{"id":1084,"date":"2011-06-22T13:17:54","date_gmt":"2011-06-22T13:17:54","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=1084"},"modified":"2011-06-22T13:17:54","modified_gmt":"2011-06-22T13:17:54","slug":"un-no-da-sinistra-allue","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=1084","title":{"rendered":"Un No da Sinistra all&#8217;UE!"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/europa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1085\" title=\"europa\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/europa-300x185.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"185\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/europa-300x185.jpg 300w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/europa.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a>Nel nostro paese \u00e8 vivo il dibattito sull\u2019Unione Europea e i partiti dimostrano flessibilit\u00e0 tattica. L\u2019egemonia politica sulla questione appartiene alle Destre, che, come un protettorato, la cavalcano. \u00c8 basilare fornire alla popolazione argomentazioni radicalmente diverse rispetto ai movimenti populisti in rapporto agli svantaggi che conseguirebbero da un\u2019adesione all\u2019UE.<\/p>\n<p>L\u2019aspetto maggiormente problematico e, aggiungerei, strutturale, \u00e8 l\u2019impostazione politico-economica che sin dalla nascita questo agglomerato persegue. L\u2019impatto sociale delle politiche europee \u00e8 sotto gli occhi di tutti. L\u2019attacco alle politiche di welfare degli stati membri \u00e8 un tratto caratterizzante delle finalit\u00e0 che si vogliono raggiungere e ci\u00f2 \u00e8 stato realizzato attraverso un\u2019integrazione calata dall\u2019alto, che ha tentato di uniformare artificialmente le diverse aree. Questa integrazione \u201ccoatta\u201d \u00e8 stata strumentale all\u2019affermarsi di un implacabile progetto globalizzante che, come obiettivo centrale, si prefigge la maggiore coerenza ed intesa fra i differenti mercati nazionali. Ci\u00f2 s\u2019inserisce in modo lineare nella trasformazione dei rapporti su scala internazionale in cui \u00e8 predominante la necessit\u00e0 di ampliare gli ormai limitanti confini che ancora sussistono tra le economie nazionali.<\/p>\n<p>Una mondializzazione del capitale che permette una maggiore concorrenza tra i salariati, intensifica le potenziali contraddizioni fra la questione nazionale e quella internazionale e in un certo qual modo costituisce un blocco europeo che s\u2019inserisce in un discorso di competizione a livello interimperialistico. Al suo interno v\u2019\u00e9 una gerarchizzazione che attesta, attraverso la divisione del lavoro, l\u2019esistenza di una serie di paesi forti (in primis Germania, poi Inghilterra e Francia), seguiti da una serie di paesi parzialmente subordinati (i cosiddetti PIIGS) e, da ultimo, i paesi provenienti dall\u2019est europeo, che svolgono il ruolo di periferia produttiva.\u00a0<br \/>\nTale progetto non rispecchia le istanze popolari ed in generale gli interessi degli \u201ceuropei\u201d che, all\u2019interno delle strutture istituzionali dell\u2019UE, non hanno la bench\u00e9 minima rappresentanza: questo \u00e8 un fattore strutturale e conseguente alle finalit\u00e0 stesse che vengono perseguite. La societ\u00e0 civile \u00e8 stata fin da subito emarginata da ogni istanza decisionale, lontanamente partecipativa e questo aspetto identifica la tendenza che si vuole portare avanti anche nei singoli stati nazionali, i quali, complice una struttura mediatica che promuove la disinformazione e l\u2019appiattimento di ogni istintivit\u00e0 critica, ne stanno seguendo le orme.<\/p>\n<p>In legame a ci\u00f2, Bruno Amoroso, in un articolo, afferma :\u201d Questa forma di governo della societ\u00e0 \u00e8 stata fatta propria negli anni Settanta dai gruppi di potere della globalizzazione che ne hanno tratto le conseguenze introducendo la governance, cio\u00e8 un sistema segmentato di potere che mediante organi di governo globale \u2013 le agenzie internazionali \u2013 consente il controllo sui settori strategici della vita e delle risorse delle comunit\u00e0 e degli Stati. Questi ultimi, privati del controllo su tali segmenti strategici, non sono pi\u00f9 in grado di esercitare le loro funzioni di governo della societ\u00e0. Il sistema della governance \u00e8 divenuto lo strumento principe anche per l\u2019UE con il suo graduale appiattirsi alle politiche della globalizzazione. Gli strumenti messi in moto furono quelli del Fondo per l\u2019Agricoltura, Fondo Sociale, Fondo Regionale, ecc.\u201d. La geniale creazione di poteri separati all\u2019interno delle strutture statali e, come ricorda ancora Amoroso, \u201cautonomi rispetto alle forme di espressione della sovranit\u00e0 popolare\u201d, favorisce la maggiore influenza degli interessi economici nelle politiche europee.\u00a0<\/p>\n<p>Il rapporto che lega la volont\u00e0 di inserirsi all\u2019interno di un tessuto mondiale caratterizzato dalla competitivit\u00e0, con l\u2019obiettivo di garantire livelli di occupazione ed in generale di benessere sociale soddisfacenti, non pu\u00f2 che essere antitetico. In tal senso, sempre Amoroso, osserva il mancato mantenimento della \u201cpromessa di una crescita economica del 3% annuo, del tasso di occupazione al 70% e quello dell\u2019occupazione femminile al 60% entro il 2010\u201d. Vi \u00e8 per\u00f2 un aspetto che non possiamo tralasciare: mentre queste aspettative venivano mistificate, era pienamente in atto, con successo, \u201cl\u2019integrazione delle strutture economiche, militari e finanziarie nella globalizzazione.\u201d<\/p>\n<p>Non si \u00e9 peraltro voluto rispondere in modo dinamico alla precariet\u00e0 sociale che ha colpito le popolazioni europee. Le misure adottate guardano all\u2019opposto rispetto ad un\u2019impostazione politico-finanziaria che permetta una dignitosa uscita dalla crisi economica. Le imposizioni circa il vincolo dei bilanci pubblici, che hanno generato, logicamente, un\u2019intensa parabola di riduzione complessiva della socialit\u00e0 su scala Europea (e che hanno ridotto il potere d\u2019acquisto), con particolare vigore nelle nazioni maggiormente colpite dalla recessione, hanno costituito una scelta deleteria che attesta l\u2019assoluto distaccamento dalla realt\u00e0 o, meglio, l\u2019assoggettamento delle istituzioni europee agli interessi economici. Cos\u00ec facendo, si \u00e8 prodotto un enorme trasferimento di ricchezza dal basso verso l\u2019alto (dai salariati ai detentori di titoli e alla finanza), dato che, contemporaneamente, si \u00e8 salvato, con soldi pubblici, il sistema finanziario (di cui l\u2019UE non \u00e8 stata in grado di varare minimi standard legali che ne andassero ad arginare gli effetti negativi) e le banche europee.<\/p>\n<p>\u00c8 necessario rifiutare ogni stipulazione sistematica e non contrattuale di qualsivoglia accordo con l&#8217;UE e con qualsiasi sua organizzazione collaterale, con particolare riguardo per quel che concerne alleanze militari e accordi economici.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel nostro paese \u00e8 vivo il dibattito sull\u2019Unione Europea e i partiti dimostrano flessibilit\u00e0 tattica. 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