{"id":1043,"date":"2011-06-04T22:59:51","date_gmt":"2011-06-04T22:59:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=1043"},"modified":"2016-06-20T07:53:26","modified_gmt":"2016-06-20T07:53:26","slug":"atene-leuro-e-il-consenso-di-berlino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=1043","title":{"rendered":"Atene, l&#8217;euro e il consenso di Berlino"},"content":{"rendered":"<h3><em><a href=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/merkel1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-1045\" title=\"merkel\" src=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/merkel1.jpg\" alt=\"\" width=\"258\" height=\"258\" srcset=\"https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/merkel1.jpg 258w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/merkel1-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/merkel1-36x36.jpg 36w, https:\/\/www.sinistra.ch\/wp-content\/uploads\/2011\/06\/merkel1-115x115.jpg 115w\" sizes=\"auto, (max-width: 258px) 100vw, 258px\" \/><\/a>Le agenzie di rating imperversano. Hanno di nuovo bocciato la Grecia, spingendola alla ristrutturazione del debito. Dopo, per\u00f2, chi comprer\u00e0 le merci tedesche?\u00a0<\/em><\/h3>\n<p>Le vicende caotiche e affannose degli ultimi mesi relative alle difficolt\u00e0 finanziarie di alcuni paesi europei, dalla Grecia all\u2019Irlanda, dal Portogallo alla Spagna, con sullo sfondo le minacce di destabilizzazione dell\u2019euro, ci spingono a cercare di mettere, per quanto possibile, alcuni punti fermi sulle questioni in gioco, cosa peraltro abbastanza difficile. Nel testo faremo riferimento in particolare, tra l\u2019altro, a quanto \u00e8 sinora emerso in proposito sulla grande stampa internazionale, nonch\u00e9 a un pamphlet pubblicato di recente con la firma di un certo numero di economisti francesi, testo che peraltro metteremo presto a disposizione dei lettori del sito. Riprenderemo, inoltre, alcuni concetti gi\u00e0 espressi in un articolo scritto per questo stesso sito circa un anno fa, in data 12 maggio 2010 e che ci sembra che restino ancora validi.<br \/>\nAnalizziamo quindi brevemente i punti che ci sembrano rilevanti.<\/p>\n<p><strong>1.Come risposta<\/strong> alle grandi difficolt\u00e0 in atto, la strategia portata avanti nell\u2019eurozona tende a spingere tutti i paesi a tagliare pesantemente i deficit pubblici, mentre peraltro la crisi di alcuni paesi non \u00e8, o \u00e8 dovuta solo in parte, a deficit di bilancio elevati. In certi casi, ad esempio per quanto riguarda la Spagna e l\u2019Irlanda, e anche in parte il Portogallo, il problema \u00e8 quello invece della crisi delle banche e del settore immobiliare. Cos\u00ec, si sta combattendo, almeno in parte, una battaglia sbagliata, come hanno sottolineato da tempo diversi commentatori;<\/p>\n<p><strong>2. per altro verso, <\/strong>le autorit\u00e0 di Bruxelles stanno trattando il caso greco come se esso si riducesse a una crisi di liquidit\u00e0, di mancanza cio\u00e8 solo temporanea di risorse finanziarie. Nella sostanza, invece, si tratta di una crisi di solvibilit\u00e0, nonostante il diverso parere di qualche isolato esperto finanziario, come il nostro Bini Smaghi; in altri termini, il paese non possiede apparentemente attivit\u00e0 sufficienti per ripagare tutti i debiti o, almeno, si trova in una situazione in cui sarebbe difficilissimo alienare in un tempo relativamente breve, come sarebbe necessario, tutte le attivit\u00e0. Quindi, anche da questo punto di vista, sembra che si stia combattendo una battaglia sbagliata;<\/p>\n<p><strong>3. in un certo senso,<\/strong> con i tassi di interesse sui titoli di stato greci che hanno raggiunto ormai in questi giorni il 17%, appare chiaro che il paese non potr\u00e0 pi\u00f9 accedere al mercato per finanziarsi e che quindi i soldi che continuano a essere necessari dovranno arrivare nei prossimi mesi e anni, volenti o nolenti, dagli stati europei e dal fondo monetario internazionale, come