{"id":12968,"date":"2022-02-03T11:16:41","date_gmt":"2022-02-03T11:16:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=12968"},"modified":"2023-05-28T01:54:30","modified_gmt":"2023-05-28T01:54:30","slug":"riuscita-liniziativa-per-un-salario-minimo-sociale-alle-urne-il-testo-per-correggere-gli-errori-dei-verdi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=12968","title":{"rendered":"Riuscita l&#8217;iniziativa per un salario minimo sociale. Alle urne il testo per correggere gli errori dei Verdi"},"content":{"rendered":"\n<p>Il Partito Socialista ha recentemente annunciato il successo dell&#8217;iniziativa popolare &#8220;Per un salario minimo sociale&#8221;: la proposta di modifica costituzionale avrebbe infatti raccolto oltre 13mila firme, ben oltre quindi le 10mila necessarie. Un risultato estremamente importante, che dimostra l&#8217;ampio sostegno di cui gode il testo che dovr\u00e0 ora essere sottomesso al voto popolare. Soddisfatti i promotori dell&#8217;iniziativa, lanciata da Partito Socialista (PS), Partito Comunista (PC), Partito Operaio Popolare (POP) e Verdi. Un&#8217;adesione, quest&#8217;ultima, che non ha per\u00f2 mancato di sollevare qualche perplessit\u00e0 nel campo progressista ticinese.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>\u201cSalviamo il lavoro in Ticino\u201d: un\u2019iniziativa criticata da UNIA e dal PC<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Il testo costituzionale ha infatti principalmente l\u2019obiettivo di porre rimedio ai gravi limiti dell\u2019iniziativa \u201cSalviamo il lavoro in Ticino\u201d lanciata dai Verdi del Ticino nell\u2019aprile del 2013. Questa proposta di legge, approvata nel giugno 2015 dal 54.7% degli elettori ticinesi, provoc\u00f2 importanti controversie gi\u00e0 al momento della raccolta firme. Lanciata in concomitanza con l\u2019iniziativa popolare nazionale dell\u2019Unione sindacale&nbsp; svizzera (USS) che proponeva un minimo salariale di 4000 franchi al mese, l\u2019iniziativa cantonale dei Verdi proponeva un salario minimo differenziato per settore e per mansione, stabilito dal Consiglio di Stato su una percentuale del salario mediano.<\/p>\n\n\n\n<p>La vaghezza del testo costituzionale proposto dai Verdi aveva suscitato le aspre critiche del resto della sinistra ticinese, non coinvolta nella stesura dell\u2019iniziativa. <strong>Alessandro Lucchini<\/strong>, vice-segretario del Partito Comunista (PC), aveva manifestato su queste colonne le criticit\u00e0 della proposta dei Verdi, giudicata \u201cambigua e controproducente per la classe lavoratrice ticinese\u201d (<a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=3907\">leggi qui<\/a>). Oltre alla citata competenza governativa nella fissazione del salario minimo, che avrebbe potuto provocare un \u201cancoraggio\u201d negativo dei salari pi\u00f9 elevati, l\u2019economista comunista rilevava il pericolo legato all\u2019applicazione del minimo salariale unicamente ai settori non coperti da contratti collettivi di lavoro (CCL): \u201cla creazione di nuovi CCL al fine di non dover sottostare alla nuova legislazione, renderebbe inutile l\u2019iniziativa\u201d. Lucchini non mancava di sottolineare la sospettosa concomitanza con l\u2019iniziativa dell\u2019USS, ipotizzando che si trattasse di \u201cuna mossa di marketing politico utile per approfondire il fossato con il resto della sinistra, secondo l\u2019impostazione strategica auspicata dai vertici del partito\u201d. Una strategia che, secondo il vice-segretario del PC, sul lungo periodo non avrebbe favorito di certo \u201cla costruzione di una cultura sensibile ai temi sociali ed ecologici\u201d.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full is-resized\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/alessandro.