{"id":12663,"date":"2021-12-26T08:47:43","date_gmt":"2021-12-26T08:47:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=12663"},"modified":"2022-08-31T09:03:14","modified_gmt":"2022-08-31T09:03:14","slug":"30-anni-fa-veniva-sciolta-lurss-appunti-per-un-bilancio-critico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=12663","title":{"rendered":"30 anni fa veniva sciolta l\u2019URSS. Appunti per un bilancio critico"},"content":{"rendered":"\n<p>Il 26 dicembre di trenta anni fa, si chiudeva una pagina essenziale della storia del Novecento: dopo le laconiche dimissioni di <strong>Mikhail Gorbachev<\/strong>, pronunciate in diretta televisiva la sera del 25, il Soviet Supremo sanc\u00ec ufficialmente la dissoluzione dell\u2019Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, il primo Stato operaio mai costituito nella storia dell\u2019umanit\u00e0, il primo Paese riuscito a superare la societ\u00e0 capitalista per tentare di dare vita ad un nuovo modello di civilt\u00e0, quello socialista, fondato sull\u2019eguaglianza sociale e sull\u2019emancipazione dell\u2019uomo dallo sfruttamento.<\/p>\n\n\n\n<p>Non si tratta qui di tracciare un bilancio di quell\u2019esperienza storica, segnata da importanti limiti e contraddizioni che non approfondiremo in questa sede, n\u00e9 di soffermarci sul complesso processo che ha condotto alla sua fine: il dibattito sulla figura di Gorbachev, sulle sue responsabilit\u00e0 e sulle sue reali intenzioni, infatti, \u00e8 ancora tutt\u2019altro che chiuso. In occasione di questo anniversario, vogliamo invece soffermarci su quanto avvenuto in seguito, sulle conseguenze della dissoluzione dell\u2019URSS sia sul piano interno che internazionale, cos\u00ec come sulla risposta data dai cittadini ex-sovietici a questi eventi.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>L&#8217;epoca di Eltsin, tra privatizzazioni ed autoritarismo<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Bench\u00e9 al referendum del marzo 1991 tre cittadini sovietici su quattro si fossero dichiarati contrari alla dissoluzione dell\u2019Unione Sovietica, il cammino intrapreso dagli eventi in seguito alle politiche gorbacheviane risultava ormai difficilmente modificabile. Le pulsioni indipendentiste, la rinuncia del PCUS al proprio ruolo di guida, lo scioglimento del Comecon e del patto di Varsavia, nonch\u00e9 il duopolio di potere creatosi fra il governo dell\u2019Unione e quello della Repubblica russa, non potevano avere altri sbocchi oltre a quello effettivamente delineatosi nel mese di dicembre. La dichiarazione di Gorbachev del 25, cos\u00ec come la decisione del Soviet supremo del 26 dicembre, erano peraltro solo delle formalit\u00e0: la dissoluzione dell\u2019URSS in quanto entit\u00e0 statale era infatti gi\u00e0 stata decretata nella notte fra il 7 e l\u20198 dicembre, in una dacia nella foresta bielorussa, quando i tre presidenti delle repubbliche di Russia, Bielorussia ed Ucraina (<strong>Boris Eltsin<\/strong>, Stanislaw Shushkievich e Leonid Kravchuk) decisero \u2013 incuranti del verdetto popolare di pochi mesi prima \u2013 di porre fine all\u2019esistenza dello Stato sorto con la Rivoluzione d\u2019ottobre del 1917, sostituendolo con un\u2019effimera e scialba Comunit\u00e0 di Stati Indipendenti (CSI). Quell&#8217;incontro passer\u00e0 alla storia come &#8220;Accordo di Belavezha&#8221;, ma i russi lo chiamano sarcasticamente &#8220;Complotto di Belavezha&#8221;, sia per la segretezza con cui si svolse che per l\u2019illegittimit\u00e0 delle sue premesse.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/eltsin-gorbaciov.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"610\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/eltsin-gorbaciov-1024x610.jpeg\" alt=\"\" class=\"wp-image-14090\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/eltsin-gorbaciov-1024x610.jpeg 1024w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/eltsin-gorbaciov-300x179.jpeg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/eltsin-gorbaciov-768x458.jpeg 768w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/eltsin-gorbaciov-480x286.jpeg 480w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2021\/12\/eltsin-gorbaciov.jpeg 1280w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><\/a><figcaption><meta charset=\"utf-8\">Tra Gorbachev e Eltsin, i rapporti erano tesi da tempo: il potere era ormai completamente nelle mani di quest&#8217;ultimo.