{"id":13870,"date":"2022-07-24T07:29:00","date_gmt":"2022-07-24T07:29:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=13870"},"modified":"2022-07-22T20:30:13","modified_gmt":"2022-07-22T20:30:13","slug":"allargamento-della-nato-i-diplomatici-turchi-hanno-vinto-o-hanno-ceduto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=13870","title":{"rendered":"Allargamento della NATO: i diplomatici turchi hanno vinto o hanno ceduto?"},"content":{"rendered":"\n<p>Quando i media europei parlavano dell\u2019accordo raggiunto fra Turchia, Svezia e Finlandia mi trovavo proprio in Turchia e la mia prima reazione coi compagni che mi chiedevano un commento \u00e8 stata di estrema cautela. Nell\u2019epoca odierna \u00e8 fondamentale non credere subito ai media europei che copia-incollano le veline dell\u2019oligopolio delle solite agenzie stampa e piuttosto ascoltare le altre campane, cos\u00ec da non finire indottrinati dalla propaganda atlantista come succede a chi, non conoscendo assolutamente nulla della situazione, si diletta a produrre banner seriali ripetendo frasi fatte, pensando che con un po\u2019 di indignazione a buon mercato su Instagram si faccia &#8230;il socialismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziamo con una premessa: ho avuto l\u2019occasione di conoscere personalmente alcuni diplomatici turchi, ambasciatori, primi segretari e attach\u00e9 vari e, anche senza condividerne sempre le opinioni, posso confermare che si tratta di professionisti capaci. Anche dal punto di vista strategico e ideologico (\u2026bench\u00e9 non sia la mia ideologia). Purtroppo non tutti i diplomatici sono cos\u00ec, e quelli svizzeri stanno perdendo tristemente punti: forse al DFAE e alle facolt\u00e0 di relazioni internazionali dovrebbero iniziare a preoccuparsene. Insomma se vuoi negoziare conviene conoscere la formazione e l\u2019ideologia (mai sottovalutare l\u2019ideologia!) dei diplomatici di Ankara, altrimenti esci con un pugno di mosche. Il fatto che la Turchia sia quindi riuscita, almeno apparentemente, a imporre le sue condizioni a Svezia e Finlandia per togliere il veto alla loro entrata nella NATO non mi ha affatto stupito.<\/p>\n\n\n\n<p>A stupirmi \u00e8 semmai altro: davvero i turchi hanno rinunciato al veto per cos\u00ec poco? S\u00ec, perch\u00e9 dal punto di vista negoziale accettare uno sconvolgimento geopolitico che potrebbe infastidire i partner cinesi e russi solo per qualche decina di arresti mi lascia alquanto perplesso. Anche l\u2019altra \u201cconquista\u201d di <strong>Recep Tayyip Erdogan<\/strong>, e cio\u00e8 la fine dell\u2019embargo sugli F-16 non \u00e8 cos\u00ec indispensabile: il grado di diversificazione dal punto di vista militare \u00e8 infatti, per la Turchia, pi\u00f9 che sufficiente potendo contare oltre alla tecnologia NATO, non solo sui sistemi d\u2019arma russi ma anche sulla sua stessa produzione nazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>E infatti \u00e8 ancora un po\u2019 presto per dare certezze: Erdogan non \u00e8 uno sprovveduto e la Turchia non \u00e8 una repubblica delle banane, le carte da giocare non le mancano e gli accordi veri non si pubblicano sui giornali.<\/p>\n\n\n\n<p>Iniziamo col dire che quello siglato sotto l\u2019egida di <strong>Joe Biden<\/strong> non \u00e8 un accordo, ma un semplice memorandum (e in diplomazia i due termini non sono sinonimi, anche se alcuni giornalisti lo credono). Questo memorandum deve ancora passare dal parlamento turco (l\u2019idea che Erdogan decida da solo \u00e8 tanto diffusa quanto semplicistica). Per convincere i deputati occorrer\u00e0 che i governi finlandese e svedese accettino di estradare una settantina di persone ricercate in Turchia per reati legati o al terrorismo <em>g\u00fclenista<\/em> (di fatto: intelligenza col nemico a fini eversivi) o al separatismo etnico. Ci\u00f2, tuttavia, sarebbe in contrasto con le stesse norme nazionali ed europee: ovviamente Erdogan questo lo sa, e sta giocando con le due prime ministre nordiche che forse non sono molto avvezze alla geopolitica. Peraltro, il quotidiano dell\u2019opposizione kemalista \u201cAydinlik\u201d ha spiegato che il governo finlandese non ha accettato di dichiarare terrorista il gruppo armato curdo YPG attivo in Siria nel cosiddetto Rojava. Il Rojava \u00e8 considerato, per\u00f2, da Ankara (e da Damasco) come una questione strategica per la propria sicurezza nazionale e la propria integrit\u00e0 territoriale: difficile quindi credere che questa indecisione finlandese possa venir tollerata dal governo turco, a meno che vi siano pressioni esterne (cio\u00e8 statunitensi) cos\u00ec forti da essere considerate troppo pericolose da fronteggiare.