{"id":123,"date":"2010-10-04T12:15:32","date_gmt":"2010-10-04T12:15:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=123"},"modified":"2016-06-06T12:56:47","modified_gmt":"2016-06-06T12:56:47","slug":"limpero-del-consumo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=123","title":{"rendered":"L&#8217;impero del consumo"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L&#8217;esplosione del consumo nel mondo attuale fa pi\u00f9 rumore di tutte le guerre e crea pi\u00f9 trambusto di tutti i carnevali. Come dice un vecchio proverbio turco, chi beve a credito si ubriaca il doppio. La gazzarra stordisce ed offusca lo sguardo; questa gran sbornia universale sembra non avere limiti n\u00e9 di tempo, n\u00e9 di spazio. Ma la cultura del consumo rimbomba, come il tamburo, perch\u00e9 \u00e8 vuota, ed al momento della verit\u00e0, quando il clamore cessa e finisce la festa, l&#8217;ubriaco si sveglia, solo, accompagnato dalla sua ombra e dai piatti rotti che deve pagare. L&#8217;espansione della domanda cozza con le frontiere imposte dallo stesso sistema che la genera. Il sistema necessita di mercati sempre di pi\u00f9 aperti e pi\u00f9 ampi, come i polmoni necessitano dell&#8217;aria, e allo stesso tempo necessita che camminino radenti al suolo, nello stesso modo in cui procedono i prezzi delle materie prime e dell\u2019umana forza lavoro. Il sistema parla a nome di tutti, dirige tutti con i suoi perentori ordini al consumo e tra tutti, diffonde la febbre per l\u2019acquisto. E non c\u2019\u00e8 nulla da fare: per quasi tutti questa avventura inizia e finisce sullo schermo del televisore. La maggioranza di coloro che si indebitano per acquistare, finisce avendo nient&#8217;altro che debiti per pagare i debiti, che generano nuovi debiti, per poi alla fine consumare fantasie che a volte materializza delinquendo.<\/p>\n<p>Il diritto allo spreco, privilegio di pochi, dice di essere la libert\u00e0 di tutti. Dimmi quanto consumi e ti dir\u00f2 quanto vali. Questa civilt\u00e0 non lascia dormire n\u00e8 i fiori, n\u00e8 le galline, n\u00e8 la gente. Nelle serre, i fiori sono sottoposti a luce continua, affinch\u00e9 crescano pi\u00f9 rapidamente. Nelle fabbriche di uova, anche le galline hanno la notte proibita. E la gente \u00e8 condannata all&#8217;insonnia, per l&#8217;ansiet\u00e0 di comprare e l&#8217;angoscia di pagare. Questo modo di vivere non \u00e8 benefico per le persone, ma lo \u00e8 invece per l&#8217;industria farmaceutica. Gli USA consumano la met\u00e0 dei sedativi, ansiolitici ed altre droghe chimiche legalmente vendute nel mondo e pi\u00f9 della met\u00e0 delle droghe proibite vendute illegalmente, e non \u00e8 cosa da poco, se si tiene conto che gli USA rappresentano solo il cinque percento della popolazione mondiale.<\/p>\n<p>&#8220;Gente infelice, quella che vive paragonandosi&#8221; si dispiace una donna nel quartiere Buceo a Montevideo. Il dolore di non vivere pi\u00f9 come una volta, quando cantava il tango, ha lasciato il passo alla vergogna di non avere. Un uomo povero \u00e8 un pover\u2019uomo. &#8220;Quando non hai niente, pensi che non vali nulla&#8221;, dice un ragazzo nel quartiere Villa Fiorito, di Buenos Aires. Ed un altro, nella citt\u00e0 dominicana di San Francisco di Macor\u00eds conferma: \u201cI miei fratelli lavorano per le marche. Vivono comprando etichette e vivono sudando la goccia grassa per pagare il conto.&#8221;<\/p>\n<p>Invisibile violenza del mercato: la diversit\u00e0 \u00e8 nemica del guadagno, e l&#8217;uniformit\u00e0 comanda. La produzione in serie, in gigantesca scala, impone da tutte le parti i suoi obbligatori modelli di consumo. Questa dittatura della massificazione obbligatoria \u00e8 pi\u00f9 devastatrice di qualunque dittatura da partito unico: impone, nel mondo intero, un modo di vita che riproduce gli esseri umani come fotocopie del consumatore esemplare.