{"id":12860,"date":"2022-01-09T09:03:19","date_gmt":"2022-01-09T09:03:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=12860"},"modified":"2022-01-09T09:03:20","modified_gmt":"2022-01-09T09:03:20","slug":"kazakistan-lerrore-di-non-capire-la-fase-storica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=12860","title":{"rendered":"Kazakistan: l&#8217;errore di non capire la fase storica"},"content":{"rendered":"\n<p>Lenin non fu solo il leader della Rivoluzione bolscevica, ma fu un innovatore del marxismo. Egli cap\u00ec che Marx ed Engels avevano vissuto in un\u2019epoca diversa dalla sua e che nel frattempo si era entrati in una diversa fase storica: quella dell\u2019imperialismo. Tutta una serie di precetti teorici formulati dai fondatori del comunismo andavano quindi adeguati alla nuova situazione. La rivoluzione non sarebbe scoppiata nei paesi avanzati dell\u2019Europa, dove le contraddizioni capitalistiche erano pi\u00f9 forti, ma sarebbe avvenuta nell\u2019anello debole della catena imperialista, ad esempio la Russia, ma poi anche la Cina, e Cuba, ecc. Lenin insomma non si \u00e8 fossilizzato ma ha saputo leggere, sempre in chiave marxista, il mondo che cambiava e, dalla prassi concreta, cre\u00f2 una nuova teoria adeguata al suo Paese e al suo tempo. E\u2019 questa l\u2019essenza del socialismo scientifico!<\/p>\n\n\n\n<p>Oggi siamo chiamati, da comunisti, a leggere il mondo che cambia, a individuarne le contraddizioni, a stabilire quale contraddizione \u00e8 primaria e quale invece \u00e8 secondaria. Senza svolgere questo esercizio non saremmo all\u2019altezza del metodo marxista: potremmo ripetere tanti begli slogan ultra-rivoluzionari, di estrema sinistra, ma sarebbero inutili perch\u00e9 semplicemente fuori fase. La lotta di classe oggi si basa su una contraddizione primaria che \u00e8 quella che vede l\u2019unipolarismo atlantico (cio\u00e8 l\u2019imperialismo) attaccare l\u2019area eurasiatica a guida russa e cinese, cio\u00e8 il multipolarismo. Su questa base si leggono tutte le altre contraddizioni che diventano quindi secondarie: non ho detto \u201cmeno importanti\u201d o addirittura \u201cillegittime\u201d, ma certamente subordinate a una priorit\u00e0 pi\u00f9 grande, senza affrontare la quale non si potr\u00e0 risolvere nemmeno la questione operaia. Chi non lo accetta potr\u00e0 anche parlare di \u201ccomunismo\u201d, ma appunto: ne parla solamente, e non potr\u00e0 fare nulla per progredire su quella via.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi legge, ad esempio, le proteste di questi giorni in Kazakistan come una lotta esclusivamente derivante dall\u2019aumento del prezzo dell\u2019energia, non vedendo il rischio di una controrivoluzione colorata (cio\u00e8 di un golpe filo-atlantico e liberista come \u00e8 avvenuto nel 2014 in Ucraina) \u00e8 rimasto fermo forse a Marx, ma ha capito poco del rinnovamento portato da Lenin alla teoria rivoluzionaria e rifiuta di prendere in considerazione l\u2019ulteriore passo avanti del mondo che \u00e8 stato determinato dall\u2019emergere della Cina di Xi Jinping come potenza. Destabilizzare oggi il Kazakistan significa infatti, non solo accerchiare la Russia (aprendole un nuovo fronte militare che comporter\u00e0 un suo indebolimento economico e quindi anche un disimpegno nel suo ruolo di equilibrio nei confronti dell\u2019aggressivit\u00e0 di Washington e Bruxelles), ma significa anche sabotare la strategia cinese della Nuova via della seta. Frenare quest\u2019ultima significa oggi \u2013 non negli anni \u201990, ma oggi! \u2013 rallentare il processo di liberazione nazionale dei paesi poveri sotto controllo neo-coloniale da parte di USA e UE, e quindi perpetuare pi\u00f9 a lungo il dominio atlantico e il loro sfruttamento capitalistico.