<\/p>\n\n\n\n<p>Ci\u00f2 detto la mia valutazione politica sul memorandum \u00e8 negativa e si basa sulle seguenti tre considerazioni:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>1) <\/strong>Ogni fase storica ha le sue priorit\u00e0 e su questa base vanno fatte delle scelte politiche. Il vero problema di oggi, anche per la stessa Turchia, non \u00e8 tanto lo scontato sostegno europeo al separatismo etnico (del PKK, del PYD\/YPG, ecc.), quello infatti esiste da anni e, a meno di un accordo fra il governo siriano e i movimenti separatisti curdi, rester\u00e0 intatto poich\u00e9 la balcanizzazione del Medio Oriente \u00e8 di importanza strategica per l\u2019Occidente. La vera priorit\u00e0 che dovrebbe interessare Ankara \u00e8 piuttosto evitare l\u2019allargamento della NATO. Quest\u2019ultimo \u00e8 necessario in ottica imperialista al fine di frenare l\u2019integrazione eurasiatica, al cui processo lo stesso Erdogan ha guardato con attenzione migliorando fortemente le proprie relazioni con la Russia e la Cina. Se Erdogan ha ora deciso opportunisticamente di ricollocarsi obbedientemente nel campo atlantico in cambio solamente di una banale dichiarazione di intenti di due governi nordici, significa due cose: a) che non ha saputo trarre le dovute lezioni del tentato golpe del 2016; b) che nonostante l\u2019epurazione della setta g\u00fclenista dalla magistratura, dall\u2019esercito, dalle universit\u00e0, ecc. purtroppo nell\u2019amministrazione <em>erdoganista<\/em> le forze filo-atlantiste sono ancora ben presenti e la lotta fra la borghesia nazionale e la borghesia compradora in Turchia \u00e8 ben lungi dall\u2019essersi risolta. Vano sarebbe qui appellarsi all\u2019opposizione parlamentare di Ankara: sia quella riformista dei post-kemalisti del CHP o dei filo-separatisti di HDP, sia quella conservatrice di IYI sono patetica espressione dell\u2019atlantismo e degli interessi della Casa Bianca.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>2)<\/strong> Il popolo curdo verr\u00e0 purtroppo ancora strumentalizzato dagli imperialisti e subito dopo, come sempre \u00e8 accaduto, sar\u00e0 abbandonato al suo destino. Succede cos\u00ec da decenni! Non il popolo curdo ma i separatisti curdi (sono due cose molto diverse!) sono infatti sempre stati al servizio degli USA in Siria, Irak e Iran. Anche in Turchia sono stati utilizzati per dividere la sinistra di classe su base etnica: non scordiamoci che le prime vittime degli attentati del PKK furono non i fascisti ma i marxisti-leninisti turchi! Gli occidentali insomma li sfruttano e poi, al momento buono, li mollano come merce di scambio, per poi riprenderli in seguito sottobraccio e nuovamente abbandonarli. Ora, dopo essere stati usati anche per allargare la NATO, impareranno a non pi\u00f9 fidarsi dell\u2019imperialismo e a rispondere affermativamente alla proposta del governo di Damasco di \u201ctornare nell\u2019abbraccio della patria siriana\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p><strong>3)<\/strong> Erdogan pu\u00f2 vendere il memorandum con Finlandia e Svezia come una grande vittoria all\u2019interno del Paese, cos\u00ec da esaltare la sua base e compattarla in vista delle prossime elezioni, ma la realt\u00e0 \u00e8 diversa: gi\u00e0 altri paesi formalmente criminalizzano il PKK (ma vale anche per altre organizzazioni simili e di altri paesi) pur continuando tuttavia a tollerarne i militanti e le strutture parallele (centri culturali, movimenti sindacali, ONG umanitarie, ecc). Insomma, anche dal punto di vista turco, si tratta di una vittoria di Pirro. Difficile credere che i diplomatici di Ankara siano cos\u00ec sprovveduti da non sapere che l\u2019estradizione dei militanti separatisti da Svezia e Finlandia sar\u00e0 vincolata alle norme dell\u2019UE che gi\u00e0 proteggono i rifugiati politici: solo chi ha partecipato ad azioni armate che hanno causato morti potr\u00e0 eventualmente essere consegnato alla magistratura turca. Quindi sotto sotto o c\u2019\u00e8 dell\u2019altro o alla fine, al di l\u00e0 della retorica, non se ne far\u00e0 nulla.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando i media europei parlavano dell\u2019accordo raggiunto fra Turchia, Svezia e Finlandia mi trovavo proprio in Turchia e la mia prima reazione coi compagni che mi chiedevano un commento \u00e8 stata di estrema cautela. 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