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/alessandro.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-3192\" width=\"996\" height=\"664\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/alessandro.jpg 960w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/alessandro-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/alessandro-768x512.jpg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/alessandro-480x320.jpg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2013\/11\/alessandro-750x500.jpg 750w\" sizes=\"auto, (max-width: 996px) 100vw, 996px\" \/><\/a><figcaption class=\"wp-element-caption\">L&#8217;economista comunista Alessandro Lucchini aveva messo in guardia a suo tempo dai limiti dell&#8217;iniziativa.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Non era per\u00f2 solo il Partito Comunista a rilevare le criticit\u00e0 dell\u2019iniziativa ecologista: poco prima del voto popolare, il direttore di <em>Area<\/em> (la testata edita dal sindacato UNIA) <strong>Claudio Carrer <\/strong>pubblicava un editoriale dal significativo titolo \u201cNon \u00e8 cos\u00ec che si salva il lavoro\u201d, descrivendo il testo dei Verdi come \u201cuno strumento totalmente inadeguato a contrastare il dumping salariale\u201d (<a href=\"https:\/\/www.areaonline.ch\/Non-e-cosi-che-si-salva-il-lavoro-c18e5200\">leggi qui<\/a>). Anzi, per Carrer esso avrebbe addirittura potuto \u201cfavorire questo fenomeno gi\u00e0 dilagante in Ticino\u201d: l\u2019iniziativa avrebbe infatti portato a \u201csdoganare il concetto di dignit\u00e0 a geometria variabile e a creare ulteriori e pi\u00f9 profonde divisioni tra i salariati\u201d. Poco dopo il voto popolare, in occasione del quale era stata significativamente piuttosto silente, la sezione ticinese dell\u2019Unione sindacale svizzera pubblicava un rapporto sulla libera circolazione dei lavoratori in cui, riconoscendo nell\u2019iniziativa \u201cun piccolo passo nella buona direzione\u201d, metteva in guardia dai facili entusiasmi: secondo l\u2019USS, essa non avrebbe infatti risolto il problema del dumping salariale (<a href=\"https:\/\/www.areaonline.ch\/Studio-USS-476af300\">leggi qui<\/a>). D&#8217;altra parte, l&#8217;iniziativa era stata sostenuta persino dai Giovani UDC e lo stesso presidente della Camera di Commercio <strong>Franco Ambrosetti<\/strong> aveva dichiarato di averla sottoscritta: appoggi che avrebbero dovuto far riflettere&#8230;<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La nuova iniziativa nata per correggere gli errori politici dei Verdi<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Come si suol dire, il resto \u00e8 storia: le criticit\u00e0 esposte da comunisti e sindacati si sono in effetti puntualmente realizzate. Il tira e molla parlamentare sulle \u201cforchette\u201d entro cui il Consiglio di Stato avrebbe dovuto fissare il salario minimo ha visto prevalere la versione proposta dalla destra borghese, con delle soglie iniziali comprese fra 19 e 19.50 franchi l\u2019ora (che corrispondono a meno di 3000 franchi netti al mese per un tempo pieno), da incrementare progressivamente da qui al 2025, quando dovrebbero entrare in vigore le soglie definitive comprese tra 19.75 e 20.25 franchi l\u2019ora. Un salario minimo decisamente minimo quindi, con il quale risulta impossibile condurre una vita dignitosa in Ticino, che non risolve il problema del dumping salariale e che non permette ai lavoratori sottopagati di uscire dalla spirale assistenziale in cui si trovano. Il tutto naturalmente a vantaggio del padronato nostrano, che pu\u00f2 continuare ad assumere frontalieri con paghe ridicole e a scaricare sulla collettivit\u00e0 i costi sociali del suo modello di <em>business<\/em> a basso valore aggiunto.