{"id":1461,"date":"2011-11-30T20:26:01","date_gmt":"2011-11-30T20:26:01","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=1461"},"modified":"2011-12-05T19:04:47","modified_gmt":"2011-12-05T19:04:47","slug":"la-svizzera-entra-nelleuro-senza-dirlo-a-nessuno","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=1461","title":{"rendered":"La Svizzera entra nell&#8217;Euro senza dirlo a nessuno!"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/euro-franco-500x375.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft\" title=\"euro-franco-500x375\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/euro-franco-500x375.jpg\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"263\" \/><\/a><\/em>I paesi che fanno oggi ufficialmente parte dell\u2019Eurozona, vi sono entrati con un particolare entusiasmo popolare a partire dal 1999 \u2013 data in cui l\u2019Euro ha cominciato a circolare sui mercati finanziari \u2013 e il 2002, momento in cui la moneta unica europea \u00e8 stata realmente immessa in circolazione. Questi erano anni in cui il capitalismo finanziario occidentale ancora viveva un momento di particolare spinta, in quanto era riuscito a rigenerarsi \u2013 proprio tramite la finanziarizzazione e la delocalizzazione nell\u2019est Europa \u2013 dalla crisi di sovrapproduzione degli anni Settanta. Allora il sistema era improntato prevalentemente sull\u2019industria e aveva trovato nuovi sbocchi di mercato, atti all\u2019espansione del capitale, con la vittoria della Guerra Fredda da parte del blocco atlantico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi \u00e8 assodato che a giovare dall\u2019operazione uscita dal trattato di Maastricht del 1992, sia stato sostanzialmente il solo capitale germanico, in quanto si \u00e8 diffuso l\u2019ex Marco tedesco al resto del continente, permettendo alla Germania di diventare il paese con la \u201cvaluta imperiale di riferimento\u201d (gli altri paesi europei, in particolar modo quelli mediterranei, hanno infatti vissuto un\u2019iperinflazione \u2013 in Italia il mercato reale ha parificato 1000 delle vecchie Lire a un Euro \u2013 con una conseguente diminuzione del potere d\u2019acquisto della classe lavoratrice, che ha a sua volta portato a una diminuzione della domanda aggregata interna). Questo processo nasce proprio per creare una valuta che sia coprotagonista del potere del Dollaro \u2013 qui si mostrano le prime avvisaglie di un conflitto interimperialistico, giunte ora a un livello altissimo a causa della crisi partita nel 2008 \u2013 come risposta al deprezzamento dello stesso a partire dalla crisi degli anni Settanta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Occidente vi usc\u00ec sostituendo il sistema monetario basato sulla parit\u00e0 aurea (il \u201cgold exchange standard\u201d) con un sistema in cui il riferimento \u00e8 proprio il Dollaro, per cui l\u2019andamento di qualsiasi moneta \u00e8 da leggere nel suo rapporto con il Dollaro, cosa che ha portato a gravi fenomeni inflazionistici in Europa e in Giappone. In pratica con l\u2019Euro si \u00e8 andati a riprodurre il medesimo sistema, ma con al centro l\u2019ex Marco tedesco. Oggi la crisi del debito sovrano sta dilaniando l\u2019intera Europa e l\u2019esistenza stessa dell\u2019Euro \u00e8 messa in discussione proprio da quella Germania che tanto ha guadagnato con la sua introduzione. Proprio per questo nessun governante potrebbe pensare di avere il sostegno popolare per entrare nell\u2019Eurozona: a scegliere per\u00f2 di salire su una barca che sembra affondare \u00e8 stata proprio la Svizzera.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La decisione di bloccare il valore di cambio del Franco con la moneta unica, ha di fatto sancito l\u2019adesione ai trattati di Maastricht ed \u00e8 come se oggi la Svizzera facesse parte dell\u2019Euro. Naturalmente il Consiglio federale (CF) e la Banca Nazionale Svizzera (BNS) hanno fatto passare questa misura come se fosse qualcosa di straordinariamente necessario affinch\u00e9 le esportazioni elvetiche non vadano macerandosi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non \u00e8 per\u00f2 mai stato spiegato che l\u2019Euro \u00e8 una valuta fondata sulla fissazione del cambio tra la stessa e le varie valute nazionali; l\u2019avere realmente l\u2019Euro tra le mani \u00e8 in pratica una mera convenzione di comodit\u00e0 commerciale, atta a voler velocizzare gli scambi, ma non \u00e8 certamente indispensabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ora che la Svizzera \u00e8 di fatto, non de jure, entrata nell\u2019Euro, la banca centrale di riferimento \u00e8 la Banca Centrale Europea (BCE) di Francoforte e non la BNS, la quale ha ben poca autonomia nelle scelte di politica monetaria, proprio a causa dell\u2019ancoraggio del Franco alla valuta europea, dalla quale la Svizzera dipende totalmente. A causa di questa dipendenza, madre Elvezia vede portarsi via tutti i giorni ingenti risorse liquide, utilizzate nell\u2019acquisto degli Euro necessari a coprire il differenziale creatosi tra il reale cambio di mercato e quello arbitrariamente deciso da BCE e BNS.