Crisi in Nord Africa: Tutta colpa dei “despoti“?

in Africa/Economia e Lavoro/Internazionale/Medio Oriente di

Il popolo egiziano e algerino si rivolta davvero contro i loro “dittatori” aspirando al modello occidentale di democrazia? Si tratta dunque di una forma di autodeterminazione o c’è qualcosa che ha innescato le rivolte, ma che si tende a trascurare?

La chiave del problema è da trovarsi nella crisi economica occidentale, più precisamente alla crescita “dopata” intrapresa dagli Stati Uniti. Per risolvere la crisi, gli Usa hanno immesso nell’economia un’enorme massa di denaro allo scopo di rilanciare il proprio Pil e i profitti delle borse.

Questa manovra ha però la colpa di aver caricato una parte della crisi sulle spalle del Nord Africa.

Gran parte della liquidità emessa non ha trovato impiego nell’attività produttiva, bensì nelle attività speculative di borsa, capaci di garantire maggiori profitti.  Più precisamente la liquidità in eccesso ha visto come sbocco principale il mercato speculativo delle materie prime. Questo ha portato a un aumento incredibile del prezzo delle materie prime alimentari, con un aumento più incisivo nel prezzo del grano (+62%) e del frumento (+58,7%). Il mercato di questi due beni è poi stato negativamente influenzato dalle pessime condizioni atmosferiche di alcuni paesi esportatori, e dall’aumento della domanda cinese. In termini sociali, l’aumento dei prezzi dei generi alimentari ha un effetto più devastante, dove la quota del reddito spesa in alimenti è maggiore: come è il caso per l’Africa settentrionale. Il Nord Africa è il principale importatore mondiale di grano, ed ai primi due posti della graduatoria troviamo guarda a caso: Egitto e Algeria, entrambe sofferenti d’acqua per la coltivazione.

Ma perché una nazione come l’Egitto, che nel 2010 ha registrato una crescita del 5.4%, si trova in questa situazione? La causa non è dunque riscontrabile nel sottosviluppo, bensì nella mancata diffusione del benessere. I benefici di questa crescita si sono sviluppati in modo ineguale, favorendo le imprese straniere insediate.

Il vero problema non sta dunque nel dispotismo, ma nelle manovre economiche statunitensi e nel sistema ineguale che ha alterato la contraddizione tra crescita economica e povertà.

Alessandro Lucchini,

Partito Comunista,

studente di economia e candidato al Gran Consiglio sulla lista MPS-PC.

135 Visite totali, 1 visite odierne