<\/p>\n<p>Il consumatore esemplare \u00e8 l&#8217;uomo quieto. Questa civilt\u00e0 che confonde la quantit\u00e0 con la qualit\u00e0, confonde l&#8217;obesit\u00e0 con la buona alimentazione. Secondo la rivista scientifica The Lancet, nell&#8217;ultimo decennio la &#8220;obesit\u00e0 severa&#8221; \u00e8 cresciuta quasi del 30 % tra la popolazione giovane dei paesi pi\u00f9 sviluppati. Tra i bambini nordamericani, negli ultimi sedici anni , l&#8217;obesit\u00e0 \u00e8 aumentata del 40 %, secondo i recenti studi del Centro di Scienze della Salute dell&#8217;Universit\u00e0 del Colorado. Il paese che invent\u00f2 i cibi e le bevande light, i diet food e gli alimenti fat free, ha la maggiore quantit\u00e0 di grassi al mondo. Il consumatore esemplare scende dalla propria automobile solo per lavorare o per guardare la televisione. Seduto davanti al piccolo schermo, passa quattro ore al giorno divorando cibo di plastica.<\/p>\n<p>Trionfa la spazzatura camuffata da cibo: questa industria sta conquistando i palati del mondo e sta distruggendo le tradizioni della cucina locale. Le abitudini del buon mangiare che vengono da lontano, hanno, in alcuni paesi, migliaia di anni di raffinatezza e diversit\u00e0, e sono un patrimonio collettivo che in qualche modo sta nei focolari di tutti e non solo sulle tavole dei ricchi. Quelle tradizioni, quei segni di identit\u00e0 culturale, quelle feste della vita, stanno per essere mortificate, in maniera fulminante, dall&#8217;imposizione del sapere chimico ed unico: la globalizzazione dell\u2019hamburger, la dittatura del fast food. La plastificazione del cibo in scala mondiale, opera di McDonald&#8217;s, Burger King e di altre fabbriche, viola con successo il diritto all&#8217;autodeterminazione della cucina: sacro diritto, perch\u00e9 nella bocca l&#8217;anima ha\u00a0una delle sue porte.<\/p>\n<p>Il campionato mondiale di calcio del \u201898 ci conferm\u00f2, tra le altre cose, che la carta di credito MasterCard tonifica i muscoli, che la Coca Cola offre eterna giovent\u00f9 e che il men\u00f9 di McDonald&#8217;s non pu\u00f2 mancare nella pancia di un buon atleta. L&#8217;immenso esercito di McDonald&#8217;s spara hamburger nelle bocche di bambini e adulti nel pianeta intero. Il doppio arco di quella M \u00e8 servita da stendardo, durante la recente conquista dei paesi dell\u2019Est Europa. Le code davanti al McDonald&#8217;s di Mosca, inaugurato nel 1990 al suono di grancasse e piatti, hanno simbolizzato la vittoria dell\u2019Occidente, con tanta eloquenza come il crollo del Muro di Berlino.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Un segno dei tempi: questa impresa che incarna le virt\u00f9 del mondo libero, nega ai suoi impiegati la libert\u00e0 di affiliarsi a qualsiasi sindacato. McDonald&#8217;s viola, cos\u00ec, un diritto legalmente riconosciuto da molti paesi in cui opera. Nel 1997, alcuni lavoratori, membri di ci\u00f2 che l&#8217;impresa chiama la MacFamiglia, cercarono di sindacalizzarsi presso un ristorante di Montreal in Canada: il ristorante chiuse. Ma nel \u201898, altri impiegati McDonald&#8217;s, in una piccola citt\u00e0 vicina a Vancouver, riuscirono nell\u2019impresa degna dei Guinness dei Primati.<\/span><\/p>\n<p>Le masse dei consumatori ricevono ordini in una lingua universale: la pubblicit\u00e0 \u00e8 riuscita a fare quello che l&#8217;Esperanto volle ma non riusc\u00ec. Chiunque, in qualunque posto, capisce i messaggi che il televisore trasmette. Nell&#8217;ultimo quarto di secolo, nel mondo, le spese per la pubblicit\u00e0 sono raddoppiate. Grazie questi massicci investimenti, i bambini poveri bevono sempre di pi\u00f9 Coca Cola e sempre meno latte, ed il tempo dedicato all\u2019ozio sta diventando tempo per il consumo obbligatorio. Tempo libero, tempo prigioniero: le case molto povere non hanno