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per diritto di informazione va per\u00f2 detto che il CF e la BNS si sono di fatto trovati nella condizione di operare in questa maniera, a causa delle fortissime pressioni internazionali che sono piovute a Berna dall\u2019Europa e dagli Stati Uniti: in particolar modo con la questione del segreto bancario, il cui contenuto \u00e8 stato rinegoziato con degli incontri bilaterali avvenuti con tutta una serie di paesi. Non va per\u00f2 dimenticato che a monte vi sono i problemi causati dalla presenza elvetica nelle liste nere dei paradisi fiscali determinate dall\u2019OCSE.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le cause di queste pressioni partono dalla rottura degli accordi di Bretton Woods, sancita nel 1971 con l\u2019accordo Smithsonian Agreement, che ha segnato la rottura dei rapporti di cambio fisso tra le monete (1973). Il regime di cambi variabili che ne \u00e8 derivato, ha la necessit\u00e0 di mantenere solide riserve di valuta estera, per sopperire alle oscillazioni di mercato. Questo non vale per\u00f2 gli USA, che sono il produttore diretto della principale moneta di cambio; essi infatti hanno una riserva pari a 143 miliardi di Dollari, contro i 289 della Svizzera, i 472 della Russia, gli 840 di Eurolandia, i 1138 del Giappone e i 3200 della Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il vantaggio che gli USA traggono da questa situazione, \u00e8 di non doversi dotare di difese contro la speculazione anti-Dollaro; tuttavia la Federal Reserve (Fed) \u00e8 riparata da un eventuale pericolo di penuria delle monete con il Central Bank Liquidity Swap (CBLS), che ha il seguente funzionamento: la Fed presta Dollari alle altre banche centrali, le quali prestano a loro volta alla Fed lo stesso quantitativo nella rispettiva moneta, basandosi sul cambio del momento. In una data precedentemente stabilita, le parti si restituiscono il prestito considerando il valore di cambio iniziale, azzerando cos\u00ec i rispettivi prestiti, ma non facendo per\u00f2 un\u2019operazione a somma zero. Se infatti le banche centrali non USA prestano a loro volta i soldi ricevuti dalla Fed ad altri stati o a societ\u00e0 ricevendo un tasso di interesse, dovranno girare gli introiti alla Fed stessa. La cosa non vale per\u00f2 per la banca centrale USA, la quale pu\u00f2 quindi prestare questi soldi gratuitamente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il gioco non funziona per\u00f2 pi\u00f9 a causa dei sempre pi\u00f9 seri dubbi circa la tenuta del Dollaro stesso \u2013 \u00a0indebolito dall\u2019esagerata immissione nel mercato finanziario, con l\u2019intento di foraggiare sia gli istituti bancari illiquidi sia i numerosi fronti bellici aperti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cos\u00ec i capitalisti statunitensi e detentori di liquidit\u00e0 in Dollari in tutto il mondo (il 40 % della liquidit\u00e0 americana infatti \u00e8, secondo la Federal Reserve, circolante all\u2019estero) sono spinti a cambiare i Dollari con delle valute pi\u00f9 stabili. La principale di queste monete rifugio \u00e8 il Franco, che subisce appunto forti pressioni proprio a causa dello spazio finanziario che porta via al Dollaro, facendo perdere di valore lo stesso e vanificando cos\u00ec lo schema del CBCS.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Morale della favola, la Svizzera \u00e8, volente o nolente, entrata nell\u2019Euro (altro che neutralit\u00e0, democrazia semi diretta e antieuropeismo di destra) e rischier\u00e0 di pagare dazio con rischi inflazionistici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente lo scenario svizzero non \u00e8 preoccupante quanto quello della vicina Italia che, al momento in cui la Germania dovesse cambiare l\u2019assetto della moneta unica, si trover\u00e0 nella zona Euro di serie B, con serie ricadute sulle ingenti riserve auree, guarda caso proprio quando si prospetta un ritorno a un periodo monetario di incertezza, conflitti commerciali e finanziari, \u00a0simile a quello precedente l\u2019accordo di Bretton Woods del 1944. Infatti nel settembre 1931 si vide una svalutazione della Sterlina e la sospensione della convertibilit\u00e0 in oro. Gli Stati fecero di tutto per mantenere in equilibrio la bilancia dei pagamenti, praticando ripetute svalutazioni competitive e imponendo un crescente numero di dazi sugli scambi commerciali. Il fallimento della conferenza di Londra del 1933, convocata per cercare di stabilizzare i cambi tra le principali monete \u00e8 significativo. Il risultato \u00e8 un tracollo del commercio internazionale, che continua a manifestarsi anche in occasione della relativa ripresa del secondo quinquennio degli anni \u201930. Ancora nel 1937 l\u2019export inglese raggiunge appena i 2\/3 di quello del 1929.