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ancora contente, alcune aziende si sono poi accordate con il sindacato para-leghista TiSin per adottare dei contratti collettivi con paghe inferiori al minimo salariale fissato dalla legge (a partire da 16 franchi all\u2019ora), sfruttando la clausola che esenta dal salario minimo i settori coperti da CCL. \u00c8 comunque bene ricordare come si tratti di una pratica che precede la fondazione di TiSin: gi\u00e0 nel 2019 UNIA denunciava la conclusione da parte del sindacato cristiano sociale di altri CCL con paghe inferiori al salario minimo nel settore delle pulizie e in quello della vendita al dettaglio, con stipendi da 16.75 franchi l\u2019ora (<a href=\"https:\/\/www.areaonline.ch\/La-via-di-fuga-dal-salario-minimo-1b8f5400\">vedi qui<\/a>). Il padronato, grazie alla disponibile collaborazione di OCST prima e di TiSin poi, ha cos\u00ec messo le mani avanti, approvando contratti collettivi al ribasso con cui aggirare il salario minimo e preservare le proprie pratiche di sfruttamento, precariato e dumping salariale. Una pratica che, come detto, era esplicitamente prevista dall\u2019iniziativa dei Verdi.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/citynews-padovaoggi.stgy.ovh\/~media\/horizontal-hi\/32683177429063\/impresa-di-pulizie-2.jpg\" alt=\"\" width=\"982\" height=\"551\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Nel settore delle pulizie, il CCL firmato da OCST prevede remunerazioni inferiori al salario minimo.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Da qui l\u2019esigenza di intervenire per correggere gli errori politici commessi (ci si augura in buona fede) dagli ecologisti con l\u2019iniziativa \u201cSalviamo il lavoro in Ticino\u201d. Visti i rapporti di forza estremamente sfavorevoli presenti in parlamento, PS, PC, POP e Verdi hanno dunque deciso di ricorrere nuovamente al voto popolare, lanciando una nuova iniziativa volta ad abrogare la deroga esistente per i settori coperti da CCL e ad introdurre un salario minimo \u201csociale\u201d (non pi\u00f9 solo \u201cdignitoso\u201d), basato non su un compromesso politico bens\u00ec sulle soglie stabilite dall\u2019aiuto sociale. In poche parole, un lavoratore non dovrebbe poter percepire un salario inferiore a quanto lo Stato versa alle persone indigenti sottoforma di aiuti sociali. Ci\u00f2 dovrebbe corrispondere, a dipendenza dei parametri adottati, ad un salario minimo orario di 21.50-22 franchi, corrispondente a 3900-4000 franchi lordi al mese per un lavoro a tempo pieno. Proprio quanto chiedeva l\u2019iniziativa dell\u2019USS bocciata nel 2014.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La sinistra compatta per il salario minimo sociale? Non proprio\u2026<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Come abbiamo segnalato in apertura, l\u2019iniziativa in questione \u00e8 ora ufficialmente riuscita, con oltre 13mila firme raccolte in poco pi\u00f9 di due mesi. Un risultato molto importante per la sinistra ticinese, che negli ultimi tempi aveva mostrato qualche difficolt\u00e0 nel ricorso agli strumenti di democrazia diretta: ricordiamo ad esempio che nel 2019 era fallito il referendum contro i nuovi sgravi fiscali stabiliti dal Gran Consiglio, contro i quali erano state raccolte solo 6200 firme sulle 7000 necessarie. Oltre al successo dell\u2019iniziativa sul salario minimo, in questo inverno va inoltre registrato quello del referendum lanciato dal sindacato VPOD contro il risanamento delle finanze cantonali attraverso il taglio della spesa pubblica (che ha raccolto oltre 10mila firme).