{"id":1502,"date":"2011-12-27T16:35:28","date_gmt":"2011-12-27T16:35:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=1502"},"modified":"2020-04-23T15:12:50","modified_gmt":"2020-04-23T15:12:50","slug":"dobbiamo-essere-utili-alla-popolazione-i-comunisti-ticinesi-a-congresso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=1502","title":{"rendered":"\u201cDobbiamo essere utili alla popolazione!\u201d: i comunisti ticinesi a congresso."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/presidenza.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-1503 alignleft\" style=\"border: 1px solid black; margin: 5px 10px 5px 10px;\" title=\"presidenza\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/presidenza-1024x683.jpg\" alt=\"\" width=\"326\" height=\"217\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/presidenza-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/presidenza-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 326px) 100vw, 326px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La \u201cBolognina\u201d era il luogo in cui l\u2019ex-Partito Comunista Italiano (PCI) decise di sciogliersi nel 1991. Nel 2007 in Ticino si svolse invece una \u201canti-Bolognina\u201d e poche settimane fa i comunisti ticinesi lo hanno, nuovamente, ribadito. L\u2019ubicazione del 21\u00b0 Congresso Cantonale del Partito Comunista Ticinese era infatti solo apparentemente insignificante: in realt\u00e0 nascondeva un chiaro riferimento identitario. La sala del Palagiovani di Locarno, infatti, \u00e8 il luogo in cui nel settembre di quattro anni fa, il Partito Ticinese del Lavoro (PdL) cambiava nome e tornava ad essere \u201cPartito Comunista\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Partito Comunista Svizzero \u201coriginale\u201d venne vietato nel 1940 dalle autorit\u00e0 elvetiche e i suoi deputati furono arrestati, espulsi dal parlamento e per molti anni non poterono esercitare alcune professioni. Il ritorno al nome comunista nel 2007 era fortemente caldeggiato dai giovani che tornarono ad animare un partito ai minimi storici e ormai morente. Una scelta che si basava su un documento intitolato significativamente \u201ccambiare nome, per cambiare politica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Iniziava cos\u00ec una lotta contro le tesi &#8220;ondivaghe&#8221; (in gergo marxista si direbbe &#8220;opportuniste&#8221;) che avevano portato i comunisti in Svizzera al nulla politico, soprattutto negli anni \u201990. Una lotta che \u2013 pare \u2013 \u00e8 oggi arrivata a un capolinea con quest\u2019ultimo Congresso: salta infatti subito all\u2019occhio la composizione del nuovo Comitato Cantonale, l\u2019organo politico massimo del Partito. Nomi storici come i coniugi <strong>Sonja e Norberto Crivelli<\/strong>, che hanno guidato il Partito nei vent\u2019anni precedenti (e che oggi ricoprono incarichi di rilievo nella \u201cSinistra Europea\u201d) sono infatti spariti dall\u2019organigramma, \u201cper loro scelta\u201d tiene a specificare <strong>Mattia Tagliaferri<\/strong>, presidente del giorno del Congresso comunista, che informa i militanti presenti in sala della rinuncia di quelli che per anni sono stati considerati dei pilastri del Partito del Lavoro. \u201cNon esiste alcun conflitto intergenerazionale \u2013 spiega <strong>Massimiliano Ay<\/strong>, segretario del Partito \u2013 si tratta di visioni strategiche diverse per lo sviluppo del nostro progetto politico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 su queste basi, quindi, che il Partito Comunista del Canton Ticino, sezione del Partito Svizzero del Lavoro, ha celebrato, lo scorso 27 novembre, il proprio Congresso, che tiene regolarmente ogni due anni. Ad aprire i lavori \u00e8 stato <strong>Simone Romeo<\/strong>, militante neo-maggiorenne della locale sezione comunista che cos\u00ec ha esordito: \u201cFaccio