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Questo sprezzo verso la volont\u00e0 popolare non fu certo un caso isolato nel processo di smantellamento dello Stato sovietico. A differenza di quanto raccontato dalla propaganda occidentale di quel tempo (e in parte ancora da quella odierna), la fine dell\u2019URSS non corrispose in nessun modo al trionfo della democrazia o dello stato di diritto. Nel novembre del \u201991, Eltsin impose ad esempio un divieto d\u2019attivit\u00e0 al Partito Comunista in tutto il territorio della Repubblica federativa russa, sottraendogli tutti i beni di cui era proprietario (sedi, uffici, fondi, ecc.). Solo nel 1993, dopo numerose vertenze giudiziarie, pot\u00e9 essere rifondato nel volto del nuovo Partito Comunista della Federazione russa (PCFR), a cui si unirono circa mezzo milione di vecchi e nuovi militanti. Ma Eltsin \u2013 consigliato da numerosi consulenti occidentali appositamente inviati a Mosca \u2013 non si limit\u00f2 ad impedire l\u2019attivit\u00e0 politica ai comunisti (contravvenendo quella stessa libert\u00e0 di espressione con cui aveva costruito la sua ascesa al potere), ma rimise in discussione lo stesso assetto costituzionale del paese.<\/p>\n\n\n\n<p>Di fronte alle importanti resistenze sorte in opposizione alla sua agenda politica, tesa a svendere l\u2019intero patrimonio statale ai pi\u00f9 avidi speculatori ed a smantellare tutte le garanzie sociali del sistema sovietico, Eltsin non si fece scrupoli a violare praticamente ogni principio alla base delle democrazie liberali in salsa occidentale, come la libert\u00e0 di manifestazione, lo stato di diritto o la divisione dei poteri. Quando, nell\u2019autunno del 1993, il Congresso dei deputati del popolo (ossia il parlamento) si rifiut\u00f2 di sostenere ulteriormente il suo programma di riforme neoliberali [liberiste?], il presidente russo non si fece scrupoli a sciogliere l\u2019organo legislativo, anche se la Costituzione non gli garantiva tale potere. In risposta alle proteste del parlamento, sostenuto da imponenti manifestazioni popolari contrarie alle privatizzazioni ed alle liberalizzazioni, Eltsin ordin\u00f2 all\u2019esercito di prendere letteralmente a cannonate il palazzo parlamentare, provocando svariate decine di morti. Senza pi\u00f9 alcuna opposizione istituzionale, il presidente fece approvare una riforma costituzionale che limitava pesantemente l\u2019autorit\u00e0 parlamentare ed accentrava i poteri nelle sue mani, garantendosi piena libert\u00e0 d\u2019azione.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/preview.redd.it\/0jz8v9c9f9451.jpg?auto=webp&amp;s=913d1da178e2e5a35949abca666895b23310fbec\" alt=\"\"\/><figcaption>Nell&#8217;ottobre del 1993, Eltsin invia i carri armati a bombardare la sede del parlamento.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Negli anni seguenti pot\u00e9 cos\u00ec procedere indisturbato alla svendita delle grandi aziende statali e delle risorse naturali del Paese, alla liquidazione dello Stato sociale sovietico e alla liberalizzazione pi\u00f9 sfrenata dell\u2019economia russa. Le riforme economiche neoliberali&nbsp; suggerite dai consulenti occidentali fecero esplodere le disuguaglianze sociali e peggiorarono sensibilmente le condizioni di vita della popolazione: oltre all\u2019ascesa degli oligarchi, la Russia degli anni \u201990 fu segnata dalla povert\u00e0, dalla disoccupazione, dalla precariet\u00e0 e dall\u2019insicurezza. Il crimine organizzato dilag\u00f2 ovunque, i diritti sociali vennero azzerati e l\u2019aspettativa di vita si ridusse di 5 anni tra il 1991 e il 1994. I numerosi indicatori economici, educativi e sanitari facilmente reperibili in rete parlano chiaro: la Russia eltsiniana, lungi dall\u2019essere il paradiso della libert\u00e0 e della democrazia, come a lungo decantato per screditare l\u2019URSS, era invece un vero e proprio inferno sulla terra.