un letto, ma hanno un televisore, ed il televisore ha la parola. Comprato a rate, quel piccolo animale dimostra la vocazione democratica del progresso: non ascolta nessuno, ma parla a tutti. Poveri e ricchi conoscono, cos\u00ec, le virt\u00f9 delle automobili ultimo modello, e poveri e ricchi vengono a sapere dei vantaggiosi tassi di interesse che offre questa o quella banca. Gli esperti sanno trasformare le merci in un magico sistema contro la solitudine. Le cose hanno attributi umani: accarezzano, accompagnano, comprendono, aiutano, il profumo ti bacia e l&#8217;auto \u00e8 l&#8217;amico che non ti tradisce mai. La cultura del consumo ha fatto della solitudine il pi\u00f9 lucroso dei mercati. I vuoti nel petto si riempiono colmandoli di cose, o sognando di farlo. E le cose non solo possono abbracciare: possono essere anche simboli di ascesa sociale, salvacondotti per attraversare le dogane della societ\u00e0 divisa in classi, chiavi che aprono le porte proibite. Quanto pi\u00f9 sono esclusive, meglio \u00e8: le cose ti selezionano e ti salvano dell&#8217;anonimato moltitudinario. La pubblicit\u00e0 non informa sul prodotto che vende, o raramente lo fa. Quello \u00e8 il meno. La sua funzione principale consiste nel compensare frustrazioni ed alimentare fantasie: Lei, chi vuole diventare acquistando questo dopobarba? Il criminologo Anthony Platt ha osservato che i delitti della strada non sono solamente frutto dell\u2019estrema povert\u00e0. Sono anche frutto dell&#8217;etica individualista. L&#8217;ossessione sociale del successo, dice Platt, incide decisivamente sull&#8217;appropriazione illegale delle cose. Io ho sempre sentito dire che il denaro non fa la felicit\u00e0, ma qualunque telespettatore povero ha molte ragioni per credere che il denaro produca qualcosa di molto simile tanto che la differenza \u00e8 tema da specialisti.<\/p>\n<p>Secondo lo storiografo Eric Hobsbawm, il XX secolo mise fine a sette mila anni di vita umana basata sull&#8217;agricoltura, da quando apparvero le prime coltivazioni, alla fine del paleolitico. La popolazione mondiale si urbanizza, i contadini diventano cittadini. In America Latina abbiamo campi deserti ed enormi formicai urbani: le maggiori citt\u00e0 del mondo, e le pi\u00f9 ingiuste. Espulsi dalla moderna agricoltura di esportazione, e dall&#8217;erosione delle terre, i contadini invadono i sobborghi. Credono che Dio stia in ogni parte, ma per esperienza sanno che ascolta nelle grandi citt\u00e0. Le citt\u00e0 promettono lavoro, prosperit\u00e0, un futuro per i figli. Nei campi, coloro che aspettano, guardano passare la vita, e muoiono sbadigliando; nelle citt\u00e0, la vita \u00e8 attiva, e chiama. Ammucchiati in tuguri, appena arrivati, la prima cosa che scoprono \u00e8 che il lavoro manca e le braccia eccedono, che nulla \u00e8 gratis e che gli articoli di lusso pi\u00f9 cari sono l&#8217;aria ed il silenzio. Mentre nasceva il XIV secolo, Frate Giordano da Rivalto pronunci\u00f2 a Firenze un elogio alle citt\u00e0. Disse che le citt\u00e0 crescevano &#8220;perch\u00e9 la gente ha il piacere di unirsi&#8221;. Unirsi, incontrarsi. Ora, chi si incontra con chi? Si incontra la speranza con la realt\u00e0? Il desiderio, si incontra con il mondo? E la gente, si incontra con la gente? Se le relazioni umane sono state ridotte a relazioni tra cose, quanta gente si incontra con le cose? Il mondo intero tende a trasformarsi in un gran schermo televisivo, dove le cose si guardano ma non si toccano. Le merci in offerta invadono e privatizzano gli spazi pubblici. Le stazioni di autobus e treni, che fino a fa poco erano spazi d\u2019incontro, si stanno trasformando in spazi di esibizione commerciale.