Agricoltori e agricoltrici svizzere per un mercato equo e giusto

in Ambiente/Editoriali/Opinione di
  • Traduzione in italiano a cura di Lea Ferrari

Noi, agricoltrici e agricoltori, viticoltrici e viticoltori, orticoltrici e orticoltori, allevatrici e allevatori, produttrici e produttori di latte, frutticoltrici e frutticoltori, noi lavoratori e lavoratrici della terra, chiediamo più rispetto e riconoscimento per il carattere indispensabile del nostro mestiere. Oggi, esigiamo dei prezzi equi per i nostri prodotti, un mercato trasparente e una concorrenza leale.
Oggi, un numero crescente di cittadine e cittadini s’impegnano per il clima e lo sviluppo sostenibile, e molti politici riprendono questo discorso. Pertanto il Consiglio federale si accanisce con l’appoggio di alcuni di loro a negoziare tutti i tipo di accordi di libero scambio in totale contraddizione con l’impegno e le prese di posizione a favore del clima, della sostenibilità, della sicurezza e sovranità alimentare.

Con questo manifesto denunciamo il libero mercato che distrugge in tutto il mondo l’agricoltura e il clima, destabilizzando la società nel suo insieme.

Il Consiglio federale facilita le importazioni senza che il mercato riesca ad assorbire la produzione locale di derrate alimentari.
Non possiamo rispettare le norme svizzere su salari e sostenibilità e nello stesso tempo essere concorrenziali con le importazioni estere. Il mercato globalizzato pesa su tutti i settori della produzione agricola, biologico compreso. L’agricoltura svizzera ne rimane indebolita e spinta al limite dell’implosione.
Gli importatori di pane industriale e altri surgelati a base di cereali provenienti da cluster agroalimentari dei paesi dell’est (in particolare dalla Polonia) sono raddoppiati in 10 anni. Ciò riguarda 120’000 tonnellate all’anno, venduti principalmente dalla grande distribuzione, mentre i cereali e le oleaginose coltivate secondo le norme PI, extenso e bio sono declassati da questo mercato saturo.
Il latte è in crisi, in un mercato orientato al profitto dei trasformatori e della grande distribuzione, a scapito delle produttrici e dei produttori che non arrivano nemmeno a coprire i costi, abbandonando la produzione lattiera.
Il vino prodotto nel 2018 è ancora nelle botti e cosa si trova invece nei supermercati? Vino dall’estero in azione più redditizio ai commercianti. Quasi il 40% dei vini importati sono pagati a meno di 1.50 CHF al litro. Il vino svizzero, nei confronti di questa concorrenza sleale, perde dei segmenti di mercato e non raggiunge più del 35% delle vendite. Mentre da 20 anni, le principali soluzioni proposte sono la promozione e l’esportazione.
I pomodori dall’Almería inondano i grandi magazzini da anni e per magia diventano anche bio, marchio necessario! Le imprese che gestiscono le serre sono regolarmente accusate di non rispettare i diritti umani creando situazioni di schiavitù moderna di operai/e agricoli/e, di inquinare, contaminare e seccare le falde sotterranee e le sorgenti.
Malgrado questa situazione, il nostro governo continua a firmare gli accordi di libero scambio facilitando l’importazione di prodotti agricoli.

La produzione industriale di carne emette 4 volte più CO2 della carne svizzera proveniente da bestiame nutrito con l’erba. L’allevamento industriale è complice degli incendi della foresta amazzonica in quanto grande utilizzatore di mais e soia che si producono su vaste superfici di queste regioni.
Un accordo di libero scambio per l’olio di palma è stato firmato con l’Indonesia ed un altro accordo è in elaborazione con la Malaysia. La produzione di olio di palma è responsabile della deforestazione, del saccheggio delle risorse delle popolazioni locali e della concorrenza con la produzione di olio vegetale svizzero!
Un nuovo accordo con il Mercosur (America del Sud) permetterà d’importare ancora più facilmente carne industriale, il vino, la frutta e i fiori dell’America del Sud per una distanza di oltre 12’000 km! Un progetto simile è in discussione con gli Stati Uniti.
La liberalizzazione del mercato dei fiori recisi nel 2017 ha fatto impennare l’importazione di fiori dall’estero, in particolare da Kenya e Colombia. Oggi i fiori svizzeri rappresentano solo il 3% di quelli venduti nei supermercati.

La volontà del popolo svizzero di favorire l’agricoltura famigliare in un mercato giusto ed equo non è rispettata. Non vogliamo più essere presi in giro dalle promesse non mantenute della Confederazione. Esigiamo delle regole di mercato giuste .

Con la mia firma sottoscrivo i valori espressi da questo Manifesto e m’impegno a promuoverlo allo scopo di far riconoscere le minacce alle quali sono sottoposti oggi le agricoltrici e gli agricoltori. Desidero che mi siano corrisposti il rispetto e la dignità del mestiere che esercito al servizio della comunità!

Perché è importante?

Forse non abbiamo tutti la stessa visione sul futuro dell’agricoltura. L’importante non è far prevalere una ragione ma unire quel che resta dell’agricoltura in Svizzera. Oggi, vedendo la situazione, dobbiamo avanzare insieme focalizzandoci sui valori comuni che ci uniscono e che sono contenuti in questo Manifesto piuttosto che su quel che ci divide. Tutto ciò al semplice scopo di ritrovare noi tutti/e agricoltori/trici la forza e il coraggio di affrontare l’avvenire.

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Lea Ferrari (1991) è agronoma di formazione e municipale a Serravalle in quota Partito Comunista. Dal 2015 è deputata al parlamento del Canton Ticino. E' attiva pure nell'Associazione per la difesa del servizio pubblico.