<\/p>\n\n\n\n<p>Il grande successo dell\u2019iniziativa per un salario minimo sociale potrebbe essere un po\u2019 frettolosamente attribuito alla compattezza del fronte progressista che l\u2019ha lanciata: al contrario del 2013, quando i Verdi corsero \u201cin solitaria\u201d, questa iniziativa \u2013 elaborata e concordata da tutte le forze componenti il comitato di sostegno \u2013 \u00e8 stata convintamente sostenuta da quasi tutte le sigle della sinistra ticinese. Tutti convinti dunque? Non proprio: al di l\u00e0 della posizione estremista del Forum Alternativo di <strong>Franco Cavalli <\/strong>e del Movimento per il socialismo (MPS) di <strong>Pino Sergi <\/strong>(che hanno boicottato il testo, giudicato troppo moderato, senza considerare per\u00f2 che nel quadro giuridico attuale \u00e8 impossibile andare oltre), in piazza negli scorsi mesi si sono visti moltissimi militanti socialisti e comunisti, ma ben pochi Verdi. Non sappiamo quale sia stato il loro contributo alle 13mila firme raccolte, ma vista la scarsa presenza sul territorio possiamo supporre che non sia stato particolarmente cospicuo. Rimane da chiedersi quale sia la ragione di un apporto cos\u00ec limitato: trattasi di limiti organizzativi o di precise scelte politiche?<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.transfair.ch\/media\/ipsdnaf0\/greta_gysin_1.jpg?width=984&amp;height=600&amp;rnd=132926155191770000\" alt=\"\"\/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Greta Gysin presiede il sindacato Transfair dal settembre 2020.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Non \u00e8 infatti da escludere che, trattandosi di un\u2019iniziativa volta a correggere i loro errori del passato, i Verdi non abbiano voluto esporsi su un tema per loro cos\u00ec spinoso (ci auguriamo che la volont\u00e0 non fosse addirittura quella di affossare la raccolta firme sperando che riscontrasse pi\u00f9 difficolt\u00e0). Il ruolo di peso della consigliera nazionale <strong>Greta Gysin <\/strong>all\u2019interno del sindacato Transfair, di cui \u00e8 co-presidente dal settembre del 2020, potrebbe anche aver giocato un ruolo: Transfair \u00e8 infatti un sindacato \u201cgiallo\u201d la cui prassi negoziale \u00e8 simile a quella di OCST e la cui responsabile regionale <strong>Nadia Ghisolfi<\/strong> (deputata per il PPD) \u00e8 attualmente al centro della bufera per la sua accondiscenza con i vertici dell\u2019azienda di consegna DPD, che ha recentemente licenziato quattro fattorini noti per la loro attivit\u00e0 sindacale. Come ha recentemente ricordato il collettivo operaio sulle pagine de <em>LaRegione<\/em>, \u201cin DPD c\u2019\u00e8 chi ancora si ricorda che quando Transfair ha firmato quel CCL ormai scaduto, tra l\u2019altro senza coinvolgere i lavoratori, il risultato ottenuto \u00e8 stato quello di ridurre di una settimana le vacanze pagate dall\u2019azienda\u201d (<a href=\"https:\/\/www.laregione.ch\/i-contributi\/i-dibattiti\/1559421\/ghisolfi-fare-sindacato-lavoratori-azienda\">leggi qui<\/a>). Tra gli alleati, per descrivere l\u2019assenza dei Verdi al presidio di solidariet\u00e0 con i lavoratori DPD e nella raccolta firme per il salario minimo sociale, c\u2019\u00e8 gi\u00e0 chi parla di \u201ceffetto Transfair\u201d\u2026 Quel che \u00e8 certo, come ha dimostrato il successo dell\u2019iniziativa, ottenuto malgrado la latitanza dei Verdi, \u00e8 che \u2013 come dice il proverbio \u2013 \u201ctutti sono utili, ma nessuno \u00e8 indispensabile\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Partito Socialista ha recentemente annunciato il successo dell&#8217;iniziativa popolare &#8220;Per un salario minimo sociale&#8221;: la proposta di modifica costituzionale avrebbe infatti raccolto oltre 13mila firme, ben oltre quindi le 10mila necessarie. Un risultato estremamente importante, che dimostra l&#8217;ampio sostegno di cui gode il testo che dovr\u00e0 ora essere sottomesso al voto popolare. 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