sottolinea di recente W. Munchau (Munchau, 2011). Quando, tra qualche anno, i privati e, in particolare, le grandi banche tedesche e francesi, si saranno cos\u00ec sbarazzate dei loro titoli greci, il conto lo pagheremo noi. Probabilmente allora si arriver\u00e0 a un taglio del 50-70% dell\u2019intero debito;<\/p>\n<p><strong>4. la posizione della Germania<\/strong> appare abbastanza singolare e apparentemente tutta dettata da preoccupazioni politiche interne di corto respiro (si vedano in proposito Wolf, 2010 e l\u2019<em>Economist<\/em>, 2010). Come abbiamo gi\u00e0 ricordato un anno fa, circa la met\u00e0 delle esportazioni tedesche, fattore sul quale si basa la prosperit\u00e0 del paese, va verso gli altri stati della zona euro. Essa tende a vedersi come un paese virtuoso e a valutare i suoi vicini come cicale spendaccione, considerando inoltre ovvio che l\u2019onere degli aggiustamenti necessari debba gravare su questi ultimi. Ma la Germania pu\u00f2 essere quella che \u00e8 \u2013 un paese con una forte disciplina di bilancio, una domanda interna debole e un grande surplus della bilancia commerciale \u2013 solo perch\u00e9 altri non lo sono. Ora essa pretende che tutti i paesi eliminino i loro deficit pubblici eccessivi. Il risultato pi\u00f9 probabile di tale politica sar\u00e0 quello di un rilevante rallentamento delle economie con larghi deficit di bilancio e del commercio estero. La Germania non pu\u00f2 volere che i suoi vicini continuino a comprare le merci tedesche ma smettano di prendere a prestito del denaro sui mercati. Dal momento che i suoi surplus commerciali sono i deficit di qualcun altro e che i suoi successi sono fatti almeno in parte a spese dei suoi vicini \u2013 il saldo della bilancia commerciale tedesca con la Cina \u00e8 in forte deficit, deficit che viene colmato dal suo surplus con gli altri paesi europei \u2013 tale posizione appare del tutto incoerente. I paesi in surplus devono finanziare quelli in deficit \u2013 come f.nno da tanti anni la Cina e il Giappone con gli Stati Uniti \u2013 altrimenti questi ultimi non potranno pi\u00f9 continuare a comprare le merci tedesche;<br \/>\n<strong><br \/>\n5. i problemi della Grecia<\/strong>, come quelli di tutti i paesi del Sud Europa, compresa l\u2019Italia, sono anche problemi strutturali, di scarso livello competitivo delle sue imprese, problemi che una volta, prima del varo dell\u2019euro, venivano risolti periodicamente attraverso delle svalutazioni delle rispettive monete, cosa che oggi non si pu\u00f2 pi\u00f9 fare. Sarebbe necessario quindi non bastonare tali paesi con politiche di bilancio assurde, ma aiutarli attraverso il varo di un grande piano di investimenti a livello europeo che contribuisca fattivamente a innalzare il loro livello di competitivit\u00e0. Cos\u00ec ha fatto ad esempio la stessa Germania, dopo l\u2019unificazione, nei confronti della parte est del paese e cos\u00ec ha provato a fare \u2013 ma avrebbe dovuto fare meglio \u2013 a suo tempo l\u2019Italia con la Cassa per il Mezzogiorno;<br \/>\n<strong><br \/>\n6. la storia sembra ricordarci <\/strong>che \u00e8 difficile che si diano alla fine unioni monetarie senza anche unioni politiche. Per questo la crisi in atto finir\u00e0 inesorabilmente, magari fra qualche anno, o con l\u2019uscita di diversi paesi dall\u2019euro e la creazione di un\u2019eurozona limitata alla Germania e ai paesi del Nord Europa o con un\u2019unione anche politica del continente (Munchau, 2011), le cui forme specifiche e i cui vari passaggi sarebbero ovviamente tutti da definire. Da questo punto di vista appare desolante constatare come oggi il progetto europeo sia del tutto bloccato e anzi in almeno parziale ritirata. Alla fine, comunque, questa crisi riguarda la politica, non l\u2019economia (Meyer, 2011). Molti uomini politici di diversi paesi approfittano, tra l\u2019altro, delle difficolt\u00e0 degli stati del Sud per sabotare la solidariet\u00e0 europea e