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>Altro che \u201cpace mondiale\u201d: l\u2019imperialismo libero di agire senza freni<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>Un altro leitmotiv della propaganda occidentale al tempo della dissoluzione dell\u2019URSS era quello della pacificazione del mondo, del sopraggiungere di un\u2019epoca di pace ed armonia. Anche in questo caso, nulla di pi\u00f9 lontano dalla realt\u00e0: gli anni \u201990, cos\u00ec come gli anni Duemila, sono infatti stati segnati da un\u2019esplosione di tensioni e conflitti in ogni angolo del mondo. Tensioni che l\u2019equilibrio tra i due blocchi della guerra fredda aveva tenuto sopite, pur entro certi limiti e con grosse difficolt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Nello stesso territorio dell\u2019ex-URSS, le tensioni etniche e religiose condussero a sanguinosi conflitti armati, alcuni durati anni e costati migliaia di vittime. Uno fra tutti la guerra in Cecenia, dove prosperarono anche forme di estremismo religioso di cui permangono tracce ancora oggi. Venuto meno il ruolo stabilizzatore dell\u2019esercito sovietico, in alcune regioni di frontiera del blocco socialista riaffiorarono conflitti latenti, come in Afghanistan e in Jugoslavia, dove la NATO pot\u00e9 agire impunemente come mai prima di allora.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/6\/6a\/Evstafiev-helicopter-shot-down.jpg\" alt=\"\" width=\"937\" height=\"620\"\/><figcaption>Invece di aprire la strada alla pace, la dissoluzione dell&#8217;URSS apr\u00ec numerosi nuovi e sanguinosi conflitti.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Nel ruolo di \u201cgendarme del mondo\u201d, gli USA potevano ormai imporre indisturbati i propri interessi alla comunit\u00e0 internazionale, rimasta priva di un contrappeso militare ed economico. Ritiratasi nei suoi confini, alle prese con importanti conflitti interni, la Russia post-sovietica non poteva pi\u00f9 (se anche lo avesse voluto) giocare questo ruolo. Ci\u00f2 ha peraltro consentito al campo imperialista di estendersi ben oltre la vecchia \u201ccortina di ferro\u201d, integrando nella NATO numerosi Paesi dell\u2019ex Patto di Varsavia e giungendo cos\u00ec a ridosso delle frontiere russe. L\u2019attuale situazione di tensione al confine ucraino va letta proprio in questa prospettiva, come abbiamo rilevato ancora di recente in <a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=12645\">questo articolo<\/a>.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\"><strong>La Russia oggi, tra nostalgia dell&#8217;URSS e nuovo prestigio internazionale<\/strong><\/h3>\n\n\n\n<p>La reazione popolare alle politiche eltsiniane non fu certo assente, come abbiamo gi\u00e0 avuto modo di vedere: oltre alle imponenti manifestazioni di piazza organizzate durante i primi anni del suo governo, Eltsin dovette fare fronte alla seria concorrenza del Partito Comunista, il cui candidato alla presidenza <strong>Gennady Zyuganov<\/strong> raccolse ben il 40% dei suffragi alle elezioni del 1996: uno scrutinio su cui aleggia peraltro ancora oggi il grave dubbio della falsificazione dei risultati in favore di Eltsin. Ancora oggi, il PCFR rappresenta la principale forza d\u2019opposizione nel Paese, come hanno dimostrato anche i suoi pi\u00f9 recenti risultati elettorali (<a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=12008\">vedi qui<\/a>).&nbsp; Come regolarmente dimostrano svariate indagini demoscopiche, la maggioranza del popolo russo rimpiange d\u2019altronde l\u2019URSS, ancor oggi simbolo di stabilit\u00e0, di diritti e di prestigio.<\/p>\n\n\n\n<p>Bench\u00e9 forte di un ampio sostegno popolare, il Partito Comunista della Federazione russa non \u00e8 per\u00f2 pi\u00f9 riuscito ad imporsi come forza di governo, complice evidentemente anche il sostegno trasversale di cui gode l\u2019attuale presidente <strong>Vladimir Putin<\/strong>. Nominato quale successore dallo stesso Eltsin, Putin \u00e8 stato capace di operare una sintesi tra la volont\u00e0 degli oligarchi a lui vicini e quella delle classi popolari, garantendo un certo miglioramento delle loro condizioni di vita, una maggiore sicurezza ed anche un certo prestigio internazionale, cosa che ha sicuramente rincuorato i patrioti che non potevano soffrire l\u2019atteggiamento supino dell\u2019ex-presidente nei confronti dei paesi occidentali.