<\/p>\n<p>Lo shopping center, o shopping mall, vetrata di tutte le vetrate, impone la sua presenza dominante. Le moltitudini accorrono, in pellegrinaggio, in questo gran tempio delle messe del consumo. La maggioranza dei devoti contempla, in estasi, le cose che le loro tasche non possono pagare, mentre la minoranza che compra, si sottomette al bombardamento dell&#8217;incessante ed estenuante offerta. La folla che sale e scende per le scale mobili, viaggia per il mondo: i manichini vestono come a Milano o Parigi e le macchine suonano come a Chicago, e per vedere e sentire non \u00e8 necessario pagare alcun biglietto. I turisti venuti dai paesi dell&#8217;interno, o dalle citt\u00e0 che non hanno ancora meritato queste benedizioni della felicit\u00e0 moderna, posano per la foto, ai piedi delle pi\u00f9 famose marche internazionali, come prima posavano nella piazza di paese, ai piedi della statua dell&#8217;eccelso. Beatriz Solano ha osservato che gli abitanti dei quartieri suburbani accorrono al center, allo shopping center, come prima accorrevano al centro. La tradizionale passeggiata di fine settimana al centro della citt\u00e0, tende ad essere sostituita con l&#8217;escursione a questi centri urbani. Lavati, stirati e pettinati, vestiti coi i loro migliori abiti, i visitatori vengono ad una festa dove non sono invitati, ma possono curiosare. Famiglie intere intraprendono il viaggio nella capsula spaziale che percorre l&#8217;universo del consumo, dove l&#8217;estetica del mercato ha progettato un paesaggio allucinante di modelli, marche ed etichette. La cultura del consumo, cultura della cosa effimera, condanna tutto al disuso mediatico. Tutto cambia al ritmo vertiginoso della moda, posta al servizio della necessit\u00e0 di vendere. Le cose invecchiano in un lampo, per essere rimpiazzate da altre cose di vita fugace. Oggi, dove l\u2019unica cosa che rimane \u00e8 l&#8217;insicurezza, le merci, fabbricate per non durare, risultano tanto volatili come il capitale che li finanzia ed il lavoro che li genera. Il denaro vola alla velocit\u00e0 della luce: ieri stava l\u00e0, oggi sta qui, domani chi sa, ed ogni lavoratore \u00e8 un potenziale disoccupato. Paradossalmente, gli shopping center, regni della fugacit\u00e0, offrono la pi\u00f9 grande illusione di sicurezza. Essi resistono fuori del tempo, senza et\u00e0 e senza radice, senza notte e senza giorno, senza memoria, ed esistono fuori dello spazio, oltre le turbolenze della pericolosa realt\u00e0 del mondo.<\/p>\n<p>I padroni del mondo usano il mondo come se si potesse buttare via: una merce di vita effimera che si esaurisce come si esauriscono, appena nate, le immagini che spara la mitragliatrice della televisione, le mode e gli idoli che la pubblicit\u00e0 lancia, senza tregua, sul mercato. Ma verso che mondo stiamo andando? Siamo tutti obbligati a credere al racconto che Dio ha venduto il pianeta ad alcune imprese, perch\u00e9 era di cattivo umore e decise privatizzare l&#8217;universo? La societ\u00e0 del consumo \u00e8 una trappola per cacciare gli imbecilli. Quelli che tengono il manico fingono di non vedere, ma chiunque abbia gli occhi in viso pu\u00f2 vedere che la gran maggioranza della gente consuma poco, pochino e possibilmente niente, per garantire l&#8217;esistenza della poca natura che ci rimane. L&#8217;ingiustizia sociale non \u00e8 un errore da correggere, n\u00e9 un difetto da superare: \u00e8 una necessit\u00e0 essenziale. Non c&#8217;\u00e8 natura capace di alimentare uno shopping center grosso come la terra.<\/p>\n<p><span style=\"font-size: small;\">Articolo apparso su\u00a0<a href=\"http:\/\/www.resistenze.org\">www.resistenze.org<\/a>\u00a0il 12 maggio 2010.<\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; L&#8217;esplosione del consumo nel mondo attuale fa pi\u00f9 rumore di tutte le guerre e crea pi\u00f9 trambusto di tutti i carnevali. Come dice un vecchio proverbio turco, chi beve a credito si ubriaca il doppio. 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