parte da ormai tre anni della Giovent\u00f9 Comunista, e ad oggi posso dire che essa \u00e8 stata una parte fondamentale per la mia crescita politica, ma soprattutto per la mia crescita come persona. Le attivit\u00e0 svolte e gli incarichi ricoperti all\u2019interno dell\u2019organizzazione mi hanno infatti aiutato ad accrescere le mia capacit\u00e0 d\u2019analisi, dialettiche, cos\u00ec come le mie conoscenze del mondo. Potrebbero sembrare cose banali, scontate, ma invece sono importantissime anche al di fuori del mondo politico, visto che permettono di migliorare le relazioni sociali, la capacit\u00e0 di risolvere i problemi che la vita quotidianamente ci pone. Il Partito Comunista e la Giovent\u00f9 Comunista, non significano dunque qualcosa soltanto per i giovani attivi che ne fanno parte, ma si stanno ponendo sempre pi\u00f9 come punto di riferimento per tutti i giovani di sinistra, e non solo; e per fare ci\u00f2, dobbiamo lavorare costantemente cercando di concentrarci sui bisogni concreti della popolazione intera, con particolare attenzione ai giovani\u201d. E infatti il titolo del Congresso che campeggiava fra una stella gialla e una falce e martello bianca su sfondo rosso era: \u201cOrganizzare la giovent\u00f9, costruire l\u2019alternativa\u201d. Simone Romeo ha concluso il suo intervento con alcuni riferimenti concreti all\u2019azione dei giovani del Partito Comunista: \u201cvi sono diversi temi sui quali ci siamo concentrati e ci siamo distinti: dall\u2019abolizione della leva obbligatoria e la conseguente scelta per i nostri attivisti di favorire il servizio civile in alternativa al militare cos\u00ec da entrare in contatto con i lavoratori nei pi\u00f9 svariati settori di pubblica utilit\u00e0, la disoccupazione giovanile, i luoghi di aggregazione, la depenalizzazione delle droghe leggere come fattore di responsabilizzazione e di contrasto al mercato nero, ecc.\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Due anni e mezzo di crescita politica<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo un applauso all\u2019entrata del segretario Massimiliano Ay, la sala si \u00e8 alzata in piedi per ricordare i compagni defunti e per cantare L\u2019Internazionale, l\u2019inno che da sempre apre ogni evento politico dei comunisti. La parola \u00e8 passata a quel punto ad <strong>Aris Della Fontana<\/strong>, responsabile del movimento giovanile, che ha tracciato un bilancio delle attivit\u00e0 svolte dal giugno 2009 ad oggi. Per il giovane militante di Pollegio, i comunisti ticinesi sarebbero riusciti a \u201cfar muovere il Partito fluidamente all&#8217;interno delle contraddizioni che concernono la nostra realt\u00e0, con il giusto pragmatismo, senza procedere a scatti in avanti avventuristici e privi di connessione con le condizioni oggettive in cui si trova la popolazione. In tal senso capire come incidere nella realt\u00e0 politica nello stato di cose esistenti diventa oggi quanto mai fondamentale per garantire al Partito comunista di non essere marginalizzato e di non diventare dunque un mero elemento di folklore\u201d. Secondo Della Fontana: \u201c\u00e8 necessario spargere le premesse culturale ed intellettuali affinch\u00e9 si evidenzi un clima interno al movimento che faciliti e promuova la dialettica e conseguentemente l&#8217;afflusso di preziose idee che, rese corpo unitario e coerente attraverso un processo di sintesi, possano configurarsi in quel valore aggiunto tanto necessario al potenziamento della nostra incisivit\u00e0 politica. Complessivamente ritengo si sia saputo disporre di una considerevole flessibilit\u00e0 tattica, riuscendo ad analizzare determinate circostanze politiche con pragmatismo, sapendovi estrarre gli elementi maggiormente pertinenti ad una proficua esposizione politica. In questo senso \u00e8 chiaro che come comunisti ticinesi abbiamo imparato molto dall\u2019esempio