per creare o sviluppare un sentimento anti-europeo;<\/p>\n<p><strong>7. su di un altro fronte, <\/strong>cosa significa veramente il taglio dei bilanci pubblici? Questa crisi \u00e8 cominciata, sul fronte finanziario, come una crisi delle banche e finisce con il taglio dei salari. Si registra a questo proposito un accanimento di stampo neoliberista. La competitivit\u00e0 significa per Bruxelles semplicemente ridurre i salari e aumentare la produttivit\u00e0 del lavoro (Manifeste\u2026, 2010). Si esprime chiaramente su questo punto ad esempio The Economist in un recente articolo (<em>The Economist<\/em>, 2011), quando afferma, con riferimento questa volta alla Spagna, che la sola soluzione per il paese \u00e8 quella di puntare all\u2019aumento delle esportazioni, ci\u00f2 che richiederebbe un taglio nel valore reale dei salari. Ma alla fine, per altro verso, il rapporto deficit\/pil non migliora, perch\u00e9 se si tagliano i salari e le pensioni, se si taglia il deficit, soprattutto in certe direzioni, si taglia anche il pil; in altri termini il pil non regge perch\u00e9 la domanda diminuisce. Per altro verso, tagliare i bilanci pubblici \u00e8 un modo, per cos\u00ec dire \u201celegante\u201d, di ridimensionare il ruolo dello stato nell\u2019economia, altra assunzione ideologica. Per quanto riguarda poi un aumento delle esportazioni, si tratta di un obiettivo largamente illusorio, in un mondo in cui tutti i paesi pensano in questo momento di risolvere i loro problemi con maggiori vendite all\u2019estero.<br \/>\nViste le cose anche in un altro modo, le scelte che rassicurano i mercati inquietano sempre pi\u00f9 le popolazioni, che nel nostro caso stanno in effetti cominciando ad agitarsi in maniera pesante, dalla Grecia alla Spagna, alla Gran Bretagna, mentre d\u2019altro canto le scelte che rassicurerebbero le popolazioni inquieterebbero i mercati (Ferguson, 2010);<\/p>\n<p><strong>8.\u00a0la stretta di bilancio <\/strong>che viene in questo momento applicata in Europa, ma la cui filosofia di fondo pervade anche la Gran Bretagna e gli Stati Uniti \u2013 paesi anch\u2019essi presi in questo momento nel vortice dei tagli \u2013 ci riporta anche a un paradosso, a una nemesi della storia. I paesi occidentali, che hanno imposto per decenni a quelli dell\u2019allora Terzo Mondo il <em>Washington consensus<\/em> \u2013 fatto appunto di tagli ai bilanci pubblici, di privatizzazioni, di riduzioni dei salari e cos\u00ec via \u2013 oggi, come ha rilevato qualche commentatore, si ritrovano a subire l\u2019imposizione di politiche per molti aspetti similari e che si riveleranno alla fine come altrettanto fallimentari;<br \/>\n<strong><br \/>\n9. si pu\u00f2 provare un sentimento <\/strong>di rabbia, come hanno sottolineato diversi esperti, nel vedere che agenzie di rating che negli ultimi dieci anni, dalla crisi della Enron alla bolla internet alle difficolt\u00e0 attuali, hanno sbagliato tutte le loro stime e dovrebbero quindi ormai essere sommerse dal discredito universale, continuare invece a essere prese ancora molto sul serio. Cos\u00ec, i vari paesi europei attendono con trepidazione ogni mattina il responso di Fitch o di Moody\u2019s, alcuni pregando il cielo affinch\u00e9 esso non sia troppo duro, altri aspettando con rassegnazione che venga il loro turno a essere chiamati alla resa dei conti ed esposti al pubblico ludibrio. A proposito, fra quanti mesi, o forse settimane, sar\u00e0 il turno dell\u2019Italia? Parallelamente, i mercati finanziari, appena salvati dall\u2019intervento degli stati, tendono a punire ora gli stessi stati per i loro deficit eccessivi provocati peraltro proprio in molti casi dagli interventi di salvataggio.<\/p>\n<p>Vincenzo Comito<\/p>\n<p>Da: Sinistrainrete.info<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le agenzie di rating imperversano. Hanno di nuovo bocciato la Grecia, spingendola alla ristrutturazione del debito. 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