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 ovvio che il sistema kazako ha dei pesanti limiti per un marxista, ci mancherebbe altro: trent\u2019anni fa \u00e8 stato rovesciato il socialismo e imposto il capitalismo, non ne possiamo certo essere felici. Ma in questa fase storica non \u00e8 all\u2019ordine del giorno il ritorno al socialismo, come qualcuno forse si illude, \u00e8 per contro assolutamente prioritario la costruzione di un mondo multipolare che, proprio perch\u00e9 multipolare, garantir\u00e0 alle nazioni la propria sovranit\u00e0, limiter\u00e0 i rischi di guerre d\u2019aggressione, e quindi permetter\u00e0 lo svilupparsi anche delle lotte sociali, le quali sarebbero invece vane in un sistema globalizzato esclusivamente sovranazionale.<\/p>\n\n\n\n<p>Come dice il compagno Dmitri Novikov, vice-presidente del Partito Comunista della Federazione Russa (la principale forza politica dell\u2019Unione dei Partiti Comunisti dell\u2019ex-Unione Sovietica), la scelta del Kazakistan di adattarsi al sistema capitalista \u201cha causato un aumento della disuguaglianza sociale, caratteristica di tutto il mondo, escludendo Cina, Vietnam e altri stati\u201d e ha correttamente aggiunto: \u201c\u00e8 necessaria una revisione della politica socio-economica nella maggior parte dei paesi della Comunit\u00e0 degli Stati Indipendenti (CSI)&#8221;, ossia dell&#8217;organizzazione che raggruppa 9 delle 15 ex repubbliche sovietiche. Giustissimo, ma rivedere la politica socio-economica non significa decapitare poliziotti, bloccare il traffico aereo con la Cina e minare la sovranit\u00e0 della Repubblica. Infatti il compagno Novikov aggiunge che nel paese \u201coperano varie ONG straniere che influenzano la situazione\u201d perch\u00e9 il Kazakistan \u201c\u00e8 di interesse per i servizi di intelligence e i governi occidentali in quanto paese che pu\u00f2 influenzare il destino di Cina e Russia. E Washington nei suoi documenti chiama questi due paesi i suoi due principali oppositori del 21\u00b0 secolo\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Il fatto insomma che in Kazakistan vi siano oligarchi odiosi \u00e8 vero: ce ne sono ovunque di corrotti e privilegiati, anche in Svizzera, ma mica per questo giustifichiamo il terrorismo! In questo preciso istante essi rappresentano per\u00f2 una contraddizione secondaria: se il Kazakistan non restasse indipendente e collegato appunto alla Nuova via della seta, ma al contrario si avvicinasse al sistema atlantico come richiesto dai rivoltosi non vi sar\u00e0 alcun miglioramento sociale per i lavoratori e i ceti popolari del paese (e figuriamoci il socialismo); sar\u00e0 anzi peggio di oggi, dove perlomeno esiste uno Stato regolatore in cui anche i comunisti possono agire. Pensiamo solo al fatto che proprio di recente il Partito Popolare del Kazakistan \u2013 il principale partito di tradizione marxista-leninista \u2013 ha sfiorato il 10% alle elezioni aumentando a una decina i deputati eletti nel parlamento nazionale (composto di 98 seggi). A questi compagni \u00e8 chiaro che un sistema pi\u00f9 equo percorrendo una via socialista non arriver\u00e0 ovviamente distruggendo lo Stato, bruciando le bandiere nazionali e buttandosi nelle mani di UE, USA e NATO.<\/p>\n\n\n\n<p>Chi \u00e8 sceso inizialmente in piazza contro il carovita, insomma non \u00e8 lo stesso di chi oggi assalta le caserme e ruba le armi per il piacere dell\u2019Occidente. Non vedere, in conclusione, quanto avviene in Kazakistan come parte della nuova \u201cguerra fredda\u201d significa ridursi a una lettura economicistica di stampo sindacale (una lotta giusta ma puntuale, circoscritta ai primi momenti e peraltro gi\u00e0 risolta con lungimiranza con le recenti concessioni dello stesso governo kazako), mentre il vero conflitto di classe si gioca su tutt\u2019altro piano.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lenin non fu solo il leader della Rivoluzione bolscevica, ma fu un innovatore del marxismo. 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