che ci arriva dal Partito del Lavoro belga: il loro 8\u00b0 Congresso nel 2007 diceva che un partito rivoluzionario nel XXI secolo deve essere ortodosso nella strategia, ma estremamente flessibile nella tattica\u201d. Non a caso quest\u2019estate una delegazione di giovani ticinesi si era recata all\u2019Universit\u00e0 Marxista del PTB. Ma dopo aver citato le note positive non \u00e8 mancata l\u2019autocritica: \u201cun partito comunista non pu\u00f2 essere un partito di rappresentanza, esso deve essere il luogo per antonomasia della militanza, della partecipazione attiva e del coinvolgimento. Non vogliamo un partito di funzionari, vogliamo un partito di militanti. Occorre saper scoprire le qualit\u00e0 che esistono in ogni individuo, saper collocare ognuno al posto che meglio risponde alle sue attitudini\u201d, e per fare questo \u00e8 stato citato Pietro Secchia, dirigente antifascista italiano: \u201cIl difetto pi\u00f9 grave del nostro Partito mi sembra essere una parte importante di iscritti inattivi, che ad un certo punto cesser\u00e0 di essere una massa passiva ma diventer\u00e0 una massa che se ne va, favorendo l\u2019offensiva dell\u2019avversario\u201d. Gli ha fatto eco Mattia Tagliaferri con una metafora calcistica che ha divertito il pubblico: \u201cprima \u2013 ha detto il giovane studente di storia \u2013 quando ancora ci sentivamo gli orfani del Muro di Berlino, giocavamo in serie B, se non addirittura in categorie inferiori, dilettantesche; superato con fatica il complesso, abbiamo cominciato a ottenere qualche promozione (che tradotta in termini reali significa l\u2019aver rimpolpato le fila, l\u2019aver cominciato a proporre analisi, l\u2019aver cominciato a lavorare sul territorio, l\u2019aver creato importanti sinergie con il sindacato studentesco e da ultimo, l\u2019aver ottenuto qualche buon risultato elettorale), e oggi siamo una squadra che in serie A lotta s\u00ec per la salvezza, ma lo facciamo giocando con l\u2019U21, in un panorama di avversari con esperienze decennali. Il salto di qualit\u00e0 sta nel cominciare a puntare alla vecchia coppa UEFA, ma per farlo noi giocatori dobbiamo cominciare ad allenarci di pi\u00f9 e meglio\u201d. E infatti il Congresso ha dato mandato al nuovo Comitato di concentrarsi molto di pi\u00f9 sulla formazione politica dei militanti, riesuamando in forme innovative quella che una volta era la vecchia \u201cscuola di partito\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Ospiti prestigiosi<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel frattempo arrivava in sala l\u2019oncologo di fama mondiale <strong>Franco Cavalli<\/strong>, candidato unitario della sinistra escluso dal senato per soli circa ottocento voti, il quale ha ringraziato i comunisti per il sostegno militante durante la campagna elettorale e ha invitato a tenere duro perch\u00e9 in momenti di crisi come quelli presenti, anche un partito apparentemente piccolo potrebbe diventare un punto di riferimento importante per tutti coloro che sognano una societ\u00e0 pi\u00f9 equa. Fra gli ospiti vi era anche <strong>Bernardo Croci<\/strong>, membro del Comitato Centrale del Partito dei Comunisti Italiani, che ha portato i saluti del segretario nazionale Oliviero Diliberto e che ribadito il legame di amicizia con il PC ticinese, visto come referente ancora di pi\u00f9 che lo stesso Partito nazionale. A nome del Comitato Centrale del Partito Comunista di Grecia (KKE) ha preso poi la parola <strong>Petros Kipouropoulos<\/strong> che ha salutato la linea critica dei comunisti ticinesi nei confronti della \u201cSinistra Europea\u201d. Il KKE \u00e8 stato in seguito lodato dal segretario Ay come \u201cun esempio per la capacit\u00e0 di lotta e di mobilitazione contro le misure di austerit\u00e0 imposta dall\u2019Unione Europea\u201d. All\u2019indirizzo del Congresso sono poi arrivati numerosi messaggi augurali da diversi partiti del mondo: fra gli altri di partiti al governo dei rispettivi paesi, come il PC siriano, il PC del Brasile e il PC vietnamita. Anche l\u2019ambasciatore della Repubblica di Cuba, della Repubblica Socialista del Vietnam, della Repubblica Popolare Democratica di Corea e della Repubblica Bolivariana del Venezuela si sono espressi con delle dichiarazioni di saluto ufficiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019internazionalismo esiste ancora<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/pubblico.