{"id":10032,"date":"2021-03-02T13:25:09","date_gmt":"2021-03-02T13:25:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=10032"},"modified":"2021-03-02T13:27:21","modified_gmt":"2021-03-02T13:27:21","slug":"no-allaccordo-di-libero-sfruttamento-dellindonesia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sinistra.ch\/?p=10032","title":{"rendered":"No all\u2019accordo di libero sfruttamento dell\u2019Indonesia!"},"content":{"rendered":"\n<p>Si avvicinano le votazioni popolari del 7 marzo riguardanti l\u2019accordo di libero scambio tra i paesi dell\u2019EFTA, tra cui la Svizzera, e l\u2019Indonesia. La campagna \u00e8 dominata dal tema dell\u2019olio di palma, un prodotto ecologicamente insostenibile la cui concorrenza metterebbe sotto forte pressione i produttori di oli vegetali svizzeri, ma questa non \u00e8 affatto l\u2019unica ragione per respingere questo accordo di libero scambio.<\/p>\n\n\n\n<p>Se i contadini svizzeri verranno sicuramente colpiti negativamente dall\u2019accordo, per l\u2019Indonesia i problemi che sorgerebbero con l\u2019adesione sarebbero invece ancor pi\u00f9 numerosi e in questo articolo vorrei soffermarmi piuttosto su di essi. Il primo riguarda le restrizioni sulle leggi della propriet\u00e0 intellettuale. Secondo 16 ONG che raggruppano donne, contadini, attivisti ambientali, accademici e altri gruppi della societ\u00e0 civile indonesiana l\u2019applicazione di queste nuove disposizioni sulla propriet\u00e0 intellettuale porterebbe un beneficio soprattutto alla grande industria farmaceutica e agrochimica occidentale con un conseguente rincaro delle medicine che risulterebbero meno accessibili alle classi pi\u00f9 povere.<\/p>\n\n\n\n<p>Inoltre l\u2019Indonesia deve aderire alle leggi dell\u2019UPOV (unione internazionale per la protezione delle nuove specie di piante) che impongono delle restrizioni e delle tasse sull\u2019autoproduzione di sementi (metodo ancora utilizzato dalla maggioranza dei contadini indonesiani) oltre al divieto di venderle o scambiarle senza autorizzazione, intralciando la libera gestione dei semi da parte dei contadini e avvantaggiando l\u2019industria delle sementi.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019UPOV rappresenta anche un vero pericolo per la biodiversit\u00e0 delle colture poich\u00e9 le multinazionali con le loro nuove variet\u00e0 di semi pi\u00f9 produttive (sia a livello di velocit\u00e0 del ciclo di crescita sia per l\u2019elevata resa dei singoli raccolti) concorrono con le piante autoctone, che dal canto loro producono meno ma sono pi\u00f9 nutritive e hanno un impatto inferiore sui suoli. I contadini vengono spesso abbindolati con promesse di raccolti pi\u00f9 frequenti e pi\u00f9 produttivi ma presto si accorgono che le piante coltivate non producono semi fertili e inaridiscono il suolo, trovandosi infine costretti a comprare ogni anno semi e fertilizzanti brevettati dalla grande industria. I prezzi dei semi inoltre, da quanto emerso da uno studio sull\u2019impatto dell\u2019UPOV sui contadini in Filippine, potrebbero quadruplicare. Oltre a ci\u00f2 l\u2019accordo EFTA provocher\u00e0 un aumento consistente delle importazioni di pesce dalla Norvegia, dato che pi\u00f9 del 80% di quest\u2019ultime verranno esentate dai dazi all\u2019importazione. L\u2019Indonesia, paese con 2,7 milioni di pescatori, si ritrover\u00e0 con i supermercati pieni di salmone norvegese a buon mercato mentre i suoi pescatori faticheranno a guadagnare qualcosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Riguardo a fertilizzanti e pesticidi, che certo naturali e sostenibili non sono, non si pu\u00f2 per\u00f2 negare che al momento siano ancora necessari agli agricoltori indonesiani. Con l\u2019adesione all\u2019EFTA questi prodotti devono raggiungere degli standard di sicurezza ed efficacia per poter essere venduti, il punto \u00e8 che le imprese locali non riescono a dimostrare l\u2019equivalenza dei loro prodotti chimici con quelli brevettati e di conseguenza si va incontro ad un monopolio dei grandi marchi anche in questo settore.<\/p>\n\n\n\n<p>Per concludere la KPK, l\u2019agenzia anti-corruzione indonesiana, sostiene che il paese non ha un sistema credibile per prevenire le violazioni e la corruzione nel settore dell\u2019olio di palma. Dichiarazione ancora pi\u00f9 allarmante se si considera che l\u201980% delle colture di questo genere in un modo o in un altro non rispettano le norme in vigore che dovrebbero garantire la sostenibilit\u00e0 e agire contro la deforestazione. Dunque per quanti capitoli sulla sostenibilit\u00e0 si possano inserire nell\u2019accordo, \u00e8 chiaro che, se in loco non vengono rispettate le leggi gi\u00e0 presenti, spalancare le porte del paese alle multinazionali non pu\u00f2 essere la soluzione (neanche parziale) ai vari problemi del paese: si sta anzi spianando ancora di pi\u00f9 la strada ai grandi monopoli, allo sfruttamento umano e naturale, a scapito della sovranit\u00e0 alimentare e delle classi popolari. Ecco perch\u00e9 votare NO all\u2019accordo di libero con l\u2019Indonesia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Si avvicinano le votazioni popolari del 7 marzo riguardanti l\u2019accordo di libero scambio tra i paesi dell\u2019EFTA, tra cui la Svizzera, e l\u2019Indonesia. La campagna \u00e8 dominata dal tema dell\u2019olio di palma, un prodotto ecologicamente insostenibile la cui concorrenza metterebbe sotto forte pressione i produttori di oli vegetali svizzeri, ma questa non \u00e8 affatto l\u2019unica ragione per respingere questo accordo di libero scambio. Se i contadini svizzeri verranno sicuramente colpiti negativamente dall\u2019accordo, per l\u2019Indonesia i problemi che sorgerebbero con l\u2019adesione sarebbero invece ancor pi\u00f9 numerosi e in questo articolo vorrei soffermarmi piuttosto su di essi. 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