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rinascita del Marco sarebbe in pratica la ripetizione degli accordi del Plaza del 1985, con la sola Germania a rivalutare per dare fiato agli Stati Uniti, visto che il Giappone questa volta ha ben altri problemi interni, e soprattutto ha gi\u00e0 pagato per quegli accordi una stagnazione ormai ventennale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nello scenario di un distacco repentino della sola Germania dall\u2019Euro (magari accompagnata da alcuni paesi, come l\u2019Olanda e la Finlandia), tutti gli altri paesi che mantenessero la moneta unica potrebbero usufruire di una \u201csvalutazione competitiva\u201d piuttosto consistente. Un \u201cneo Marco\u201d sarebbe quindi fatalmente proiettato verso tassi di cambio molto alti, sia nei confronti del Dollaro sia nei confronti dell\u2019Euro, e probabilmente anche nei confronti del Renmimbi, la \u201cmoneta del popolo\u201d cinese ancorata al dollaro. (1 renmimbi = 0,115757687 Euro).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certamente la Germania di oggi \u2013 vero motore del sostanziale equilibrio commerciale dell\u2019area euro, a cui contribuisce con un astronomico saldo positivo di 197,8 miliardi di Dollari \u2013 potrebbe far fronte ad una rapida ascesa dei prezzi delle proprie esportazioni: beni di lusso, automobili, utensili, \u00a0meccanica di precisione, tutte cose che richiedono tempo per essere rimpiazzate dalla concorrenza. La recente svolta \u201cpro cinese\u201d dell\u2019economia tedesca ha inoltre impresso una significativa accelerazione dell\u2019esportazioni verso l\u2019economia pi\u00f9 in salute del pianeta, e l\u2019inerzia di questa spinta durer\u00e0 probabilmente a lungo. Dunque, per la Germania una rapida rivalutazione sarebbe percorribile, anche se probabilmente non auspicabile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale sar\u00e0 invece \u00a0la sorte della Svizzera in questo scenario? Seguir\u00e0 la Germania nella sua corsa verso le stelle o rimarr\u00e0 ancorata al vecchio Euro?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel primo caso, l\u2019attuale politica della banca centrale sar\u00e0 immediatamente vanifica, a tutto discapito delle nostre esportazioni. Nel secondo caso, potremmo assistere ad una decisa perdita di credibilit\u00e0 presso i detentori di capitali internazionali, con il conseguente deflusso degli stessi verso la pi\u00f9 \u201cappetibile\u201d Germania. Certamente, una saggia politica sarebbe quella di mantenersi in una via intermedia tra l\u2019\u201dEuro nord\u201d (il nuovo Marco) e l\u2019\u201dEuro sud\u201d (il vecchio Marco\/Euro). Una cosa \u00e8 certa, l\u2019attuale \u201cancoraggio\u201d all\u2019Euro non faciliter\u00e0 le scelte per una politica di necessaria indipendenza monetaria e di equidistanza. Il nostro Paese potrebbe trovarsi cos\u00ec a scegliere tra la ricchezza di pochi banchieri e il progressivo impoverimento dei restanti cittadini, o la fine del ruolo di \u201crifugio finanziario globale\u201d con tutte le conseguenze del caso. Proprio un bel risultato, cara BNS.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come diceva Luttwak: in politica, amore e business non ci sono sorprese, ci sono solo sorpresi. Purtroppo la BNS e tutti noi rischiamo di essere tra i sorpresi dell\u2019evoluzione della crisi finanziaria del Dollaro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em><strong>Mattia Tagliaferri<\/strong>, membro del Comitato Cantonale del Partito Comunista<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>L&#8217;autore ringrazia Gianfranco Bellini (www.primoottobre.it) \u00a0per il contributo dato nella stesura di questo articolo<a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/11\/euro-franco-500x375.jpg\"><br \/>\n<\/a><\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I paesi che fanno oggi ufficialmente parte dell\u2019Eurozona, vi sono entrati con un particolare entusiasmo popolare a partire dal 1999 \u2013 data in cui l\u2019Euro ha cominciato a circolare sui mercati finanziari \u2013 e il 2002, momento in cui la moneta unica europea \u00e8 stata realmente immessa in circolazione. Questi erano anni in cui il capitalismo finanziario occidentale ancora viveva un momento di particolare spinta, in quanto era riuscito a rigenerarsi \u2013 proprio tramite la finanziarizzazione e la delocalizzazione nell\u2019est Europa \u2013 dalla crisi di sovrapproduzione degli anni Settanta. Allora il sistema era improntato prevalentemente sull\u2019industria e aveva trovato nuovi<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[6],"tags":[],"coauthors":[],"class_list":["post-1461","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-economia-e-lavoro"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1461","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1461"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1461\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1469,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1461\/revisions\/1469"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1461"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1461"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1461"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=1461"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}