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright size-medium wp-image-1504\" style=\"border: 1px solid black; margin: 5px 10px 5px 10px;\" title=\"pubblico\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/pubblico-300x191.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"191\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/pubblico-300x191.png 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/pubblico-1024x652.png 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/pubblico.png 1645w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>La relazione iniziale del segretario del Partito inizia citando un giovane comunista di Mendrisio<strong>, Filipe Madureira<\/strong>: \u201cnei partiti comunisti di un tempo, anche nella sezione del pi\u00f9 piccolo dei comuni, le riunioni iniziavano partendo dalla relazione sul quadro internazionale, per poi man mano calarsi ad analizzare le questioni nazionali, regionali, poi comunali e di quartiere o di posto di lavoro. Questo permetteva di inserire ogni singolo aspetto, anche il pi\u00f9 piccolo, della vita politica nel giusto contesto globale, fatto di intrecci e relazioni non sempre evidenti\u201d. Ay ha cos\u00ec giustificato il voler affrontare, con una impietosa analisi, il quadro globale, dove si riscontra un aumento delle guerre imperialiste, un processo di ricolonizzazione dell\u2019Africa attraverso l\u2019abbattimento del governo di Gheddafi da parte della NATO e un avvicinamento pericoloso degli USA ai confini cinesi anche attraverso la proteste eterodirette contro il governo della Siria (in cui i comunisti sono parte integrante). Ay non ha mancato in ci\u00f2 di criticare la sinistra: \u201cdobbiamo parlare chiaramente di lotta contro l&#8217;imperialismo, di solidariet\u00e0 internazionalista a favore dell&#8217;unit\u00e0 e della sovranit\u00e0 nazionale dei paesi periferici. Da quando il blocco sovietico \u00e8 venuto meno, le guerre sono aumentate e i diritti sociali in occidente sono crollati, le utopie gorbacioviane seguite anche dal nostro Partito, sulle case comuni europee hanno dimostrato tutta la loro inconsistenza e il loro spirito reazionario, anche se in molti a sinistra, quella sinistra buonista tipicamente occidentale ed eurocentrica, continuano a crederci! Passi indietro giganteschi nell\u2019emancipazione dei popoli africani saranno presto visibili a causa anche dell\u2019incapacit\u00e0 della sinistra occidentale di costruire forti mobilitazioni contro la guerra. E la Svizzera deve prendersi le sue responsabilit\u00e0, al di l\u00e0 delle belle parole dei ministri degli esteri socialdemocratici: chi \u00e8 che ha autorizzato di calpestare il cosiddetto patrio suolo di questa nostra Confederazione? Il Consiglio federale ha permesso a truppe di eserciti stranieri impegnate in azioni di guerra offensiva di attraversare il nostro Paese, una Svizzera che si vende ancora come neutrale, ma che non lo \u00e8 pi\u00f9. E come potrebbe se il nostro esercito (\u201ca cui i comunisti rifiutano di partecipare\u201d \u2013 ha pi\u00f9 volte tuonato Ay sottolineando fortemente la linea anti-militarista del Partito) \u00e8 direttamente&nbsp; legato con un esercito aggressore e fascista come quello del regime sionista e razzista di Israele?