<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.globaltimes.cn\/Portals\/0\/\/attachment\/2021\/2021-04-23\/664b1b60-d659-491a-aa66-472dfab0ee4d.jpeg\" alt=\"\" width=\"957\" height=\"574\"\/><figcaption>Il Partito Comunista guidato da Gennady Zyuganov rappresenta la principale forza d&#8217;opposizione nella Russia di oggi.<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Il quadro capitalistico della Russia attuale, le importanti limitazioni alle libert\u00e0 politiche che di recente hanno colpito anche i comunisti, le profonde disuguaglianze che attraversano la societ\u00e0 russa, non possono farci dimenticare il ruolo progressivo che questo Paese \u00e8 tornato ad assumere sul piano internazionale negli ultimi anni. Coltivando le relazioni diplomatiche e commerciali con i BRICS, intervenendo in sostegno alla pace in scenari molto delicati come in Siria e in Ucraina, difendendo laddove possibile i popoli minacciati dall\u2019imperialismo, la Russia di Putin \u00e8 riuscita a ricostruire almeno parte del ruolo di contrappeso svolto dall\u2019URSS fino alla sua dissoluzione nel 1991.<\/p>\n\n\n\n<p>Bench\u00e9 il futuro resti incerto, offuscato dal minaccioso espansionismo occidentale e dall\u2019indeterminatezza degli scenari post-Putin, quel che \u00e8 certo \u00e8 che gli ultimi due decenni hanno segnato una decisa svolta rispetto ai tragici anni di Eltsin. Se la dissoluzione dell\u2019URSS ha comportato enormi sacrifici ai suoi cittadini, non \u00e8 certo con i rimpianti che si potr\u00e0 costruire un futuro di pace e prosperit\u00e0: occorre invece guardare al presente ed al futuro per identificare le opportunit\u00e0 di progresso, nella speranza, come scrivevamo all\u2019inizio di quest\u2019anno (<a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=10006\">vedi qui<\/a>), che questa via possa essere tracciata dalle forze comuniste, le uniche capaci di garantirne il successo e la stabilit\u00e0. Oggi come un tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il 26 dicembre di trenta anni fa, si chiudeva una pagina essenziale della storia del Novecento: dopo le laconiche dimissioni di Mikhail Gorbachev, pronunciate in diretta televisiva la sera del 25, il Soviet Supremo sanc\u00ec ufficialmente la dissoluzione dell\u2019Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, il primo Stato operaio mai costituito nella storia dell\u2019umanit\u00e0, il primo Paese riuscito a superare la societ\u00e0 capitalista per tentare di dare vita ad un nuovo modello di civilt\u00e0, quello socialista, fondato sull\u2019eguaglianza sociale e sull\u2019emancipazione dell\u2019uomo dallo sfruttamento. Non si tratta qui di tracciare un bilancio di quell\u2019esperienza storica, segnata da importanti limiti e contraddizioni che<\/p>\n","protected":false},"author":17693,"featured_media":12669,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[4,258],"tags":[],"coauthors":[6809],"class_list":["post-12663","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-esteri","category-resistenza-storica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12663","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/17693"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=12663"}],"version-history":[{"count":8,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12663\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":14091,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/12663\/revisions\/14091"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/media\/12669"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=12663"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=12663"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=12663"},{"taxonomy":"author","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.sinistra.ch\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcoauthors&post=12663"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}