intanto Erich Honecker e tutta la DDR se la ridono, dieci anni prima sono stati irrisi dai fratelli dell\u2019Ovest per non aver chiuso come loro le miniere di carbone che adesso pure riaprono in tutta fretta. Intanto per salvare i tedeschi dal freddo e dalla bicicletta, ma soprattutto per non chiudere le fabbriche automobilistiche e le altre del bacino della Ruhr, il primo ministro Willy Brandt, amico di lunga data dei sovietici, era inviato del giornale dei comunisti norvegesi nella guerra di Spagna, chiede aiuto a Bre\u017enev, il quale benedice i musulmani per l\u2019insperato aiuto che offrono all\u2019economia sovietica. Bre\u017enev aiuta subito l\u2019amico Brandt e allunga i gasdotti che arrivano in DDR per portare petrolio a tedesco \u2013 occidentali. Gli europei, in attesa che la scienza spieghi come trasformare il sole e il vento in energia, capisce che si deve puntare anche sul gas, facendo cos\u00ec la fortuna di Marocco, Algeria e in parte Tunisia, certo, amici della Palestina e di Arafat, gli algerini pure parte del campo allargato del socialismo mondiale, ma tutti interessati a fare affari redditizi. A quel punto anche i sovietici offriranno il loro gas agli europei e a prezzi molto competitivi verranno costruiti i gasdotti che poi, mantenuti e modernizzati dalla Russia putiniana, verranno distrutti durante la guerra d\u2019Ucraina dai sabotatori scandinavi al servizio della NATO, come documentato in una perfetta inchiesta della stampa statunitense.<\/p>\n\n\n\n<p>Brandt, socialdemocratico solo fintamente anticomunista, \u00e8 costretto a dimettersi ai primi di maggio 1974, per il presunto legame di un suo collaboratore con la DDR, lasciando il posto all\u2019arrendevole e allineato Helmut Schmidt, gi\u00e0 ai ministeri della Difesa e dell\u2019Economia. La rabbia statunitense per l\u2019operazione tedesca coi sovietici ottiene che l\u2019uomo di Kissinger, appioppato da anni alle costole di Brandt, il liberale Walter Scheel, vicecancelliere e ministro degli Esteri, membro influente del gruppo di Bilderberg, venga prestamente ricompensato a luglio 1974 non solo con la presidenza della Repubblica tedesco \u2013 occidentale, ma anche con quella del gruppo Bilderberg stesso dal 1975 al 1977.<\/p>\n\n\n\n<p>Tra i pi\u00f9 agguerriti sostenitori dell\u2019embargo petrolifero contro gli Stati Uniti c\u2019\u00e8 il saudita re Faysal, il quale tuttavia lo revoca nel marzo del marzo 1974, documenti britannici desecretati ci spiegano la ragione, Kissinger ha convinto &nbsp;Nixon a minacciare tutti i sovrani della regione con un possibile invio di truppe aviotrasportate in Arabia Saudita, Kuwait e Abu Dhabi per occupare i giacimenti petroliferi, vicende pubblicate anche dal Washington Post il 1\u00b0 gennaio 2004. L\u2019idea \u00e8 bocciata dall\u2019alleato inglese, il primo ministro conservatore Edward Heath, il quale ritiene la diplomazia l\u2019arma del XX secolo e non i cannoni come in quello precedente. Kissinger gliela far\u00e0 pagare, prima eliminandolo dal potere, proprio nel marzo del 1974 Heath dovr\u00e0 lasciare l\u2019incarico, poi defenestrandolo anche come capo dei conservatori inglesi, rimpiazzandolo con Margaret Thatcher, le cui nefaste e tremebonde imprese si dispiegheranno nel decennio successivo. Nell\u2019armeggiare contro i nemici degli interessi a stelle e strisce Kissinger ha un alleato impareggiabile e notoriamente pi\u00f9 arrogante di lui, il segretario alla Difesa James Schlesinger, insieme agiscono sugli inglesi per mettere fuori gioco Heath, poi chiudono i conti con i sauditi, nel modo pi\u00f9 spietato.<\/p>\n\n\n\n<p>All\u2019apparenza gli Stati Uniti sono estranei all\u2019omicidio del sovrano Faysal, commesso nel marzo 1975 da un nipote tossicomane e immediatamente giustiziato, tuttavia \u00e8 certo il successore Khalid allinei l\u2019Arabia Saudita a una supina acquiescenza agli interessi di Washington, imponendo scelte oscurantiste per la societ\u00e0 saudita e soffocandola secondo i dettami del pi\u00f9 settario integralismo, trasformando tali concezioni nel salafismo, esportato con l\u2019aiuto statunitense per oltre quarant\u2019anni nel resto del mondo e fornendo diversi combattenti per operazioni distruttive orchestrate dalla Casa Bianca, dall\u2019Afganistan all\u2019Algeria, dalla Bosnia alla Cecenia, dal Mali alla Siria. Solo nel dicembre 2022 i sauditi chiuderanno una quasi cinquantennale alleanza e relazione di aperta dipendenza verso gli interessi statunitensi, scegliendo, invero inaspettatamente, di schierarsi con i cinesi e i russi nella costruzione di un mondo multipolare e di pace. Mentre Kissinger si adopera per cambiare le regole del mondo, in quel 1973, le nazioni arabe provano a ritagliarsi un ruolo internazionale, tuttavia senza riuscirci. Anzi, saranno proprio Kissinger e il governo statunitense ad avvantaggiarsi della crisi petrolifera, una stagione difficile dal punto di vista economico per gli interessi a stelle e strisce e per tutti i loro alleati, ma anche un fenomenale volano per il desiderio di egemonia e di potenza architettato da Henry Kissinger per mantenere saldamente in mano statunitense i destini del mondo nel Novecento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I risvolti politici ed economici della crisi petrolifera del 1973 sono stati di tale portata e intensit\u00e0 da cambiare la storia del Novecento. Ci\u00f2 che \u00e8 accaduto mezzo secolo fa, ha avuto cos\u00ec significative ripercussioni da determinare il corso degli anni successivi, parallelamente all\u2019involuzione del modello sovietico, incapace di sviluppare le forze produttive. 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