\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>\u201cNon siamo i propagandisti della rivoluzione\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cDobbiamo essere un partito di governo, non un partito al governo\u201d! Questa frase sibillina pronunciata dal segretario ha lasciato sorpresi alcuni partecipanti, ma Massimiliano Ay ha continuato, senza peraltro nascondere alcuni tratti \u201cdilibertiani\u201d, esortando i compagni a non costruire un partito \u201cche fa propaganda roboante\u201d: \u201cdobbiamo essere un partito di governo ma non al governo, cio\u00e8 capace di delineare una proposta per risolvere i problemi che affliggono la societ\u00e0. Altrimenti non siamo credibili. Altrimenti c\u2019\u00e8 l\u2019attesa messianica del comunismo, ma in realt\u00e0 non si produce politica\u201d. \u201cRicordiamoci \u2013 ha concluso Massimiliano Ay \u2013 che la borghesia italiana impaurita dal biennio rosso prefer\u00ec barattare la democrazia con il fascismo, in cambio della stabilit\u00e0 economica. E questa \u00e8 la situazione attuale, perch\u00e9 la borghesia ha paura di questa immensa crisi. I tratti autoritari, militaristi e conservatori sono endemici alle nostre societ\u00e0 occidentali e l\u2019egemonia culturale della destra basata su individualismo, selezione e meritocrazia \u00e8 quasi totale. Ecco perch\u00e9 il Partito Comunista deve dimostrare di avere le idee chiare in fatto di proposta politica e di agire concretamente per risolvere i problemi reali della popolazione, qui e oggi. Ecco perch\u00e9 c\u2019\u00e8 l\u2019esigenza di mostrare che il partito comunista \u00e8 qualcosa di utile e non di folkloristico\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il processo di \u201cnormalizzazione\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNormalizzazione\u201d \u00e8 una delle parole che caratterizzano questo Congresso. Massimiliano Ay ci tiene particolarmente e ci spiega: \u201cin paesi a noi vicini i comunisti \u2013 per quanto dispongano di una forza elettorale ridotta \u2013 sono comunque riconosciuti come una componente relativamente rispettata del dibattito politico nazionale. Definirsi comunisti in Svizzera appare invece ancora come qualcosa di inconcepibile, di estremista, di inaffidabile. Questa situazione deve mutare: per il Partito deve assumere quindi una valenza prioritaria non solo far conoscere il nostro progetto politico-partitico a pi\u00f9 persone possibili, ma anche quello di <em>normalizzare<\/em>, appunto, la percezione che la popolazione ha di noi, combattendo i pregiudizi anti-comunisti e i luoghi comuni. Si tratta di rivendicare per i comunisti quella legittimit\u00e0 democratica, nonch\u00e9 quella competenza e affidabilit\u00e0 che ancora troppo poco ci vengono riconosciute. Essere comunisti deve insomma diventare <em>normale<\/em> quanto lo \u00e8 professarsi liberali, socialdemocratici o ecologisti. Per portare avanti tale processo di <em>normalizzazione<\/em> occorre saper sviluppare una tattica flessibile, aperta sia alle nuove istanze di movimento sia al lavoro di tipo istituzionale, ma pur sempre inserita in una strategia rigorosa che deve rimanere sempre quella rivoluzionaria del socialismo scientifico\u201d. Per concretizzare questa impostazione strategica elaborata dal segretario Ay, il Congresso ha votato a stragrande maggioranza una risoluzione che invita i militanti a farsi eleggere \u201cnei legislativi comunali in modo sempre pi\u00f9 esteso\u201d, ci\u00f2 consentirebbe infatti di \u201cmostrare alla popolazione che i comunisti sanno lavorare anche sui piccoli problemi concreti sentiti dal cittadino e dalla comunit\u00e0 locale. Questo favorisce l\u2019accrescere della fiducia nei nostri compagni e quindi nel progetto politico che essi rappresentano\u201d. Gli eletti comunisti dovrebbero per\u00f2 \u201cribadire in ogni momento all\u2019interno delle istituzioni (\u2026) la loro totale opposizione alla visione dei problemi comunali sotto il solo profilo amministrativo e tecnico, quando essi in realt\u00e0, oggi sempre di pi\u00f9, riguardano questioni politiche di fondo: dalla speculazione fondiaria alla distorsione privatista di beni e servizi che dovrebbero essere invece di godimento popolare, ecc.\u201d. E poco dopo averne discusso, un Max Ay emozionato \u2013 invitando a far partire \u201cBandiera Rossa\u201d, una canzone \u201cdella vittoria\u201d come l\u2019ha definitia \u2013 ha annunciato l\u2019elezione del ventiduenne <strong>Janosch Schnider<\/strong> quale neo-consigliere comunale di Mesocco, il primo comunista della storia del piccolo comune mesolcinese ad essere eletto, una notizia attesa per tutto il pomeriggio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Normali, ma comunque \u201cavanguardisti\u201d<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cNormalizzare\u201d non significa forse rendere i comunisti un partito uguale agli altri? Ci\u00f2 potrebbe insomma rivelarsi controproducente nella fase di sfiducia verso i partiti che si sta diffondendo nei ceti popolari. La domanda se la sono posti anche i delegati presenti in sala. Ma le mani sono subito state messe avanti: la \u201cnormalizzazione\u201d \u2013 \u00e8 scritto nelle tesi dell\u2019assise \u2013 \u201cnon deve comunque, in nessun caso, assurgere a scusa per abdicare al ruolo avanguardista \u2013 e quindi anche anti-conformista \u2013 del militante rivoluzionario. Non si tratta solo di rivendicare la legittimit\u00e0 di essere attori politici a pieno titolo della societ\u00e0, occorre altres\u00ec fare in modo tale che come comunisti si sia stimati per la nostra libert\u00e0 di pensiero e il nostro grado di emancipazione da categorie culturali obbligate, che rendono eterno il modello sociale interclassista e neo-corporativo che ci viene imposto in Svizzera\u201d. \u201cNormalizzare\u201d non \u00e8 quindi sinonimo di \u201cliquidare\u201d il marxismo-leninismo n\u00e9 \u201cdiventare come gli altri\u201d, a Locarno ci tengono a puntualizzarlo: \u201cal contrario significa rendere consapevole la popolazione del fatto che i comunisti sono assolutamente diversi da tutti gli altri e che questa diversit\u00e0 non solo \u00e8 legittima, ma \u00e8 la condotta pi\u00f9 etica, pi\u00f9 giusta e pi\u00f9 umana possibile. <em>Normalizzare<\/em> vuol dire quindi ridare al Partito quel ruolo <em>educatore<\/em> che la sinistra ha voluto abbandonare per sembrare forse pi\u00f9 moderna, accettando il dilagare ovunque di impostazioni culturali borghesi quando non direttamente reazionarie\u201d. In questo senso \u00e8 stato ribadito come i giovani comunisti devono essere una \u201cavanguardia\u201d nel movimento studentesco e nel movimento di obiezione al servizio militare (i nuovi quadri politici del Partito sarebbero infatti renitenti alla leva), anche perch\u00e9, riconoscono i <em>compagni<\/em> riuniti al Palagiovani: \u201cil Partito Comunista si trova in un momento di netto cambiamento del blocco sociale che contraddistingue la nostra base: i giovani, spesso senza una chiara distinzione di classe, costituiscono oggi uno dei nostri referenti sociali pi\u00f9 consistenti. Occorre pertanto adeguare ulteriormente la nostra <em>linea di massa<\/em>, migliorando la nostra capacit\u00e0 di porre dialetticamente la relazione fra i diritti civili (l\u2019abolizione del servizio militare obbligatorio, la depenalizzazione delle droghe leggere, ecc.) e i diritti sociali (i trasporti pubblici gratuiti, il salario minimo anche per gli apprendisti, ecc.)\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>La classe operaia, che dilemma!<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il confronto politicamente pi\u00f9 acceso riguardava per\u00f2 la contestualizzazione dell\u2019azione del partito ticinese. <strong>Leonardo Schmid<\/strong>, attualmente segretario sindacale presso UNIA e in passato membro della Direzione nazionale del Partito Svizzero del Lavoro ha presentato un emendamento totale alle tesi di Ay, giudicate \u201cnegriane\u201d, ossia potenzialmente liquidazionisti dell\u2019analisi di classe. Se per Schmid andava ribadita la centralit\u00e0 assoluta della classe operaia industriale come avanguardia rivoluzionaria, il documento congressuale la vede in modo pi\u00f9 sfumato: \u201cla fase storica nella quale ci troviamo noi oggi, genericamente definita post-fordista, non \u00e8 quindi caratterizzata solamente dalla produzione flessibile, dal precariato e dalla mondializzazione, essa vede bens\u00ec una trasformazione che spesso come marxisti non abbiamo saputo osservare: nel periodo successivo alla Seconda Guerra Mondiale all\u2019aumento della produzione della grande fabbrica corrispondeva una forte concentrazione della classe operaia (cio\u00e8 del soggetto antagonista) che acquisiva peso numerico e conseguentemente anche potere contrattuale. Questa situazione oggi non esiste pi\u00f9: il processo di mondializzazione permette al capitalista di estrarre il plusvalore nelle periferie, mentre nei centri imperialisti la classe operaia perde quel ruolo di avanguardia di classe che aveva in precedenza, diventando uno dei tanti soggetti sociali che compongono il proletariato. Ci\u00f2 non impedisce che vi siano ancora, nei paesi come il nostro, dei nuclei consistenti di classe operaia legati a un certo tipo di produzione, pensiamo in Svizzera all\u2019industria militare (es.: RUAG), all\u2019industria ad alto valore tecnologico (es.: AGIE) o all\u2019esempio che continuano a rappresentare le Officine FFS di Bellinzona\u201d. La parcellizzazione della classe operaia nel processo produttivo mondializzato fra centro imperialista e periferia subalterna negherebbe insomma ogni sogno \u201coperaista\u201d. Tutti per\u00f2 d\u2019accordo sulla necessit\u00e0 di lavorare per abolire la \u201cpace del lavoro\u201d e costruire una \u201ccorrente di classe\u201d (cio\u00e8 marxista) nei sindacati, perch\u00e9 l\u2019esperienza dello sciopero delle Officine FFS di Bellinzona rimane vivo (e non a caso la bandiera di quella lotta era appesa in sala): \u201cOccorre costruire dal basso un\u2019alternativa che non limiti l\u2019azione sindacale sul posto di lavoro, ma la intrecci dialetticamente con il tessuto urbano e sociale circostante per creare ampi fronti di tutela e rivendicazione dei diritti sociali. Si tratta insomma di costruire un legame fra la lotta concreta e la societ\u00e0 civile, come nel 2008 abbiamo vissuto alle Officine FFS di Bellinzona, affinch\u00e9 si riesca a rifuggire dalla logica del corporativismo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I tre punti chiave su cui lavorare<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/IMG_2246.png\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" style=\"border: 1px solid black; margin: 5px 10px 5px 10px;\" title=\"IMG_2246\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/12\/IMG_2246-211x300.png\" alt=\"\" width=\"211\" height=\"300\"><\/a>Il primo elemento da considerare per il Partito Comunista nell\u2019elaborare una propria strategia di lotta \u00e8 la crisi economica strutturale che sta colpendo dal 2008 l&#8217;Occidente capitalista. Pur riconoscendo la forte scomposizione di cui \u00e8 stata vittima la classe operaia svizzera, \u201csi potranno aprire degli spiragli di lotta dei lavoratori in cui inserire elementi pi\u00f9 o meno esplicitamente anti-capitalistici. Le recenti mobilitazioni nel settore edile in Ticino sono sintomatiche\u201d.&nbsp;Il secondo elemento di \u201ccontraddizione\u201d, per usare una terminologia marxista, che secondo i comunisti va presa in considerazione \u201c\u00e8 la tendenza della borghesia a implementare politiche <em>securitarie<\/em>, autoritarie, sempre pi\u00f9 neofasciste e potenzialmente guerrafondaie\u201d. La linea adottata dal Congresso stabilisce cos\u00ec non solo un \u201caperto sostegno ai giovani svizzeri affinch\u00e9 non svolgano servizio militare e si distanzino dall&#8217;esercito elvetico\u201d, ma una consapevolezza che \u201cle formalit\u00e0 democratiche del sistema politico borghese diventeranno tendenzialmente un crescente ostacolo per il processo di accumulazione capitalistica: esse saranno quindi progressivamente limitate quando non liquidate con scuse quali la <em>lentezza<\/em> della democrazia, l\u2019indisciplina giovanile (che sar\u00e0 affrontata con mezzi di controllo sociale), la microcriminalit\u00e0 (a cui si contrapporr\u00e0 uno stato di polizia), ecc. La \u201cvigilanza democratica\u201d non potr\u00e0 insomma essere sottovalutata.&nbsp;Il terzo punto d\u2019azione \u00e8 quello ambientale che permette \u201canche se non sempre da posizioni di classe\u201d specificano i compagni riuniti a Locarno, di mettere in discussione il modello di crescita non sostenibile \u201ctipico del modo di produzione capitalista basato dall\u2019appropriazione del plusvalore all\u2019interno di un contesto di riproduzione allargata atta a bypassare la caduta tendenziale del saggio di profitto\u201d. Movimenti popolari, quindi, di resistenza alle cosiddette grandi opere \u201cche poi spesso si sviluppano in una critica all\u2019intreccio <em>mafioso<\/em> fra affari e politica, mettono in discussione proprio la regola latente dell\u2019accumulazione allargata del plusvalore e quindi dispongono di un potenziale oggettivamente anti-capitalista che come marxisti dobbiamo saper individuare e rendere esplicito\u201d. E proprio su questo punto l\u2019assemblea ha accolto unanime l\u2019emendamento di <strong>Davide Rossi<\/strong> che&nbsp; ha chiesto alla Segreteria del Partito Comunista di \u201cimpegnarsi a promuovere una piena consapevolezza dell\u2019importanza dei beni comuni, acqua, terre, difesa dell\u2019eco-sosteniblit\u00e0 e della bio-diversit\u00e0, nella convinzione che la tutela del patrimonio collettivo \u00e8 parte non alienabile della battaglia per l\u2019uguaglianza tra i cittadini\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La \u201cBolognina\u201d era il luogo in cui l\u2019ex-Partito Comunista Italiano (PCI) decise di sciogliersi nel 1991. Nel 2007 in Ticino si svolse invece una \u201canti-Bolognina\u201d e poche settimane fa i comunisti ticinesi lo hanno, nuovamente, ribadito. L\u2019ubicazione del 21\u00b0 Congresso Cantonale del Partito Comunista Ticinese era infatti solo apparentemente insignificante: in realt\u00e0 nascondeva un chiaro riferimento identitario. La sala del Palagiovani di Locarno, infatti, \u00e8 il luogo in cui nel settembre di quattro anni fa, il Partito Ticinese del Lavoro (PdL) cambiava nome e tornava ad essere \u201cPartito Comunista\u201d. Il Partito Comunista Svizzero \u201coriginale\u201d venne vietato nel 1940 dalle autorit\u00e0<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1509,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-1502","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-interni"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1502","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1502"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1502\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":8667,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1502\/revisions\/8667"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/1509"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1502"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1502"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1502"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=1502"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}